Italiani nel Mondo

I nuovi pretoriani – The new praetorians

By 13 Settembre 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I nuovi pretoriani

La creazione di barriere tra il politico e chi rappresenta, siano fisiche come le guardie, che virtuali come il linguaggio che utilizziamo nei loro riguardi creano il pericolo di peggiorare il rapporto, come vediamo da molti anni e non soltanto nel voto del 4 marzo scorso

di Gianni Pezzano

La politica non è fatta solo di idee e discorsi, ma anche di gesti che a volte parlano molto di più forte e con più chiarezza di qualsiasi discorso. Perciò un incontro a Ravenna è diventata l’occasione di potere vedere una faccia della politica moderna, soprattutto di un sistema politico basato su rappresentanza parlamentare, che dovrebbe farci pensare sui rapporti tra i cittadini e i loro rappresentanti alla Camera dei Deputati e il Senato.


Per uno nato e cresciuto in un sistema politico con un rapporto molto più stretto tra elettori e parlamentari la frase italiana “Lei non sa chi sono io” dimostra un atteggiamento di distacco che non ha niente di democratico.

Però, la sera ravennate ci ha dato un esempio non tanto isolato della nuova versione di questa frase.

 

Il muro ambulante

Nel maggio del 1992 ho avuto l’onore d’essere ospite del Minardi Team al Gran Premio di San Marino al circuito di Imola. Mentre facevo il giro dei box per vedere le monoposto delle altre scuderie ho visto a distanza quel che sembrava un muro blu ambulante. Dopo pochi minuti ho visto che il muro era composto da polizia in divisa che proteggeva una famiglia che faceva il mio stesso giro. Ho seguito questo gruppo con curiosità fino al punto che è entrato nel box dove ero ospite anch’io e sono stati accolti calorosamente da Gian Carlo Minardi. La famiglia e le loro guardie sono rimaste al box per una ventina di minuti prima di procedere al loro giro.

Più tardi il manager mi ha spiegato che gli ospiti scortati dai nuovi pretoriani erano Domenico Sica, magistrato e l’Alto Commissario antimafia e i suoi figli. Qualche settimana dopo gli attentati che uccisero Giovanni Falcone e le sue guardie e poi Paolo Borsellino, organizzati dalla mafia, mi hanno fatto capire le misure di sicurezza a Imola.

Mi sono ricordato di questo ieri sera a Ravenna mentre ero alla Festa dell’Unità nazionale. Avevo colto l’occasione di andarci per poter assistere a una tradizione politica italiana che risale a molto prima della formazione dell’attuale Partito Democratico.

Mentre ero in uno degli stand gastronomici ho visto arrivare una versione diversa dei nuovi pretoriani di Imola. Non più in divisa militare, ma in vestito scuro con cravatta e tanto di distintivo con il simbolo del Senato portati come fossero una divisa,   e auricolari.

Qualche minuto dopo è arrivato un gruppo di una ventina di parlamentari che comprendeva   Maria Elisabetta Alberti Casellati, la Presidente del Senato. Il gruppo ha preso posto al tavolo vuoto che avevo notato e ovviamente riservato per loro. Da fuori si sentiva il rumore di un elicottero che vigilava sulla manifestazione. La cena è durata una mezz’oretta, sempre circondata dal folto gruppo di guardie che incessantemente controllavano la scena. A un punto uno dei camerieri ha detto con sgomento che c’erano cinquanta guardie dentro e intorno lo stand e nelle mia mente non avevo dubbi che oltre queste e l’elicottero, c’era in stato di allerta anche un gruppo di pronto intervento nel caso di un incidente.

Tutto per una manifestazione che, tradizionalmente, è il punto d’incontro tra politici e gli elettori. Ieri sera in quello stand, a parte qualche saluto veloce dei politici locali a gente a vari tavoli, non c’era alcuno contatto tra i politici e i cittadini presenti. Poi, se a qualcuno fosse venuto la voglia di conoscere il suo politico, la presenza delle guardie non ha proprio aiutato a superare il timore di conoscerlo.


 

Guerra e politica

Sarebbe facile rispondere che i magistrati e i politici hanno bisogno di sicurezza ma i due casi sono molto diversi. Nel caso di Sica e gli altri come lui, in effetti sono soldati in prima linea in una guerra, mai finta del tutto, tra la malavita organizzata e lo stato. Il crudele destino di Falcone, Borsellino e innumerevoli altri ne è la prova.

Però, i politici hanno un ruolo istituzionale fondamentale, sono il legame tra i cittadini e lo Stato.

