Italiani nel Mondo

I parenti inattesi – The unexpected relatives

By 5 Settembre 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I parenti inattesi

Nella vita quotidiana e al lavoro l’immigrato scopre che non ci sono solo italiani e molti scoprono che il cuore non ha lingua o nazionalità.

di Gianni Pezzano

 


Recentemente abbiamo parlato del matrimonio come parte integrale del fenomeno dell’emigrazione. Nella grande maggioranza dei casi la motivazione dell’emigrato è di dare una vita nuova per la famiglia, oppure di formare la propria famiglia all’estero. Eppure quel che abbiamo non è quel che aspettavamo.

Ognuno di noi ha la propria idea della sua famiglia ideale e di solito il concetto base è formato dai ricordi della gioventù e la vita di famiglia con i genitori. Però, questo concetto è quello del paese (in entrambi i sensi della parola) di nascita e non tiene conto delle molto realtà del nuovo paese di residenza.

Così, molti emigrati scoprono un nuovo senso alla frase vecchia e internazionale che “la casa è dove si trova il cuore”.

Modello base

La vita di famiglia è composta da molti fattori, i nonni e i genitori, i fratelli e le sorelle, la tradizioni di famiglia, i rapporti con parenti, paesani e vicini di casa e infine, ma non per questo non meno importante per molti, il rapporto con la religione.

Per questi motivi l’idea base di molti italiani è una coppia formata da genitori italiani, l’italiano parlato in casa, in molte famiglia la tradizione di passare ai figli i nomi dei nonni e molti aspetti che si basano sui riti di vita delle zone d’origine dei genitori.

Nel caso degli emigrati italiani, di solito nella prima generazione, i coniugi sono paesani o corregionali. Il circolo degli amici, soprattutto nel caso di piccole “colonie” di paesani nel paese nuovo, è composto da gente che spesso si conosce sin dalla scuola nel paese di origine.

Naturalmente, soprattutto nel caso dell’emigrazione post bellica, le speranze erano che i figli nati nel paese nuovo si sarebbero sposati poi con figli di altri paesani e in questo modo continuare i legami decennali tra famiglie.

Nel corso del tempo abbiamo visto che, benché ci siano quelli che hanno seguito questo modello di famiglia, le molte realtà nel nuovo paese di residenza hanno visto sviluppi che pochi potevano immaginare prima di partire dall’Italia.

Vita nuova

Nel trasferirsi all’estero si spera di poter continuare le tradizioni che hanno reso la nostra vita comoda e sicura. I riti della chiesa, la tradizioni dei pomodori, le olive, fare il maiale e il vino, per nominarne soltanto alcune, sono state riprese nelle case nuove e quindi era naturale pensare che i figli avrebbero poi seguito i passi dei nonni e i genitori.


In effetti, questo vuol dire che l’immigrato, malgrado i limiti imposti dalla mancanza di certi prodotti soprattutto alimentari, continua a vivere come fosse ancora in Italia.

Finché l’immigrato continuerà a stare con i proprio parenti e paesani/connazionali la vita e i sogni rimangono essenzialmente italiani, ma la vita non è così semplice.

Nella vita quotidiana e al lavoro l’immigrato scopre che non ci sono solo italiani e molti scoprono che il cuore non ha lingua o nazionalità.

A lavoro e nel divertimento l’immigrato comincia a conoscere meglio i nuovi compagni di lavoro, come anche i vicini di casa non italiani, nell’uscire incontra sempre di più gente con altre tradizioni e usanze. Con il conoscere meglio il suo nuovo paese l’immigrato comincia a rendersi conto che l’emigrazione è molto di più del semplice trasferimento della casa all’estero, ma è un cambio enorme dello stile di vita.

Poi, quando arriva il giorno che l’immigrato capisce che “l’oggetto del desiderio” non è italiana o italiano i sogni devono per forza subire le eventuali conseguenze.

