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Attualità

Interni. Stop alla violenza sulle donne, l’Italia si risveglia da un lungo sonno

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violenza alle donneLa convenzione di Istanbul approvata alla Camera. Ora tocca al Senato

Ci voleva l’ennesimo raccapricciante fatto di cronaca, la morte a Corigliano Calabro della povera Fabiana L. accoltellata e bruciata viva appena 16enne dall’ex fidanzatino, per risvegliare la coscienza politica delle istituzioni italiane. O forse era solo necessario che donne che da sempre si battono per le altre donne avessero un ruolo ed un potere decisionale, dato che già

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nel dicembre 2012 l’allora Ministro Elsa Fornero aveva demandato alle Camere la necessità di creare un impianto legislativo per combattere il femminicidio in linea con le decisioni UE.

La Convenzione La ratifica da parte della Camera due giorni fa della Convenzione del Consiglio d’Europa, meglio nota come convenzione di Istanbul datata 2011, pone l’accento sulla lentezza del nostro Paese nel recepire direttive europee le cui ragioni stanno sotto gli occhi di tutti. La violenza contro le donne è diventata consuetudine giornaliera e per combatterla nulla è stato fatto per assicurare pene adeguate contro aggressori che troppo spesso restano impuniti. D’altro canto siamo carenti anche su piano culturale e la differenza di genere viene esaltata con modalità distorte sin dalla più tenera età. All’interno della Convenzione di Istanbul tra gli 81 articoli che la compongono il punto di partenza è che “con l’espressione violenza nei confronti delle donne si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne” e si auspica per i paesi aderenti “un quadro globale di politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza”, con obiettivo principale quello di creare sinergie tra autorità anche a livello internazionale. Gli Stati aderenti, per ora solo cinque compresa l’Italia dopo Turchia, Albania, Portogallo e Montenegro, si impegnano anche ad avviare campagne di sensibilizzazione in tandem con Ong o organizzazioni in tutela dei diritti umani operanti sul territorio, che siano in grado di colmare lacune culturali per prevenire questo genere di violenza, a partire dalle mura domestiche dove di frequente le donne sono vittime silenti e reticenti per troppa paura.

L’Italia e la Convenzione Il diritto delle donne a non essere discriminate in quanto tali stride fortemente con i casi di cronaca nera di violenza di genere in continuo aumento e per Celeste Costantino (Sel), che fa una sintesi efficace della convenzione ratificata, ci sono quattro punti fondamentali da attuare subito: «L’educazione di genere a partire dalle scuole materne, un fondo permanente ai centri antiviolenza che non possono essere finanziati a singhiozzo, l’intervento mirato sugli offender, e un’azione sull’uso-abuso del corpo femminile nelle pubblicità e nei media». Dopo l’approvazione unanime della Camera presieduta da Laura Boldrini (Sel), tocca ora al Senato ratificare la Convenzione. La strada è ancora lunga ma di certo l’impegno assunto dal Ministro Idem e dai componenti di uno dei due rami del nostro Parlamento segnala l’importanza di invertire la rotta culturale che ci ha portato ad assistere a veri drammi in cui minori e donne sono vittime giornaliere.