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Cosa vuol dire “100% italiano”? Conclusioni- What does 100% Italian mean? Conclusions

Gianni Pezzano

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di emigrazione e di matrimoni

Cosa vuol dire “100% italiano”? Conclusioni

Conclusioni

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L’identità è cara a ciascuno di noi. Iniziando già da giovani, ci chiediamo “chi sono?” e ci vuole tempo per avere una risposta precisa. Questa domanda è particolarmente importante per i figli di immigrati che abitano in due mondi, a casa nel mondo dei genitori, cioè in una casa italiana, e fuori casa nel mondo del paese di residenza/nascita che ha un’altra lingua, un’altra Cultura e altre usanze e tradizioni, e spesso anche altre religioni. 

Identità è il tema vero di questa serie di articoli perché è una domanda che molti fanno, anche se sono della quinta, sesta ed oltre generazione all’estero perché, quando chiedono “sono 100% italiano?”, in effetti chiedono “chi sono?”. 

Sarebbe facile  dire “sei quel che vuoi essere”, ma nei fatti non è così. Puoi nascere in un paese ma, come molti di noi sanno, ci sono sempre quelli che non ti accettano mai come uno di loro e allora è lecito cercare la propria identità. 

Negli ultimi quattro articoli ho voluto dimostrare in che modo puoi essere italiano e perché è impossibile dire che una persona nata e/o cresciuta all’estero sia “100% italiano” per lingua, cultura, usanze e tradizioni. Noi figli/discendenti di emigrati italiani siamo figli di due paesi, incarniamo due set di lingue, culture, usanze e tradizioni perché i migranti sono gli agenti più potenti di cambi culturali. Lasciano segni della loro presenza ovunque si trovino, non solo nei ristoranti, ma in tutti gli ambiti della vita. 

Noi figli/discendenti non siamo solo italiani, siamo italo-australiani, italo-americani, italo-argentini, italo-brasiliani, e così via per ogni paese dove si sono comunità italiane. Ogni comunità italiana all’estero è unica e dobbiamo documentarle il più possibile. 

Ma siamo fortunati, se vogliamo diventare più “italiani” i mezzi sono semplici. Possiamo imparare l’italiano, possiamo finalmente viaggiare in Italia per scoprire le nostre radici, possiamo leggere i libri di Storia e di Cultura per scoprire il nostro Patrimonio Culturale. Ma la chiave più importante è sempre la lingua, perché solo con la nostra lingua possiamo capire davvero la nostra Cultura. 

Nell’apprendere il nostro passato capiremmo perché non siamo “100% italiano” e che non esserlo non è un punto negativo perché ciascuno di noi è diverso, creati dalle nostre famiglie, dalla nostra educazione e dal nostro lavoro, di cui l’essenza italiana ha avuto sempre la sua parte. 

Ma nell’apprendere questo nostro Patrimonio Culturale e il nostro passato impareremo anche altre cose. Partendo da un concetto fondamentale delle nostre famiglie che troppi hanno dimenticato. 

Nel pensare all’emigrazione in termini moderni, magari anche con idee politiche moderne, abbiamo dimenticato la triste realtà che l’emigrazione non era “un’avventura”, o un fatto semplice di famiglie che si son trasferite solo per costruire una vita nuova. La realtà era ben diversa. 

Fino a solo pochi anni fa, ma mai sparito del tutto, la base dell’emigrazione era la disgrazia. Molti sono emigrati perché costretti, a volte dalle conseguenze della guerra, da disastri naturali e persino da malattie, ma non raramente molti sono stati costretti a partire da pressioni politiche, a volte ovvie, ma spesso occulte perché i politici non sapevano come dare lavoro ai loro concittadini. 

E a volte l’emigrazione era costretta dai poteri occulti della malavita che è ancora una piaga per il paese e che, paradossalmente, ha visto l’emigrazione come il mezzo di poter espandere il suo potere all’estero. 

