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Il Destino Crudele, Mia Martini- Cruel Destiny, Mia Martini

By 4 Novembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Destino Crudele, Mia Martini

Oggigiorno Mia Martini è riconosciuta ufficialmente con il premio della critica al Festival di San Remo che ora porta il suo nome, ma il suo destino ci fa pensare a come la debolezza umana, o magari l’invidia da parte di altri, possono condizionare la vita di artisti.

L’Italia ha avuto molte cantanti bravissime che hanno segnato la Storia della musica leggera, compresa Nilla Pizzi che vinse i primi due Festival di San Remo nel 1951 e ‘52 con “Grazie dei Fiori” e “Vola Colomba”. L’impresa di vittorie consecutive fu eguagliata solo una volta da Domenico Modugno e Johnny Dorelli nel 1958 e ‘59 con “Nel blu dipinto di blu” e “Piove”.

Naturalmente la serie è continuata da molte altre cantanti come Mina, Rita Pavone, Caterina Caselli, Marcella Bella, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Orietta Berti, Anna Oxa e molte altre.


Però, c’è una cantante italiana che ha avuto un destino molto più crudele, non per via del suo talento indiscusso, ma per una “voce” misteriosa e spietata che ha fatto sì che nella vita non abbia mai avuto successo e riconoscimento pari al suo talento e la bellezza dei brani che ci ha lasciato.

Oggigiorno Mia Martini è riconosciuta ufficialmente con il premio della critica al Festival di San Remo che ora porta il suo nome, ma il suo destino ci fa pensare a come la debolezza umana, o magari l’invidia da parte di altri, possono condizionare la vita di artisti. Purtroppo, fu anche vittima di un mondo, quello della musica, pieno di insidie e tentazioni cui tristemente non riuscì a resistere.

Sorelle d’arte

Domenica Berté nacque a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947, ma è meglio conosciuta con il suo nome d’arte, Mia Martini. Per i lettori all’estero che conoscono la musica leggera italiana, era anche sorella di un’altra celebre cantante italiana, Loredana Bertè.

Sin da giovane la futura Mia Martini ebbe una passione per la musica e fu la madre a portarla a Milano per una carriera in musica, e così nel 1964 lanciò il suo primo disco con il nome di Mimì Berté. L’anno dopo vinse il Festival di musica a Bellaria e sembrava pronta per una carriera gloriosa davanti a sé.

Nel 1969 si trasferì a Roma insieme alla sorella Loredana e la madre per cercare quel successo che entrambe le sorelle sognavano. Tra le prime persone che conobbe all’arrivo a Roma c’era Renato Fiacchini, che non aveva ancora creato il personaggio con cui lo conosciamo oggi, Renato Zero.

Cominciò a cercare lavori che le permettessero di seguire la sua carriera, ma subito cadde nel tranello di una vita dissoluta e fu arrestata per possesso di droghe leggere restando detenuta per quattro mesi.

Piper

L’anno seguente, Alberigo Crocetta, il fondatore del mitico locale “Piper”, la lanciò come Mia Martini con il brano “Padre davvero” che rifletteva il rapporto tormentato tra una figlia ribelle e il padre violento, che in effetti era il riflesso della sua vera vita. Di seguito, a causa del tema delicato, la RAI censurò il brano. Malgrado la censura, in seguito questo brano vinse riconoscimenti in manifestazioni artistiche importanti.

Questo sembrava l’inizio di una carriera d’oro. Cominciò a conoscere altri personaggi importanti come il giovane Claudio Baglioni che le scrisse “Amore..amore…un corno”. Affascinato dalla sua voce il grande Lucio Battisti la volle con lui in un programma televisivo, dove finalmente poté cantare “Padre davvero” sul grande palco della RAI.

Nel 1972 lanciò “Piccolo uomo” con il testo del cantautore genovese Bruno Lauzi, che diventò un successo enorme, vincendo persino il Festivalbar. Quell’anno vide anche l’uscita del suo album “Nel Mondo” che ricevette il Premio della Critica per il miglior album dell’anno.


Nel 1973 uscì quella che è considerata la canzone più bella, “Minuetto” scritta per lei dal cantautore romano Franco Califano.  Questo brano le valse un’altra vittoria al Festivalbar insieme a Marcella Bella, e i suoi dischi furono tradotti in altre lingue come il francese, il tedesco e lo spagnolo.

Però, malgrado questi successi e riconoscimenti, persino internazionali, uno sviluppo inatteso assicurò che la sua vita non sarebbe finita con la frase “E visse felice e contenta”.

Voce insidiosa

Il Premio Nobel per la Letteratura Luigi Pirandello scrisse una novella su un aspetto particolare del carattere degli italiani. “La Patente” sarà poi presentato sul grande schermo dal leggendario Totò in una delle sue interpretazioni più celebri. Chissà se la giovane Mimì Berté, nel vedere quel film al cinema, avrebbe mai pensato che il messaggio del grande autore avrebbe avuto un impatto sulla sua vita?

