Cultura contro Cultura – Culture versus Culture


di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

Cultura contro Cultura

L’emigrato porta con se la propria Cultura e questa può diventare motivo di scontro tra l’emigrato e gli autoctoni nei nuovi paesi di residenza.

Di Gianni Pezzano

Nel trattare il tema della Cultura e gli emigrati dobbiamo capire che ci sono aspetti che non sono legati strettamente alla Cultura. Infatti, l’emigrato porta con se la propria Cultura e questa può diventare motivo di scontro tra l’emigrato e gli autoctoni nei nuovi paesi di residenza.


L’incontro tra Culture ha l’effetto di cambiare entrambe, ma ha anche l’effetto di creare conflitti, particolarmente tra quelli che rifiutano di capire che qualsiasi Cultura, senza eccezione, cambia in base al suo contesto. Inoltre, dobbiamo riconoscere che la parola “Cultura” non comprende solo la letteratura, l’arte, la musica e cosi via, ma anche le nostre tradizioni e persino la nostra religione che per molti è un asse centrale della vita.

Per capire che tipo di conflitto potrebbe incontrare un emigrato/emigrato guardiamo da vicino i tipi di problemi che i nostri parenti e amici all’estero hanno incontrato nei secoli della nostra emigrazione in tutti i continenti.

Religione

Uno degli aspetti più importanti della nostra Cultura e le nostre tradizioni deve, proprio per la sua natura, comprendere la religione della maggioranza della nostra popolazione, il Cattolicesimo.

I nostri parenti e amici che abitano nei paesi anglosassoni di maggioranza protestante, hanno avuto modo di vedere che i cattolici non sempre sono visti di buon occhio dai loro nuovi vicini di casa. Negli Stati Uniti, un paese che ha alle sue radici le guerre e le stragi della Riforma e la Contro-Riforma e infatti, la notoria Ku Klux Klan non solo perseguitava gli ex schiavi e i loro discendenti ma tra le sue vittime ci furono anche membri di altre religioni, gli Ebrei, perché “Deicidi” e i “Papisti” perché “inchinano la testa a un sovrano straniero”, cioè sono seguaci del Papa e il risultato fu il linciaggio di ebrei e cattolici, compresi italiani.

Non è insolito in questi paesi che i collegi più importanti e prestigiosi siano quelli protestanti invece di quelli cattolici, e i primi figli di emigrati italiani in questi atenei spesso hanno sentito sulla propria pelle le persecuzioni religiose che non sono mai sparite del tutto in alcuni paesi.

Una faccia particolare delle differenze tra religioni si trova anche all’interno del Cattolicesimo stesso, perché molti sacerdoti irlandesi avevano poca tolleranza per le tradizioni italiane e particolarmente per i santi e le Madonne dei paesi di origine. Comunità italiane in molti paesi hanno avuto difficoltà nel poter celebrare messe nella nostra lingua, come anche per festeggiare i santi patroni e le Madonne dei moltissimi paesi rappresentati all’estero.

Queste differenze religiose non si limitano solo ai paesi anglosassoni, ma anche nei Balcani le differenze tra gli Ortodossi e Cattolici sono ancora motivi di conflitto, e i nostri amici e parenti in questi paesi potrebbero scoprire di trovarsi in conflitti religiosi del tutto inattesi quando riflettono in quale paese emigrare.

Benché questi casi siano molto meno ora rispetto a tempo fa, i loro effetti devono essere considerati quando approfondiamo la Storia dell’Emigrazione Italiana.

Famiglia

Gli emigrati e i loro figli all’estero abitano in due mondi. A casa parlano la lingua italiana e seguono le tradizioni d’origine, e fuori, a lavoro e a scuola, i nostri parenti e amici vivono le tradizioni  del paese di residenza, le sue leggi e pregiudizi che spesso non sono favorevoli all’entrata di nuovi residenti nel paese.


Un esempio molto comune di questa insofferenza degli autoctoni verso gli immigrati si trova quando la famiglia emigrata si trova per strada. È del tutto naturale per i figli di emigrati parlare con i genitori nella loro lingua e questo si estende ovunque siano, sia in casa che in giro per la città e il paese.