Per questo motivo è semplicemente assurdo vedere post sui social con foto di mafiosi, veri e di film, tv e letteratura, come presunti modelli di vita per molti che cercano la loro “identità italiana”. La cosa più tragica di questo atteggiamento è che dimostra quel che molti non vogliono ammettere, che la principale preda di questi criminali erano e sono ancora gli altri italiani. Basta vedere la scena iniziale del primo film “Il Padrino” per capire che “il rispetto” che Vito Corleone chiedeva dal suo “amico” era costretto e soggetto a un “prezzo” sconosciuto che inevitabilmente ha dovuto pagare. Questo non è rispetto vero, questo è comportamento mafioso vero e proprio. 

Invece, da italiani, figli e discendenti di italiani abbiamo un passato e un Patrimonio Culturale imparagonabili ma, leggendo commenti dall’estero e come abbiamo visto nei precedenti articoli, è ovvio che questo non si sa all’estero ed in questo nel corso delle generazioni il Governo italiano, di tutti i colori, ha colpe gravi. 

È ora che si cominci a pensare a modi più efficaci di promuovere la nostra Cultura all’estero, partendo proprio dagli italiani all’estero. Però, per i motivi indicati in questi articoli, non si può fare in italiano e presumendo “che tutti conoscono la grandezza della nostra Cultura” che purtroppo non è vero. E dobbiamo pensare a promuovere tutte le città e non concentrarci solo sulle immagini di Roma, Firenze e Venezia ignorando le altre città d’Arte che sono sconosciute all’estero. 

Dobbiamo creare progetti volti ad insegnare ai figli e discendenti dei nostri emigrati la vera gloria del nostro passato e della nostra Cultura, ed in questo modo li aiutiamo a diventare più italiani, magari dando loro un ruolo attivo nella promozione del paese d’origine dei loro genitori/nonni. 

Nel vedere la domanda “sono 100% italiano?” l’Italia deve capire, partendo dai politici, che i figli/discendenti dei nostri emigrati vogliono essere riconosciuti e dobbiamo aiutare loro a esserlo. Ma dobbiamo anche capire, compresi quegli incoscienti in Italia che prendono in giro gli oriundi sui social, che se il resto del mondo vede la nostra Cultura solo come “pizza, pasta e mafia” di che è la colpa? 

La colpa è di noi tutti, ed in modo particolare delle nostre autorità politiche e culturali che non riconoscono che dobbiamo EDUCARE il mondo su quel che siamo e su quel che abbiamo fatto nel corso dei millenni da italiani, sia in Italia che come emigrati in tutti i paesi del mondo, perché il semplice fatto che, se nemmeno i nostri parenti ed amici all’estero lo sanno, come fanno gli altri a saperlo? 

E questa è la prova che belle parole non bastano, solo progetti seri e fattibili, coinvolgendo le comunità italiane del mondo che hanno una grande voglia di mostrare la loro italianità che fin troppo spesso non viene riconosciuta tale da chi potrebbe aiutarli a diventarlo. 

Diamo agli italiani all’estero la loro “identità italiana”. Nei fatti ce l’hanno ed è ora che iniziamo a comportarci di conseguenza. 

Ripetiamo l’invito ai nostri lettori all’estero di inviarci le loro storie ed esperienza su questi ed altri aspetti d’essere emigrati italiani, oppure figli/discendenti di emigrati italiani a: gianni.pezzano@thedailycases.com  

 

What does “100% Italian” mean? Conclusions

di emigrazione e di matrimoni

Conclusions

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Cosa vuol dire “100% italiano”? Parte 5 – What does 100% Italian mean? Part 5

Conclusions 

Identity is precious for each one of us. Starting from a young age we ask ourselves, “Who am I?” and it takes time to find a precise answer. This question is especially important for the children of immigrants because they live in two worlds, at home in the world of their parents, in other words in an Italian home, and outside the home in the world of the country of residence/birth that has another language, another Culture and other customs and traditions and often also other religions.

Identity is the real theme of this series of article because it is a question many ask, even if they are of fifth, sixth and further generations overseas because, when they ask “Am I 100% Italian?” effectively they are asking “Who am I?”

It would be easy to say “You are what you want to be” but this is not really so. You can be born in a country but, as many of us know, there are always those who never accept you as one of them and so it is valid to look for your own identity.

