Le Tribù Italiane – The Italian Tribes


di emigrazione e di matrimoni

Le Tribù Italiane

A tutti gli effetti noi italiani agiamo come una serie di tribù individuali invece di una grande comunità internazionale di decine di milioni di appartenenti.

Quando parliamo degli italiani, sia all’estero che nel Bel Paese, abbiamo il vizio di parlare di un gruppo omogeneo, però la verità non è proprio questa. Come gruppo agiamo più come una massa di individui invece di un gruppo forte dei nostri numeri e quindi spesso , fin troppo spesso, perdiamo battaglie semplicemente perché siamo più propensi a fare del male al nostro rivale italiano che al nostro oppositore in comune.

A tutti gli effetti noi italiani agiamo come una serie di tribù individuali invece di una grande comunità internazionale di decine di milioni di appartenenti.

Questa tendenza non è nuova, bensì risale sin dai tempi dell’Impero Romano ed è proseguita per ogni passo della nostre Storia fino ad oggi quando vediamo come le nostre comunità sono spaccate al loro interno, di solito per motivi di rivalità personali invece di differenze di obbiettivi ed idee.


Conosciamo gli Orazi e i Curiazi dell’epoca romana, i Guelfi e i Ghibellini del Medioevo e conosciamo le rivalità politiche moderne, ma non vediamo che questa tendenza nelle nostre attività comunitarie è un male che ha avuto l’effetto di indebolire i nostri sforzi all’estero, a partire dai nostri gruppi comunitari che, malgrado il grande numero dei nostri connazionali in tutti i paesi, non hanno mai avuto il livello di successo che i numeri della nostra popolazione avrebbe dovuto assicurare.

Dalla politica al calcio, dalla cucina alla musica, ci troviamo spaccati su temi e questo ci fa più male che bene perché, volta dopo volta, all’estero e in Italia non centriamo i nostri bersagli perché ci concentriamo più sugli altri italiani che su l’obbiettivo stesso.

Derby e Formula 1

Chi segue il calcio italiano conosce le rivalità all’interno di varie città che prendono il nome inglese per le sfide cittadine, i derby. Tra di questi ci sono due casi di sfide che nacquero da rotture di club calcistici. Il derby di Torino nacque dalla formazione di Torino Calcio dopo una rottura all’interno dalla Juventus e il derby di Milano tra il Milan e l’Inter nacque allo stesso modo con l’Inter creato dopo il Milan.

Queste spaccature non solo hanno reso ancora di più feroci le rivalità cittadine, ma si estendono fuori dal mondo del calcio italiano ed entrano poi nelle trattative dei nostri club con l’UEFA, la Federazione europea di calcio, quando in molti casi pensano alle esigenze del club invece dei bisogni del calcio italiano in generale.

Questa tendenza di favorire interessi particolari si vede ancora di più in un altro sport amato dagli italiani, la Formula 1. Il paese è cosi concentrato sui bolidi rossi della Ferrari che ogni tentativo di formare altre squadre italiane di successo è fallito, non tanto per i difetti o sbagli degli individui coinvolti, ma perché la Ferrari attira tutta l’attenzione del pubblico italiano e quindi sponsor,   italiani e non-italiani, non sono propensi ad appoggiare scuderie come il Team Minardi che ha lottato coraggiosamente per anni contro questo atteggiamento autolesionistico.

Invece, se guardiamo il caso dell’Inghilterra, vediamo un paese che è stato ed è ancora capace di mantenere più di una squadra alla volta in grado di lottare per il titolo mondiale . Questo era particolarmente evidente negli anni della rivalità enorme tra McLaren e Williams quando l’Italia aveva in effetti soltanto la Ferrari che per anni era incapace di rompere l’egemonia britannica.

Come per il caso del calcio, l’effetto della spaccatura italiana era di indebolire il potere delle nostre squadre, iniziando proprio dalla Ferrari stessa perché gli inglesi, lavorando in sintonia su temi comuni, potevano ottenere vittorie politiche importanti che poi sono diventate vittorie mondiali sui tracciati del Circo mondiale.

Ma possiamo anche guardare un caso di una comunità italiana all’estero che dimostra chiaramente come gli stessi difetti e modo di pensare hanno impedito alla comunità di ottenere traguardi importanti perché via di rivalità casalinghe.

Un caso all’estero

La comunità italiana di Adelaide in Australia che conosciamo bene per aver lavorato al suo interno per decenni, è senza dubbio la comunità non anglofona più grande della città, come gli italiani compongono il gruppo più grande di tutto il paese. Però quella comunità è divisa in oltre 150 gruppi e circoli di varie grandezze e da tutte le zone d’Italia.


