Cybersecurity, spesso una trappola – Cybersecurity, often a trap

di emigrazione e di matrimoni

Cybersecurity, spesso una trappola

Il problema è che spesso, come del resto abbiamo visto avvenire in tutti i campi (comprese fondazioni, ONG, associazioni) non tutti hanno nobili intenti. Allora chi stabilisce le regole? Chi controlla i controllori? Chi ci protegge? Nessuno!

Ogni volta che sento la parola “sicurezza”, mi pongo una domanda, la sicurezza di chi? A che prezzo? Per quanto tempo? Far leva sulla paura è una vecchia tecnica, l’Italia sa bene cosa ha rappresentato il terrorismo, la strategia della tensione. Abbiamo assistito con sgomento all’11 settembre, ascoltato con incredulità alle varie commissioni d’indagine e alle ritorsioni avvenute dopo. Purtroppo, però molte cose non sono chiare. Certe relazioni tra chi doveva garantire la sicurezza e chi invece l’ha minata, tra forze politiche e sistemi di sicurezza che tali non sono stati, se non per servire meccaniche altre.

La “primavera araba”, uno dei più lampanti esempi di manipolazione e interferenza da parte di “agenzie per sicurezza” straniere in barba alla sovranità nazionale di uno stato o regione. Vogliamo parlare della Libia? Ucraina? Vogliamo parlare della strage di “Ustica” ecc. ecc.  Ci aspettiamo che adesso tutti siano diventati buoni? Che ci si possa fidare? L’ultima moda in campo digitale e la “Cybersecurity” ovvero la vigilanza e il controllo della congruenza dei sistemi digitali e delle loro applicazioni e funzionamento. Come spesso accade per le mode quello della Cybersecurity è un fenomeno legato in parte da un reale bisogno, in parte creato per dissimulare un pericolo che non si sa bene come affrontare. Viene poi commercializzato per il grande pubblico sfruttando la stessa strategia del terrore messa in pratica in altri campi, ma il pericolo è reale.

Spesso si affacciano giullari e profeti che fino a ieri nulla sapevano di questo argomento e che oggi scrivono libri e trattati. Il mercato si riempie di strumenti e applicazioni che dovrebbero rendere “sicuro” l’ambiente digitale ma che spesso a nulla servono se non a rubarci i soldi. Come difendersi? Purtroppo, le istituzioni sono prive di quegli strumenti necessari per una reale gestione del problema. Questo è quello che accade nei luoghi di frontiera, in questo caso una frontiera tecnologica che ci travolge tutti. Le regole sono più blande, i controlli più difficili, il bisogno di risorse e la speranza di guadagni fa spesso dimenticare i rischi di questo modo di incedere. Così in questo caos (forse voluto) si demanda a terzi il controllo e la gestione di questo problema strategico per la democrazia, per i diritti umani, per il nostro coesistere e vivere. Il problema è che spesso, come del resto abbiamo visto avvenire in tutti i campi (comprese fondazioni, ONG, associazioni) non tutti hanno nobili intenti. Allora chi stabilisce le regole? Chi controlla i controllori? Chi ci protegge? Nessuno! Perché coloro che sono chiamati a dare il loro parere e supporto si trovano in conflitto d’interessi. Sarebbe come chiedere a una casa farmaceutica di curare le cause di una malattia e non i suoi sintomi. Ma come se ne esce?

La soluzione non è indolore né nuova, bisogna creare degli osservatori che siano in grado di raccogliere informazioni e dare delle linee guida, dobbiamo impegnarci per comprendere collaborando con tecnici, fisici, medici, ricercatori, riportando la tecnologia al servizio dell’evoluzione della specie umana, l’etica negli ambienti di lavoro, l’amore nel costruire e condividere. Se non fermiamo questa frenesia tecnologica e non ritroviamo dei valori condivisi saremo presto vittime della nostra incapacità di proteggere i fondamentali diritti umani. Dobbiamo creare dei luoghi sicuri perché l’utilizzo e l’abuso che stiamo facendo di queste tecnologie ci lascia vulnerabili ed esposti, preda di multinazionali senza scrupoli, di governi e istituzioni tiranniche. I danni torno a ripeterlo sono tutt’altro che virtuali. 

di emigrazione e di matrimoni

Cybersecurity, often a trap

The problem is that often, as we have seen, not everyone has noble intentions. So, who sets the rules? Who controls the controllers? Who can protect us? Nobody!