In the previous four articles I wanted to show how you can be Italian and why it is impossible to say that a person born and/or raised overseas can be “100% Italian” in terms of language, culture, customs and traditions. We children/descendants of Italian migrants are the children of two countries and we embody two sets of languages, cultures, customs and traditions because migrants are the most powerful agents of cultural change. They leave signs of their presence wherever they are, not only in restaurants but in all fields of life.

We children/descendants are not only Italians, we are Italo-Australians, Italian Americans, Italo-Argentineans, Italo-Brazilians and so forth for every country where there are Italian communities. Every Italian community overseas is unique and we must document them as much as possible.

But we are lucky, if we want to be more “Italian” the means are simple. We can learn Italian, we can finally travel to Italy to discover our origins and we can read books on History and Culture to discover our Cultural Heritage. But the most important key is always the language because only with our language can we truly understand our Culture.

In learning our past we would learn why we are not “100%  Italian” and that not being so is not negative because each one of us is different, created by our families, our education and our work in which the Italian essence has always played a part.

And in learning our Cultural Heritage and our past we will also learn other things, starting from a fundamental concept about our families that too many have forgotten.

In thinking about migration in modern terms, maybe even with modern political ideas, we have forgotten the sad reality that migration was not an “adventure” or a simple fact of families that moved merely to build a new life. The reality was quite different.

Up to only a few years ago, but never disappeared completely, the foundation of migration was adversity. Many migrated because they were forced to, sometimes as the consequence of war, of natural disasters and even disease but not infrequently many were forced to leave due to political pressures, sometimes obvious and at other times occultly because the politicians did not know how to give jobs to their fellow citizens.

And at times migration was forced by the hidden powers of organized crime that is still a scourge for the country and which, paradoxically, saw migration as a means to be able to expand its powers overseas.

For this reason it is simply absurd to see posts on the social media with photos of gangsters, real and from films, TV and literature, as supposed models of life for many who are looking for their “Italian identity”. The most tragic thing about this attitude is that it demonstrates what many do not want to admit, that the main prey of these criminals was and still is other Italians. We only have to watch the opening scene of the first “Godfather” film to understand that the “respect” that Vito Corleone asks of his “friend” is coerced and subject to an unknown price that inevitably he had to pay. This is not real respect, this is real mafia behaviour.

Instead, as Italians and children/descendants of Italians we have an incomparable past and Cultural Heritage but, reading the comments from overseas and as we have seen in the previous articles, it is obvious that this is not known overseas and in this the Italian Governments of all colours and over the course of generations have serious faults.

It is time that we think of more effective ways to promote our Culture overseas, starting precisely from the Italians overseas. However, for the reasons indicated in these articles, this cannot be done in Italian and presuming that “everybody knows the greatness of our Culture” which unfortunately is not true. And we must start thinking about promoting all the cities and not focussing only on images of Rome, Florence and Venice and ignoring the other Cities of Art that are unknown overseas.

We must create projects aimed at teaching the children and descendants of our migrants the true glory of our past and our Culture and in this way we can help them to become more Italian, perhaps giving them an active role in the promotion of the country of origin of their parents/grandparents.

And on seeing the question “Am I 100% Italian?” people in Italy must understand, starting with the politicians, that the children/descendants of our migrants want to be recognized and we must help them in this. We must also understand, including those thoughtless people in Italy who mock the Italians overseas on the social media, that if the rest of the world sees our Culture as only “pizza, pasta and mafia”, whose fault is it?

The fault lies in all of us and particularly our political and cultural authorities who do not recognize that we must EDUCATE the world about what we are and what we have done over the millennia as Italians, both in Italy and as migrants in all the countries of the world, because the simple fact is that if even our relatives and friends overseas do not know this, how can the others know it?

And this is the proof that beautiful words are not enough, only serious and feasible projects that involve Italian communities around the world that had a great desire to show their Italianness that all too often is not recognized as such by those who could help them to become so.

Let us give the Italians overseas their “Italian identity”. Indeed, they do have it and it is time we started acting accordingly.

We repeat the invitation to our readers to send us their stories and experiences on these and other aspects of being Italian migrants or the children/descendants of Italian migrants to: gianni.pezzano@thedailycases.com  

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