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Cosa vuol dire “100% italiano”? Parte 4 – What does 100% Italian mean? Part 4

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

di emigrazione e di matrimoni

Cosa vuol dire “100% italiano”? Parte 4

Cultura/Lingua

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Ormai sono residente in Italia dal 2010 però non passa giorno che non capisco che a livello culturale non sono come chi è nato e cresciuto in Italia.

Ogni sera in casa guardiamo “L’Eredità”, il quiz della RAI, e mi sfido a rispondere alle domande, molte delle quali sono di carattere generale e quindi insegnate nelle scuole italiane, e ogni sera mi trovo a dover affrontare questa mancanza di cultura.

Però, so che la colpa di questa mancanza culturale non è mia personale ma di un fattore fuori del mio controllo, essere nato e cresciuto all’estero. Questo malgrado il fatto che anche prima di trasferirmi nel 2010 avevo fatto un cospicuo numero di viaggi in Italia, uno di un anno e gli altri per periodi di diversi mesi. In Australia leggevo regolarmente giornali, riviste e libri italiani e guardavo altrettanto regolarmente RAI International come si chiamava allora. Ma questo non basterebbe mai per capire davvero la Cultura italiana, a partire dalla lingua.

Ma per capire perché gli italiani all’estero non parlano perfettamente l’italiano, e quindi poter conoscere la Cultura di origine, bisogna spiegare quel che succede nelle case degli emigrati italiani.

Prima di tutto, nella stragrande maggioranza delle famiglie non si parlava l’italiano, ma un dialetto. Poi, all’inizio della vita nuova all’estero si parlava in italiano/dialetto fino alla nascita del primo figlio, dopo di che ogni figlio messo al mondo aveva un livello via via inferiore dell’italiano e dopo qualche anno, in modo particolare quando i figli cominciavano ad andare a scuola, e quindi imparavano formalmente la lingua del loro paese di residenza, nelle loro case si parlavano due lingue, l’italiano tra i genitori ed il primo figlio (come nel mio caso), una miscela di italiano e la lingua locale tra genitori e i figli ed infine i fratelli e sorelle parlavano la lingua locale tra di loro.

Qualche lettore in Italia chiederà perché i figli non andavano a lezioni d’italiano. Facile dirlo ma la realtà non lo permetteva. In Australia le scuole non davano la scelta dell’italiano fino almeno la metà degli anni ’70, se non più tardi. I genitori potevano inviare i figli in scuole come la Società Dante Alighieri, ma di solito queste lezioni erano di sabato quanto tradizionalmente i ragazzi australiani, compresi noi italiani, facevamo sport con le squadre delle scuole. E pochissimi di noi avremmo voluto fare lezioni di sera durante la settimana con i compiti dati a scuola da fare.

Inoltre, le scuole all’estero naturalmente insegnano la propria Cultura e Storia e nei paesi del Commonwealth Britannico, come l’Australia e Canada, si impara la Cultura britannica. Studiavamo i grandi autori di lingua inglese, anche quelli americani come Ernest Hemingway e F. Scott Fitzgerald. In quel che in Italia sarebbe stato il liceo classico non ho mai letto un libro italiano come parte del nostro curriculum scolastico. Certo abbiamo studiato l’Impero Romano in Storia Antica, e abbiamo parlato generalmente del Rinascimento in Italia e qualcosa del Risorgimento in Storia Moderna, ma fuori da questi cenni non abbiamo potuto studiare altro.

E rispondo alla domanda che molti mi fanno sulle scuole australiane: no, a scuola non abbiamo fatto niente della Divina Commedia di Dante, nemmeno nelle scuole cattoliche, cosa che fa capire molto bene come viene vista la nostra Cultura in Australia e gli altri paesi di emigrazione. Infatti, non è stata mai nemmeno nominata in tutti gli anni di scuola.

Quindi, nel parlare di “100% italiano” dobbiamo considerare tutti gli aspetti di ogni persona di origine italiana e, purtroppo,  questo vuol dire che chi nasce e/o cresce all’estero non può mai essere “100% italiano” a livello culturale.

Ed in questo l’Italia deve farsi un esame di coscienza e chiedersi cosa poteva fare in quegli anni per incoraggiare i figli/discendenti degli emigrati italiani all’estero? Certo, inviare libri ai gruppi italiani come faceva una volta il Governo in aiuto agli editori italiani, ma per esperienza diretta so che molti di questi libri non sono finiti negli scaffali di gruppi italiani, ma sono andati nelle biblioteche personali di membri dell’esecutivo. E questo aspetto è ancora una realtà.