La grande comunità calabrese della città non solo ha prodotto tre distinte “associazioni Calabria”, ma ha anche un numero di club legati a paesi individuali. Possiamo dire che anche la regione Campania ha i suoi problemi di frattura che, benché avesse solo un “Campania Club”, vede decine di gruppi appartenenti a vari paesi e paesini, come anche legati a vari Santi e Madonne.

Come dice la prassi italiana quasi universale, le rotture delle associazioni calabresi sono quasi tutte dovute a rivalità personali.

In un caso particolare, legato a un paese che non sarà nominato per motivi che saranno ovvi, la comunità cittadina non solo ha prodotto una società che rappresenta il santo patrono del paese ma esistono persino feste dei santi patroni di due delle frazioni del paese ed esistono famiglie che hanno avuto litigi perché componenti fanno parte di una festa religiosa invece di un’altra.

Queste divisioni su feste religiose non si limitano solo a questo paese in Calabria, ma anche a feste dedicate a santi individuali, fino al punto che in questa città d’Australia la comunità italiana celebra due feste di San Giuseppe e due di Santa Lucia.

Potrebbe sembrare banale, ma, come i casi del calcio e la Formula 1 in Italia, le rotture all’interno vogliono dire che questa comunità di ben oltre 100.000 persone non ha potuto mantenere un centro culturale, non ha una biblioteca, oppure un teatro/cinema dedicati alla Cultura italiana, però ha due stazioni radio in lingua italiana…

D’altronde, la locale comunità greca, molto più piccola in numero, ma unita per i traguardi comunitari, è riuscita a raccogliere i soldi per istituire e mantenere un liceo greco che porta il nome del santo patrono greco San Giorgi.


Tribù

Ci dispiace utilizzare la parola tribù in riferimento alle nostre comunità, e non solo quella ad Adelaide, ma leggendo sul social media i commenti e i discorsi delle varie comunità italiane in giro per il mondo la nostra incapacità di lavorare insieme non è l’eccezione, ma la regola.

Recentemente abbiamo scritto del dibattito italo-americano sulla parola “gravy” in riferimento al sugo della domenica e questo non è altro che un esempio di come pensiamo in termini individuali piuttosto che al livello comunitario perché difendono un’usanza di famiglia e una parola che non esiste nel vocabolario italiano. Non è una critica agli individui, ma alla nostra innata incapacità di capire la differenza tra interessi personali e il bene della comunità.

Naturalmente vediamo questa tendenza di tribalizzare anche nella politica italiana moderna e i raduni annuali dei leghisti a Pontida ci danno prove fotografiche molto colorate di questo fenomeno.

Però dobbiamo riconoscere che, la tribalizzazione che impedisce i programmi delle comunità italiane,   ovunque siano, fa un danno che non ci permette di ottenere i risultati che le nostre capacità e risorse dovrebbero darci e abbiamo l’obbligo di agire in merito per correggere questa tendenza.

Questo vale anche per la ricerca per la Storia dell’Emigrazione Italiana, perché la nostra comunità internazionale è cosi grande che non potremo mai farlo con mezzi e progetti isolati, ma solo se decidiamo di farlo in modo sistematico e coordinato come una singola comunità. Solo così potremo trovare i fondi per potere fare un progetto serio che è già in molto ritardo.

Per molti queste parole potrebbero sembrare utopistiche, ma prima o poi e come italiani dobbiamo capire che otterremo risultati concreti solo quando lavoreremo insieme .


Non frattempo vogliamo far ricordare a voi lettori che le vostre storie personali dell’emigrazione sono importanti proprio perché sono una prova essenziale dell’enorme varietà delle nostre comunità in tutto il mondo.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

The Italian Tribes

In every way we Italians act like a series of tribes rather than a great international community of tens of millions of members.

When we talk about Italians, whether overseas or in Italy, we have the habit of talking about a homogeneous group, however, this is not quite the truth. As a group we act more as a mass of individuals instead of a group that is strong in its numbers and therefore often, all too often, we lose battles simply because we are more prone to damage our Italian rival than our common opponent.

In every way we Italians act like a series of tribes rather than a great international community of tens of millions of members.


This tendency is not new but goes back to the time of the Roman Empire and has followed us in every step of our history up to modern times when we see how our communities are divided internally, usually for reasons of personal rivalry instead of differences of aims or ideas.

We know the Horatii and the Curiatii of Roman times, the Guelphs and Ghibellines of the Medieval period and we know modern political rivalries but we do not see that this tendency in our community activities is a malady that has weakened our efforts overseas, starting with our community groups that, despite the great numbers of our fellow Italians in every country, never had the level of success that the numbers of our population should have ensured.

