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Fiume 2020:  Centenario dello Stato libero di Fiume

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Nel 98.mo del Colpo di Stato che lo abbattè. Il ripercorso storico di chi la storia di Fiume l’ha vissuta davvero. Da leggere sino in fondo per conoscere e non dimenticare

di Rodolfo Decleva

Dopo le copiose Celebrazioni dell’Impresa di D’Annunzio avvenute nello scorso anno, questo dovrebbe essere l’anno in cui storicamente si dovrebbe ricordare il seguito di quegli eventi che si aprirono in parallelo con la lotta fratricida del Natale di Sangue tra regolari dell’Esercito italiano e i Dannunziani per poi arrivare a Fiume Stato Libero e Indipendente.

E invece prevale un silenzio generale dei Media.

Mi riferisco a quando D’Annunzio – deciso a non obbedire al Governo di Roma – proclamò il 12 Agosto 1920 a Fiume la Reggenza Italiana del Carnaro, una entità indipendente che egli dichiarava di governare per conto del Re d’Italia pur col suo augusto rifiuto. E la Reggenza venne estesa anche a territori croati che mai erano stati italiani come le isole di Veglia e di Arbe.

Fu a quel punto che Italia e Jugoslavia (allora Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) decisero di comune accordo di rinunciare alla città contesa firmando nella Villa Spinola di San Michele di Pagana il Trattato di Rapallo del 12 Novembre 1920 impegnandosi a proteggere il nuovo Stato Libero. I confini della città vennero più o meno rapportati a quelli che la città aveva nell’Impero austro-ungarico dove godeva della massima autonomia in quanto “Corpo Separato annesso alla Corona Ungarica”, istituito con atto del 23 Aprile 1779 di Maria Teresa d’Austria, Regina Regnante d’Austria, Ungheria, Croazia e Slavonia.

Gabriele D’Annunzio lasciò la città il 12 Gennaio 1921 dove la popolazione era ancora spaventata dalle sue nuove proposte sociali e libertarie, che avevano fatto affluire in città anarchici, comunisti, fascisti, arditi, intellettuali, esaltati di ogni genere oltre che giovani affascinati dal cambiamento che originava dall’esperimento fiumano. Un mondo foresto, disordinato e violento che niente aveva da spartire con i fiumani e che vi avevano facile accesso non essendo controllati i confini malgrado i blocchi navale e terrestre. La stessa sicurezza dei cittadini si sentiva seriamente pregiudicata mentre languivano le attività economiche e quelle portuali. Inoltre i Danunziani cominciavano a simpatizzare per le nuove idee fasciste che arrivavano da Trieste e dalla Toscana.

A capo degli autonomisti fiumani era Riccardo Zanella, leader del Partito Autonomista, costituito da Michele Maylender sin dal 1896 durante il periodo ungherese. Già tre mesi dopo l’arrivo festoso di D’Annunzio a Fiume, l’Idillio tra lui e i fiumani si era spento quando il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume – ripristinato nelle sue funzioni dallo stesso D’Annunzio – votò con una maggioranza di 48 voti a favore e 6 contrari una nuova proposta del Governo Nitti che nei fatti portava alla fine dell’esperienza dannunziana, liberata dal giuramento “Fiume o Morte”.

E così – essendo intervenuto il nuovo Accordo tra Italia e Jugoslavia, in data 24 Aprile 1921 i fiumani furono chiamati ad un referendum pro o contro lo Stato Libero.

Quando in città si sparse la notizia che stavano vincendo gli autonomisti, i Dannunziani e gli Irredentisti guidati da Riccardo Gigante – già Sindaco di Fiume nel periodo dannunziano – e fascisti triestini guidati da Francesco Giunta invasero i seggi e bruciarono le urne, ma il gesto fu inutile perché i Verbali delle votazioni erano già in mano notarile.

Riccardo Zanella vinse in città con 4482 voti contro 3318 e nel territorio fiumano i voti furono 1632 voti contro 122: in totale, 6114 fiumani a favore dello Stato Libero contro 3440 per l’annessione all’Italia.