Chi scrive si è spesso trovato a parlare con genitori, parenti e amici per strada in italiano in Australia, per essere rimproverato con la frase “siete in Australia, parlate l’inglese”. Non ho il minimo dubbio che ogni comunità italiana, anzi emigrata, in tutti i paesi ha avuto esperienze del genere.

Sarebbe facile dire che devono parlare la lingua locale in pubblico, ma è davvero così strano che vogliamo parlare la nostra lingua pubblicamente? Senza considerare come fa l’interlocutore non italiano a capire se chi parla l’altra lingua comprenda anche turisti o gente d’affari dall’estero che non prlano la lingua locale e quindi diano una pessima impressione del paese di residenza?

Se passiamo poi alle nostre tradizioni, molte di loro non sono del tutto “lecite” nei nuovi paesi di residenza. Un esempio di questo potrebbe benissimo essere quello della tradizione della macellazione del maiale, con i salumi, prosciutti e anche il sanguinaccio che sono illeciti in quei paesi dove la macellazione in case private è proibita per  legge, come anche la produzione di vini e, peggio ancora spiriti come la grappa che è un tradizione importante per i veneti e i friulani.

Dobbiamo aggiungere poi le discriminazioni nelle scuole nei paesi di residenza contro l’insegnamento della nostra lingua in particolare e della nostra Cultura in generale, che ha l’effetto che i figli, nipoti e i pronipoti dei nostri emigrati sanno poco o niente della lingua che li definisce, la nostra Storia (in ogni suo aspetto) e delle loro origini.

Incontri di Culture

Quel che tutti questi aspetti hanno in comune è l’incoscienza di molti verso gli immigrati che hanno il diritto alle loro tradizioni, naturalmente entro i limiti della legge locale, ma anche nel rifiuto di conoscere che ogni Cultura, senza eccezioni, è un essere vivente che cambia in base a chi contribuisce al suo sviluppo e questo sviluppo diventa molti più acuto quando una Cultura incontra un’altra.


L’effetto di questi incontri è che entrambe le Culture cambiano e nel caso di paesi nuovi, e l’abbiamo visto in modo particolare nei paesi del cosiddetto “Nuovo Mondo”, con  la nascita di nuove Culture che incorporano aspetti di molte altre.

Pretendere che una Cultura sia immutabile è sperare nell’impossibile perché le uniche Culture che non cambiano sono quelle morte.

Una grande Cultura è quella che riconosce che si sono sempre cose nuove da imparare e basta vedere l’influenza dei pittori olandesi nell’arte in Italia nel secolo immediatamente dopo la gloria del nostro Rinascimento, per capire che la nostra Cultura ha sempre assorbito le lezioni di altre Culture, sin dai tempi dei Greci antichi.

Allora, quando guardiamo la Storia dell’Emigrazione Italiana vediamo che gli emigrati/immigrati sono sempre stati e saranno sempre agenti di cambi culturali, sia di ogni aspetto della nostra Cultura, come anche nei paesi di residenza.

Gli scontri tra Culture che molti temono non sono nuovi, infatti, sono sempre stati con noi e il risultato lo vediamo in molti paesi, compreso il nostro.

Quindi, quel che dobbiamo ricordare è che la paura dell’ignoto rappresentato dagli emigrati non deve impedirci a rendere la nostra Cultura più grande e questo vale in ogni paese dove ci sono immigrati, senza eccezioni.


 

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Culture versus Culture

Migrants bring their own Cultures and this can become a reason for conflict between migrants and natives of the new countries of residence

By Gianni Pezzano

When dealing with Culture and migrants we must understand that there are aspects that are not tied strictly to Culture. In fact, migrants bring their own Cultures and this can become a reason for conflict between migrants and natives of the new countries of residence.

The meeting of Cultures has the effect of changing both but it also has the effect of creating conflict, especially between those who refuse to understand that any Culture, without exception, changes according to its context. Furthermore, we must recognize that the word “Culture” does not include only literature, art, music and so forth but also our traditions and even our religion which for many is the central core of their lives.

In order to understand what type of conflict a migrant may find let us look closely at the problems our relatives and friends overseas have encountered over the centuries of our migration to all the continents.