La presenza di guardie, oltre alla tendenza della nostra lingua e i mezzi di rivolgerci alle autorità sono i veri fattori che creano le impressioni di una “Casta”. Molto di più dei privilegi delle cariche descritte nel libro omonimo dei giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

Inoltre, abbiamo visto fin troppe volte che molti politici si considerano rappresentanti di chi li ha votati e quindi indirizzano le loro attività verso una parte dell’ elettorato e dimenticano che rappresentano tutto l’elettorato e non solo una parte selettiva. E in questo i politici devono anche tener in mente che, nel segreto delle urne il giorno del voto, come fanno a sapere chi li ha votati veramente e chi no?

 


Interessi

Queste riflessioni possono sembrare fin troppo banali, ma se vediamo non tanto i perenni e quasi eterni problemi della nostra politica, ma la politica di altri paesi che una volta erano modelli di stabilità politica, vedremo che queste barriere tra i politici e i loro elettori creano problemi seri per la stabilità di qualsiasi sistema democratico e non solo il nostro.

Quando sono cresciuto in Australia ho sentito troppo spesso le battute sugli innumerevoli cambi di governi a Roma. Però, in queste settimane il popolo australiano ha visto il suo settimo cambio di Primo Ministro in 10 anni. Un passo superiore a quello italiano e in molti sensi attribuiti alla tendenza attuale dei politici australiani a pensare sempre di più ai giochi partitici che agli interessi dei loro elettori.

Negli Stati Uniti la crescita di forti gruppi di pressione legati a interessi particolari, compresi quelli religiosi, hanno visto una rottura profonda nel sistema politico americano e un risultato è stato l’elezione di Donald Trump come presidente del paese. Nel considerare l’elezione presidenziale americana bisogna sempre ricordare che Trump ha vinto con il voto dei grandi elettori e non con il voto popolare, dove la sua rivale Hillary Clinton ha ottenuto tre milioni di voti di più.

Purtroppo, sin dal suo insediamento Trump ha indirizzato quasi interamente il suo programma politico verso quei gruppi che l’hanno appoggiato. Di conseguenza, ogni sua decisione è contestata a livelli quasi impensabili fino all’anno scorso, persino da politici del suo partito. Sarà davvero interessante vedere le conseguenze di queste decisioni al turno elettorale di novembre prossimo che ormai è considerato una specie di plebiscito sul suo operato nella Casa Bianca.

 

Pericolo

La presenza delle guardie con i politici ci fa pensare ai Pretoriani dell’epoca dell’Impero romano. Erano le guardie degli imperatori e a volte anche i loro consiglieri. Nel caso di Caligola, furono proprio loro a decidere la morte di quel che è considerato l’imperatore più matto.


Certamente non intendiamo dire che saranno i nuovi pretoriani a decidere il futuro della politica italiana, ma la loro presenza massiccia deve farci pensare seriamente al futuro del nostro sistema politico.

Senza entrare nel merito delle origini delle parole “politica” e democrazia”, dobbiamo tenere sempre presente che senza il rapporto cittadini-politici un sistema democratico non funzionerà mai. La creazione di barriere tra il politico e chi rappresenta, siano fisiche come le guardie, che virtuali come il linguaggio che utilizziamo nei loro riguardi creano il pericolo di peggiorare il rapporto, come vediamo da molti anni e non soltanto nel voto del 4 marzo scorso.

Se davvero vogliamo migliorare il nostro sistema politico, e di conseguenza la funzionalità della nostra democrazia, dobbiamo cominciare a battere giù le barriere che abbiamo creato nel corso non di decenni, ma di secoli.

Però, il primo passo non può e non deve venire dagli elettori che svolgono il loro compito quando votano, ma dai politici che devono capire e poi abbattere le barriere che li circondano.

A loro il compito. Se vogliamo migliorare il paese questo deve essere il primo passo. Ne sono pronti e capaci?

Inviate le vostre storie a: [email protected]


 

di emigrazione e di matrimoni

The new praetorians

The creation of barriers a politician and the people he or she represents, whether they are physical such as the guards, or virtual as the language we use in their regards, creates the danger of worsening the relationship, as we have seen over many years and not only in the election of March 4th.

By Gianni Pezzano

Politics is not made up only of ideas and speeches but also of gestures that sometimes speak much louder and more clearly than any speech. Therefore an encounter at Ravenna became the occasion to see a face of modern politics, especially of a political system based on parliamentary representation, that should make us think about the relationship between the citizens and their representatives in the Chamber of Deputies and the Senate.

For someone born and raised in a political system that has a much closer relationship between voters and parliamentarians the Italian phrase “Lei non sa chi sono io” (You do not know who I am) shows an attitude of detachment that is anything but democratic.

However, the evening in Ravenna gave us a not very isolated example of the new version of this phrase.

