Il Progetto che dobbiamo fare – The Project we must carry out


di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

Il Progetto che dobbiamo fare

Non basta dire che siamo fieri di quel che i nostri parenti e amici all’estero hanno fatto e continuano a fare. Abbiamo l’obbligo di far conoscere il più possibile quel che hanno fatto, quel che hanno subito e quel che continuano a fare.

Di Gianni Pezzano

Prima ancora di cominciare a scrivere i miei articoli quasi cinque anni fa ho capito che, come italiani e discendenti di italiani, sappiamo poco o niente delle esperienze dei nostri parenti e amici in altri paesi. Conosciamo le nostre esperienze personali, sappiamo che altri hanno avuto esperienze simili, ma non sappiamo le differenze non solo tra città e città, ma persino da paese e paese e da continente a continente.


C’erano tanti motivi per la decisione di scrivere questi articoli ma in fondo il motivo era, ed è ancora, l’intenzione che questi articoli sarebbero la rampa di lancio di un progetto che, come comunità italiana internazionale, avremmo dovuto iniziare molti anni fa.

Purtroppo due volte, quando eravamo sull’orlo di fare i primi passi solidi verso un progetto serio, le solite beghe politiche hanno vanificato la buona volontà di chi voleva realizzare un progetto tanto ambizioso quanto necessario.

Ora che condivido gli articoli sulle pagine del social di comunità italiane di molti paesi, oltre cinquanta nell’ultima condivisione, ho visto conferme di quel che sospettavo da anni, che le realtà delle nostre comunità italiane in tutti i continenti sono davvero infinite. Vediamo le differenze di lingua, di tradizioni e di atteggiamento, tutto sotto la bandiera d’essere “italiani”, ma quel che vediamo è complesso e per capirlo fino in fondo dobbiamo, finalmente, documentarle tutte in modo sistematico e internazionale.

Storia

Sappiamo tutti che la Storia dell’Emigrazione Italiana ha coinvolto milioni dei nostri connazionali che hanno deciso di lasciare il loro paese per fare una vita nuova all’estero, chi in Europa e chi in altri continenti.

Ma per capire la vera grandezza di questa realtà oggigiorno dobbiamo tenere in mente le cifre fornite qualche anno fa al primo Stati Generali della lingua italiana a Firenze dove l’allora Sottosegretario degli Affari Esteri Mario Giro ha fornita due cifre importanti secondo il suo Ministero. La prima, che i cittadini italiani all’estero sono circa cinque milioni, la seconda che i discendenti degli emigrati italiani in tutto il mondo sono circa ottantacinque milioni. Cioè, in totale circa una volta e mezzo la popolazione d’Italia oggi.

Per quanto sia grande, e per via di cambi inevitabili di cognomi a causa di matrimoni con non-italiani nel corso di due secoli di emigrazioni importanti, la cifra dei discendenti di emigrati è in ogni probabilità conservatrice e non sapremo mai il vero numero.

Però, nel fare il gioco dei numeri, per quanto siano grandi, dimentichiamo che parliamo di oltre novanta milioni di individui, ciascuno con le proprie esperienze e la propria storia. Questa cifra nasconde i migliaia e migliaia di circoli in tutto il mondo che rappresentano vere e proprie “colonie” di molti paesini e città di tutte le regioni d’Italia, perché sappiamo che non era insolito che gruppi interi dallo stesso paese partissero per l’estero.

Infatti, parliamo di circa due secoli d‘Emigrazione Italiana che iniziò prima ancora della nascita del paese che ora chiamiamo Italia.

Basti pensare che sulla nave di Capitano Cook quando scoprì la baia che sarebbe diventata la città di Sydney in Australia c’era James Matra, figlio di emigrati italiani nato a New York, allora una delle colonie britanniche che sarebbero poi diventate la base principale dei moderni Stati Uniti d’America. Oggi uno dei quartieri di quella metropoli australiana si chiama Matraville in suo onore.


Per oltre due secoli i nostri parenti e amici sono partiti per altri paesi e continenti. All’inizio verso le colonie dei grandi imperi europei, il britannico, il francese, il portoghese e lo spagnolo. Poi, con il cambio delle colonie in paesi indipendenti sono arrivati in paesi che erano democrazie, come c’erano monarchie e dittature.

Mi domando e dobbiamo tutti chiederci seriamente, cosa sappiamo davvero di quel che i nostri parenti e amici hanno subito davvero nei loro paesi di residenza? Temo la risposta sia, troppo poco.

