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Italiani nel Mondo

Foto di una famiglia spezzata — Photo of a fragmented family

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Tempo di lettura: 11 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Il prezzo dimenticato dell’emigrazione 

Questo weekend, in attesa del raduno dei discendenti di nonni di mia madre a Scauri(LT) a all’inizio di ottobre, mio fratello Tony ha messo sulla pagina Facebook della famiglia D’Urso di Scauri una serie di foto del passato. Bisogna dire che il raduno comprenderà partecipanti anche dagli Stati Uniti e l’Australia.

Le foto hanno emozionato tutti, ma una in particolare mi ha colpito, non solo in termini storici della famiglia, ma soprattutto in termini di simbolo di quel che era il prezzo vero dell’emigrazione che molti in Italia hanno dimenticato e che moltissimi dei discendenti oggi non capiscono fino in fondo.

La foto è quella in apertura dell’articolo e mostra la famiglia di mia madre, i Parisella di Scauri, anche se nonno era da Fondi(LT). In ordine da sinistra a destra, mio zio Gerardo (ora Gerry in Australia), zia Virginia, nonna Maria Grazia D’Urso, zia Maria davanti a lei, nonno Antonio Parisella, mia madre Giovanna e a destra zio Giuseppe (meglio conosciuto come Peppino).

Sembra una foto di una famiglia italiana qualsiasi degli anni ’50, tutti vestiti nel miglior modo possibile ed è facile pensare che sia per un’occasione importante, e lo era.

Zio Peppino stava per emigrare in Australia. In ogni probabilità è l’ultima foto di quella famiglia al gran completo perché non si sono mai più incontrati tutti insieme.

Pochi anni dopo zio è stato raggiunto in Australia da mia madre e zio Gerardo e un paio di anni dopo da zia Virginia. Il paradosso è che l’unica occasione dove la famiglia è stata insieme quasi al completo in quel periodo era a cavallo tra il 1965 ed il 1966 quando i nonni sono venuti in Australia per una vacanza.

E nel vedere quella foto si capisce il prezzo che i miei genitori, come tutti gli altri italiani che sono emigrati, hanno pagato per la decisione di cercare una vita all’estero. E come loro i nonni e altri parenti rimasti in Italia.

Non solo le sorelle ed i fratelli erano destinati a non essere più tutti insieme, i quattro in Australia si sono sposati senza la presenza dei genitori e la giovane Maria rimasti in Italia. E le sorelle emigrate sono diventate madri senza la presenza della madre per aiutarle nei momenti difficili che tutte le madri nuove incontrano.

Le comunicazioni all’epoca erano strettamente via lettera, con scambi che duravano anche mesi a causa delle lunghe attese della posta perché nessuno poteva permettersi telefonate internazionali regolari nei primi anni, a parte le telefonate brevissime e costose a Natale e Pasqua per scambiare gli auguri e poche parole. Telefonate che inevitabilmente lasciavano tutti tristi perché pesava ancora di più la distanza tra noi all’estero ed i parenti in Italia.

Anche i telegrammi erano costosi e quindi le notizie buone arrivavano con le lettere ed i telegrammi portavano le notizie tragiche e durante gli sposalizi gli auguri dei parenti a casa in Italia che venivano letti nella sala del ricevimento, perché nessuno poteva permettersi il lusso e la spesa dei lunghi viaggi per poter essere presenti fisicamente.

La sorella Maria è cresciuta senza l’aiuto delle sorelle nella sua adolescenza e si è sposata senza la presenza dei fratelli, e quindi anche lei ha pagato il prezzo della loro emigrazione.

Ed i nipotini in Australia, tre dei quali portano il nome di nonno Antonio, non hanno potuto godere della presenza dei nonni, tranne per un periodo brevissimo.

Benché tutti e quattro i fratelli e sorelle hanno iniziato la loro vita nuova a Bunbury(WA, Australia), dove sono nato io, dopo pochi anni e due matrimoni, di Giovanna a Filippo e Peppino a Soccorsina, a causa di mancanza di lavoro la mia famiglia, zia Virginia e zio Gerardo si sono trasferiti ad Adelaide(Australia Meridionale) dove zio ha sposato un’altra emigrata italiana, zia Maria, e zia Virginia ha potuto conoscere un emigrato italiano che a suo turno ha sposato, zio Fiorenzo, e loro si sono trasferiti a Sydney dove lui viveva e dove anche zio Peppino si è trasferito per un periodo prima di tornare a Bunbury.

Stranamente, tutti i fratelli in Australia hanno rotto il detto “donne e buoi dai paesi tuoi”, tutti sposandosi con persone di altre regioni italiane. Papà calabrese, come zia Soccorsina, zia Maria dalla Campania e zio Fiorenzo piemontese, che sicuramente sarebbe stato veramente impensabile nell’Italia degli anni ’50.