Fu una vittoria schiacciante grazie anche ai croati fiumani e ai fiumani di altre nazionalità che votarono per lo Stato Libero per non diventare italiani. Ma passarono solo pochi altri giorni e gli Irredentisti con un colpo di mano si impadronirono del Municipio nominando un Governo Eccezionale con a capo Riccardo Gigante.  Questo fatto costrinse gli esponenti dell’autonomia a fuggire a Buccari (Bakar) nel vicino territorio croato. Era il 27 Aprile 1921, ma il fermo intervento del Commissario Straordinario Caccia Dominioni, in rappresentanza del Governo italiano, indusse Gigante a sospendere la violenta illegalità e consegnare il potere al nuovo sindaco Salvatore Bellasich subito il giorno successivo.

Rientrati a Fiume gli autonomisti, si procedette quindi alla formazione di un Governo Provvisorio dello Stato Libero e finalmente il 5 Ottobre 1921 si giunse alla nomina di una Assemblea Costituente che elesse a Presidente Riccardo Zanella, il quale trovò da subito il suo compito molto difficile non solo per il boicottaggio degli Irredentisti in seno alla Costituente, ma anche per la difficoltà di reprimere i disordini che quotidianamente scoppiavano in città.

L’incidente più grave avvenne il 27 Giugno 1921 quando si venne a sapere che il Porto Baross (scalo legnami del porto di Fiume) e il Delta dell’Eneo sarebbero stati assegnati alla futura Jugoslavia in cambio della sua rinuncia su Fiume. Ci furono 5 morti tra i civili, uccisi dagli Alpini italiani, tra cui il giovane Glauco Nascimbeni, al quale poi venne intitolata una strada.

Purtroppo i lavori dell’Assemblea Costituente proseguiranno con lentezza e cresceranno le difficoltà quotidiane a causa dei boicottaggi dannunziani, mentre gli scontri e le violenze stavano diventando ormai quotidiane. Nei primi tre mesi del 1922 la situazione precipitò: il 28 Febbraio la Guardia fiumana di Zanella uccise in uno scontro il Legionario Alfredo Fontana, il primo Marzo fu sequestrato dai fascisti un giovane fiumano e il 2 Marzo venne ucciso da ignoti un giovane fascista pisano. E ciò in aggiunta a tante altre violenze.

Tutti questi disordini erano concertati dagli oppositori dello Stato Libero e in particolare dal Ten. Ernesto Cabruna, Medaglia d’Oro per memorabili azioni di battaglie aeree nel corso della Grande Guerra, e in seguito Medaglia d’Oro al Valore Fiumano. Una Via di Genova Quinto è a lui intitolata. Era stato Gabriele D’Annunzio ad affidargli l’incarico di operare a Fiume per completare positivamente l’Impresa iniziata a Ronchi. E così il Ten. Cabruna il 3 Marzo 1922 organizzò un’azione armata contro Zanella prendendo spunto dall’uccisione del Legionario Fontana.

Dopo 6 ore di disperata resistenza, quando le cannonate dei rivoltosi stavano arrivando sul Palazzo del Governatore, il Presidente Riccardo Zanella si arrese e dopo avere firmato due lettere di dimissioni fu prelevato e portato a Pola insieme al suo Ministro dell’Interno Mario Blasich. Qui fu poi rimesso in libertà e attraverso varie peripezie egli potè ricongiungersi con i circa 2.000 autonomisti che si erano rifugiati in territorio croato nella zona da Sussak a Buccari per sfuggire alle violenze fasciste. A seguito di un nuovo attentato, fortunatamente sventato contro la sua persona, Zanella e i suoi Ministri si spostarono a Portorè (Kraljieviza) dove rimasero isolati e in precarie condizioni economiche.

