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Italiani nel Mondo

Come cambia una città – How a city changes

Gianni Pezzano

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Come cambia una città

Le città sono esseri viventi che cambiano con il tempo e fin troppo spesso non ci accorgiamo di questi cambiamenti finché un giorno non ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che il quartiere in cui siamo cresciuti ha aspetti nuovi che mai avremmo immaginato.
Di Gianni Pezzano

In questi giorni un sito degli italiani in Australia ha pubblicato i risultati dell’ultimo censimento che dimostra come è cambiato il paese. Nel 2011 l’italiano era la terza lingua parlata in casa nel paese, dopo l’inglese e il mandarino (una lingua della Cina), nel censimento del 2016, benché i primi due posti siano uguali,   il terzo è ora l’arabo, seguito dal cantonese (un’altra lingua della Cina) e il vietnamita.

Queste cifre mi hanno fatto pensare alla mia ora ex città di Adelaide e i cambi che ho visto che sono riflessi da queste cifre.

Hindley Street
Come figlio dell’emigrazione post bellica, l’Australia della mia gioventù era prevalentemente anglosassone e il sabato mattino della nostra famiglia degli anni 60 era l’anteprima di questi cambi enormi. Abitavamo in un quartiere che all’epoca era popolare e i negozi erano strettamente forniti di prodotti australiani e allora la spesa del sabato era ben precisa e si svolgeva in una via della città, Hindley Street.

Mamma, accompagnata da mio fratello ed io, prendevamo il pullman per andare in centro dove la prima fermata era un negozietto di frutta e verdure. Era gestito da due siciliani ed era l’unico posto nella città dove noi italiani, e anche i greci, potevamo prendere le verdure e frutti che formavano la nostra cucina; le melanzane, le zucchine, i carciofi, i broccoli e tutto quello che ora viene servito nei ristoranti del paese.

Le seconda fermata era il bar Flash, il primo bar italiano ad Adelaide, dove abbiamo assaggiato per la prima volta il cappuccino ed in estate potevamo gustare il gelato italiano che è così diverso dall’ice cream di tradizione inglese.

Dal Flash andavamo allo Star Grocery, i generi alimentari all’incrocio con Morphett Street, questa volta i proprietari erano greci, ma tra i loro prodotti c’erano l’olio d’oliva, la pasta, fagioli secchi, e quei prodotti che mancavano al negozietto dei siciliani. Di nuovo i clienti erano per la stragrande maggioranza greci e italiani.

Infine, attraversavamo la strada per andare ad Alfa Emporium che era l’unico posto dove poter comprare giornali e riviste italiani e dove ho comprato la rivista di Topolino che è stata la mia prima lettura in italiano.

Ero troppo giovane all’epoca, ma allora vicino ad Alfa c’erano anche Adelaide Pizza House la prima pizzeria e il ristorante Sorrento il primo vero ristorante italiano della città, e quindi erano i battistrada per tutti i cambi culinari della città che ora comprende la cucina di moltissimi paesi e non solo quella italiana.

Con l’eccezione di Flash questi locali non esistono più. Il passare degli anni e, soprattutto, la decisone dei supermercati di introdurre i prodotti nuovi in riconoscimento della nuova clientela hanno segnato il loro destino.

Cantiere
Vicino alla mia prima scuola c’era un cantiere di imprenditori italiani, di origine venete, che avevano iniziato una piccola rivoluzione nel modo di fare le case ad Adelaide con l’introduzione del terrazzo. Questo modo di fare i pavimenti, particolarmente per le entrate e i bagni delle strutture, e non solo residenze, ha aperto la breccia alle importazioni di piastrelle e altri prodotti edili italiani in tutto il paese e non solo ad Adelaide.

Dalle importazioni di prodotti italiani per soddisfare le richieste non solo degli italiani, ma anche delle altre comunità iniziando proprio dagli australiani, sono nati gruppi importanti che hanno contribuito anche a lanciare le industrie del vino (con prodotti nuovi invece dei vini di origine tedesca che c’erano prima), dei salumi e ora anche dell’olio d’oliva e persino i tartufi nel continente australe.

Gli italiani che volevano uscire il weekend avevano essenzialmente due scelte, le feste di famiglia o le feste dei primi circoli italiani che spesso erano basati sui paesini d’origine oppure sulle associazioni religiose dei vari santi e Madonne, o di andare al Cinema Di Franco per vedere film italiani. Questo luogo, come l’altro aperto poi vicino al centro ci ha fatto vedere i film di Totò, Franco e Ciccio, oppure le strappalacrime di Amadeo Nazzari e Yvonne Sanson. Con l’arrivo dei cinema d’autore prima e delle videocassette poi anche questi cinema sono spariti.

Cambi inevitabili
C’è un motivo ben preciso per cui tutti questi locali sono spariti. Nel corso del tempo sono cambiate la città, come il paese e le famiglie degli immigrati, come dimostrano le statistiche delle lingue parlate nel paese citate sopra.