Religion

One of the most important aspects of our Culture and our traditions must, by its very nature, include the religion of the majority of our population, Catholicism.

Our relatives and friends who live in Anglo-Saxon countries with protestant majorities have seen that Catholics are not always favourably viewed by their new neighbours. In the United States, a country that has its roots in the wars and massacres of the Reformation and the Counter Reformation, the notorious Ku Klux Klan not only persecuted ex-slaves and their descendants but their victims also included members of other religions, the Jews because they were “God Killers” and the “Papists” because “they bow their heads to a foreign king”, in other words followers of the Pope and the result was the lynching of Jews and Catholics, including Italians.

It is not unusual in these countries that the most important and prestigious schools are protestant rather than catholic and the first children of Italian migrants in these institutions often suffered the religious persecutions that never completely disappeared in some countries.

A specific face of the differences between religions is also found within Catholicism itself because many Irish priests had little tolerance for Italian traditions and especially the saints and the Madonnas of the towns of origin. Italian communities in many countries had difficulty in being able to celebrate Mass in our language and also for celebrating the patron saints and the Madonnas of the many towns represented overseas.

These religious differences are not limited only to Anglo-Saxon countries but also in the Balkans where the differences between the Orthodox and the Catholics are still reason for conflicts and our relatives and friends overseas could find themselves in religious conflicts that they never expected when they considered which country to migrate to.

Although these cases are much less now compared to years ago their effects must be considered when we study in depth the History of Italian Migration.

Family

Migrants and their children overseas live in two worlds. At home they speak Italian and they follow the traditions of the country of origin and outside the home, at work and at school, our relatives and friends overseas experience the traditions of the country of residence, its laws and prejudices which often are not favourable to the introduction of new residents into the country.

A very common example of this intolerance of the natives towards the migrants is when the migrant family finds itself in public. It is totally natural for the migrant children to speak their language with their parents and this extends to wherever they are, at home or around the city or country.

In Australia I often found myself talking in Italian with my parents, relatives and friends in public to then be admonished with the comment “You’re in Australia, speak in English”. I have no doubt that every Italian community, or rather every migrant community, in every country has had similar experiences.

It would be easy to say that they must speak the local language in public but is it truly so strange that we want to speak our language in public? Without considering how does the non-Italian interlocutor understand if the people speaking the other language also include tourists or businessmen or women from overseas who do not speak the local language and therefore gives a bad impression of the country of residence?

If we then pass onto our traditions, many of them are not truly “legal” in the new countries of residence. One example of this could well be the tradition of butchering the pig with its sausages, salami prosciutto and also sanguinaccio (black/blood sausage) that is illegal in those countries where butchering in private homes is forbidden by law, as is also the production of wines and, worse still, spirits such as grappa which is an important tradition for migrants from the Veneto and the Friuli.

We must the add the discrimination in the schools of the countries of residence against the teaching of our language in particular and our Culture in general that has the effect that the children, grandchildren and great grandchildren of our migrants know little or nothing of the language that defines them, our history and their origins.

Meetings of Cultures

What all these aspects have in common is the thoughtlessness of many towards migrants who have the right to their traditions, naturally within local laws, but also the refusal of many to recognize that every Culture, without exception, is a living entity that changes according to who contributes to its development and this development becomes more acute when it meets another Culture.

The effects of these encounters is that both the Cultures change and in the case of new countries, with the birth of new Cultures which incorporate aspects of many others that we have seen particularly in the so-called “New World”.

To expect that a Culture never changes is wishing for the impossible because the only Cultures that do not change are the dead ones.

A great Culture is one that recognizes that there is always something new to learn and we only have to see the influence of Dutch painters in Italian art in the century immediately after the glory of our Renaissance to understand that our Culture has always absorbed the lessons from other Cultures since the times of the ancient Greeks.

So when we look at the history of migration we see that migrants have always been and always will be agents of cultural change, in every aspect of our Culture, and also in the countries of residence.

The clashes of Cultures that many fear are not new, in fact they have always been with us and we see the results in many countries, including our own,

So, what we must remember is that the fear of the unknown represented by the migrants must not prevent us from making our Culture greater and this applies to every country where there are migrants, without exceptions.

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