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In nome del Virus, andate (non) in pace!

By 23 Aprile 2020 No Comments

L’episodio occorso a don Lino Viola sacerdote della chiesa di San Pietro Apostolo a Gallignano, frazione di Soncino (Cremona), durante la celebrazione della Santa Messa ha davvero colmato la misura. Nel video il dettaglio dei carabinieri che in ogni modo tentano di interrompere la celebrazione

Se non bastavano le molteplici negazioni del diritto al culto religioso sancito dalla nostra Costituzione con la chiusura dei cimiteri e la negazione dell’estrema unzione ai malati in fin di vita e del conseguente funerale cattolico, in questi ultimi due giorni abbiamo assistito al peggior (evidente e maldestro) abuso di potere in un luogo sacro: la chiesa di San Pietro Apostolo a Gallignano, frazione di Soncino (Cremona).

Quanti episodi simili sono già accaduti nel nostro Paese? Perché tanto silenzio intorno ad essi? Perché un giornale così generoso nei titoli e nei commenti critici come La Repubblica si limita a segnalare il video di ripresa amatoriale della scena?


Come si può vedere nel video che sta facendo il giro del web, mentre il sacerdote don Lino Viola celebrava la Santa Messa alla presenza di solo 13 fedeli in più di 300 metri quadri di spazio, due carabinieri cercano in tutti i modi di interrompere la celebrazione ‘in nome del Virus’, forti di un decreto urgente che vieta ogni forma di aggregazione anche nei luoghi dedicati al culto religioso. “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume” recita l’art.19 della nostra Costituzione che aggiunge l’art.20 ovemai non fosse chiaro tale diritto: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”.

La cosiddetta folla probabilmente era più ordinata e numericamente inferiore a quella presente davanti ad un supermercato: il provvedimento al di là della sua modalità ci ricorda che ormai il nostro Paese ha accettato di vivere di solo pane!

Ma al di là di diritti e doveri ci si pone la stessa domanda che era insita in un articolo di qualche giorno fa che riportava alcune testimonianze di madri cui veniva impedito l’accesso al cimitero. Si tratta di madri che hanno perso i figli a seguito di efferati omicidi e che vedono come una boccata d’ossigeno la loro visita ai figli morti, ne hanno un bisogno estremo e non osiamo immaginare come ci si sentirebbe nei loro panni.

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E soprattutto il cimitero, che è un luogo di preghiera e di dolore, in che modo potrebbe mai vedere al suo interno una folla dissennata di persone? Ad ogni caso e nel rispetto dell’emergenza sanitaria, non sarebbe stato utile organizzare dei turni di entrata ed uscita esattamente come si fa per i supermercati, all’interno dei quali vi posso assicurare che solitamente circolano più di 15 persone. Costoro, anche se forniti di mascherina, ti arrivano a 3 cm di distanza perché magari tu sei al reparto dei latticini e c’è sempre qualcuno che torna indietro e ti affianca perché…ops ha dimenticato la mozzarella! Tutto questo se non fosse solo ridicolo è oltraggioso verso il credo religioso di una maggioranza della popolazione, che si sentirebbe rassicurata anche solo dal poter partecipare ad una Messa una volta alla settimana. Ma certo non tutti o tanti insieme, sempre in nome del virus, magari facendo dei turni, una cosa non particolarmente difficile da organizzare.

Parlarne e ribellarsi come ha fatto Don Lino è un esercizio di democrazia, così come quello di destinare una protesta per iscritto ai responsabili di questa situazione.

La chiusura dei cimiteri, come l’impedimento a celebrare la Santa Messa, può sembrare l’ultimo dei problemi che un governo si sente in dovere di risolvere, deve essere invece colta come mancanza di una visione dell’uomo, dei suoi diritti, della sua dignità. Un concetto molto limitato e pericoloso della società, una visione miope e fallimentare della ripartenza del Paese. Tutto ciò che disumanizza, che non fortifica gli animi esasperati, che non consola dal profondo infatti blocca una vera ripartenza.

Ed i toni pacati, paterni, rassicuranti e la dedizione del vecchio sacerdote sono il monito ad una società che non viene invitata a rivelare quella solidarietà a cui il Presidente ci ha invitato: senza più rispetto per i vivi e per i morti … ecco a cosa ci stiamo lasciando ridurre.

Le sfere che sono coinvolte in questa assenza di attenzione alla spiritualità umana sono: l’esercizio della misericordia, la custodia della memoria, la privazione che aggrava il lutto, la secolarizzazione dello spazio sacro.

Vista la maniera con cui si gestisce oggi la morte (non più congedo dall’esistenza terrena) come pura questione igienico-sanitaria … come riparare a tutta la violenza in atto?

E nel caso dei due carabinieri che si arrogano il diritto di interrompere il rito religioso, quando avrebbero potuto attendere e poi alla fine della Messa attuare i controlli di rito e le eventuali sanzioni, da chi deriva loro la possibilità di comportarsi come se avessero avuto di fronte un comune delinquente e non un sacerdote? E il Sindaco di quel paesino che pretende di parlare con il religioso durante la celebrazione ed al telefono, che diritto ha di interferire anche ai sensi dell’art. 20 della Costituzione?

Come il giovane carabiniere concepisce il suo ufficio? Come è stato formato (senza rispetto per un luogo sacro, attaccato alla interpretazione forse peggiore di alcune regole, interpretazione che si converte in principio di cecità morale)? Perché non è inviato in contesti che hanno una urgenza sicuramente maggiore in ordine alla pubblica sicurezza?

Così per il sindaco … che rinuncia ad un’alleanza vera per la ricostruzione della sua città? Quale scuola di amministrazione gli ha insegnato ad interrompere la messa in questa maniera? Lo farebbe mentre si celebra un processo, o mentre si sta compiendo un’operazione chirurgica? Quale deontologia di partito potrebbe permettere una visione così povera della società?

Sarebbe interessante ascoltare le parole della maggioranza silenziosa del popolo di Dio, e anche della società civile nella sua interezza …

Sarebbe interessante vedere come i vertici dello Stato e della Chiesa commentano questi fatti, per capire fin dove sono capaci di guidarci e che idea di società ci propongono.


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