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I messaggi d’odio che ci disonorano- The messages of hatred that dishonour us

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Tempo di lettura: 12 minuti
di emigrazione e di matrimoni

I messaggi d’odio che ci disonorano

In questo articolo non voglio utilizzare il “noi” per ragionare sul tema, come faccio di solito. Difatti, l’episodio che ha ispirato questo articolo mi ha colpito profondamente perché è un fatto di vita che non mi è nuovo, e che, purtroppo, è sempre attuale, sia in Italia che all’estero.

Ma quel che mi ha colpito particolarmente è stato il “luogo” dello scambio e la persona protagonista dell’episodio che mi ha tirato in ballo per appoggiare un concetto che dovrebbe essere vergognoso per qualsiasi figlio/discendente di emigrati, e non solo italiani.

Qualche giorno fa, una moderatrice di una pagina degli italiani all’estero, che non verrà identificata né per il nome e nemmeno il suo paese d’origine anche perché questo tema non si limita a un solo paese, ha fatto un post con le foto di alcuni degli atleti italiani che hanno vinto medaglie agli Europei di Atletica Leggera tenutisi recentemente a Roma.

Mentre leggevo il post ho notato che un utente della pagina aveva messo una emoticon che ride in reazione all’articolo. In risposta a questa reazione la moderatrice gli ha chiesto di spiegare il perché della risata che non era una reazione appropriata per quel post che aveva lo scopo di promuovere imprese sportive che portano grande onore all’Italia e quindi, a tutti gli italiani, in Italia e all’estero.

Lui non le ha risposto, ma dopo aver letto uno mio scambio con lei nella lingua della pagina, lui mi ha fatta una richiesta, in un italiano maldestro, ovviamente una traduzione elettronica: “GP, possiamo parlare? Dobbiamo parlare di come difendere la nostra “linea” (sic) da contaminazione”.

E ho colto in quella richiesta un messaggio d’odio che non dovrebbe avere posto in una pagina dedicata a discendenti di emigrati italiani. E dirò di più, messaggi del genere fanno solo disonore a noi tutti.

Bisogna dire che il nome della moderatrice non è italiano, però, il fatto è, e lo sapevo visti i nostri scambi regolari, che lei è figlia di madre italiana e padre di un altro paese (che non nominerò per non identificarla) ed è cresciuta all’estero. È cittadina italiana e risiede in Italia da tanti anni, quindi è anche perfettamente bilingue. Per questo il tentativo dell’altro utente di contattarmi in italiano ridicolo e vano…

Anche se avevo capito il vero messaggio dell’utente, gli ho chiesto di spiegarmi cosa avesse voluto dire. Non mi ha mai risposto, e poco dopo lui è stato “bannato” dalla pagina. Di seguito, l’ho bloccato anch’io, dopo averlo segnalato a Facebook per aver infranto le regole del sito in termini di messaggi di odio o discriminatori.

Il colmo del suo atteggiamento sulle foto degli atleti italiani con la pelle scura (come si vede nelle immagini in testa all’articolo), un fatto che lui ovviamente ha considerato come minimo sgradevole, è che lui, come la moderatrice, è di discendenza italiana, ma il suo nome non è affatto italiano.

Questo fatto mi turba ogni volta che vedo incidenti del genere, e, tragicamente, non sono rari, sia in Italia, che all’estero, e ogni volta mi chiedo; Cosa avrebbero pensato i suoi avi emigrati del suo comportamento se lo avessero visto?

Perché di fatto con frasi fuori luogo lui ha trattato i NOSTRI atleti come sicuramente i suoi avi sono stati trattati in passato dagli autoctoni del suo paese di nascita e residenza.

Gente come questo utente, non importa in quale paese, nega ai nostri atleti, italiani da una/due generazioni, ma pienamente italiani, il diritto di appartenere al loro/nostro paese.

Non importa il colore della pelle, non importa se abbiano avuto un genitore italiano, non importa se fossero figli, oppure nipoti di immigrati nel nostro paese, sono TUTTI cresciuti nel nostro sistema scolastico, parlano la nostra lingua, conoscono la nostra Cultura, e quindi sono culturalmente italiani, oltre che pienamente cittadini per aver rispettato l’iter legislativo per esserlo, loro stessi piuttosto che i loro genitori o i nonni, anche se hanno aspetti fisici che evidenziano la provenienza da altri paesi, come succede a TUTTI i figli/discendenti di immigrati, non importa il paese.