From politics to football, from the kitchen to music, we are divided on themes and this does us more harm than good because, time after time, overseas and in Italy, we do not achieve our aims because we concentrate more on the other Italians that on the target itself.

Derbies and Formula 1

Those who follow Italian football know the rivalry within a number of cities that takes the English name for intercity rivalry, the derbies. Amongst these there are two cases of rivalry that were born from division in football clubs.   The Turin derby was born from the formation of the Torino Football Club after a break within Juventus and the Milan derby between Milan and Inter was born in the same way with Inter formed after Milan.

These divisions not only made the intercity rivalries even more ferocious, but they extended outside the world of Italian football and then entered our clubs’ negotiations in UELA, the European football federation. When in many cases they think of the needs of the club instead of the needs of Italian football in general.

This tendency to favour specific interests is seen even more in another sport loved by Italians, Formula 1. The country concentrates so much on Ferrari’s red racing cars that every attempt to form other successful Italian teams has failed, not so much due to the faults or the mistakes of the individuals involved but because Ferrari attracts all the Italian public’s attention and therefore the sponsors, Italian and non-Italian, are not likely to support teams such as the Minardi Team that fought valiantly for years against this attitude of hurting ourselves

Yet if we look at the case of England we see a country that was and is still able to maintain more than one team at a time that can battle for the world championship. This was particularly evident in the years of the great rivalry between McLaren and Williams when Italy effectively had only Ferrari that for years was incapable of breaking the British domination.

As in the case of football, the effect of the Italian division was to weaken the power of our trams, beginning with Ferrari itself, because the English teams, by working together on common themes, could achieve political victories that became world championship wins on the Circus’ tracks.

We can also look at a case of an Italian community overseas that clearly shows the same faults and method of thinking blocked the community from achieving important results due to household rivalry.

A case overseas

The Italian community in Adelaide, Australia that we know well because we worked within it for decades is undoubtedly the biggest non English speaking community in the city, just as Italians make up the biggest group in all the country. However, this community is divided into more than 150 groups and clubs of various sizes and from all of Italy.

The city’s large Calabrese community not only produced three separate “Calabria Associations” but also a number of clubs tied to individual towns, We can say that the Campania region also has its problems of fracturing such that, although it has only one “Campania Club”, it has tens of groups tied to various small towns and also tied to a number of Saints and Madonnas.

As the almost universal Italian practice says, the division of the Calabrese associations are almost all due to personal rivalries.

In one particular case, tied to a town that will not be named for reasons that will be obvious, the town’s community not only produced a society that represents the town’s patron saint but there are even feasts of the patron saints of two of the towns hamlets and there are families that have had arguments because members take part in one religious feast instead of another.

The divisions of religious feasts are limited only to this town in Calabria but also to feasts dedicated to other individual saints, up to the point that in this Australian city the Italian community celebrates two feasts for Saint Joseph and to Saint Lucia.

It may seem banal but , as in the cases of football and Formula 1 in Italy, the internal divisions mean that this community of well over 100.000 people was not able to keep a cultural centre, it does not have a library, or a theatre/cinema dedicated to Italian Culture but it does have two Italian language radio stations…

On the other hand, the local Greek community which is much smaller in number but united in community aims managed to collect the money to set up and maintain a Greek High School that bears the name of Greece’s patron, Saint George.

Tribes

We dislike using the word tribe to describe our community, and not only that of Adelaide, but reading the comments and debate on the social media of the various Italian communities around the world our incapacity to work together not the exception but the rule.

We recently wrote an article about the Italian-American debate on the word “gravy” in reference to the Sunday sauce and this is only an example of how we think in individual terms rather than on a community level because members defend a family habit and a word that does not exist in the Italian dictionary. This is not a criticism of individuals but of our innate incapacity to understand the difference between personal interest and the good of the community.

Naturally we also see this tendency to tribalize in Italian politics and the annual gathering of the members of the Lega at Pontida give us colourful photographic proof of this phenomenon.

However, we must recognize that the tribalization that blocks the programmes of Italian communities wherever they are cause damage that does not let us achieve results that our skills and resources should give us and we have a duty to take action to correct this tendency.

This is also true for the research of the History of Italian Migration because our international community is so large that we will never be able to do it with isolated means and projects but only if we decide to do so in a systematic and coordinated way as a single community. Only in this way we will be able to find the funds to carry our serious projects that are already very late.

For many these words may seem utopian but sooner or later as Italians we must understand that we will achieve concrete results only when we work together.

In the meantime we want to remind our readers that your personal stories of migration are important for the very reason that they are fundamental proof of the enormous variety in our communities around the world.

Send your stories to: [email protected]

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