Adelaide aveva i suoi vantaggi, era facile stare in contatto e scambiare visitare con i cugini dalla parte di nonno Antonio, che abitavano a Melbourne, e gli altri dalla parte di nonna a Wollongong vicino a Sydney. Per cui le nostra vacanze, ed in modo particolare Natale e Pasqua, erano raduni dei parenti di cui ho moltissimi ricordi bellissimi. Ed in queste occasioni arrivavano regolarmente i grandi pacchi di regali dai nonni a Scauri.

Poi, nel 1965 nonno e nonna sono venuti a trovarci. Ora so che i fratelli e sorelle in Australia hanno pagato quel viaggio, come ora capsico che hanno sempre spedito soldi ai genitori che hanno permesso a zia Maria di fare i suoi studi. Ed a proposito di studi, non sapremo mai quanti professionisti in Italia hanno potuto fare e finire i loro studi grazie alle rimesse da zii, fratelli, sorelle e anche cugini all’estero. Un altro contributo degli emigrati che l’Italia ha dimenticato.

Quei brevi mesi con i nonni erano bellissimi. I raduni dei parenti, viaggi a Melbourne e a Sydney, molte risate, molti baci, ma alla fine anche molte lacrime man mano che si avvicinava il momento traumatico.

E anche in questo caso Tony ha fornito una foto importante di un giorno che ricordo benissimo per le lacrime e gli strilli di mamma quando la loro nave è salpata…

Siamo andati al porto di Adelaide e la foto dal fotografo della nave Galileo Galilei dimostra tutto il significato della parola “partenza” per gli emigrati. Nel centro della foto si vede zio Gerardo con il figlio Tony in braccio che saluta i genitori, mio padre che mi tiene e le nostre espressioni riflettono la tristezza di quel giorno che ricordo fin troppo bene, come anche i volti di zia Maria e mia madre con mio fratello Tony quasi nascosto dietro di lei.

I volti di altre persone mostrano la loro tristezza, come il gruppo dietro di noi quasi sicuramente altri italiani ed il signore in fondo a destra che si copre il viso con la mano.

La partenza era accompagnata da musica della nave, ma ancora di più per noi sul molo, dai gridi ed il pianto di chi temeva che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbero visto i loro cari. E mentre scrivo queste parole sento ancora le urla di mamma.

Nell’auto abbiamo accompagnato la nave il più possibile lungo il littorale, tutti muti con lacrime agli occhi.

È stata l’ultima volta che abbiamo visto nonno. E di noi in Australia solo zia Virginia, zio Fiorenzo e la cugina Marina hanno potuto essere al suo funerale perché erano appena tornati in Italia per vivere. Noi in Australia abbiamo fatto le messe della nostra tradizione e con lutto stretto per molto tempo dopo con mamma vestita di nero in onore del padre che amava.

E oggi ricordo nonno ogni volta che gioco a scopa perché è stato proprio lui ad insegnarlo a mio fratello Tony e me. E chissà cos’altro avremmo impararto se fossimo cresciuti con i nonni . E soprattutto ricordo il suo viso che dimostrava tutti i segni di una vita difficile, ma che aveva occhi e un sorriso bellissimi.

Per fortuna ho potuto vedere nonna altre tre volte, una in Australia e due in Italia.

Purtroppo, non ho mai potuto conoscere i nonni paterni, nonno era già deceduto quando sono nato e nonna un paio di anni dopo. Un vuoto nella mia vita che niente potrà mai colmare.

E questi sono i prezzi dell’emigrazione che solo chi è emigrato potrà mai capire fino in fondo.

E mi domando, quanti di coloro che parlano degli italiani all’estero con bei discorsi, partendo dai politici che fanno visite ufficiali all’estero, ma non incontrano mai la collettività vera dei nostri emigrati in tutti i continenti, capiscono quel che loro, i loro figli e anche i loro discendenti hanno pagato e spesso pagano ancora?

Non scriverò alcuna risposta perché è troppo ovvia…

 

The forgotten price of emigration

This weekend in anticipation of the reunion of the descendants of my mother’s grandparents in Scauri(LT) at the beginning of October my brother Tony posted a series of photos of the past on the Facebook page of the D’Urso Family of Scauri. It must be said that the reunion will also involve representatives from the United States and Australia.

The photos moved everybody but one photo in particular struck me, not only in historical terms for my family but above all in terms of being a symbol of what was the real price of emigration that many in Italy have forgotten and that many of the descendants today do not fully understand.

The photo is the one at the head of the article and shows my mother’s family, the Parisella family of Scauri, even if my grandfather was from Fondi (LT). In order from the left, Uncle Gerardo (now Gerry in Australia), Aunt Virginia, grandmother Maria Grazia D’Urso with Aunt Maria in front of her, grandfather Antonio Parisella, my mother Giovanna and to the right Uncle Giuseppe (better known as Peppino).

It seems the photo of a normal Italian family of the ‘50s, all dressed in their best clothes and it is easy to think it was for an important occasion, and it was.

Zio Peppino was about to migrate to Australia. In all likelihood this is the last photo of that family as a whole because they never met all together again.

A few years later my uncle was joined in Australia by my mother and zio Gerardo and a couple of years later by zia Virginia. The paradox is that the only occasion that the nearly the whole family was together again at that time was between 1965 and 1966 when my grandparents came to Australia for a holiday.