Infatti, questa descrizione vale anche per i figli dei nostri emigrati all’estero…

Di conseguenza, nell’offendere i nostri atleti, quel tizio e gli altri utenti discendenti di immigrati che si comportano in questo modo mostrano chiaramente d’aver dimenticato le sofferenze dei loro avi.

Come hanno dimenticato anche i sogni degli avi di diventare cittadini dei loro nuovi paesi di residenza, un diritto che i loro discendenti non riconoscono ai nostri atleti e gli altri che sono venuti in Italia negli ultimi decenni.

E che nome dobbiamo dare a questo atteggiamento?

Il lettore acuto avrà già notato che ho evitato a utilizzare la parola che descrive perfettamente questo tipo di comportamento, e questo è puramente intenzionale. Come non ho alcuna intenzione di utilizzarla in questo articolo.

Il motivo di questa decisione è che ci sono quelli, in tutti i paesi, che ormai credono che quella parola sia inutile, e che l’accusa implicita nella parola non sia vera, e purtroppo, molti di quelli che fanno questa asserzione si trovano anche nei banchi del Parlamento Europeo, e i Parlamenti nazionali e provinciali/regionali in tutto il mondo.

E vorrei chiedere loro: come possiamo descrivere chi giudica una persona per via del colore della pelle, per via delle origini, per via della religione, ecc., ecc. se non con quella parola?

Non esiste figlio/figlia di emigrati, e scrivo per esperienza personale, essendo figlio di emigrati italiani, nato e cresciuto all’estero, che non sia stato soggetto di discriminazioni, di offese, di parole di odio e di ingiustizie NON per via del comportamento personale, ma semplicemente perché non era autoctono.

E questo è precisamente quel che l’utente ha fatto su quel post qualche giorno fa.

Un comportamento reso peggiore dal fatto che proprio noi discendenti di immigrati dovremmo dare l’esempio su come integrare i nuovi arrivati, invece di negare loro gli stessi diritti che i loro avi lottarono per ottenere generazioni fa.

Ma cosa fanno molti discendenti ora? Continuano l’odio indirizzato precedentemente ai loro avi… Da vittime delle discriminazioni, diventano i discriminatori, censori di italianità per pregiudizio alimentato da stereotipi, un odio ingiustificabile che ci porta solo disonore.

Per chi non l’ha notato, nella foto in testa all’articolo ci sono due italiani che non sono atleti vincenti, ma sono vincenti in un altro campo importantissimo della vita italiana, la musica.

Il primo è James Senese, nato e cresciuto a Napoli, un jazzista importantissimo che ha lavorato con cantautori italiani, compreso Pino Daniele. Anni fa un altro cantautore napoletano disse di lui “Non esiste un napoletano nero” (sich).

Questo cantautore si sbagliava, e di brutto anche, perché Senese, e gli altri come lui a Napoli e in altre città italiane, fa parte di un episodio tragico della Storia del nostro paese raccontato in una grandissima canzone napoletana della fine dell’ultima guerra mondiale, “La Tammurriata Nera”, interpretata dalla Nuova Compagnia della Canzone Popolare nel video sotto. Testo in italiano:

Come si fa a dire a chi nasce e cresce a Napoli, e ne parla il dialetto come i suoi coetanei, che non è napoletano? Il fatto che il padre fosse un soldato di colore in periodo di guerra non dovrebbe condizionare come viene trattato dai propri concittadini.

Purtroppo, questo problema non si è limitato solo all’Italia, ma a tutti i paesi occupati da forze militari straniere. Una situazione che ora si ripete in conflitti in altri paesi nel mondo con la partecipazione di forze militari internazionali …

Il secondo è Mahmood, figlio di madre italiana e padre egiziano. Non solo i suoi dischi hanno avuto grande successo, ma ha persino vinto il Festival della Canzone Italiana di Sanremo due volte, la prima volta nel 2019 da solo, e la seconda volta nel 2022 in coppia con Blanco.

Sia Senese che Mahmood hanno tratto ispirazione dalle loro origini e le loro vite, in un mix tra culture che è sempre arricchimento dell’anima, e hanno dato contributi importanti alla nostra Cultura. Eppure, ci sono alcuni, in Italia e all’estero, che non vogliono riconoscere che sono italiani, come i nostri atleti vincenti.