Every time I hear the word “safety,” I ask myself a question, the safety of whom? At what price? For how long? Leveraging fear is an old technique, Italy knows well what terrorism represented, the strategy of tension. We watched with dismay at 9/11, listened with disbelief to the various committees of inquiry, and the retaliation that took place afterwards. Unfortunately, however, many things are unclear. Certain relations between those who were supposed to guarantee safety and those who undermined are not clear, between political forces and security systems, that where not so secure at list not for us.

The “Arab Spring”, one of the most glaring examples of manipulation and interference by foreign security agencies in the face of the national sovereignty of a state or region, do we want to talk about Libya? Ukraine? We want to talk about the massacre of “Ustica” etc. etc.  Do we expect everyone to be good now? Who are you going to trust? The latest fashion in the digital field is: “Cybersecurity”.  The vigilance and control of the congruence of digital systems and their applications and operations. As is often the case with fashions, Cybersecurity is a phenomenon linked in part to a real need, partly created to disguise a danger that you don’t quite know how to deal with. It is then marketed to the general public by exploiting the same strategy of terror put into practice in other fields, but the danger is real.

Often there are jesters and prophets who until yesterday knew nothing about this subject and who today write books and treatises. The market is filled with tools and applications that should make the digital environment “safe” but often serve nothing except to steal our money. How to defend yourself? Unfortunately, the institutions lack the necessary tools for real management of the problem. This is what happens in border places, in this case a “technological frontier” that is everywhere and overwhelms us all. In this border places rules are blander, the controls more difficult, the need for resources and the hope of gains often makes us forget the risks of this way proceeding. So, in this chaos (perhaps wanted) third parties are asked to control and manage this strategic problem for democracy, for human rights, for our coexistence and lives.

The problem is that often, as we have seen, not everyone has noble intentions. So, who sets the rules? Who controls the controllers? Who can protect us? Nobody! Because those who are called to give their opinion and support find themselves more often than non in conflict of interest. It would be like asking a pharmaceutical company to treat the causes of a disease and not its symptoms. But how do you get out of it? The solution is neither painless nor new, we need to create observatory that are able to gather information and give guidelines, we must work to understand by collaborating with technicians, physicists, doctors, researchers, we need to bringing the technology back to the service of human evolution, we need to bring back ethics in the workplace, we need to reintroduce the word love in the workplace. If we do not stop this technological frenzy and find shared values, we will soon be victims of our inability to protect our fundamental human rights. We must create a safe environment because the use and abuse we are making of these technologies leaves us vulnerable and exposed, prey to unscrupulous multinationals company, governments and tyrannical institutions. The damage I repeat is far from virtual.

L’Islam sta conquistando l’Europa: “Nel 2050 i musulmani triplicheranno”

L’Islam sta conquistando l’Europa e nei prossimi anni la cultura guidaico-cristiana è a rischio. É l’allarme lanciato da Fratelli d’Italia che oggi alla Camera ha presentato il primo Rapporto annuale sull’islamizzazione d’Europa, realizzato dalla Fondazione FareFuturoe la costituzione di un Comitato scientifico, che sarà presieduto dal professor Francesco Alberoni e composto, tra gli altri, dallo psichiatra Alessandro Meluzzi, da Gianpaolo Rossi, componente CdA Rai e Mario Ciampi, segretario generale della Fondazione Farefuturo e Souad Sbai, giornalista ed ex parlamentare, presidente di Acmid e Fondazione Averroè.

L’Islam in aumento

Dal 2010 al 2016, infatti, la popolazione musulmana in Europa è aumentata del 32% (in Italia del 38%). E nel 2050, con l’attuale immigrazione, i musulmani in Europa triplicheranno. I problemi che questa presenza potrebbe creare ..