Si concluse così la breve vita dello Stato Libero fiumano nato il 12 Novembre 1920, vittima di un Colpo di Stato orchestrato dagli Irredentisti fiumani, supportato in massima parte dal neo costituito Fascio triestino, con l’intervento di tre Deputati fascisti del Parlamento italiano ( G.B. Giuriati, Alberto De Stefani e Francesco Giunta) e con la connivenza delle Forze militari italiane alle quali erano affidati l’ordine e la protezione. Il determinante apporto triestino ai disordini fiumani fu dettato dalle grandi preoccupazioni triestine per la perdita di traffici che sarebbero sopravvenuti a seguito dell’immancabile sviluppo dell’emporio fiumano.

Il Presidente Riccardo Zanella non rientrò mai più a Fiume. Visse a Belgrado sino all’assassinio di Re Alessandro di Jugoslavia e – non sentendosi più al sicuro perché controllato in quanto antifascista – si trasferì a Parigi. Con la caduta della Francia nella seconda Guerra Mondiale, venne arrestato su segnalazione di Roma e internato nel Campo di Disciplina di Le Vernet nei Pirenei per 13 mesi, dove anche un altro fiumano, Leo Valiani, aveva fatto la stessa esperienza. Al termine del secondo conflitto mondiale si trasferì a Roma dove cercò di salvare le sorti della nostra sfortunata città. Costitui’ un Ufficio di Fiume in Via dei Giustiniani 5 a Roma, ma con scarso successo. 

25 anni di forzato esilio da Fiume e il silenzio imposto dal Regime sulla sua opera, avevano azzerato il suo ricordo tra i fiumani. Morì in povertà nel Campo Profughi di Trastevere nel  1959.

Padre Flaminio Rocchi, profugo da Neresine (Cherso),  scrisse parlando di lui: “Ho quasi pianto quando lo visitai la prima volta in una stanza fredda, senza finestre, nel Campo Profughi della Caserma “Lamarmora” in Trastevere a 200 metri dal mio Convento. Un letto nascosto da un telo, tanta povertà squallida e una dignità rigida. Lo avevano sfrattato dall’appartamento di Via Sicilia che De Gasperi gli aveva  assegnato come ex Presidente dello Stato Libero di Fiume. Sul tavolo del Campo Profughi gli lasciavo pacchi di viveri della Pontificia Commissione di Assistenza arricchiti con qualche furto nella dispensa  del Convento. Era un amico, ma un povero amico e mi vergognavo più io nel dare che lui nel ricevere”.

Rodolfo Decleva è nato a Fiume l’8 Gennaio 1929.

Esule da Fiume nel Febbraio 1947, completò il corso di studi superiori al Collegio “N. Tommaseo” di Brindisi e nel 1954 si laureò in Economia e Commercio presso l’Università di Bari.

Assunto alla Camera di Commercio di Genova nel 1955, divenne Vice Segretrio Generale  specializzandosi nella Promotion dell’Export, costituendo vari Consorzi per l’Esportazione e il Centro Regionale Ligure per il Commercio Estero, di cui divenne Direttore nel 1980.

Per vari anni fu Segretario Italiano dell’ASCAME – Assemblea delle Camere di Commercio del Mediterraneo – Barcellona, Spagna.

Autore di varie pubblicazioni di settore, promosse sul piano nazionale la formazione di operatori per il commercio con l’estero attraverso Conferenze e Corsi di aggiornamento.

Nel 1976 fu audito dal Senato della Repubblica in qualità di Esperto nella delicata materia degli illeciti valutari.

Dal 1988 al 1990 fu Esperto di Mondimpresa – Roma insegnando le tecniche dell’export agli Operatori siciliani.

Nello sport della Vela, è stato Atleta, Dirigente di Circolo, collaboratore FIV e per 23 anni Giudice Internazionale.

Per i suoi meriti sportivi gli venne conferita nel 1995 dal CONI la Stella d’Oro per Meriti Sportivi. Insignito inoltre dall’Unione Sportiva Marinara Italiana quale “Maestro del Mare”.

Nel 2005 ricevette dalla città di Keokuk, Iova, USA, le Chiavi della città e un Attestato di Benemerenza “For being caught doing good”.

Dal 1960 al 1993 Giornalista pubblicista.

