Il parolaio magico – The magical wordsmith


di emigrazione e di matrimoni

Il parolaio magico

Mogol aveva avuto grande successo prima di conoscere Battisti. Prima ancora di compiere trent’anni ha vinto ben tre Festival di Sanremo con “Al di là” nel 1961 all’età di 26 anni, “Uno per tutte” nel 1963 e “Se piangi se ridi” nel 1965.

L’Italia è sempre stata riconosciuta per la sua musica e nel corso degli anni i nostri compositori e cantanti hanno avuto grandissimo successo internazionale. Però, con l’eccezione della lirica, la nostra musica di solito trova successo in traduzione, soprattutto in inglese e spagnolo. Per questo motivo i nostri parolieri non sono conosciuti dal grande pubblico internazionale.

Questo fenomeno colpisce anche e in modo particolare una categoria dei nostri cantanti, i cantautori, che si esprimono al meglio nella nostra lingua. Perciò gente come Fabrizio de André, Pino Daniele, Francesco de Gregori, Ivano Fossati, Francesco Guccini e Lucio Dalla non hanno mai avuto il riconoscimento internazionale che avrebbero meritato.

C’è un parolaio magico che da quasi sessant’anni ha avuto enorme successo in Italia con le sue parole, anche con canzoni che spesso sono state tradotte in altre lingue, ma non sempre con le stesse parole e quindi gli stessi messaggi, che abbiamo l’obbligo di fare conoscere ai nostri parenti e amici all’estero perché altrimenti non saprebbero mai quante delle canzoni italiane che loro conoscono siano state realizzate grazie a lui.


È ora che il mondo intero, iniziando dagli italiani all’estero, riconosca Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Canto libero

Nel 1972 il sedicenne che ero nel mio primo viaggio in Italia ho sentito una canzone che   mi ha colpito profondamente perché le prima parole sembravano scritte per il figlio di emigrati italiani che si è sempre sentito un pesce fuor d’acqua nel suo paese di nascita.

“In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero sei tu”. Quelle parole hanno espresso una solitudine che spesso nascondevo ai genitori. Non importa che in fondo si trattava di una canzone bellissima d’amore, ma l’emarginazione dei suoi protagonisti era identica a quel che sentivo ma non riuscivo mai ad esprimere.

https://www.youtube.com/watch?v=CXjAfzSldb4

Pochi giorni dopo ho sentito un’altra canzone che ancora oggi mi fa sentire emozioni forti ed era dello stesso cantante, Lucio Battisti. “Pensieri e parole” è una canzone complicata e impegnativa nel suo linguaggio e perciò, a causa del mio livello d’italiano di allora, ho impegnato anni per capire fino in fondo il suo messaggio.

Sono tornato in Australia con molti dischi nuovi, compresi alcuni di Battisti e man mano che me li potevo permettere, compravo tutti i suoi dischi e ci è voluto poco per capire che le parole che tanto mi colpivano in quelle canzoni non erano scritte da Battisti, bensì da Mogol.

Il sodalizio è andato avanti fino al 1980 quando hanno litigato perché Battisti voleva una percentuale più alta dei ricavi perché considerava che il loro successo fosse dovuto alla sua musica e la sua voce. Però, il semplice fatto che Battisti non ha potuto avere lo stesso livello di successo con le parole scritte da lui e altri mentre i suoi brani con Mogol continuavano a essere suonati, come lo sono ancora tutt’ora, dimostra che la magia di quel periodo era dovuto alle emozioni descritte dalle parole.

https://www.youtube.com/watch?v=iozxdmdq8uc

Sanremo

Mogol aveva avuto grande successo prima di conoscere Battisti. Prima ancora di compiere trent’anni ha vinto ben tre Festival di Sanremo con “Al di là” nel 1961 all’età di 26 anni, “Uno per tutte” nel 1963 e “Se piangi se ridi” nel 1965.


Mogol aveva già scritto per altri cantanti, come Mina, Bobby Solo, Tony Renis e Tony Dallara per nominarne alcuni, e anche per complessi storici come Équipe 84, i Dik Dik (per i quali ha tradotto in italiano (“Sognando California”) la classica “California Dreaming” del complesso americano i Mammas and the Papas, e i Rokes. In una carriera che non ha mai chiuso, Mogol ha scritto le parole per oltre 1.500 canzoni per una varietà enorme di artisti.

Benché il suo periodo d’oro è stato senza dubbio quello con Lucio Battisti per cui il binomio “Battisti-Mogol” ora fa parte della Storia della nostra musica e quindi della Cultura italiana, dopo la rottura Mogol ha continuato a lavorare e ad avere successi con molti altri cantanti come Riccardo Cocciante, Gianni Bella, Adriano Celentano, Mango e Gianni Morandi. Inoltre, nel caso di Morandi, entrambi fanno parte anche della Storia della Nazionale italiana di cantanti che nel corso dei decenni ha raccolti soldi per beneficenze importanti in Italia.