Il makeup ideale per valorizzare lo sguardo sotto gli occhiali

Il makeup ideale per valorizzare lo sguardo sotto gli occhiali

Ciao ragazze oggi vi propongo un make semplice ed effettivo per mettere in risalto gli occhi sotto gli occhiali!

Gli occhiali per alcune di noi sono necessari ma a volte alcune montature nascondono ciò che si trova la di sotto.
Ci sono due punti chiave da tenere a mente quando ci si trucca e si indossano gli occhiali : luminosità e definizione.

Per un look più semplice il mio suggerimento è:
– usate un ombretto in crema molto luminoso di un colore molto simile al vostro tono di pelle, che potete applicare con un pennello piatto o semplicemente con le dita
– Usate un marrone neutro nella piega del occhio e al disotto per poter dare dimensione alla vostra palpebra applicate e sfumate con un pennello morbido da sfumatura
– Usate un illuminante intenso nell’ angolo interno dell’occhio per dare luce al vostro sguardo con un pennello piccolo per avere più precisione
– Applicate una matita nera nella rima cigliare superiore cosi da creare ciglia più folte
– Applicate il mascara focalizzandovi soprattutto sulla parte esterna delle ciglia

Mi raccomando: se usate fondotinta non usate molto prodotto sul naso poiché portando gli occhiali è il primo punto che svanisce. Il poco che applicate incipriatelo bene con un pennello piccolo da precisione e vi consiglio di portare la cipria con voi cosi da potervi controllare ogni momento!
Per chi si sentisse più a suo agio e fosse più esperta una bella linea di eyeliner anche un po’ spessa è ideale da portare sotto gli occhiali, la forma che più gradite e che si adatta maggiormente alla forma dei vostri occhi.

Per rendere questo look più intenso, magari da utilizzare la sera, se non vi sentite a vostro agio con l’ eyeliner liquido, utilizzate una matita e sfumatela per dare profondità allo sguardo.
Per quanto riguarda le labbra… sbizzarritevi, giocate e osate senza farvi nessun problema!!
Spero vi sia piaciuto e vi mando un bacio grandissimo.

Arriva Cybercity Chronicles: il primo videogioco dell’intelligence

I SERVIZI SEGRETI LANCIANO UNA APP DI EDUTAINMENT SULLA CONSAPEVOLEZZA DIGITALE

Si chiama ‘Cybercity Chronicles’ e si tratta del videogioco realizzato dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Martedì 16 aprile verrà presentato ufficialmente, ma intanto sono già emerse alcune anticipazioni. Si tratta della prima app di edutainment ambientata nel cyberspazio rivolta in particolar modo agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, fanno sapere, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni all’utilizzo consapevole del web e delle nuove tecnologie.

Del resto, già nell’ultima Relazione presentata al Parlamento, gli 007 avevano dedicato ampio spazio al mondo cyber e ai rischi correlati in ogni campo della nostra sicurezza. 

Consapevolezza digitale: l’intelligence sviluppa il primo videogioco cyber

“Gli sforzi per potenziare l’ecosistema cyber nazionale – si legge nella documento presentato a febbraio – avranno più concrete possibilità di successo solo se associati ad una parallela crescita della cultura della sicurezza cyber che interessi ogni singolo cittadino. É per questo motivo che il Dis, a sviluppo della prima campagna di formazione digitale nazionale “Be Aware Be Digital”, ha realizzato strumenti interattivi, anche per gli studenti, allo scopo di …

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Week end Brexit: fatti e misfatti delle ultime 48 ore in UK

La petizione per rimanere in UE ha raccolto 5 milioni di firme.