Dal 1981 al 1988 Direttore Responsabile del quindicinale “Informazioni Commerciali per il Commercio Estero.

Nel 2019 inserito da “AFIM Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo” di Padova nell’Albo d’Oro delle Personalità Fiumane Illustri.

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‘Giulio Andreotti – I diari segreti’, intervista a Stefano Andreotti

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“Crediamo che la lettura possa aiutare a comprendere meglio la figura di nostro padre, depurandola da alcuni luoghi comuni”

Il volume Giulio Andreotti – I diari segreti racconta un periodo cruciale della storia contemporanea che va dal 6 agosto 1979 al 22 luglio 1989, proponendo un percorso importante, dove i fatti e le situazioni politiche e sociali del nostro paese si intrecciano a quelli degli Stati Uniti da Carter a Reagan e dell’Unione Sovietica da Breznev a Gorbaciov e si rivivono la grande rivoluzione dell’Iran, gli eterni conflitti del Medio Oriente e infine la tormentata costruzione dell’Unità Europea. Giulio Andreotti è stato un grande protagonista della storia italiana contemporanea, esponente di spicco della DC, parlamentare dalla Costituente, sottosegretario con De Gasperi, a lungo in sintonia con il Vaticano su materie di rilievo sia di politica e costume italiani che di politica estera; è stato il politico con il maggior numero di incarichi governativi, fu infatti 7 volte presidente del Consiglio e per 32 volte ministro.

Giulio Andreotti – I diari segreti è un’opera curata dai figli Serena e Stefano che raccoglie i diari inediti del grande statista ed è resa ancora più ricca di fatti e contenuti per l’aggiunta di altri documenti autografi che hanno impreziosito il valore storico e documentale del volume. Andrea Riccardi che ha curato l’introduzione del libro afferma: “un’immensa tessitura di relazioni nella politica italiana, nella Chiesa e sullo scenario italiano, per questo Il diario è un contributo originale alla storia ed è un testo appassionante che mostra da vicino la vita e l’impegno di un protagonista di quegli anni”

Stefano Andreotti, figlio del grande statista, ex manager di una multinazionale, si occupa, con la sorella Serena, ex redattore capo dell’Enciclopedia Italiana, della catalogazione e del mantenimento della smisurata mole di informazioni e appunti che il padre ha collezionato nei suoi 50 anni di attività politica ed ha curato, sempre insieme alla sorella, il volume Giulio Andreotti – I diari segreti.

Giulio Andreotti grande statista, grande protagonista della storia contemporanea e, leggendo alcune delle sue dichiarazioni, Stefano, nonostante la sua assenza, un padre presente ed importante per i suoi 4 figli.

Ci vuol parlare di Andreotti padre?

È stato certamente un grande padre, oltre che un ottimo marito ed un affettuosissimo nonno. Non ha potuto certo lasciare agli affetti familiari tanto tempo, dedicava quasi tutto il tempo compresi sabati e buona parte delle domeniche al lavoro. Quello che non dava in quantità, lo recuperava però con la qualità del rapporto. Ci ha sempre seguito con attenzione ed amore, lasciava a mia madre il compito di un’educazione quotidiana un po’ severa, lui non ci rimproverava mai e rispettava le nostre scelte. Naturalmente quando non condivideva quanto facevamo, lo faceva presente, ma ci ha sempre lasciato liberi anche di sbagliare.

“Crediamo che la lettura possa aiutare a comprendere meglio la figura di nostro padre, depurandola da alcuni luoghi comuni”: questa è la dichiarazione sua e di sua sorella, in occasione dell’uscita del libro.

Quali in particolare i luoghi comuni che desiderate allontanare?

