Italiani nel Mondo

Il nostro poeta quasi sconosciuto – Our almost unknown poet

By 23 Agosto 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il nostro poeta quasi sconosciuto

Faber ( Fabrizio De André), come lo conoscevano i suoi amici, non era tanto un cantautore, nel parere di molti probabilmente il più grande di tutta la generazione straordinaria uscita in Italia negli anni ‘60 prima e dopo le contestazioni del 1968.

di Gianni Pezzano

L’11 gennaio del 1999 il “re senza corono e senza scorta bussò” tre volte alla porta di Fabrizio de André. Il cantante genovese conosceva già questo re perché ce l’aveva fatto conoscere quando venne per Marinella (“La Canzone di Marinella” https://www.youtube.com/watch?v=tzSblmfrJX8 ) dopo il suo primo e unico giorno d’amore.


Faber, come lo conoscevano i suoi amici, non era tanto un cantautore, nel parere di molti probabilmente il più grande di tutta la generazione straordinaria uscita in Italia negli anni ‘60 prima e dopo le contestazioni del 1968. Era soprattutto un poeta che aggiungeva alle sue parole la forza di una musica che cambiava continuamente secondo le sue evoluzioni musicali e personali.

Purtroppo, è proprio perché la forza delle sue canzoni non è tanto nella musica quanto la magia delle sue parole De André è un cantante quasi ignoto al grande pubblico internazionale, partendo dagli italiani all’estero. Però, è un poeta e un cantante che abbiamo l’obbligo di far conoscere a questo pubblico perché lui è quello che, probabilmente più di qualsiasi altro, insegna la bellezza della nostra lingua con temi che sono internazionali e sempre attuali.

 

Scambi culturali

Negi anni 50 Renato Carosone cambiò per sempre la musica italiana quando ha preso ispirazione dal jazz americano che era proibito durante la dittatura fascista come “decadente”. Con “Tu vuò fà l’americano” ha dimostrato che la musica italiana è capace di sviluppi straordinari. Allo stesso modo al nel 1959   Adriano Celentano con “Il tuo bacio è come un rock” ha introdotto il rock and roll auoctono nel Bel Paese.

Allo stesso modo De André ha avuto l’ispirazione da molte fonti.   All’inizio il suo idolo era il cantautore francese Georges Brassens e ha avuto successo con versioni italiane di alcune sue canzoni come “Il Gorilla” e   “Marcia Nuziale”. Poi, una fonte americana, il libro “Spoon River Anthology” di Edgar Lee Masters, è stato la base del suo album “Tutti morimmo a stento”.

Le ispirazioni culturali hanno avuto un ruolo importante fino le sue ultime opere con la musica del Mediterraneo e del continente africano. Infatti, Peter Gabriel dei Genesis e fondatore del movimento World Music ha definito all’uscita l’album “Crêuza de Mä” il più grande album di world musica fino ad allora.

Però, come tutti i grandi poeti, l’importanza della sua musica si misura anche con i temi da lui trattati.

 

La vita e le emozioni

Ormai dimenticato da coloro oltre una certa età e sconosciuto quasi del tutto dai giovani, le contestazioni del 1968 hanno avuto un impatto fondamentale nella vita culturale dell’Europa e in questo Fabrizio de André è stato un vero figlio della “rivoluzione” fallita.


Fino all’ultimo album non sono mai mancate canzoni con temi sociali e anche politici importanti. Ci sono riferimenti alla guerra (“La guerra di Piero”), la pena di morte (“Il Gorilla”), l’ipocrisia (“Bocca di Rosa”), la rivolta studentesca a Parigi del 1968 (“Canzone di maggio”), come anche le faide del meridione ( “Dismistade”) per nominarne alcune. Nell’album “Anime Salve” ha affrontato con “Prinçesa” un tema che è scottante ancora oggi, i transessuali.

Con l’album “Storia di un impiegato” Faber ha osato parlare del figlio scomodo delle rivolte del ‘68, il terrorismo. La canzone “Il bombarolo” ha avuto successo, come anche molte critiche da parte della politica italiana, da coloro che lo accusavano di fare apologia per il terrorismo.

Ma non dobbiamo pensare che tutta la sua musica sia “impegnata” e pesante. Era capace di divertire con canzoni come “Il Gorilla” e “Il Nano” anche se spesso la fine del brano riservava sorprese inattese.

Naturalmente nemmeno ai brani divertenti mancavano le proteste da parte della autorità. La sua   “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” scritta in collaborazione con il suo amico della vita, il comico Paolo Villaggio, anche lui di Genova, ci descrive un incontro divertente del re francese dopo aver sconfitto i mori a Poitiers nel 732. Però, anche in questo caso i due parolieri non hanno potuto resistere alla tentazione di fare un gioco di parole che portò alla sua censura da parte della televisione e radio di Stato in Italia.