Come paese, abbiamo visto come i nostri parenti a amici all’estero hanno dato contributi essenziali ai loro nuovi paesi, diventando cittadini attivi. Allora, come mai ora c’è gente, sia in Italia che all’estero, che rifiuta di riconoscere i nuovi arrivati in Italia, e i loro figli, nello stesso modo?

Ovviamente, la risposta si trova nella parola che rifiuto di utilizzare in questo articolo. Ma resta il fatto scientifico ed inoppugnabile che ognuno di noi ha una provenienza etnica che però non costituisce mai l’impossibilità di essere cittadini del posto in cui si sceglie di vivere e di cui si assorbe la cultura e si rispettano le regole.

Perciò, vorrei fare una domanda a chi NON accetta i nostri atleti, i nostri cantanti, e tutte le altre categorie di nuovi arrivati in Italia: secondo voi, quale altra parola possiamo utilizzare per descrivere chi pratica discriminazione verso chi è ‘diverso’ per provenienza etnica, ma eguale a tutti noi per amore verso il paese, e che compie anche imprese eccellenti in nome di questo amore? Quale parola per descrivere questo atteggiamento d’odio verso i nuovi cittadini e residenti nel nostro paese?

E, indubbiamente, questo comportamento di chi non vuole riconoscere questi atteggiamenti di odio che negano la realtà, non importa con quale parola, non fa altro che disonorare tutti noi…

The messages of hatred that dishonour us

In this article I do not want to use “we”, as I usually do to discuss the issues of the articles. In fact, the episode that inspired this article struck me deeply because it is a fact of life that is not new to me, and one that, unfortunately, is always current in both Italy and overseas.

But what struck me particularly was the “place” of the exchange and the person involved in the episode who tried to pull me in to support a concept that should be shameful for any child/descendant of migrants, and not only Italians.

A few days ago, a moderator of a page of Italians overseas, which shall not be named, and not even the country of origin of the page because this issue is not limited only to one country, put up a post of some of the Italian athletes who had won medals during the European Athletics Championships held recently in Rome.

As I read the post, I noticed that one user had put a laughing face emoji as his reaction to the post. In reply to this reaction the moderator asked him to explain why he used a laugh that was not at all appropriate for a post that promoted the sporting deeds that brought honour to Italy, and therefore to all Italians, in Italy and overseas.

He did not answer her, but after having seen my exchange with her in the language of the page, he asked me in clumsy Italian, obviously an electronic translation, “GP, can we talk? We must talk about how to defend our “line” (sic) from contamination”.

And in that request, I saw a message of hatred that should have no place in a page dedicated to the descendants of Italian migrants. And I say more, this type of message only brings dishonour to all of us.

It must be said that the name of the moderator of the page is not Italian, but the fact is, and I knew this from our regular exchanges, that she is the daughter of an Italian mother and a father from another country (which shall not be named so as not to identify her) and she grew up overseas. She is an Italian citizen, resident in Italy for many years now and therefore she is perfectly bilingual. For this reason, the user’s attempt at contacting me in Italian was ridiculous and futile…

Even though I had understood the user’s real message, I asked him to explain what he wanted to say. He did not answer me, and shortly after he was banned from the page. Consequently, I too blocked him, after having reported him to Facebook for having broken its community guidelines for hate speech or discrimination.

The height of his attitude to the photos of the Italian athletes with dark skin (as can be seen in the photos at the top of the article), a fact that he obviously considered, at the very least, distasteful, is that he, like the moderator, is of Italian descent, and his name too is not at all Italian.

I am troubled every time I see incidents like this, and tragically they are not infrequent, both in Italy and overseas, and every time I ask myself; What would his migrant ancestors have thought of his behaviour?

Because, in fact, with inappropriate words, he treated OUR athletes like his ancestors were surely treated by the natives of his country of birth and residence.

People like this user, no matter in which country, deny the rights of our athletes to belong to their/our country.

No matter the colour of the skin, no matter whether or not they had an Italian parent, no matter whether or not they were the children/descendants of immigrants in our country, they ALL grew up in our school system, they speak our language, they know our Culture, and therefore they are culturally Italian, as well as full-blown citizens for having complied with the legal procedure to become so, they themselves rather than their parents or grandparents, even if they have physical characteristics which highlight their origins from other countries,  as happens to ALL children/descendants of immigrants, no matter the country.