Innanzitutto l’immagine di uomo cinico ed anaffettivo che qualcuno ha voluto dare di lui, così diversa da chi realmente era. Come noi e coloro che lo hanno conosciuto ben sanno è stato un uomo totalmente diverso, aperto, attento al prossimo, premuroso con tutti, animato da profondo credo cristiano, al quale ha cercato di uniformare la sua vita privata e pubblica. Dalla lettura del libro ci si può rendere anche conto di come impiegava realmente la sua giornata e di quanti fantasiosi fatti gli sono stati attribuiti, ai quali non ebbe nessuna partecipazione, e di quali rapporti gli sono stati in pari misura addebitati, dei quali non ebbe né voglia né tempo di occuparsi.

Ha fatto molto parlare il Divo l’opera di Sorrentino dedicata a suo padre, dalla quale però voi avete preso le distanze, è vero?

Mio padre lo definì una mascalzonata, credo che sia stato il termine più offensivo del suo vocabolario che gli abbiamo sentito usare per qualcuno. Io non entro nel merito di un giudizio del film, che non mi compete e che non mi interessa dare, posso solo dire che la figura privata che è lì raffigurata è completamente diversa da come era nella realtà (rientra proprio in uno degli stereotipi, dei quali abbiamo parlato prima, provenienti da persone che non lo hanno conosciuto), ed è dimostrazione di nessun interesse a rappresentare la verità. Quanto alla figura pubblica ognuno può dare i giudizi che gli pare, ma ritengo quanto meno che sia molto grave rappresentare in un film episodi, come il ridicolo incontro con Riina, che gli innumerevoli processi hanno smentito.

Suo padre è stato 7 volte presidente del consiglio, 32 volte ministro della Repubblica, ministro degli esteri, dell’Interno, del Bilancio, ad interim della cultura, affrontando e risolvendo momenti di tensione, quanto è cambiata la politica e i politici  rispetto ai nostri tempi? Conoscendo l’ironia che ha distinto la personalità di suo padre come la avrebbe commentata?  

Le doti che mio padre richiedeva a un politico erano ideali, grande preparazione (quindi dura e faticosa gavetta) e assoluto rispetto dell’avversario, caratteristiche che credo non siano riscontrabili in una classe politica che vuole oggi emergere anche senza una esperienza alle spalle e che si contraddistingue spesso per un ricorso alla violenza verbale e alla demonizzazione degli altri, senza mai rivelare bene il proprio ideale. Va però detto che i politici di oggi sono figli di tempi profondamente cambiati. Magari avrebbe commentato il tutto con un sorriso, anche se di sicuro un po’ amaro.

La figura di sua madre è stata molto importante per la vostra famiglia, per voi figli ma sicuramente anche proprio per suo padre, ce la vuole ricordare? 

Quale il pensiero di suo padre rispetto al femminile?

Come accennato, sotto alcuni versi mia madre è stata la vera capofamiglia. Con mio padre hanno avuto un rapporto fantastico durato 68 anni, senza mai un vero contrasto o un vero litigio. Mia madre ha rappresentato per lui l’ancora di salvezza che gli è sempre stata vicino e alla quale lui sapeva di potersi rivolgere. Anche con noi è stata una madre davvero speciale. Per le donne in generale mi piace ricordare che in un suo governo ci fu la prima donna ministro italiana, Tina Anselmi, fatto del quale andava particolarmente fiero.

Suo padre ha lottato e lavorato per far nascere l’Unione Europea, con una precisa visione del mondo occidentale; quale sarebbe oggi, secondo lei    l’atteggiamento di suo padre nei confronti dei grandi cambiamenti che viviamo, da quelli climatici, finanziari, tecnologici e sociali, appesantiti da problemi economici, non ultima la pandemia, che ha piegato abitudini e vita dell’intero pianeta?