Molti in Italia avrebbero avuto una sorpresa nell’apprendere la notizia recente delle scuse ufficiali della città di New Orleans del linciaggio di 11 connazionali in quella città nel 1891. Ma non erano gli unici a subire quella morte atroce. Almeno una cinquantina di italiani ne furono vittime in quel paese. Ci sono state stragi di italiani anche in altri paesi come la Francia, il Belgio e in molti paesi delle Americhe.

In molti casi, per via della documentazione rudimentale dell’epoca e per le circostanze locali, i parenti rimasti in Italia non hanno mai saputo di queste tragedie perché i loro figli, fratelli e sorelle partiti per la nuova “vita” all’estero sono semplicemente “spariti”.

Ovviamente questi son i casi più estremi ma, tristemente, pochi dei nostri connazionali e i loro figli possono dire di non aver sofferto qualche forma di discriminazione a causa delle loro origini. Naturalmente un motivo è l’eterno luogo comune dove “italiano” vuol dire “mafia”, ma non è l’unico. Il semplice fatto di parlare l’italiano per strada in un altro paese ha portato, come minimo, a derisione di moltissimi nostri connazionali. Nel caso dei nostri connazionali in Brasile, in uno dei suoi periodi di dittatura militare, la legge impediva loro di dare nomi italiani ai figli bensì le versioni in lingua portoghese.

Tradizioni e usanze

Poi, nel corso dei decenni e poi secoli, gli italiani all’estero sono cambiati. Hanno modificato quelle originariamente italiane, hanno creato tradizioni e usanze nuove e il loro linguaggio, la loro versione della lingua italiana, è cambiata secondo la lingua locale e l’istruzione degli italiani in quei luoghi.


Ora che le comunicazioni internazionali sono facili, veloci e costano poco, abbiamo dimenticato che fino a pochi anni fa tenere contatto con i parenti in Italia, e anche con le notizie di ogni tipo, era difficile e allora gli abitanti delle nostre comunità all’estero, soprattutto in altri continenti, non sapevano e spesso non potevano capire i grandissimi cambiamenti nel loro paese d’origine che una volta doveva esportare i suoi cittadini e ora non solo è tra le più grandi potenze economiche del mondo ma deve persino importare gente per svolgere certi lavori che molti italiani non vogliono più fare.

Progetto

Per poter capire le esperienze dei nostri parenti e amici all’estero, per capire come si sono sviluppate le nostre comunità in tutti i continenti e per capire come meglio insegnare ai discendenti dei nostri emigrati le loro origini e la grandezza del loro patrimonio linguistico e culturale, dobbiamo cominciare a capire la Storia dei nostri emigrati.

Abbiamo fatto il primo piccolo passo in questo giornale nel chiedere ai nostri lettori di inviare le loro storie. Però questo non è altro che una goccia in un oceano enorme.

Come comunità internazionale, a partire dall’Italia stessa, dobbiamo finalmente sviluppare un progetto che coinvolga tutte le comunità in tutto il mondo. Abbiamo l’obbligo di incoraggiare individui e gruppi a documentare le storie. Dobbiamo incoraggiare la gente a preservare i documenti dei   genitori, i nonni e i bisnonni. Dobbiamo incoraggiare studenti a sviluppare i loro studi verso la Storia della nostra Emigrazione.

Questo è un Progetto che dobbiamo fare per un motivo molto semplice. La Storia dell’Emigrazione Italiana è davvero la Storia di una parte fondamentale della Storia d’Italia.

Non basta dire che siamo fieri di quel che i nostri parenti e amici all’estero hanno fatto e continuano a fare. Abbiamo l’obbligo di far conoscere il più possibile quel che hanno fatto, quel che hanno subito e quel che continuano a fare.


Gli emigrati italiani hanno davvero contribuito a creare l’Italia d’oggigiorno ed è ora che questo contributo sia conosciuto e riconosciuto, particolarmente in Italia.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

The Project we must carry out

It is not enough to say we are proud of what our relatives and friends overseas did and continue to do. We have a duty to know as much as possible about what they did, what they suffered and what they continue to do.

By Gianni Pezzano

Even before starting to write my articles nearly five years ago I understood that, as Italians and descendants of Italians, we know little or nothing of the experiences of our relatives and friends in other countries. We know our own personal experiences, we know that others have had similar experiences, but we do not know the differences not only from city to city, but even from country to country and from continent to continent.


There were many reasons for the decision to write these articles but deep down the reason was and still is the intention that these articles would be the launch pad for a project that, as an international Italian community, should have begun many years ago.

Sadly, twice we were on the verge of taking the first steps towards a serious project but the usual political arguments thwarted the good will of those who wanted to create a project that is as serious as it is ambitious.