Vita è cambiare

Con la decisione di sposarsi la coppia deve trovare il modo di coniugare le due vite e formarne una davvero nuova.


La prima decisione arriva con la cerimonia, particolarmente per le coppie che non condividono la stessa religione. Questo può creare problemi anche in differenze tra fedi cristiani e non solo tra cristiani e non cristiani. Già un’eventuale decisione di non sposarsi in chiesa non è da poco conto per molti, perché per molti italiani è un sogno importante per la propria vita.

Senza dimenticare le tradizioni e le usanze per il ricevimento che possono subire modifiche altrettanto drastiche secondo le nazionalità degli sposi. Un aspetto non indifferente è quello con altre religioni che hanno divieti alimentari che avrebbero un effetto grande sulla vita, a partire proprio dal ricevimento dello sposalizio.

Poi, quando è passata la frenesia della cerimonia e tutto il suo seguito, la coppia si trova a dover scegliere quale parte della propria vita mantenere e quale dover lasciare. Questo è già un passaggio importante normalmente, ma le differenze culturali si sentono soprattutto in questo.

Si inizia con la lingua parlata in casa che spesso diventa la lingua del paese di residenza invece dell’italiano o la lingua della seconda famiglia. Si continua con i piatti da cucinare, la usanze e le tradizioni che fino a quel giorno erano parte integrale della vita dei novelli sposi.

Nel frattempo, le differenze con i nuovi parenti inattesi non spariranno mai del tutto. Sia per motivi di religione che per tradizioni. Con la nascita di figli arrivano le questioni di battesimo e di quali nomi dar  loro, i rapporti con i nonni e quali tradizioni passare a loro.

La vita è già una continuo ciclo di cambi, ma per molte di queste coppie i cambi possono avere volti e conseguenze che non avevano mai sognato prima di sposarsi.


 

Soluzioni

Ci sono state coppie che hanno rifiutato ai nonni di insegnare ai nipotini le loro lingue, ci sono state quelle che hanno insegnato ai figli tutte e tre le lingue (quelle dei genitori e quella del paese di nascita). Ci sono stati nonni italiani che non hanno potuto accettare la decisione dei figli di non battezzare i nipotini, come quelli che si sono offesi perché i nipotini non portano i loro nomi secondo la tradizione di famiglia.

Come quasi tutto nella vita non esiste una risposta valida per tutti. I problemi sono così personali e delicati che ogni coppia, insieme ai loro parenti, deve trovare la soluzione giusta per loro. Un articolo non darebbe mai lo spazio per dare mai più di un assaggio di queste realtà che pochi sognano quando emigrano all’estero.

Quel che intendiamo, come gli altri articoli con temi per le storie dell’emigrazione italiana che cerchiamo per mettere online, è di dare spunto ai lettori  di scrivere le loro esperienze personali. Non solo perché abbiamo l’obbligo di ricordare e conservare queste storie, ma anche perché queste storie sono importanti per poter fare capire ad altri che affronteranno queste esperienze nel futuro come trovare la loro soluzione agli stessi problemi.

La Storia non esiste sono per riempire libri, serve per farci capire chi siamo, da dove veniamo e dove potremo arrivare.

Inviate le vostre storie a: [email protected]


 

di emigrazione e di matrimoni

The unexpected relatives

In daily life and at work the migrant discovers that there are not only Italians and many discover that the heart has no language or nationality.

by Gianni Pezzano

Recently we spoke about marriage as an integral part of the phenomenon of immigration. In the great majority of cases the motivation for migrating is to give the family a new life or to form their own family overseas. Yet what we get is often not what we expect.

Each of us has our own idea of the perfect family and the basic concept is usually that formed from the memories of our youth and family life with our parents. However, this is the concept of the country of birth and does not take into account the many realities of the new country of residence.

In this way many migrants discover a new sense of the old and international saying “Home is where the heart is”.

 

Basic model

Family life is made up of many factors, the grandparents and parents, brothers and sisters, family tradition, relationships with relatives, friends, neighbours and, last but certainly not least, our relationship with religion.