Però, c’è una canzone che merita una citazione a parte perché l’incidente che l’ha ispirata era particolarmente vicino a De André. Durante il Festival di San Remo del 1967 si è suicidato il suo amico Luigi Tenco, anche lui un cantautore importante. All’epoca il suicidio era considerato severamente da molti, a partire dalla chiesa cattolica che allora, spesso anche oggi, non permetteva ai defunti d’essere seppelliti nei campi santi. Perciò Faber era l’unico cantante presente al funerale.

Da questo episodio abbiamo quel che è probabilmente la sua canzone più straziante, “Preghiera di gennaio” (https://www.youtube.com/watch?v=aPfKrm4EEFw ) nella quale Faber non nasconde le proprie emozioni e fa un appello personale al paradiso di accogliere il suo amico scomparso. Come possiamo ascoltare queste parole “Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia vedrai che sarai contento” senza sentire il dolore del cantante


 

La barriera

Ed è qui che troviamo la barriere che impediscono al pubblico internazionale di apprezzare la musica di questo grandissimo cantautore. La nostra lingua per la sua natura è altamente musicale ma per apprezzarla davvero dobbiamo essere in grado di capire il senso delle parole.

Quelle canzoni italiane che hanno avuto grande successo all’estero erano quelle orecchiabili e, soprattutto, ballabili. Persino quella che è probabilmente la canzone italiana di più successo a livello internazionale “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno ha avuto il suo impatto più grande in altre lingue, particolarmente l’inglese, anche se queste versioni mantengono il “volare” del ritornello perché facile da replicare dal pubblico non italiano. Infatti, sarebbe interessante fare un sondaggio per vedere quanti americani e altri anglofoni pensano che, come la pizza, sia americana e non italiana.

Senza dubbio De André ha il ruolo più importante, ma dobbiamo ricordare che i cantautori della sua generazione comprendono Lucio Dalla, Francesco de Gregori, Ivano Fossati, Lucio Battisti, Rino Gaetano, Claudio Baglioni, Gorgio Gaber, Gino Paoli, Pina Daniele, Roberto Vecchioni, Zucchero Fornaciari, Riccardo Cocciante e molti altri. Quanti di questi sono veramente conosciuti e apprezzati all’estero? La risposta sarebbe, pochi e sicuramente per aver scritto canzoni che altri cantanti hanno portato al successo in altre lingue e non per le loro opere personali.

Però la musica è anche la chiave non solo per promuovere questi personaggi ma, con una selezione attenta dei brani nei primi anni, è anche la chiave per incoraggiare studenti di tutte le età a incominciare a imparare la nostra lingua perché le loro opere sono una parte fondamentale dello sviluppo della nostra Cultura nei decenni dopo la seconda guerra mondiale.

In questo modo compieremmo un doppio lavoro. Il primo è l’atto dovuto di farli conoscere al pubblico internazionale, iniziando proprio da Fabrizio de André che è deceduto quasi vent’anni fa e ancora ignoto quasi del tutto all’estero. Il secondo atto è di dimostrare che farli conoscere al pubblico internazionale vuol dire anche aumentare la vendita delle loro opere all’estero e quindi mostrare che, con i metodi giusti, la nostra Cultura può davvero fare reddito come molti all’estero già fanno e che in Italia molti politici non lo hanno ancora capito.


Questo tema finale è altrettanto valido per i nostri autori e poeti, come anche per i nostri registi, quanto per i nostri cantautori. Trascurando i nostri artisti trascuriamo il potenziale enorme di introiti e qundi di lavoro per il nostro paese. Possiamo davvero permetterci di continuare a trascurare il nostro bene più importante?

Inviate le vostre storie a: gianni.pezzan[email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Our almost unknown poet

Faber ( Fabrizio De Andrè), as his friends knew him, was not only a singer songwriter, in the opinion of many probably the greatest of all the extraordinary generation that came out of Italy during the 1960s before and after the 1968 revolts.

By Gianni Pezzano

On January 11th, 1999 the “King without a crown and without a guard” knocked three times on Fabrizio De André’s door. The singer from Genoa already knew this king because he introduced us to him when he came for Marinella (“La Canzone di Marinella”, “Marinella’s song”, English subtitles https://www.youtube.com/watch?v=tzSblmfrJX8 ) after her first and only day of love.


Faber, as his friends knew him, was not only a singer songwriter, in the opinion of many probably the greatest of all the extraordinary generation that came out of Italy during the 1960s before and after the 1968 revolts. He was above all a poet who added to his words the strength of music that changed continually according to his musical and personal development.

Sadly, it is because the strength of his songs is not so much in the music as the magic of his words that De André is a singer who is almost unknown to the great international audience, beginning with Italian migrants overseas. However, he is a poet and a singer we have an obligation to introduce to this audience because he is the person that, probably more than any other, teaches us the beauty of our language with themes that are international and always modern.

 

Cultural exchanges

In the 1950s Renato Carosone changed Italian music forever when he was inspired by American jazz that had been banned during the Fascist dictatorship for being “decadent”. With “Tu vuò fà l’americano” (“You want to be American”) and “Mambo italiano” he showed that Italian music was capable of extraordinary developments. In 1959 Adriano Celentano introduced Italy to its own version of rock and roll.