Nonostante 5 milioni di firme per revocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e Theresa May ormai al capolinea con la possibile minaccia di un colpo di stato, la Gran Bretagna vive ancora “tra color che son sospesi”. Alle 23:00 di domenica 24 marzo 2019, 5,3 milioni di persone avevano firmato la petizione che chiede di non uscire dall’Unione Europea e di revocare appunto l’articolo 50 per cancellare la Brexit. La petizione ha continuato a crescere dopo la marcia di sabato, che secondo gli organizzatori ha visto oltre un milione di persone scendere per le strade di Londra.

Minacce all’ideatrice della petizione anti-Brexit

Sabato 23 marzo 2019, infatti, i manifestanti hanno sventolato bandiere e cartelloni dell’Unione Europea da Hyde Park Corner a Parliament Square, rivolgendosi al governo per chiedere un “voto popolare” sulla Brexit. Il 96% delle firme provengono dal Regno Unito, nonostante ci siano stati chiari intenti di bloccarle. Margaret Georgiadou, ideatrice della petizione, proprio sabato ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte, fatto che l’ha portata a cancellare il suo account Facebook dopo un …

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Alimentazione: gli italiani prediligono il Made in Italy

Le abitudini degli italiani sono cambiate, si impongono nuove tendenze alimentari e la popolazione è sempre più orientata verso uno stile di vita sano. Secondo i dati contenuti nell’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes, il 43,7% degli italiani spende di più per i prodotti alimentari e il 42,3%, ritiene imprescindibile l’acquisto di prodotti alimentari di qualità: pur di fronte alla necessità di dover ridurre la spesa familiare, non si rinuncia alla qualità.

Gli italiani prediligono il Made in Italy

Già i dati raccolti nel 2017 dall’Eurispes evidenziavano come il cibo italiano fosse considerato sempre di più fonte di benessere: tre italiani su quattro prediligono prodotti Made in Italy, il 75,4% controlla l’etichettatura e la provenienza degli alimenti. Inoltre, l’80,4% sceglie prodotti di…

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Terrorismo: il “pentito” dell’Isis vuole tornare in Italia

Un pentito dell’Isis vorrebbe tornare in Italia dopo aver abbracciato la causa jihadista. Dopo le ultime defezioni di numerosi aderenti all’ex Califfato di Al Baghdadi, successive alla sconfitta militare patita nel teatro siro-irakeno, un altro caso di “pentimento” riguarda da vicino il nostro Paese. Si tratta, questa volta, di Monsef El Mkhayar, 22enne marocchino di cittadinanza italiana, catturato due mesi fa a Baghouz dalle Forze democratiche siriane, appoggiate dagli Usa, e detenuto a Qamishli, in Siria.

Cresciuto a Milano tra coetanei dediti alle droghe leggere e alla musica rap, aveva trascorso un anno nelle carceri lombarde per spaccio. Successivamente a un indottrinamento verso i canoni dell’Islam radicale tra le mura del penitenziario, dopo la scarcerazione aveva iniziato a diffondere sul web gli ideali del Califfato, invitando numerosi follower a seguirlo nel viaggio verso la Siria per combattere la jihad. Le indagini degli investigatori hanno presto condotto alla …

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Tumori, nel 2050 tutti sconfitti grazie all’immunoterapia

Tumori, nel 2050 tutti sconfitti grazie all’immunoterapia

L’immunoterapia potrebbe essere l’arma letale contro i tumori. A sostenerlo è il Nobel per la Medicina 2018, Tasuku Honio, professore all’università di Tokyo,durante la cerimonia di assegnazione del premio condiviso con il collega americano James P.Allison dell’Anderson Cancer Center. Entro il 2050 l’immunoterapia, ossia l’utilizzo delle difese del sistema immunitario come armi contro le cellule malate, potrà essere in grado di far sparire ogni tipo di tumore…

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I colori dell’autunno, i consigli di Federica

Il make up per ogni occasione. Undici semplici passi da non dimenticare per salutare l’estate ed affrontare l’autunno!

di Federica Valtolina

Ciao ragazze! Mi presento: sono Federica, ho 24 anni e frequento l’accademia per diventare make-up artist. Vorrei condividere con voi trucchetti e tecniche che ho imparato per avere un trucco sempre perfetto.
In questo primo articolo vorrei mostrarvi il mio trucco da tutti i giorni di quest’ultimo periodo, una base leggera ma coprente effetto “seconda pelle”, un make-up occhi semplice ed efficace facilmente trasformabile in base all’occasione d’uso.