A un punto della sua carriera che doveva permetterle di consolidare i successi e stabilire le basi per un futuro sicuro e prosperoso, si accorse che le offerte che il suo talento e soprattutto i suoi successi avrebbero dovuto assicurarle, tardavano ad arrivare.

Purtroppo qualcuno in modo insidioso, forse semplicemente per gelosia, cominciò a fare girare la voce che Mia Martini fosse una “porta sfiga”, oppure “porta iella” come si diceva una volta in Italia.


Come altri artisti prima e dopo di lei, Mia Martini imparò la lezione che Pirandello descrive nella sua novella. L’Italia è un paese talmente superstizioso e scaramantico che basta una voce anonima per distruggere carriera e vita. Peggio ancora nel mondo dello spettacolo che per  sua natura, e non solo in Italia, ha molti propiziatori per evitare qualsiasi forma di “sfiga”.

Come dimostra la bella fiction della RAI “Io sono Mia”, interpretata magistralmente da Serena Rossi, l’effetto sulla carriera di Mia Martini fu devastante. Per “timore” di quella voce non riceveva più gli inviti a programmi televisivi e spettacoli che avrebbero consolidato la carriera.

Una vita personale burrascosa e sicuramente segnata anche da quel problema del 1969, non fece altro che avallare quella voce insidiosa.

Per fortuna aveva ancora l’appoggio di critici musicali e di altri cantanti e cantautori che le fornivano pezzi importanti da presentare al pubblico.

Nel 1983 il suo amico Renato Zero persuase il direttore del Festival di San Remo, Adriano Aragozzini, a permetterle di partecipare alla manifestazione canora più importante del paese. Scritta da un altro grande amico Bruno Lauzi, Mia Martini presentò “Almeno tu nell’universo” che vinse il Premio della Critica che ora porta il suo nome. L’anno dopo vinse di nuovo questo premio con “La nevicata del 1956” scritta da Franco Califano.


In questi anni cominciò anche il riavvicinamento alla sorella Loredana, ma era un periodo destinato a durare poco.

Troppo tardi

Questi successi arrivarono troppo tardi, si trovava in condizioni davvero difficili come scoprì un altro grande cantante.

Nel 1992 fece un duetto storico alla RAI con il grandissimo cantautore napoletano Roberto Murolo. Il pezzo è semplicemente straordinario e vale la pena presentarlo ai lettori all’estero che non l’hanno mai visto. Infatti, il brano, “Cum’me” scritto da Murolo, è ripresentato spesso alla televisione italiana, ma ebbe un retroscena triste. Si saprà poi che Martini si trovava talmente in difficoltà che quella sera chiese a Murolo se avesse una casa dove potesse abitare.

Il 14 maggio 1995 Mia Martini venne trovata a casa senza vita. Aveva problemi di salute che la costringevano a prendere antidolorifici, ma la causa ufficiale del medico legale ha lasciato non solo una triste testimonianza della sua fine, ma anche un dubbio atroce: “infarto, causato da abuso di stupefacenti”. Aveva solo 47 anni.

Non vogliamo descrivere gli effetti devastanti del suo destino crudele, specialmente alla sorella Loredana, ma vogliamo solo chiederci se quella persona anonima abbia mai pensato al costo di quella voce insidiosa e spietata sul ‘portare sfiga’. Mia Martini non è l’ultima che ha subìto pettegolezzi del genere e possiamo solo augurare che non ne sentiremo più parlare. Tragicamente, le opere di Pirandello sono sempre attuali e temiamo che sarà sempre così anche in casi come questi.


di emigrazione e di matrimoni

Cruel Destiny, Mia Martini

Today Mia Martini is officially recognized with the Critic’s Prize at the San Remo Song Festival that now bears her name. But her destiny makes us think of how human weakness, or maybe the envy of others, can condition the lives of artists.

Italy has had many excellent female singers who have marked the history of her light music, including Nilla Pizzi who won the first two San Remo Song Festivals in 1951 and 52 with “Grazie dei Fiori” (Thank you for the flowers) and “Vola colomba” (Fly, pigeon, fly). The deed of consecutive victories was only equalled once by Domenico Modugno and Johnny Dorelli in 1958 and 1959 with “Nel blu dipinto di blu” (Volare) and “Piove” (It’s raining).

Naturally the series continued with singers such as Mina, Rita Pavone, Caterina Caselli, Marcella Bella, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Orietta Berti, Anna Oxa and many others.

However, there was one Italian singer who had a much crueller destiny, not because of her undisputed talent but because of a mysterious and merciless rumour that meant that her life never achieved the success and recognition equal to her talent and the beauty of the pieces she left behind.

Today Mia Martini is officially recognized with the Critic’s Prize at the San Remo Song Festival that now bears her name. But her destiny makes us think of how human weakness, or maybe the envy of others, can condition the lives of artists. Unfortunately, she was also the victim of a world, that of music, that is full of pitfalls and temptations that she sadly failed to resist.

Sisters of art

Domenica Berté was born in Bagnara Calabra on September 20, 1947 but she is better known by her stage name, Mia Martini. For our readers overseas who know Italian light music, she was also the sister of another famous Italian singer, Loredana Berté.