Debolezza

Ma per quanto sia bella la nostra lingua, particolarmente quando utilizzata per la musica, ha un punto debole che non possiamo nascondere e che dobbiamo affrontare.

Per capire la magia delle parole scritte da Mogol e i nostri grandissimi cantautori, dobbiamo capire l’italiano e non solo a un livello base. E malgrado i nostri oltre novanta milioni di emigrati e i loro discendenti in giro per il mondo il successo internazionale dei nostri cantanti non è dovuto alle nostre comunità italiane, bensì alle versioni in lingue straniere di questi brani che non sempre riflettono i messaggi contenuti nei brani originali.

Basta vedere i successi internazionali di Laura Pausini che sono basati sulle comunità di lingua spagnola in Sud America e negli Stati Uniti dove ha vinto numerosi premi nella categoria di musica latina.

Il risultato è che gente come Mogol non ha mai avuto il riconoscimento adeguato per le sue opere come ha fatto, per darne solo un esempio, l’americano Burt Bacharach che ha scritto successi per molti artisti.


Il successo di Mogol, anche internazionale delle versioni cover delle sue canzoni, l’ha spinto a creare il C.E.T. (Il Centro Europeo di Toscalano) in Umbria per lo sviluppo della cultura e della musica. Questo è un contributo importante che dovrebbe farci rendere conto che l’atteggiamento del paese verso la promozione della nostra cultura è davvero sbagliato.

Possiamo mangiare e bene anche

Nel 2010 in risposta a una domanda Giulio Tremonti, l’allora Tesoriere ha dichiarato, “Con la Cultura non si mangia”. Questa frase è diventata notoria, particolarmente perché pronunciata da un ministro importante del paese con il patrimonio culturale più importante del mondo.

Però, paesi come la Francia con il Louvre e ora anche la Russia con il suo stupendo Hermitage, hanno messo la Cultura, spesso con pezzi italiani importantissimi, al centro delle loro campagne pubblicitarie, campagne che hanno avuto grandissimo successo, come testimoniano le cifre dei visitatori in questi luoghi.

Il semplice fatto che Mogol, Laura Pausini e Paolo Conte (specialmente in Francia) e altri cantanti, che fanno certamente parte della nostra Cultura, abbiano successo dimostra che non solo con la   Cultura si mangia, ma si mangia anche bene.

Nel caso di Mogol, il successo non ha garantito il suo riconoscimento personale perché il pubblico mondiale conosce le versioni in altre lingue e quasi mai nelle versioni italiane dove le sue parole sono fondamentali.

Come paese dobbiamo capire che, come ha fatto persino Bollywood in India con il cinema, la Cultura deve essere promossa e in modo sistematico e mondiale e non solo a caso con successi individuali di artisti.


Ci lamentiamo che mancano i soldi per il restauro dei nostri musei e gallerie d’arte, ma facciamo finta di non capire che questi luoghi sono anche le   fabbriche di una grande industria capace di produrre i soldi necessari dai turisti mondiali che verrebbero nel paese   se solo facessimo conoscere veramente i nostri artisti e le loro opere.

Musica è solo un settore di questa industria che è ancora più potenziale che vera e faremmo un passo nella direzione giusta verso questa promozione se cominciassimo a far conoscere al modo il nostro parolaio magico, Mogol.

E dopo di lui c’è una lista lunga da fare perché nel corso degli anni abbiamo dimenticato troppi artisti importanti perché non abbiamo ancora capito che la nostra vera Gloria è la nostra Cultura.

 

di emigrazione e di matrimoni

The magical wordsmith

Mogol already achieved great success before meeting Battisti. He had won three Sanremo Song Festivals before his thirtieth birthday with “Al di là” (Beyond) in 1961 at 26 years of age, “Uno per tutte” (One man for all the ladies) in1963 and “Se piangi se ridi” (If you cry, if you laugh) in 1965.

Italy has always been known for her music and over the years our composers and singers have had great international success. However, with the exception of Opera, our music usually finds success in translation, especially in English and Spanish. For this reason our lyricists are unknown to the wide international public.


This factor hits in particular fashion one category of our singers, the cantautori (singer-songwriters), who express themselves best in our language.   Therefore, people like Fabrizio de André, Pino Daniele, Francesco Daniele, Ivano Fossati, Francesco Guccini and Lucio Dalla have never had the international recognition they deserve.

There is a magical wordsmith who for nearly sixty years has had enormous success in Italy with his words, even with songs that were often translated into other languages but not always with the same words and therefore the same messages, that we have a duty to introduce to our relatives and friends overseas because otherwise they would never know how many Italian songs they know were originally produced thanks to him.