Vi mostro in undici semplici passi la mia routine!

1. idratazione: Il Primo passo che si rispetti prima di qualsiasi tipo di trucco, sia semplice che elaborato è quello di usare una crema idratante ed un contorno occhi, aver cura della propria pelle è fondamentale, non sottovalutate questo passaggio! La salute della vostra pelle influisce sulle applicazioni dei prodotti perciò è importante che scegliate la crema più idonea al vostro tipo di pelle.

 

2. primer: il primer per il viso può essere un passo non necessario, ma se avete problemi di pori molto visibili o una pelle che presenta delle discordie sicuramente fa la differenza! Il primer per gli occhi è fondamentale (se non avete un primer per occhi potete usare un correttore) serve da base per ogni tipo di trucco, se avete una palpebra oleosa, come la mia, permette una durata maggiore al mio trucco. La tecnica migliore per la sua applicazione è di stendere un po’ di prodotto sulla palpebra direttamente dall’applicatore poi picchiettarlo con un pennello per distribuire il prodotto cosi da aderire meglio alla palpebra base: in questo periodo dell’anno, dove abbiamo ancora un pò di abbronzatura io preferisco usare una crema colorata, o una bb cream a cui a me personalmente piace aggiungere una o due gocce di illuminante per dare quell’ effetto di luce in più, da notare che il mio tipo di pelle è secca quindi preferisco dei finish più illuminati ed idratanti. Se preferite una coprenza maggiore potete optare per un fondotinta di bassa-media coprenza, cosi da poterlo modulare a vostro piacimento! Per la stesura io preferisco usare in un primo momento un pennello poi la spugnetta per far si che aderisca bene alla pelle.

 

3. correttore: il correttore deve essere il vostro migliore amico! Confidate in lui per coprire imperfezioni e difetti non nel fondotinta! Soprattuto in questo periodo in cui si può intravedere ancora abbronzatura e lentiggini! Il correttore, che sfumo con una spugnetta bagnata, necessariamente va fissato con una cipria, per questo tipo di trucco consiglio una cipria compatta e traslucida, da picchiettare sopra il vostro correttore e, nel caso in cui abbiate una pelle grassa nella vostra zona T. Per ultimo io preferisco prendere un pennello grande e molto leggermente e delicatamente spolverare un po’ di cipria su tutto il viso.

4. bronzer: Come passo successivo è importante dare dimensione e ombre al viso, dato che voglio un effetto naturale di abbronzatura per questo trucco farò un leggero contouring con il bronzer, che io applico con un pennello da sfumatura grande e morbido poi con un pennello più piccolo scurisco sotto lo zigomo

 

5. Blash: il blash in un tipo di make-up leggero post estate per me è d’obbligo, in questo periodo prediligo un blush in polvere pescato e leggermente illuminante, lo applico molto delicatamente sulle gote e sul naso cosi da dare l’effetto di essere baciata dal sole molto naturale

 

6. Illuminante: l’illuminante è sicuramente il passaggio che più preferisco, più forte e intenso per la sera e più delicato e naturale per il giorno. Lo applico sulla parte più alta degli zigomi, con un pennellino piccolo, e sfumo un po verso l’alto e verso il basso, successivamente sull’ arco di cupido cosi da rendere l’effetto di labbra più carnose, sulla punta del naso e poi ai suoi lati vicino agli occhi

 

7. Sopracciglia: le sopracciglia sono un tratto distintivo per delineare i tratti del viso, per far risaltare al meglio il colore degli occhi bisognerebbe di un tono o un tono mezzo più scuro rispetto il colore dei capelli. Le mie personalmente le tingo, quindi le pettino solamente e applico un mascara colorato per tenerle in ordine.