For these reasons the basic idea of many Italians is a couple formed of Italian parents, Italian spoken at home, in many families the tradition of passing on to the children the names of the grandparents and many aspects based in the life of the place of origin of the parents.

In the case of Italian migrants, usually those of the first generation, couples are made up of people from the same town or the same region of Italy. The circle of friends in the new country, especially in the case of small “colonies” of people from the same home town, is made up of people who often have known each other since school in their home towns.

Naturally, especially in the case of post war migration, the hopes were that children born in the new country would then marry children of others from the same home town and in this way continue the decades long links between families.

Over time we have seen that, despite the fact that many have followed this model of family, the many realities of the new country of residence have seen developments that few could have foreseen before leaving Italy.

New life

Transferring overseas we hope to be able to continue the traditions that made our lives comfortable and secure. The rites in church, the traditions of tomato sauce, olives, butchering the pig for sausages, etc, to name only a few, have been taken up again in the new homes and therefore it was only natural to think that the children would then have followed their grandparents’ and parents’ footsteps.

Effectively, this means that the migrant, despite the limitations due to the lack of certain products, especially food, continued to live as if they were still in Italy.

As long as the migrant continued to live with this or her relatives and countrymen their lives and dreams were essentially Italian but life is not that easy.

In daily life and at work the migrant discovers that there are not only Italians and many discover that the heart has no language or nationality.

At work and play the migrant begins know better the new work colleagues, as well as the non Italian neighbours, in going out he or she increasingly meets more people with other traditions and habits. As he or she gets to know the others better the migrant begins to understand that migration is much more than simply moving home overseas but a huge change in lifestyle.

Then, when the migrant understands that the “object of desire” is not Italian the dreams are forced to suffer the eventual consequences.

Life is change

With the decision to marry the couple must find a way to combine the two lives and form another that is truly new.

The first decision comes with the ceremony, especially for couples that do not share the same religion. This can also cause problems between Christians and not only between Christians and non Christians. Any decision not to marry in church is not of minor importance because for many Italians it is an important dream in their lives.

Without forgetting the traditions and habits that can suffer changes that are just as drastic depending on the nationality of the couple. One matter that is not insignificant is with other religions that have dietary restrictions that can cause great effects on life, beginning with the wedding reception itself.

Then, when the frenzy of the ceremony and its consequences is over, the couple finds itself having to choose which parts of their lives to keep and which to abandon. This is already an important passage normally but the cultural differences are felt above all in this.

It begins with the language spoken at home that is often the language of the country of residence instead of Italian or the language of the second family. This then goes on to the dishes to cook, the habits and traditions that until then were an essential part of the lives of the newly married couple.

In the meantime, the differences with the unexpected relatives had never fully disappeared, whether for reasons of religion or traditions. With the births of children come the questions of baptism and which names to give, the relationships with the grandparents and which traditions to pass on to them.

Life is already a continual cycle of change but for many of these couples the changes can have many faces and consequences that they had never imagined before marrying.

Solutions

There are couples that refused to let the grandparents teach their language to the grandchildren, there are those that taught the children all three languages (those of the parents and that of the country of residence). There have been Italian grandparents who could not accept their children’s decision not to baptize the grandchildren, just as there were those who were offended that the grandchildren do not have their names according to family tradition.

As in nearly everything in our lives there is no right answer for everything. The problems are so personal and delicate that each couple, together with their relatives, must for their own right solution. One article will never have enough space to give more than a taste of these realities that few imagine before they migrate overseas.

What we intend, just like the other articles with themes for the stories of Italian migration that we are seeking to put online, is to give our readers a starting point to write their own stories. Not only because we have a duty to remember and to preserve these stories but also because these stories are important in order to let others who will face these problems in the future understand how to find their own solutions to these same problems.

History does not exist for filling books; it serves to make us understand who we are, where we come from and where we can achieve.

Send your stories to: [email protected]

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