 

The moving wall

In May 1992 I had the honour of being a guest of the Minardi Team at the San Marino Grand Prix at the Imola circuit. As I made a round of the pits to see the racing cars of the other teams I saw at a distance what seemed like a moving blue wall. After a few minutes I saw that the wall was made up of a number of police in blue uniforms protecting a family that was making the same round as me. I followed this group out of curiosity until it entered the pit where I too was a guest where they were greeted very warmly by Gian Carlo Minardi. The family and the guards stayed in the pit for about twenty minutes before continuing their tour.

Later the manger told me that the guests escorted by the new praetorians were Domenico Sica, the investigating magistrate and the anti-Mafia High Commissioner and his children. Some weeks later the bombings that killed Giovanni Falcone and his guards and then Paolo Borsellino, carried out by the Mafia, made me understand the security measures at Imola.

I remembered this last night at Ravenna while I was at the national Festa dell’Unità, the traditional event organized by Italy’s Partito Democratico. I had seized the chance to go there to witness a tradition of Italian politics that goes back to long before the formation of the current political party.

As I was in one of the food stands I saw the arrival of a different version of the new praetorians at Imola. No longer in a blue uniform but wearing dark suits with ties and badges with the symbol of the Senate worn like a uniform and with earphones.

A few minutes later a group of about twenty parliamentarians arrive, one of them was Maria Elisabetta Alberti Casellati, the president of Italy’s Senate. The group sat down at the empty table that I had noticed earlier and obviously reserved for them. From above I hear the sound of a helicopter that was watching over the event. At one point one of the waiters said with dismay that there were fifty guards inside and around the stand and in my mind I had no doubt that in addition to these guards and the helicopter that there was also a quick response team on alert in case of an incident.

All this for an event that is traditionally a meeting point for politicians and their voters. Last night in the stand, apart from a quick wave by local politicians to people at various tables, there was no contact between the politicians and the citizens present. And then, if someone had the desire to meet their politician the presence of the guards certainly did not help to overcome the fear of meeting him or her.

 

War and politics

It would be easy to say that the magistrates and politicians need security but the two cases are very different. In the case of Sica and the others such as him, effectively they are frontline soldiers in a war that has never completely finished between organized crime and the State. The cruel fate of Falcone, Borsellino and countless others is the proof.

However, politicians have an essential institutional role; they are the link between citizens and the State.

The presence of guards, in addition to the tendency of our language and our methods of contacting the authorities, are the true factors that create the impression of a “Caste”. Much more that the privileges of the position described in the book of the same name by journalists Gian Antonio Stella and Sergio Rizzo.

Furthermore, we have seen all too often that many politicians do not consider themselves the representatives of those who voted for them and they address their activities towards one part of the electorate and forget that they represent all the electorate and not only a select part. And for this reason politicians must always bear in mind that, in the secrecy of the polling booth, how do they know who voted for them and who not?

 

Interests

These reflections may seem all too banal but, if we look not so much Italy’s perennial and almost eternal political problems but at the politics of other countries what were once models of political stability, we will see that these barriers between politicians and their electors create serious problems for the stability of any political system and not only ours.

When I was growing up in Australia I heard all too often the jokes about the countless changes of governments in Rome. However, in recent weeks the Australian population saw the seventh change of Prime Minister in ten years. A higher rate than in Italy and in many senses attributable to the current tendency of Australian politicians to think more about party political games than the interests of their electors.

In the United States the growth of specific pressure groups, including religious groups, has seen a deep division in the American political system and the result was the election of Donald Trump as the country’s president. When considering the American presidential election we must always remember that Trump won with the vote of the electoral colleges and not with the popular vote where Hillary Clinton obtained three million voted more than Trump.

Unfortunately, since his inauguration Trump has addressed almost all his political agenda towards those groups that supported him. Subsequently each of his decisions has been contested at levels that were almost unthinkable until last year, even by politicians of his own party. It will be truly interesting to see the consequences of these decisions in the midterm elections in November that are now considered as almost a plebiscite on his work in the White House.

 

Danger

The presence of the politicians’ guards makes us think of the Praetorians of the Roman Empire. They were the emperors’ guards and at times also their advisers. In the case of Caligula, they were the very ones who decided the death of who is considered the maddest emperor.

We do not certainly mean that the new praetorians will decide the future of Italian politics but their heavy presence must makes us seriously consider the future of our political system.

Without entering into the merits of the origins of the words “politics” and “democracy”, we must always bear in mind that without the relationship between citizens and politicians a democratic system will never work. The creation of barriers a politician and the people he or she represents, whether they are physical such as the guards, or virtual as the language we use in their regards, creates the danger of worsening the relationship, as we have seen over many years and not only in the election of March 4th.

If we truly want to improve our political system, and subsequently the functionality of our democracy, we must start to knock down the barriers that we have created in the course not of decades but of centuries.

However, the first step cannot and must not comes from the electors that carry out their role when they vote but from the politicians that must understand and then knock down the barriers that surround them.

This is their task. If we want to improve the country this must be the first step. Are they ready and able to do so?

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