Mio padre era figlio di De Gasperi e credeva fortemente nelle alleanze internazionali dell’Italia e nell’Europa, ha dedicato tanta parte della sua vita politica proprio a coltivare il sogno europeo, che si è poi realizzato magari in una forma molto diversa da quella auspicata. Di crisi economiche e finanziarie ne furono attraversate molte, anche durante i suoi incarichi ministeriali e governativi; erano sicuramente tempi diversi, ma se ne uscì fuori sempre in modo egregio e abbastanza celere; la tanto vituperata cosiddetta Prima Repubblica lasciò un Italia uno dei primi paesi industrializzati del mondo, con un buon livello di occupazione e un buon tenore di vita diffuso largamente, con una riconosciuta visibilità internazionale; a partire dagli anni Novanta, l’Italia ha imboccato una strada in discesa ben diversa, ora ancora più impervia a causa della disastrosa pandemia. Non è facile immaginare come si sarebbero oggi comportati lui e i politici di allora, quello che sicuramente avrebbero fatto un coordinamento reale con gli altri governanti europei, avrebbero parlato meno e soprattutto litigato il meno possibile fra loro.

Come descriverebbe suo padre ad un giovane, ad un millennial?

Un uomo che ha creduto nei valori cristiani, nella famiglia, nelle istituzioni, delle quali ha fatto parte. Penso che la lettura dei Diari segreti possa dare, oltre che una ricostruzione degli anni Ottanta fatta da un testimone privilegiato e da un protagonista di tanti fatti italiani ed esteri, davvero un’idea precisa di che era mio padre.

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Nel periodo della pandemia la cultura resiste e non si ferma.

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Nonostante i musei e luoghi culturali siano chiusi dal 4 novembre 2020, la cultura resiste e non si ferma. A metterlo in evidenza è mdmart.it.

Sono diverse le iniziative legate al mondo della cultura che sono state lanciate durante il periodo della pandemia, una situazione che ha prodotto un aumento esponenziale di iniziative culturali legate alla fruizione dell’arte, con visite virtuali ed esperienze digitali, che —benché non abbiano lo scopo di sostituire la visita in sito— rappresentano comunque una valida alternativa.

Il momento della pandemia è stata un’ottima occasione, per tutti coloro che si occupano di cultura, per riformulare la propria offerta comunicativa, ma anche per sfruttare il ruolo sociale dell’arte e del suo potere di accomunare e raccontatore esperienze ed emozioni di uno stato emotivo comune.

Il mare magnum di iniziative atte a valorizzare l’offerta culturale ha riscontrato un grande successo grazie ad un aumento considerevole dell’audience digitale. Secondo gli studi elaborati da «We are social» e «Hoot Suite», in Italia gli utenti dell’arte presenti online sono 50 milioni e quelli attivi sui social sono 35 milioni, con un tempo passato sul web pari mediamente a 6,5 ore.

Tutto ciò ha portato ad un riassestamento del panorama dell’offerta digitale relativo alla cultura ed in particolar modo all’arte. Riviste digitali, blogger e profili individuali di influencer dell’arte sono diventati punti di riferimento di un pubblico che è alla costante ricerca di aggiornamento.  

In questo contesto hanno avuto un ruolo importante i social network che hanno visto aumentare il numero degli utenti online. Facebook ed Instagram sono rispettivamente la terza e quarta piattaforma social più utilizzata, dopo YouTube e WhatsApp.

Innumerevoli sono i profili e le pagine di riviste specializzate nella divulgazione del settore culturale presenti sui social. A questi bisogna aggiungere anche i profili professionali, i blogger ed i digital curator che raccontano e diffondono esperienze culturali.

Tra le pagine di profili Facebook che vendono servizi relativi all’arte spiccano: Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 8814 like, Amalia di Lanno Arte e Cultura di Amalia di Lanno con 5139 like, Andrea Concas con 5856 like, Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 853 like, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 870 like, Sutnaj Contemporary Art con 602 like, ArteXy con 492 like e Culturush di Virginia Bianchi con 209 like.

E tra le pagine Facebook italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte spiccano: Arte con 3.1 milioni di like, Finestre sull’arte con 376.129 like, Inside Art con 334.351 like, Artribune con 328.816 like, Artslife con 320.125 like, Exibart con 159.816 like, My Art Guides con 58.358 like, Artuu con 27.546 like, Arte Magazine con 26.316 like, Treccani Arte con 23.338 like, Flash Art Italia con 7.964 like e Close Up Art 2.551 like.