It is time that the whole world, beginning with the Italians around the world, to get to know Giulio Rapetti, aka Mogol.

Song of Freedom

Ii 1972 as a sixteen year old in my first trip to Italy I heard a song that struck me deeply because the first words seemed written for the son of Italian migrants who always felts like a fish out of water in his country of birth.

In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero sei tu” (In a world that no longer wants us, my song of freedom is you). These words expressed the loneliness I often hid from my parents. It does not matter that deep down this was a beautiful song of love but the marginalization of its protagonists was identical to what I felt but I never managed to express.

https://www.youtube.com/watch?v=CXjAfzSldb4

A few days later I heard another song that still today makes me feel strong emotions and it was by the same singer, Lucio Battisti. “Pensieri e Parole” (Thoughts and words) is a complex song and demanding in its language and thus, due to the level of my Italian at the time, I took years to fully understand its message.

I went back to Australia with many new records, including some by Battisti and as I could afford them I bought his albums and it did not take much to understand that the words that struck me so much in those songs were not written by Battisti but by Mogol.

The partnership continued until 1980 when they argued because Battisti wanted a higher percentage of the income because he thought that their success was due to his voice and music. However, the simple fact that Battisti never achieved the same success with the words he and others wrote while his songs with Mogol continued to be played, as they still are today, shows that the magic of the period was due to the emotions described by the words.

https://www.youtube.com/watch?v=iozxdmdq8uc

Sanremo

Mogol already achieved great success before meeting Battisti. He had won three Sanremo Song Festivals before his thirtieth birthday with “Al di là” (Beyond) in 1961 at 26 years of age, “Uno per tutte” (One man for all the ladies) in1963 and “Se piangi se ridi” (If you cry, if you laugh) in 1965.

Mogol had already written not only for other singers such as Mina, Tony Reni and Tony Dallara to name only a few but also for historic Italian groups such Équipe 84, the Dik Dik, (for which he translated the Mammas and the Papas classic “California Dreaming” into Italian as “Sognando California”) and the Rokes. In a career that never finished he wrote the words for more than 1,500 songs for an enormous variety of artists.

Although undoubtedly his greatest period was that with Battisti for which the duo “Battisti-Mogol” is now part of our music history and therefore part of Italian Culture, after their break Mogol continued to work and to have hits with many other singers such as Riccardo Cocciante, Gianni Bella, Adriano Celentano, Mango and Gianni Morandi. Furthermore, in the case of Morandi both are part of the history of the Italian national football team of singers which over the decades has raised money for important charities in Italy.

Weakness

But for how musical our language is, especially when used for music, it was a weakness that we must not hide and that we must deal with.

In order to understand the words written by Mogol and our great cantautori we must understand Italian and not only at a basic level. And despite our more than ninety million migrants and their descendants around the world, the international success of our singers is not due to our Italian communities but rather in the versions in other languages of these songs that do not always reflect the messages contained in the original pieces.

We only have to look at the international success of singer Laura Pausini that are based on the Spanish language communities in South America and the United States where she has won many awards in the Latin music category. The result is that people like Mogol have never had the appropriate recognition for their work, as happened for the American Burt Bacharach who wrote hits for many artists, to give only one example.

Mogol’s success, even internationally with cover versions of his songs, pushed him to create the C.E.T. (Il Centro Europeo di Toscalano, the European Centre of Toscalano) in Umbria for the development of culture and music. This is an impotent contribution that should make us understand that the country’s attitude towards the promotion of our Culture is truly wrong.

We can eat and also well

Answering a question in 2010 then Italian Treasurer Giulio Tremonti declared “You don’t eat with Culture”. This phrase became notorious, especially because it was said by an important minister of the country with the world’s most important cultural heritage.

However, countries such as France with the Louvre and now Russia with its stupendous Heritage have made Culture, often with very important Italian pieces, the centre piece of advertising campaigns that have had great success as shown by the numbers of visitors to these places.

Now, the simple fact that Mogol, Laura Pausini and Paolo Conte (especially in France) and other singers, who are certainly part of our Culture, have been successful shows that not only that we can eat with Culture but we can also eat well.

In the case of Mogol the success did not guarantee his personal recognition because the international audience knows the versions in other languages and almost never the original Italian versions in which his words are essential.

As a country we must understand, as even Bollywood has done in India with the movies, that Culture must be promoted systematically and worldwide and not by accident with individual hits by artists.

We complain that we lack the funds to renovate our museums and art galleries but we pretend that we do not understand that these places are also the factories of a great industry that can produce the money needed from the international tourists that would come if only we let them really know our artists and their works.

Music is only one sector of this industry that is more potential than real and we would take an important step in the right direction towards this promotion if we began to introduce our most important wordsmith, Mogol, to the world.

And after him there is a long list to make because over the years we have forgotten too many important artists because we have not yet understood that our real Glory is our Culture.

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