L’arrivo di RAI International è stata l’occasione per fare qualcosa di più, ma non abbiamo ancora sfruttato questa opportunità perché, come ho già spiegato, è difficile per i figli/discendenti dei nostri parenti e amici all’estero poter capire e godere in pieno i programmi televisivi non conoscendo la nostra lingua e Cultura

Come minimo la RAI dovrebbe provvedere a fornire sottotitoli ai programmi nelle lingue dei paesi per permettere a chi vi risiede di capire di più. Questo avrebbe due effetti altrettanto importanti: il primo, quello di mostrare loro la grandezza della nostra Cultura incoraggiandoli a voler imparare la nostra lingua per saperne di più. Il secondo di dare alla RAI un potenziale pubblico molto più grande di quel che ha ora e quindi di poter avere più introiti dalla pubblicità.

Ma nel parlare di Cultura e Lingua abbiamo anche l’obbligo di considerare non solo la cosiddetta  “Alta Cultura”, ma tutti gli aspetti della nostra Cultura e questi comprendono le nostre Tradizioni e le Usanze che sono il tema del prossimo articolo.

Nel frattempo, ripetiamo ai nostri lettori all’estero di invitarci le loro storie ed esperienza su questi ed altri aspetti d’essere emigrati italiani, oppure figli/discendenti di emigrati italiani a: gianni.pezzano@thedailycases.com  

 

What does “100% Italian” mean? Part 4

di emigrazione e di matrimoni

Culture/Language

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I have been a resident in Italy since 2010 but not a day goes by that I do not understand that at a cultural level I am not like someone born and raised in Italy.

Every evening at home we watch RAI’s quiz show “L’Eredità” and I challenge myself to answer the questions, many of which are general knowledge and therefore taught in Italian schools, and every evening I have to face this lack of knowledge of culture.

However, I know that the fault for this gap is not my own but due to a factor out of my control, being born and raised overseas. This despite the fact that even before moving to Italy in 2010 I had travelled there a number of times, once for a year and the others for periods of a number of months. In Australia I regularly read Italian newspapers, magazines, and books and just as regularly watched RAI International as it was known then. But this would never be enough to really understand Italian Culture, starting with the language.

But to understand why Italians overseas do not speak Italian properly, and therefore to know its Culture, we must explain what happens in the homes of Italian migrants.

First of all, in the vast majority of the cases the families did not speak Italian but a dialect. And then, at the start of the new life overseas Italian/dialect is spoken until the birth of the first child after which every child born has a lower level of Italian and after a few years, especially when the children start to go to school and therefore they formally learn the language of their country of residence, two languages are spoken in the home, Italian between the parents and the first child (as in my case), a mix of Italian and the local language between the parents and all the children and finally the brothers and sisters talk to each other in the local language.

Some readers in Italy will ask why the children did not go to Italian lessons. This is easy to say but the reality did not allow it. In Australia the schools did not give Italian as a choice until at least the ‘70s, if not later. The parents could have sent the children to groups such as the Dante Alighieri Society but these lessons were usually held on Saturdays when young Australians, including us Italians, traditionally played sport in the school teams. And very few of us would have wanted to have evening lessons during the week because we had homework to do.

In addition, schools overseas naturally taught their own Culture and history and in the countries of the British Commonwealth, such as Australia and Canada, this also meant British Culture. We studied the great English language authors, including Americans such as Ernest Hemingway and F Scott Fitzgerald. In what would be the Liceo Classico (classical high school) in Italy I never read an Italian book as part of our school’s curriculum. Of course we studied the Roman Empire in Ancient History, and we spoke generally about the Renaissance in Italy and something about the Italy’s Unification in Modern History but apart from these hints we could not study anything else.

And I answer the question that many ask me about Australian schools, no, we did nothing about Dante’s “Divine Comedy” at school in Australia, not even in Catholic schools, which makes us understand very well how our Culture is seen in Australia and the other countries of migration. Indeed, it was never even mentioned in all the years of school.

Therefore, when talking about “100% Italian” we must consider all the aspects of people of Italian origin and unfortunately this means that those born and/or raised overseas can never be “100% Italian” at a cultural level.

And in this people in Italy must examine their conscience and ask themselves; what could have been done in those years to encourage the children/descendants of Italian migrants overseas? Of course, sending books to Italian groups, as used to be done by the Government, helped Italy’s publishers but from direct experience I know that many of those books did not end up in the shelves of Italian groups but went into the personal libraries of members of the executive. And this issue is still more than valid.

The arrival of RAI International was an opportunity to do something more but we have not yet taken advantage of this opportunity because, as I have already explained, how can the children/descendants of our relatives and friends overseas fully understand and enjoy the programmes since they do not know our language and Culture?

At the very least RAI should provide subtitles to the programmes in the languages of the countries to allow them to understand more. This would have two equally important effects, the first, that of showing them the greatness of our Culture and so to encourage them to learn our language to know more about it. The second is to give RAI a much bigger potential audience than what it has now and therefore to be able to have greater income from the advertising.

But in talking about Culture and Language we also have an obligation to consider not only so-called “High Culture” but all the aspects of our Culture and these include our Traditions and Customs which will be the subject of the next article.

In the meantime we repeat our invitation to our readers overseas to send us their stories and experiences of these and other aspects of being Italian migrants or children/descendants of Italian migrants to: gianni.pezzano@thedailycases.com  

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