Poi, tra le pagine Instagram italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte, troviamo: Artribune con 206 mila follower, Exibart con 72 mila follower, Finestre sull’arte con 68.1 mila follower, Artuu Magazine con 48.2 mila follower, Arte.it 39.2 follower, Treccani Arte 34.5 follower, Arts Life 20.6 follower, My Art Guides 13.4 follower, Inside Art 3.946 follower, Close Up 919 follower

E tra le pagine Instagram che vendono servizi relativi all’arte:  Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 34.7 mila follower, Sutnaj con 31,2 mila follower, Maria Vittoria Baravelli con 25.1 mila follower, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 21.4 mila follower, Andrea Concas con 20 mila follower, Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 7.352 follower, Amalia Surreale di Amalia di Lanno con 6.475 follower e Culturush di Virginia Bianchi con 3.411 follower. (AJ-Com.Net)

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II edizione di FOOD SOCIAL NIGHT

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Venerdì 22 gennaio 2021 torna il social contest fotografico promosso da Associazione Italiana Chef e Artix per mettere alla prova la propria abilità narrativa sull’estetica del cibo.

Nuovo appuntamento su Instagram per la Food Social Night, il contest fotografico aperto a tutti promosso da Associazione Italiana Chef e Artix e dedicato alla narrazione estetica del cibo. Fotografare un piatto nella sua creatività, design, emozionalità è l’incipit di una sfida a tema libero che metterà alla prova venerdi 22 gennaio il popolo del food per conquistare un pranzo o una cena (restrizioni Covid permettendo) in un ristorante stellato.

La procedura è molto semplice: tra le ore 18.00 e le ore 24.00 chiunque potrà scattare e condividere le  migliori   foto   come   post   sul   proprio   Instagram,   taggando   obbligatoriamente @associazioneitalianachef e aggiungendo l’hashtag #foodsocialnight

Una giuria qualificata, formata da chef ed esperti del settore, selezionerà 30 foto finaliste che verranno pubblicate per 24 ore sulla pagina Instagram dell’Associazione Italiana Chef (https://www.instagram.com/associazioneitalianachef/), nella sezione “Stories”, a partire dalle ore 13 del giorno dopo, 23 gennaio: durante questo periodo sarà aperto il voto a tutti gli utenti con un profilo Instagram. Le immagini verranno posizionate in tre highlights di 10 foto ciascuno, con il numero di riferimento e la modalità sondaggio (pollice alto/pollice verso) per far votare gli utenti. Le Stories saranno salvate nelle storie in evidenza.

La classifica finale, secondo un ordine dall’ultima alla prima, verrà annunciata  lunedì 25 gennaio attraverso un comunicato stampa e la pubblicazione sulla
landing page del contest (www.foodsocialnight.com), oltre che sul sito dell’AIC (https://www.associazioneitalianachef.it/). Il vincitore e le 5 menzioni speciali saranno contemporaneamente rese note anche sui canali FB e IG.

Il primo in classifica si aggiudicherà un pasto-degustazione per due persone in un ristorante stellato, il più vicino rispetto al suo luogo di residenza del vincitore. La prima edizione è stata vinta da @noemi_ciabattoni, con lo scatto “Il mio polpo”, che verrà ospitata al Marco Martini Restaurant.

“La Food Social night è stato per noi un record assoluto di presenze che ci auspichiamo di replicare, se non superare – affermano Marco Panella e Daniela Galdi, rispettivamente presidenti di Artix e di  Associazione Italiana Chef – un gioco tecnologico che, attraverso la promozione di uno storytelling legata ai piaceri della tavola,  diventa il motore per una sana e divertente condivisione di intenti tra cultori, esperti e amanti sia della cucina che dell’arte fotografica. Un modo di mettersi alla prova ma anche di alleggerire questa delicata fase storica che stiamo tutti vivendo”.

La giuria della seconda edizione è composta da: Fabrizio D’Alessandro, Francesco Mammola, Andrea Golino, Daniel Cavuoto, Emiliano Lopez, Britta B Battogtokh, Simona Pambianchi e Marco Panella

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