Indeed, this description also applies to the children of our migrants overseas…

Consequently, in offending our athletes, he and the others like him who are descendants of Italian migrants who behave in this way, clearly show they have forgotten the suffering of their ancestors.

They have also forgotten the dream of their ancestors of becoming citizens of their new countries of residence, a right that their descendants do not recognize for our athletes and the others who have come to Italy in recent decades.

And what name should we give to this attitude?

The sharp reader would already have noticed I have avoided using the word that perfectly describes this type of behaviour, and this is purely deliberate. Just as I have no intention of using it in this article.

The reason is that there are those in every country who now believe that the word is useless, and that the accusation implicit in the word is not true, and unfortunately, many of those who make this assertion are also found on the benches of the European Parliament, and national and regional/provincial Parliaments around the world.

And I would like to ask them: how can we describe those who judge a person due to the colour of their skin, due to their origins, due to their religion, etc, etc, if not with that word?

There is no son/daughter of migrants, and I write from direct experience, since I am the son of Italian migrants, born and raised overseas, who has not been subjected to discrimination, insults, and injustice, NOT due to their personal behaviour, but simply because he/she was not a native.

And this is precisely what the user did on that post a few days ago.

Behaviour made even worse by the fact that we, the very descendants of migrants, should set an example of how to integrate the newcomers, instead of denying them the same rights that our ancestors fought to obtain generations ago.

But what do many descendants now do? They continue the hatred that had previously been directed at their ancestors… From victims of discrimination, they have become the very discriminators, censors of Italianness by prejudice fuelled by stereotypes, an unjustifiable hatred that brings us only dishonour.

For those who have not noticed, in the photo at the top of the article there are two Italians who are not winning athletes, but they are winners in another very important field of Italian life, music.

The first is James Senese, born and raised in Naples. He is a very important jazz musician who has worked with Italian cantautori (singer songwriters), including Pino Daniele. Years ago, another Neapolitan cantautore said of him, “There is no such thing as a black Neapolitan” (sic).

This cantautore was wrong, and badly so, because Senese, and the others like him in Naples and other Italian cities, are part of a tragic episode in the history of our country  told in a very great Neapolitan song from the end of World War Two, “La Tammurriata Nera” (“The Black Tammurriata”, a “tammurriata” is, as can be heard in the song, a dance to the sound of drums), performed in the video below by the Nuova Compagnia di Canto Popolare. Lyrics in English

How can you tell someone born and raised in Naples, and who speaks its dialect like his peers, that he is not Neapolitan? The fact that his father was a soldier of colour in a time of war should not condition how he is treated by his paesani (people of the same city/town).

Unfortunately, this problem was not limited only to Naples, but to all countries occupied by foreign military forces. A situation that is now being repeated in conflicts in other countries around the world with the participation of international military forces…

The second is Mahmood, the son of an Italian mother and Egyptian father. Not only have his songs been very successful, but he has even won the Sanremo Italian Song Festival twice, the first time in 2019 on his own, and the second time in 2022 with Blanco.

Both Senese and Mahmood have drawn inspiration from their origins and their lives, in a mix of cultures that always enriches the soul, and they have given important contributions to our Culture, and yet there are those, in Italy and overseas, who do not want to recognize that they are Italians, just like our winning athletes.

As a country we have seen how our relatives and friends overseas have given essential contributions to their new countries, becoming active citizens. So, how come there are people, in Italy and overseas, who refuse to recognize the newcomers in Italy, and their children, in the same way?

Of course, the answer lies in the word I refuse to use in this article. But the scientific and irrefutable fact remains that each one of us had an ethnic background which, however, never constitutes the impossibility of being citizens of the place where one chooses to live and whose culture is absorbed and whose rules are respected

Therefore, I would like to ask those who do NOT accept our athletes, our singers, and all the categories of newcomers in Italy a question: in your opinion, which other word can we use to describe those who practice discrimination towards those who are “different” in ethnic background, but equal to all of us in love for the country, and who also perform excellent feats in the name of this love? Which word is there to describe this attitude of hatred towards the new citizens and residents of our country?

And, undoubtedly, this behaviour of those who do not want to acknowledge these hateful attitudes that deny reality, no matter what the word, does nothing but dishonour us all…

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