And on seeing the photo what is striking is that it makes us understand the price that my parents, like all the other Italian migrants who migrated, paid for the decision to look for a new life overseas. And like them my grandparents and the other relatives left in Italy.

Not only were the brothers and sisters destined to never be all together again, the four in Australia married without the presence of their parents and the young Maria who stayed in Italy. And the emigrant sisters became mothers without the presence of their mother to help them in the difficult times that all new mothers pass through.

Communications at the time were strictly by mail with exchanges that even lasted months due to the long waits for the mail because nobody could afford regular international telephone calls in the early years, apart from the very brief and expensive telephone calls at Christmas and Easter to exchange seasons’ greetings and a few words. Phone calls that inevitably left everyone sad because we felt even more the distance between us and the relatives in Italy.

Even telegrams were expensive and therefore the good news came with the letters and the telegrams brought tragic news and during weddings with the best wishes of the relatives at home in Italy which were read at the receptions because nobody could afford the luxury and the expense of the long trips to be able to be present physically.

The sister Maria grew up without the help of her sisters during her adolescence and she married without the presence of the brothers and sisters and so she too paid the price of their migration.

And the grandchildren in Australia, three of whom bear the name of nonno Antonio, were not able to enjoy the presence of the grandparents except for a very short period.

Although all four the brothers and sisters began their new lives in Bunbury(WA, Australia), where I was born, after a few years and two weddings, Giovanna to Filippo and Peppino to Soccorsina, my family together with zia Virginal and zio Gerardo moved to Adelaide (South Australia) where zio married another Italian migrant, zia Maria, and zia Virginia met an Italian migrant who she married, zio Fiorenzo, and they moved to Sydney where he lived and where even zio Peppino had moved for a while before returning to Bunbury.

Strangely all the brothers and sisters in Australia broke the saying “donne e buoi dai paesi tuoi” (women and cows from your towns), all of them marrying people from other regions. Papà was calabrese, as was zia Soccorsina, zia Maria was from the Campania region and zio Fiorenzo from Piedmont which would surely have been almost really unthinkable in Italy of the 1950s.

Adelaide had its advantages, it was easy to keep in touch and exchange visits with the cousins on the part of nonno Antonio who lived in Melbourne and others on the part of nonna in Wollongong, not far from Sydney. So our holidays, and especially Christmas and Easter, were reunions of relatives and I have many happy memories of them. And on these occasions big packages with gifts came regularly from the nonni in Scauri.

Then in 1965 nonno and nonna came to visit us. I now know that the brothers and sisters in Australia paid for the trip, like I now know that they always sent back money to their parents that allowed zia Maria to finish her studies. And speaking of studies, we will never know how many professionals in Italy were able to study and complete their degrees thanks to the money sent back by uncles, brothers, sisters and even cousins overseas. Another contribution by migrants that Italy has forgotten.

Those few short months with the nonni were wonderful. The reunions of the relatives, the trips to Melbourne and Sydney, many laughs, many kisses and eventually many tears as the traumatic moment approached.

And even in this case Tony provided an important photo of a day I remember very well for the tears and my mother’s scream when the ship set sail…

We went to Adelaide’s Outer Harbour and the photo by the photographer of the ship Galileo Galilei shows all the meanings of the word “departure” for emigrants. In the centre of the photo can be seen zio Gerardo with son Tony in his arms waving to his parents, my father holding me and our expressions reflect the sadness of that day that I remember all too well, as do the faces of zia Maria and mamma with my brother Tony almost hidden behind her.

The faces of other people show their sadness, like the group behind us, almost certainly other Italians, and the gentleman in the bottom right who covers his face with his hand.

The departure was accompanied by music from the ship and, even more so for us on the dock, by the screams and the crying of those who feared it would be the last time their saw their loved ones. And as I type these words I can still hear my mother’s screams.

In the car we accompanied the ship as far as possible on the coast road, everyone silent and with tears in our eyes.

It was the last time we saw nonno. And of those of us in Australia only zia Virginia, zio Fiorenzo and cousin Marina were able to be at his funeral as they had just returned to Italy to live. We in Australia marked his passing with the Masses of our tradition and with strict mourning for a long time after with mamma dressed in back in honour of the father she loved.

And today I remember nonno every time I play Scopa (a card game) because he was the one who taught it to my brother Tony and me. And who knows what else we would have learnt if we had grown up with our nonni. And above all I remember his face that showed all the signs of a hard life but which had beautiful eyes and smiles.

Luckily I was able to see nonna three more times, once in Australia and twice in Italy.

Unfortunately I never got to meet my paternal grandparents, nonno was already deceased when I was born and nonna a few years later. A hole in my life that nothing can ever fill.

And these are the prices of emigration that only those who have migrated will ever fully understand.

And I wonder how many of those who talk about the Italians overseas with beautiful speeches, starting with the politicians who make official visits overseas but never meet the real community of our migrants in all the continents, understand what they, their children and also their descendants have paid and often still pay?

I will not make any reply because the answer is too obvious…

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