In the same way De André was inspired by many sources. In the beginning his idol was French singer songwriter Georges Brassens and De André had success with Italian versions of his songs such as “Il Gorilla” (“The Gorilla”) and “Marcia Nuziale” (“Wedding March”). Then an American source, Edgar Lee Masters’ book “The Spoon River Anthology”, was the basis for his album “Tutti morimmo a stento” (“We all died slowly”).

This cultural inspiration played an important role right up to his final works with music from the Mediterranean and the African continent. In fact, at its release Genesis’s Peter Gabriel, founder of the World Music movement, defined Faber’s album “Crêuza de Mä” (“Coastal path” in Genovese dialect) as the greatest world music album releases until then.

However, as with all great poets, the importance of his music is also measured by the themes he dealt with.

 

Life and emotions

Now forgotten by many beyond a certain age and almost unknown by young people, the 1968 protests had an enormous impact on Europe’s cultural life and in this Fabrizio De André was a true child of the failed “revolution”.

Up till his final album there was no lack of important social and political themes. There are references to war (“La Guerra di Piero”, “Piero’s War”), the death sentence (“Il Gorilla”, “The Gorilla”), hypocrisy (“Bocca di Rosa”), the 1968 Paris students’ revolts (“Canzone di Maggio”, “Song of May”) as well as of the feuds of southern Italy (“Disamistade”, “Feud” in Sardinian dialect) to name a few. In his album “Anime Salve” (“Saved Souls”) he dealt with a theme that is still very hot today, transsexuals.

With the album “Storia di un impiegato” (“A Worker’s Story”) Faber dared to talk about the troublesome child of the 1968 revolts, terrorism. A song from the album “Il Bombarolo” (“The Bomber”) was a hit but was also criticized by a part of Italian politics that accused him of defending terrorism.

But we must not think that all his music is “committed” or heavy. He was capable of entertaining us with songs such as “Il Gorilla” and “Il Nano” (“The Dwarf”), even if the end of the songs often had a sting in their tail.

Naturally even the most enjoyable tracks did not lack protests from the authorities. His “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” (“Charles Martel returns from the Battle of Poitiers”), written with his lifelong friend comedian Paolo Villaggio who was also from Genoa, describes a funny encounter with the French king after his defeat of the Moors at Poitiers in 732. However, the two writers could not resist a play of words that brought a ban by Italian State radio and television.

Yet, there is one song that deserves a special mention because the incident that inspired it was especially close to De André. In 1967 his friend Luigi Tenco, another important singer songwriter, committed suicide during the San Remo Song Festival. At the time suicide was treated severely by many, beginning with the Catholic Church that did not allow suicides to be buried in hallowed ground. For this reason Faber was the only singer present at the funeral.

From this episode came what is probably his most heartbreaking song “Preghiera di gennaio” (“Song of January”, English subtitles https://www.youtube.com/watch?v=aPfKrm4EEFw ) in which Faber does not hide his feelings and makes a personal appeal to Heaven to welcome his deceased friend. How can we listen to the words “Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia vedrai che sarai contento” (Listen to his voice now singing in the wind, you’ll see God of mercy, you’ll be happy) without feeling the singer’s pain?

 

The barrier

And now we come to the barrier that stops the international public from appreciating the music of this great singer songwriter. By its very nature our language is highly musical but to truly appreciate it we must be able to understand the sense of the words.

Those Italian songs that had international successes were catchy and, above all, danceable. Even the song that is probably sold most copies internationally, Domenico Modugno’s “Nel blu dipinto di blu” (“Volare” in English) had its greatest impact in other languages, especially in English, even if they kept the “volare” in the refrain because it is easily sung by a non Italian audience. In fact, it would be interesting to do a poll to see how any Americans and other English language speakers believe, just like with pizza, that it is American and not Italian.

Undoubtedly Fabrizio De André had the most important role but we must remember that the singer songwriters of his generation include Lucio Dalla, Francesco de Gregori, Ivano Fossati, Rino Gaetano, Claudio Baglioni, Giorgio Gaber, Gino Paoli, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Zucchero Fornaciari, Riccardo Cocciante and many others. How many of these are truly recognized overseas? The answer would be few of them and surely for having written songs that brought success to singers in other languages and not for their own works.

Yet this music is also the key to promoting these singers and, with careful selection in the early years, it is also the key to encouraging students of all ages to begin learning our language because their work was also an essential part of the development of our Culture in the decades since the Second World War.

In this way we would achieve two tasks. The first is the due act of making them known to the international audience, beginning with Fabrizio De André himself who died almost twenty years ago and is still almost totally unknown internationally. The second task is to show that making them known to the international audience also means increasing the sales of their work overseas and therefore to show that, with the right methods, our Culture can truly be profitable as many overseas already know and that many politicians in Italy have not yet understood.

This final theme is just as applicable to our authors, poets and film directors as it is to our singer songwriters. By neglecting our artists we neglect a huge potential source of funds and therefore of jobs for the country. Can we truly afford to keep ignoring our greatest asset?

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