L’identità che inganna – The deceptive identity

By 1 dicembre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

L’identità che inganna

Nella nostra ricerca delle storie vere dell’emigrazione italiana dobbiamo includere anche le storie di coloro che hanno lasciato i loro paesini di nascita per diventare “forestieri” nel proprio paese.

Di Gianni Pezzano

Spesso quel che vediamo non è proprio la verità. A volte pensiamo di conoscere l’identità di una persona da un accento o da un comportamento, ma un viaggio in Piemonte per trovare una zia malata a Casale Monferrato ha dato molti motivi per ricordare il passato, come anche di vedere gli effetti dell’emigrazione in modi non del tutto inattesi.


Infatti, nel cuore del Piemonte che fu il motore del nostro Risorgimento e ha fornito la prima capitale nazionale a Torino, ho avuto l’occasione di vedere che segni concreti dell’emigrazione che abbiamo notato dai nostri parenti e amici e parenti all’estero sono anche ben evidenti in Italia.

Per questo motivo nella nostra ricerca delle storie vere dell’emigrazione italiana dobbiamo includere anche le storie di coloro che hanno lasciato i loro paesini di nascita per diventare “forestieri” nel proprio paese.

 

Accento


Nei giorni passati nell’ospedale con la zia ero circondato dall’inconfondibile accento piemontese, insieme a quel tipico “ne” che spesso finisce le frasi.

Zia era l’eccezione perché, sorella di mia madre, conserva ancora l’accento e la cadenza del sud del Lazio. La sua voce mi è particolarmente riconoscibile perché la conosco sin da quando avevo meno di due anni e sono stato ospite a casa sua molte volte, sia in Australia che a Casale Monferrato dopo il 1968 dove si è trasferita con zio Fiorenzo e la mai compianta abbastanza cugina Marina che non aveva ancora diciannove anni quando ci ha lasciati oltre trent’anni fa.

Mi trovavo al suo fianco quando un’infermiera ha chiesto la conferma dell’identità della sua compagna di stanza. Considerando il suo forte accento piemontese sono rimasto sorpreso a sentire che è nata a Bari. Parlando dopo di questa mia reazione lei ha spiegato che si era traferita in Piemonte con la famiglia nel 1942 quando aveva dodici anni. Inoltre, il suo genero ha aggiunto il suo tocco personale al discorso quando ha detto con il suo forte accento piemontese d’essere nato a Palermo.

Nei giorni seguenti abbiamo parlato molto, ma un’azione della figlia della signora ha dato una testimonianza forte delle origini della madre quando, in modo furtivo per evitare la reazione delle infermieri del reparto di cardiologia, ha aggiunto del buon olio d’ulivo per rendere le verdure bollite più appetibili per la madre. Non ho dubbi che se mia zia avesse notato quell’azione ci avrebbe chiesto da fare altrettanto per lei.

Questo gesto semplice, nel cuore di una regione che aveva come tradizione del burro per condire e non l’olio di d’ulivo, era molto eloquente. Sia mia zia che la signora ci ha poi raccontato che le verdure che loro conoscevano dalle tradizioni delle proprie famiglie meridionali, come i broccoli e i carciofi per nominarne soltanto due, erano ignote ai loro vicini di casa piemontesi.

 

Crocodile Dundee

Per noi nati e cresciuti all’estero questo non è una grande sorpresa perché abbiamo visto che i supermercati dei nostri paesi di nascita e residenza ora vendono prodotti italiani che fino a non tanto tempo fa non erano sconosciuti agli autoctoni.

Basta pensare ai primi anni di carriera del comico australiano Paul Hogan, il creatore e regista del successo mondiale “Mr Crocodile Dundee”. In un uno sketch televisivo regolare interpretava (al limite del razzismo) un negoziante di frutta e verdure che definiva i peperoni “quelle cose rosse, gialle e verdi che gli italiani e i greci mangiano”. Ora “quelle cose” sono mangiate regolarmente dagli australiani, sia cotte che nelle insalate.

 

Specialità tipiche e inattese

Un’altra prova di questo fenomeno è arrivata mentre giravo il centro di Casale Monferrato prima di andare all’ospedale. Passavo spesso davanti a una macelleria che vende non solo carne di cavallo, ma anche di asino del quale fanno gli agnolotti di asino così popolari tra i casalesi. Conosco la macelleria da decenni e mi fa ancora sorridere quando vedo le sue specialità.

Poi, un mattino ho notato un’altra vetrina nella bellissima Via Roma centrale. La vetrina metteva in bella mostra i suoi prodotti da regalare per Natale, oppure da mettere in tavola per le festa.