Now that I share these articles on the social media pages of Italian communities in many countries, more than fifty in the last share, I have seen confirmation of what I suspected for years, that the realities of our Italian communities in all the continents are truly infinite. We see the differences of language, traditions and attitude, all under the flag of being “Italians”, but what we see is complicated and in order to understand it fully we must, at last, document them all systematically and internationally.

History

We all know that the History of Italian Migration involved millions of our countrymen who decided to leave their country to start a new life, some in Europe and others in other continents.

But to understand the true size of this reality today we must bear in mind the numbers supplied a few years ago at the first Estates General of the Italian Language in Florence where Mario Giro, the then Deputy Minister for Foreign Affairs, supplied two important figures. The first, that there were about five million Italian citizens around the world and the second that the descendants of Italian migrants around the world numbered about eighty five million. In other words, a total of one and half times Italy’s population today.

Large as it is, and due to the inevitable changes of surnames caused by marriages with non-Italians over two centuries of migration, the figure of the descendants of migrants is probably conservative and we will never know the real number.

However, when we play with numbers, no matter how large they are, we forget that we are talking more than ninety million individuals with their own experiences and their own stories. This figure hides the thousands upon thousands of Italian clubs around the world which represent true “colonies” of many towns and cities from all of Italy’s regions because we know that it was not unusual for whole groups from the same town to leave for overseas.

In fact, we are talking of about two centuries of Italian Migration that began even before the birth of the country we now call Italy.

We only have to think that on the ship Captain Cook sailed when he discovered the bay that would become the city of Sydney in Australia there was James Matra, the son of Italian migrants born in New York that was then one of the British colonies that would form the foundation of the modern United States of America. Today one of the suburbs of the Australian metropolis is called Matraville in his honour.

For more than two centuries our relatives and friends have been leaving for other countries and continents. In the beginning they went to the colonies of the great European Empires, the British, French, Portuguese and Spanish. And then, with the change from colonies to independent countries they went to countries that were democracies, just as there were monarchies and dictatorships.

I ask myself, and we all must seriously ask ourselves; what do we truly know of what our relatives and friends suffered in their countries of residence? I fear the answer is, too little.

Many in Italy would have been surprised when they learnt the recent news of the official apology by the City of New Orleans for the lynching of 11 eleven Italians in that city in 1891. But they were not the only ones to suffer that horrible death. At least fifty Italians were victims were victims of those impromptu gallows in that country. There were massacres of Italians also in other countries such as France, Belgium and in many countries in the Americas.

In many cases, due to the rudimentary documentation of the time and the local circumstances, the relatives in Italy never knew of these tragedies because their sons and daughters, their brothers and sisters who left for the new “life” overseas simply “disappeared”.

Obviously these are the extreme cases but sadly few of our countrymen and women and their children can say they never suffered some form of discrimination due to their origins. Naturally one reason is the eternal cliché that “Italian” means “Mafia” but it is not the only one. The simple fact of speaking Italian in the street of another country draws at least scorn to many of our fellow Italians. In the case of our countrymen and women in Brazil, during one of its periods of military dictatorship the law prevented them from giving Italian names to their children but rather the Portuguese versions.

Traditions and customs

Subsequently, over the decades and then centuries the Italians overseas changed. They changed what was originally Italian, they created new traditions and customs and their language, their version of Italian, changed according to the local language and the education of the Italians in those places.

Now that international communications are easy, fast and cost little we have forgotten that until a few years ago keeping in touch with relatives in Italy, and also with news of every type, was difficult and so the inhabitants of our communities overseas, especially in other continents, did not know and often did not understand the great changes in their country of origin that once exported its citizens and now is not only one of the world’s great economic powers but it even imports people to carry out certain jobs that many Italians no longer want to do.

Project

In order to understand the experiences of our relatives and friends overseas, in order to understand how our communities in all the continents developed and in order to understand how to best teach the descendants of our migrants their origins and the greatness of our linguistic and cultural heritage, we must begin to understand the History of our migrants.

We have taken the first small step on this site when we ask our readers to send in their stories. However, this is but a drop in an enormous ocean.

As an international community, starting with Italy herself, we must finally develop a project that involves all the communities around the world. We have a duty to encourage individuals and groups to document the stories. We must encourage people to keep their parents’, grandparents’ and great grandparents’ documents. We must encourage students to develop their studies towards the History of our Migration.

We must do this Project for one very simple reason. The History of Italian Migration is truly the History of an essential part of Italy’s History.

It is not enough to say we are proud of what our relatives and friends overseas did and continue to do. We have a duty to know as much as possible about what they did, what they suffered and what they continue to do.

Italian migrants truly contributed to making today’s Italy and it is time that this contribution is known and recognized, especially in Italy.

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