 

8. Occhi: per quanto riguarda gli occhi, un trucco semplice e d’effetto con due o tre ombretti, che può essere un ottimo trucco di partenza per eventuali trucchi serali più intensi. Quando realizzo un make-up di questo tipo mi piace usare il bronzer come colore di transizione, concentrato nella piega della palpebra con un pennello da sfumatura e sulla rima ciliare inferiore. Sempre con un pennello da sfumatura picchetto un ombretto marrone con tono caldo che successivamente sfumo nella piega e ce intensifico nell angolo esterno sia sulla palpebra sia sulla rima ciliare inferiore. Come ultimo step picchietto con il mignolo l’illuminante usato sul viso nell’angolo interno. Per dare maggiore dimensione agli occhi potete aggiungere nell’angolo esterno un colore notevolmente più scuro di quello che avete applicato in precedenza, e se volete brillare di più potete applicare con un pennello denso a setole piatte un ombretto shimmer al centro della palpebra. Questo tipo di make up occhi è molto semplice ma di grande effetto!

 

 

 

9. Mascara: molte donne sotto valutano questo passaggio ma è fondamentale! Il mascara fa la differenza al vostro sguardo! Ragazze non abbiate paura e usate il piegaciglia, deve diventare il vostro migliore amico, se !le vostre ciglia non sono lunghissime o molto sottili vi consiglio di usare un primer per le ciglia sotto il mascara!
10) Labbra: ovviamente con questo tipo di trucco qualsiasi colore, potete optare per un rosso intenso per un nude o per un lucidalabbra. Io adoro un rossetto opaco color mattone, su cui applico una volta asciutto una puntina di lucidalabbra per fare sembrare le mie labbra più piene e più grandi!

Per finire il tutto io mi spruzzo un po’ di setting spray che mi aiuta a far durare maggiormente il mio make-up!

Spero vi sia piaciuto e vi mando un saluto grandissimo!

Federica

CAV. Giuseppe Simonetta, una vita esemplare al servizio del prossimo

di emigrazione e di matrimoni

CAV. Giuseppe Simonetta, una vita esemplare al servizio del prossimo.

Una di quelle storie che conserva visibilmente l’orma di chi l’ha attraversata, l’impronta di centinaia di immigrati italiani che, come lui, hanno contribuito a costruire la meravigliosa città da cui scrivo: Toronto.

di Catia Rizzo

 

Quando si ha la fortuna di incontrare qualcuno che ha fatto della propria esistenza un esempio di dedizione e fratellanza, non si può fare altro che soffermarsi e ascoltarlo con l’ammirazione che merita.

Con l’auspicio che ognuno di voi possa trarne lo stesso piacere, voglio parlarvi dell’ex Carabiniere, Cavaliere Ufficiale Giuseppe Simonetta, uno dei maggiori protagonisti della Comunità Italiana di Toronto il cui incontro ha reso indubbiamente più ricca la mia esperienza in Canada.

La sua è una di quelle storie che, incrociandosi con la storia degli altri ne ha assorbito un po’ l’essenza. Una di quelle storie che conserva visibilmente l’orma di chi l’ha attraversata, l’impronta di centinaia di immigrati italiani che, come lui, hanno contribuito a costruire la meravigliosa città da cui scrivo: Toronto.

Prima ancora di conoscere la sua vita, ciò che a primo impatto colpisce di questo uomo è il suo aspetto, così distinto e minuziosamente curato da nascondere facilmente buona parte dei suoi 89 anni e che si accorda, non comunemente, con la gentilezza e la cortesia dei suoi modi d’altri tempi.

L’arruolamento del Cavaliere nella Benemerita risale al 1946, esattamente nel pieno di un difficile dopoguerra in cui, come lo stesso racconta ai nostri microfoni, l’Italia era immersa in un mare di disordine e criminalità.

Ancora diciassettenne, la sua esperienza nell’Arma ebbe inizio nella Scuola Allievi di Roma per poi essere trasferito alla Legione Territoriale dei Carabinieri di Milano. Nonostante la giovane età fu impegnato spesso nei servizi di scorta di politici come Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti e il Primo Presidente dell’allora nascente Repubblica, Enrico De Nicola.