Nella vetrina la lista aveva la didascalia “Specialità piemontesi”, ma devo confessare il mio divertimento nel vedere tra le specialità peperoni ripieni e peperoni e tonno che certamente hanno origini nelle regionali meridionali che ancora oggi si lamentano della “invasione piemontese” che ha conquistato i loro territori…

Ovviamente gli emigrati meridionali nelle regioni settentrionali hanno avuto un effetto più profondo di quel che si vede nelle pizzerie di ispirazioni campane, oppure le rosticcerie di origini siciliane che ci sono un po dappertutto.

 

Altre culture

Ora capiamo che questi locali erano l’anteprima dei ristoranti “etnici” come i cinesi, gli indiani e delle varie altre cucine che sono arrivate con i nuovi immigrati in Italia degli ultimi decenni.

Infatti, la popolarità tra i giovani di queste cucine è la prova che la battaglia di alcuni nel promuovere “via i kebab” è destinata a fallire perché quella battaglia non è iniziata recentemente come molti pensano, bensì con l’arrivo degli hamburgers americani decenni fa che nessuno può minimamente definire come “tradizionalmente” italiani.

Sono i cambi dei paesi che gli immigrati, non importata da dove vengono, inevitabilmente portano ai loro nuovi paesi di residenza.

Qualcuno potrà storcere il naso a questi cambi culturali, e qualcuno probabilmente lo fa mentre legge queste parole, ma un esempio dagli Stati Uniti dimostra chiaramente come i nuovi arrivati vedono il nuovo paese in modo originale e innovativo.

 

Il regista “americano”

Il regista considerato quello che più metteva in mostra gli Stati Uniti si chiamava Frank Capra. Molti di noi conosciamo il film che trasmettono alla televisione ogni anno a Natale. “La vita è meravigliosa” dimostra la sua ammirazione per quel che molti considerano il “sogno americano”. La sua filmografia è piena di opere importanti che hanno vinto premi Oscar e altri riconoscimenti che dimostrano molte facce vere del paese.

Però, Capra non nacque negli Stati Uniti, bensì a Bisanquino in Sicilia ed emigrò con la famiglia negli Stati Uniti che mostrò cosi magistralmente nel 1903.

Possiamo dire altrettanto di registi di origine italiana come Martin Scorsese, che hanno messo insieme le loro origini di immigrati o discendenti di immigrati con gli insegnamenti dei loro paesi di nascita e/o residenze per produrre capolavori di ogni genere. Quentin Tarantino non ha mai nascosto la sua ammirazione per i molti registi, attori e compositori italiani che sono evidentissimi nei suoi film.

 

Signore e cultura

L’immigrato è il risultato di due culture. La signora piemontese che aggiungeva l’olio alle verdure era e ancora è pugliese nel cuore, ma il suo accento dimostra i segni di quasi otto decenni vissuti in Piemonte e quindi della sua vera identità che è composta da entrambi le regioni.

I peperoni ripieni sono “piemontesi” perché immigrati meridionali li hanno portati con loro nella regione e ora fanno parte della dieta di molti, compresi coloro che non hanno origini meridionali.

Nel leggere la pagine del social media degli italiani del mondo spesso vediamo dibattiti di vari aspetti dell’identità e dobbiamo capire che questo fa parte del crescere in un paese diverso della vita che fai a casa con la tua famiglia.

Sono realtà che disgraziatamente non abbiamo mai conosciuto abbastanza e che dobbiamo studiare perché sono alla base non solo di innumerevoli emigrati in giro per il mondo, ma anche dello sviluppo di molti paesi in tutti i continenti, senza eccezioni.

Per questo motivo ripetiamo il nostro appello ai nostri lettori di scrivere la loro storie personali per metterli online come un primo passo verso la formazione di una VERA Storia dell’Emigrazione italiana.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

The deceptive identity

In our search for true stories of Italian migration we must also include the stories of those who left the small towns where they were born to become “foreigners” in their own country.

By Gianni Pezzano

Often what we see is not really the truth. At times we think we know a person’s identity from an accent or by behaviour but a recent trip to Piedmont to visit a sick aunt in Casale Monferrato gave many reasons to remember the past, as well as to see the effects of migration in ways that were not totally unexpected.

In fact, in the heart of Piedmont that was the force behind the Risorgimento (Italy’s unification) and that suppied the first national capital in Turin, I had the occasion to see that concrete signs of immigration that we noticed from our relatives and friends overseas are also evident in Italy.

For this reason, in our search for true stories of Italian migration we must also include the stories of those who left the small towns where they were born to become “foreigners” in their own country.

 

Accent

In the days I spent in the hospital with my aunt I was surrounded by the unmistakable Piedmontese accent, together with the typical “ne” that often finishes a sentence.

My Aunt Virginia was the exception because, as my mother’s sisters, she still has the accent and rhythm of the south of the Lazio region. Her voice is especially recognizable to me because I have known her since before I was two years of age and I have been a guest at her house many times, in both Australia and Casale Monferrato after 1969 where she moved with Uncle Fiorenzo and my cousin Marina who we have never grieved enough after she left us more than thirty years ago before she was nineteen.

