Italiani nel MondoMondo

Italiani emigrati all’estero. Intervista a Gianpietro Luraghi

By 18 Agosto 2020 No Comments

Un percorso di vita duro e travagliato che ha trovato sfogo nell’arte e nella scrittura.

di Paolo Buralli Manfredi

Giampietro Luraghi nasce a Cerro Maggiore in provincia di Milano il 10 maggio 1938, da una famiglia povera che doveva faticare ogni giorno per poter guadagnarsi la giornata. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale il padre di Gianpietro parte per il fronte, la mamma che era malata, non se la sentiva di tenere il piccolo Gianpietro senza il supporto del padre e per questo lo affidò agli zii che vivevano in campagna.

Per quasi tutta la durata della guerra, il piccolo Gianpietro visse serenamente e spensieratamente e quando il padre tornò dal fronte la famiglia si ricompose anche se, in realtà Gianpietro nel suo cuore avrebbe voluto restare nella casa in campagna con gli Zii.


Il padre si rivelò una persona molto dura e negli anni a venire, ebbe molti scontri con il figlio che invece era una persona vivace, curiosa e vogliosa di sperimentare sempre cose nuove, Gianpietro racconta che più di una volta per il suo carattere inquieto le prese di santa ragione dal padre che mal sopportava quell’entusiasmo e quella stravagante, secondo il suo punto di vista, modo di rapportarsi alla vita; e questo continuo scontro col padre e la situazione socio-economica in cui versava l’Italia negli anni sessanta, lo portò a fare la scelta più difficile, lasciare il suo Paese natio ed emigrare in Svizzera incominciando così un percorso difficile e tortuoso che l’ha portato infine a scoprire il suo talento per la pittura e la scrittura che oggi svolge con dedizione e passione nella cittadina di Valle Crosia nella Riviera Ligure.

A che età è emigrato all’estero e ci può raccontare come ha organizzato la sua emigrazione?

Era il 1966 avevo circa 29 anni, la disoccupazione incombeva su tutta la mia famiglia e un provvidenziale contratto di lavoro in Svizzera diede inizio ad un’odissea di avvenimenti che contribuirono alla formazione della mia “personalità”.

Nei suoi soggiorni all’estero ha subito forme di razzismo e se sì, ci può raccontare qualche episodio che ha subito?

Le forme di razzismo si manifestarono in modo violento dal 1972 al 1974 poco prima delle elezioni xenofobe e venivano eseguite dalla popolazione insultando apertamente lo straniero con il sorriso sulle labbra, negando poi di averlo insultato. Rumori assordanti, giorno e notte portavano la vittima allo squilibrio emotivo.

Quando ha incominciato a dipingere e qual è stata la sua fonte d’ispirazione per incominciare questa forma d’arte?

Scoprii di avere questo “dono” copiando una rosa da una cartolina e in seguito copiando artisti famosi come  S.Dalí e G.Dore osservando poi i capolavori dei “surrealisti”, si accese la “luce” che mise in evidenza la mia capacità creativa, visualizzando e materializzando in un linguaggio simbolico scene di vita vissuta intensamente.

Perché definisce la sua forma d’arte “Astralismo”?

L’arte del XX secolo ha subìto una radicale trasformazione precipitando nel baratro della banalità più assurda assemblando oggetti raccolti nelle pattumiere, scarabocchiando fogli, imbrattando tele e chi più ne ha più ne metta, più che arte contemporanea io la chiamerei <<la pazzia nell’arte>>. Per il fatto che io mi sono separato da tutto questo ingarbugliato e incomprensibile mondo cercando di dare una nuova forma di visione “accettabile” vengo guardato con diffidenza. Ho chiamato “Astralismo” questo mio modo di dipingere per dare forma alle figure che prendono “Vita” nelle mie composizioni. Ogni figura è un “Simbolo” ed esprime l’emozione, lo sdegno, lo stupore e l’inquietudine di chi osserva l’Opera. L’emozione è soggettiva, intrinseca, per questo coinvolge la nostra “Anima” e da questo deriva il nome che io do alle mie “Opere”. “Astralismo” significa “Animico”.

Negli ultimi anni ha anche scritto dei libri, ci può accennare di cosa trattano e perché ha sentito il bisogno di scriverli?

In realtà ho scritto otto libri, cosa mi ha spinto a scrivere è la stessa “Forza” che mi spinge a dipingere, forse… una forte rabbia interiore nei confronti del mondo del quale sono costretto a subire le deleterie influenze. Nei miei libri ci sono alternanze di argomentazioni che vanno dalla politica alla religione, dalla curiosità alla scoperta dell’Occulto, storie di vita vissuta, aneddoti, poesie in rime e la ricerca delle infinite domande che ogni essere pensante si pone quando apre gli occhi dal risveglio notturno.

In un capitolo di uno dei suoi libri, racconta che si è fatto internare spontaneamente in un sanatorio, così venivano chiamati i manicomi di quei tempi, ci può dire come mai ha sentito il bisogno di fare quel passo?

Un’esperienza traumatica che mi ha fatto scoprire di avere una “individualità”. Per capire questo, vieni scaraventato in un inferno emotivo, dove scopri la paura, cosa significano le parole solitudine, panico, l’annientamento della tua personalità, l’essere strumento di sperimentazione scientifiche, e quando i loro studi risultano fallimentari, vieni annientato come essere umano e ridotto a vegetare nelle mani di menti prive di ogni emotività e sentimenti umani. Quello fu un terribile periodo vissuto intensamente, rimasto impresso nella mia “Anima” a caratteri indelebili.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

I progetti sono molti, il difficile è trovare qualcuno che li realizzi. Questo potrà avverarsi “forse” dopo la mia dipartita. È la storia infinita che si ripete da “secoli”, si scopre sempre il ‘talento’ di un personaggio quando il “Personaggio” in questione riposa nei “Campi Elisi”.

Ed infine può dare un consiglio ai nuovi migranti che negli ultimi anni sono costretti ad emigrare dall’Italia?

Dare consigli?… non penso di essere la persona giusta per formulare opinioni o dare consigli… quello che posso dire, nonostante le mie esperienze da “migrante” non siano state “positive” ma… “fallimentari” a Voi dico… l’Italia è una stupenda “Nazione” e gli Italiani un popolo meraviglioso… mostrate questo alla Nazione che vi ospita e siate fieri “ITALIANI”.


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