Il Cavaliere fu uno delle prime nuove reclute successive alla sconfitta che aveva cambiato profondamente l’immagine del nostro Paese. Dal suo racconto emergono le difficoltà affrontate per riorganizzare l’Arma dopo lo smembramento subito, ricoprendo, in pochi, i posti lasciati vacanti da molti Carabinieri, tra cui molti caduti in guerra, altri dispersi, altri ancora prigionieri, mentre un consistente gruppo aveva volontariamente lasciato l’Arma in seguito alla disfatta della Casa Savoia per dimostrarne la propria dedizione.

Confessa, con voce nostalgica che non nasconde quel briciolo di amarezza: “I giovani non lo sanno e non possono comprenderne l’umiliazione, ma a guerra persa, L’Arma, come l’Italia tutta, erano sotto il comando degli Alleati. I mezzi che usavamo, persino le uniformi, appartenevano a loro e avevamo bisogno del permesso degli inglese anche per mettere la benzina nelle auto di servizio. Per un lungo periodo i Carabinieri non hanno avuto un proprio equipaggiamento, non si usava la “Grande uniforme”, o almeno, succedeva raramente. Eravamo costretti a indossare vecchie divise militari abbandonate dagli alleatiin ripostigli pieni di tarli e insetti. Era davveroumiliante. Solo dopo qualche anno l’Arma ha recuperato un po’ di autonomia, ma pur sempre sotto un Comando ‘controllato’».

La sua avventura nell’Arma è finita nel 1954, quando per amore decise di raggiungere la moglie, emigrata a   Timmins con alcuni familiari e in attesa del loro primo figlio.

Il nome del Cavaliere Simonetta è oggi collegato alla famosa Processione del Cristo Morto del Venerdì Santo, la quale, iniziata nel 1962, è oggi la più grande manifestazione religiosa del Nord America.

L’evento si ripete puntualmente ogni anno proprio nel cuore della città di Toronto, precisamente nella zona chiamata “Little Italy”.

Non a caso, questo caratteristico quartiere è doppiamente legato al Cavaliere Simonetta, perché fu proprio per interessamento dello stesso – il quale si adoperò in una cospicua raccolta di firme tra la comunità italiana di Toronto – se nel 1984 fu posta una targa tricolore su una lunga tratta di College Street come riconoscimento per i duri sacrifici affrontati dagli italiani per lo sviluppo di questo Paese.

Nominato “Cavaliere” al Merito della Repubblica Italiana nel 1987 e successivamente “Cavaliere Ufficiale” nel 1997, ciò che ha contraddistinto la vita di quest’uomo è senz’altro la costante e totale dedizione verso la comunità Italo-Canadese che lo accompagna ancora oggi, a 89 anni, e me lo fa ritrovare nel suo ufficio di College Street, impegnato a ricoprire tutti gli incarichi che custodisce con orgoglio:Direttore del Patronato IPAS-ANCOL al servizio della comunità italiana; notaio pubblico; Rappresentante dell’ANFE, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati; Segretario Generale per il Canada della F.I.D.I.C.A., Federazione Ex Combattenti Alleati; Membro dell’Associazione Polizia Internazionale del Canada; Commissioner Municipality di Toronto con delega della firma legale dei documenti; Nominato Corrispondente Consolare dal Console Generale d’Italia in Toronto.

Profondamente grata nei confronti del Cavaliere Simonetta per avermi lasciato scrutare nel suo pesante e prezioso bagaglio di vita, colgo l’occasione per ringraziarlo ancora sulle pagine del nostro giornale e per augurargli una continua quanto cospicua raccolta dei frutti seminati nel suo sacrificato cammino.

 

di emigrazione e di matrimoni

CAV. Giuseppe Simonetta, an exemplary life at the service of the neighbour.

It is one of those stories that clearly saves the shadow of those who crossed it, the sign of hundreds of Italian migrants who, like he, contributed to building the marvellous city about which I write: Toronto.

by Catia Rizzo

 

When you are lucky enough to meet someone who has made his existence an example of dedication and brotherhood you can only stop and listen with the admiration he deserves.