I was with her when a nurse asked the woman with whom she shared the room to confirm her identity. Considering her strong Piedmontese accent, I was surprised +to hear she was born in Bari, in the south of the country. Talking later about my reaction she explained that she had moved to Piedmont with her family in 1929 when she was twelve. Furthermore, her son in-law added his personal touch when he explained in his strong Piedmontese accent that he was born in Palermo in Sicily.

In the days that followed we spoke a lot but one act by the woman’s daughter gave strong proof of the mother’s origins when, furtively so as to avoid the reactions of the nurses in the cardiology wing, she added good olive oil to make the boiled vegetables tastier for her mother. I have no doubts that if my aunt had seen that act she would have asked us to do the same for her.

This simple gesture, in a region that traditionally had butter as a condiment and not olive oil, was very eloquent. Both my aunt and the woman then told us how the vegetables they knew from their family traditions from the south of Italy, such as broccoli and artichokes to name just two, were unknown to their Piedmontese neighbours.

 

Crocodile Dundee

For those of us born and raised overseas this is not a big surprise because we see that supermarkets in our countries of residence now sell Italian producers that until not long ago were unknown to the natives.

We only have to think of the early career of the Australian comedian Paul Hogan, the creator and director of the internationally successful film “Crocodile Dundee”. In a regular television sketch he interpreted (on the edge of racism) a seller of fruit and vegetables who defines capsicums (peppers in the United States) as “those red, yellow and green things Italians and Greeks eat”. Now “those things” are eaten regularly by Australians, both cooked and in salads.

 

Typical and unexpected specialties

More proof of this phenomenon came as I walked around the city centre of Casale Monferrato before going to the hospital. I often walked in front of a butcher that sold not only horse meat but also donkey meat from which they made the donkey agnolotti that are very popular amongst the people of Casale. I have known this butcher shop for years and I still smile when I see its specialties.

Then one morning I noted another storefront in the beautiful Via Roma in the city centre. The display put on show its products as Christmas gifts or even to serve at the table for the holidays.

In the display the sign stated “Piedmontese specialties” but I must confess my enjoyment when I saw that the specialties included stuffed peppers and peppers with tuna   that certainly originated in the southern regions of the country that today still complain about the “Piedmontese invasion” that conquered their territories…

Obviously the migrants from the southern regions of Italy had a deeper effect that what we see in the pizzerie inspired by the region of Campania or the roast and fried food stores of Sicilian origin that are spread around the country.

 

Other cultures

We now know that these premises are the forebears of the “ethnic” restaurants such as the Chinese, the Indians and the various other cuisines that came with the new migrants into Italy in recent decades.

In fact, the popularity of these cuisines amongst young people is the proof that the battle of some to promote “get rid of kebabs” is destined to fail because that battle did not begin recently as many think but with the arrival of American hamburgers decades ago that nobody can describe in the least as “traditionally” Italian.

These are the changes that migrants, it does not matter where they come from, inevitably bring to their new countries of residence.

Some might turn up their noses at these cultural changes, and some will probably do so as they read these words, but an example from the United States clearly shows how new arrivals see their new country in an original and innovative way.

 

The “American” director

The “American” director considered the one that most put on show the United States was called Frank Capra. Many of us know his film that is broadcast in television every year at Christmas. “It’s a wonderful life” shows his admiration for what many consider the “American dream”.   His filmography if full of works that won Oscars and other prizes that show many true faces of the country.

However, Capra was not born in the United States but in Bisanquino in Sicily and migrated with his family to the United States that he showed so masterfully in 1903.

We can say as much about directors of Italian origin such as Martin Scorsese who brought together their origins as migrants or descendants of migrants with the teachings of their countries of birth and/or residence to produce masterpieces of every type. Quentin Tarantino never hid his admiration for the many Italian directors, actors and composers that are so evident in his films.

 

Ladies and culture

The immigrant is the result of two cultures. The Piedmontese lady who added olive oil to the vegetables was and still is from Apulia but her accent show the signs of nearly eight decades living in Piedmont and therefore her true identity is made up of both the regions.

The stuffed peppers are “Piedmontese” because migrants from the south of the country brought them from their regions of origin and they are now part of the diet of many, including those who do not have Southern origins. Reading the pages of the social media of Italians overseas we often see debates on various aspects of identity and we must understand that this is part of growing up in a country different from the life you live at home with the family.

These are realities that sadly we do not know enough about and that we must study because they are the foundation not only of innumerable migrants around the world but also the development of many countries in all the continents, without exception.

For this reason we repeat our appeal to our readers to write their personal stories to put them online as a first step towards forming a TRUE history of Italian migration.

Send your stories to: [email protected]

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