Since childhood she had a passion for music and it was her mother who took her to Milan looking for a musical career and in this way in 1964 she launched her first record with the name of Mimì Berté. A year later she won the Bellaria Music Festival and seemed to have a glorious future in front of her.

In 1969 she moved to Rome with her sister Loredana and mother to look for the success both sisters dreamed of. One of the first people she met when she reached Rome was Renato Fiacchini who had not yet invented the character by which we know him today, Renato Zero.

She began looking for jobs that would allow her to follow her career but she soon fell into the trap of that life and was arrested for the possession of soft drugs that brought her four months in jail.

Piper

A year later Alberigo Crocetta, the founder of the legendary Piper nightclub, launched her as Mia Martini with the song “Padre davvero” (True father) that reflected the tormented relationship between a rebellious daughter and her father that effectively reflected her own life. Subsequently, due to the delicate theme, RAI (Italy’s State broadcaster) took a step that for decades was not rare, it banned the song. Despite the censorship the song won awards at major artistic events.

This seemed to be the start of a golden career. She began to meet other important people such as a young Claudio Baglioni who wrote “Amore, amore,…un corno” (Love, love,…not on your life). Attracted by her voice the great Lucio Battisti wanted her with him in a television programme where she could finally sing “Padre davvero” on RAI’s huge stage.

In 1972 she launched “Piccolo uomo” (Small man) with lyrics by the Genovese song songwriter Bruno Lauzi that was a huge hit and even won the Festivalbar contest. That year also saw the release of her album “Nel Mondo” (In the world) that received the Critic’s Prize for the year’s best album.

1973 saw the release of what is considered her most beautiful song “Minuetto” (Minuette), written for her by the Roman singer songwriter Franco Califano. This song gave her another win in the Festivalbar, together with Marcella Bella and her records were translated into other languages such as German, French and Spanish.

However, despite these hits and awards, even internationally, an unexpected development ensured that her life would not end with the phrase “And she lived happily ever after”.

The insidious rumour

Luigi Pirandello, the Nobel Prize winner for Literature, wrote a novella on one particular aspect of the character of Italians. “La Patente” (The License) was then put on the silver screen by the legendary Totò in one of his most famous interpretations. Who knows if the young Mimì Berté when she saw the film ever thought that the great author’s message would have an impact on her own life?

At a point in her career that should have let her consolidate the hits and set the foundations for a secure and prosperous future she noticed that the offers that her talent and especially her hits should have ensured were nor forthcoming.

Unfortunately, someone insidious, or simply jealous and therefore vindictive person, began spreading rumours that Mina Martini “porta sfiga” (brings bad luck), or “porta iella” as this was once said in Italy.

Like other artists before and after her, Mia Martini learned the lesson that Pirandello said in his novella. Italy is a country that is so superstitious that it only needs an anonymous rumour to destroy a career and a life. Worse still, it was in the world of show business that by its very nature, and not only in Italy, has a lot of propitiatory rites to avoid “sfiga”.

As shown by the excellent biographical telefilm “Io sono Mia” (I am Mia), interpreted masterfully by Serena Rossi, the effect on Mia Martini’s career was devastating. For “fear” of that rumour she no longer received invitations to television programmes and shows that would have consolidated her career.

A stormy personal life, which was also surely marked by that vice from 1969, only finished the job begun by the insidious rumour.

Luckily she still had the support of music critics and other singers and singer songwriters who supplied her with important pieces to present to the public.

In 1883 her friend Renato Zero persuaded Adriano Aragozzini, the director of the San Remo Song Festival, to allow her to enter the country’s most important singing event. Mia Martini presented “Almeno tu nell’universo” (At least you in the universe) that was written by another great friend Bruno Lauzi and won the Critics’ Prize that today bears her name. A year later she once again won the Prize with “La nevicata del 1956” (The snowfall of 1956) written by Franco Califano.

In those years the reconciliation with sister Loredana also began but it was a period destined to last a short time.

Too late

These hits came too late, she was in truly difficult conditions as another great singer discovered.

In 1992 she performed a historical duet on RAI TV with the great Neapolitan singer songwriter Roberto Murolo. The piece is simply extraordinary and is worth presenting to the readers overseas who have never seen it. In fact, “Cum’me” (With me) is often replayed on Italian television but it had a sad background. It was later known that Martini was in such difficulty that that evening she asked Murolo if he had a house in which she could live.

On May 14, 1995 Mia Martini was found dead at home. She had had health problems that forced her to take painkillers but the official cause of death by the medical examiner left not only a sad testimony to her end but also an atrocious doubt; “heart attack, caused by the abuse of drugs”. She was only 47 years old.

We do not want to describe the devastating effects of her cruel destiny, especially on her sister Loredana, but we simply want to ask ourselves if the anonymous person ever thought of the cost of that insidious and merciless rumour. Mia Martini was not the last person to suffer such rumours and we can only hope that we will never again hear of them. Tragically, Pirandello’s works are always current and we fear that this will always be so in cases such as these.

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