With the hope that you can take the same pleasure, I want to talk to you about the ex Carabiniere, Cavaliere Ufficiale Giuseppe Simonetta, one of the main protagonists of Toronto’s Italian community, a meeting which undoubtedly made my experience in Canada richer.

His is one of those stories that in crossing with the stories of others it absorbed some of their essence. It is one of those stories that clearly saves the shadow of those who crossed it, the sign of hundreds of Italian migrants who, like he, contributed to building the marvellous city about which I write: Toronto.

Even before getting to know his life, what first strikes you about this man is his look that is so distinguished and minutely looked after that it easily hides a good part of his 89 years and which, uncommonly, agrees with the kindness and the courtesy of his manners of times gone by. The Cavaliere’s enrolment in the Carabinieri goers back to 1946, right in the middle of the difficult post war period in which, as he personally told us in our microphones, Italy was   submerged in a sea of disorder and crime.

He was still only seventeen when his experience in the Carabinieri began in the Recruit School in Rome after which he was then transferred to the Milan Territorial Legion of the Carabinieri. Despite his tender age he was often involved in the escort of politicians such as Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti and the first President of the new born Republic, Enrico De Nicola.

The Cavaliere was one of the first new recruits after the defeat in war that deeply changed the image of our country. His story tells us of the problems faced in reorganizing the Corps after it had been torn apart. The few who filled in the places vacated by many Carabinieri, amongst which were those who fell in war, others who disappeared, others who were still prisoners, while a large group left the Corps voluntarily after the defeat of the Royal Family to show their personal dedication to House Savoia.

He confesses, with a nostalgic voice that does not hide a touch of bitterness, “Young people do not know and cannot understand the humiliation, but with the war lost the Carabinieri, all of Italy, was under the command of the Allies. The means we used, even our uniforms, belonged to them and we even needed the permission of the English to put fill our service vehicles with petrol. For a long time the Carabinieri did not have their own equipment, we could not use the “High uniform”, or at least, it happened rarely. We were forced to use old uniforms that had been abandoned by the Allies in closets full of worms and insects. It was really humiliating. The Corps regained some independence only after a few years but it was still under “controlled” Command”.

His adventure in the Corps ended in 1954 when, for love, he decided to join his wife who was with relatives in Timmins and expecting their first child.

Today the name Cavaliere Simonetta is linked to the famous Procession of the Dead Christ of Good Friday which began in 1962 and is now the biggest religious event in North Amercia.

The event takes place punctually every year in the very heart of Toronto, exactly in the area called “Little Italy”.

Not by chance, this characteristic suburb is doubly tied to Cavaliere Simonetta because it was due to his very interest, when he gathered a big collection of signatures amongst Toronto’s Italian community, that in 1984 a tricolour plaque was placed on a long stretch of College Street in recognition of the hard sacrifices faced by the Italians for the development of this country.

He was made “Cavaliere”   (Knight) to the Merit of the Italian Republic in 1987 and subsequently “Cavaliere Ufficiale” in 1997 and what distinguished the life of this man is surely the constant and total devotion to the Italo-Canadian community that he still accompanies today, at 89 years of age. He met me in his office in College Street where he is busy covering all the positions he proudly holds: Director of the Patronato IPAS-ANCOL at the service of the Italian community, the Representative of ANFE, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (the National Association of Italian Families), Canada’s Secretary General of F.I.D.I.C.A., Federazione Ex Combattenti Alleati (the Federation of ex Allied Combatants), Municipality Commissioner for Toronto with the mandate for signing legal documents, and appointed as Consular Correspondent for the Consulate General for Italy in Toronto.

I am deeply grateful to Cavaliere Simonetta for letting me delve in the heavy and precious baggage of his life and I take this opportunity to thank him once more on the pages of our newspaper and to wish him a continuous and substantial harvest of the fruits he seeded in his journey of sacrifices.

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