Noi ragazzi degli anni 60 ora siamo nonni e in molti casi anche bisnonni. I nostri genitori con cui parlavamo l’italiano ora stanno sparendo a causa di forza maggiore e con i nostri fratelli e sorelle, i nostri figli e i loro figli parliamo in inglese. Questi sono esattamente gli stessi cambiamenti che vediamo quando studiamo gli Stati Uniti che hanno almeno tre generazioni di italiani più del caso australiano.

Nei casi delle comunità italiane del Belgio, la Francia e la Germania gli sviluppi sono diversi perché i contatti con il Bel Paese sono molto più frequenti, ma anche in quei paesi i nipoti dei primi immigrati italiani sono molto diversi dei loro parenti nel paese d’origine.

Italia
Per uno cresciuto in Australia in quegli anni è facile vedere questi cambiamenti ora in Italia. Non succede solo con l’introduzione di ristoranti cinesi, indiani o tailandesi o di altre culture. Succede nel vedere prodotti nuovi sugli scaffali di supermercati. Succede nel vedere i ragazzi uscire per mangiare un kebab, oppure il suo predecessore l’hamburger che ha aperto le porte allo street food straniero in Italia. E piano piano, questi cambiamenti si faranno sentire anche in molti altri campi della nostra vita e Cultura.

Sentiamo ogni giorno alla televisione, la radio e anche nella vita quotidiana l’influenza dell’inglese, e vedremo questi cambi con il passare del tempo quando i figli degli immigrati in Italia cominceranno le loro carriere da adulti.

Come gli italiani all’estero, questi introdurranno nuovi colori e modi di vedere la vita. Per questo motivo le nostre ceramiche e le arte figurative subiranno gli effetti di questi nuovi modi di vedere il mondo e l’introduzione di nuovi stili e colori ispirati dai paesi d’origine.

Opportunità
Non dobbiamo avere paura di questi cambi perché il nostro paese ha già subito evoluzioni del genere, basti pensare al ruolo della ceramica cinese nello sviluppo delle ceramica non solo in Italia, ma anche in altri paesi. A partire da Delft in Olanda che decise di copiare i cinesi invece di importare i loro prodotti come succedeva per ben più di un secolo.

C’è gente che ha paura di questi cambiamenti in Italia, ma le esperienze estere dimostrano senza il minimo dubbio che, se gestiti bene, non solo dai governi ma anche dagli industriali del paese, che i nuovi immigrati aprono strade per nuovi mercati perché sono i migliori a vendere i nostri/loro prodotti ai loro paesi d’origine, come il pastificio di origine italiana in Australia che ha esportato la sua pasta in Italia.

L’arrivo dei nuovi residenti non deve essere visto come una minaccia, ma l’apertura a nuove opportunità che potenzialmente porteranno grandi guadagni al paese.

Quanti dei nostri politici e imprenditori hanno capito il vero messaggio dei cambi ad Adelaide e altre città in giro per il modo in questi anni?

Possiamo solo sperare che il tempo e l’esperienza porteranno saggezza a quelli che fino ad ora hanno visto gli immigrati solo come mezzi politici invece di quel che sono in realtà, gente che cerca una vita migliore, come hanno fatti i miei genitori e milioni di altri nostri connazionali negli anni post bellici.

How a city changes

Cities are living beings that change over time and all too often we do not notice the changes until one day we look around and realize that the suburb in which we grew up has new features that we would never have imagined.
By Gianni Pezzano

A few days ago a site for Italians in Australia published the results of the latest census which shows how much the country has changed. In 2011 Italian was the third language spoken at home in the country after English and Mandarin, but in the 2016 census, although the first two languages are the same the third is now Arabic, followed by Cantonese and Vietnamese.

These figures made me think about my now ex city of Adelaide and the changes I saw that are reflected in these figures.

Hindley Street
As the son of post war migration the Australia of my youth was predominantly an Anglo-Saxon country and our family’s Saturday morning in the 1960s was the preview of these changes. We lived in a working class suburb and the shops strictly furnished with only Australian products and so our Saturday shopping was very precise and occurred in Hindley Street in the city centre.

Mamma, accompanied by my brother and I took the bus into the city centre where the first stop was a small fruit and vegetable store. It was run by two Sicilians which was the only place in the city where we Italians, and also the Greeks, could buy the fruit and vegetables that was the basis of our cuisine, eggplants, zucchini, artichokes, broccoli and all those products that are now served in the country’s restaurants.

The second stop was Flash bar, Adelaide’s first Italian coffee shop, where we tasted our first cappuccinos and where in summer we could favour Italian gelato which is so different from the traditional English ice-cream.

From Flash we went to Star Grocery at the corner of Morphett Street, this time the owners were Greek, but their products included olive oil, pasta, dried beans and those products missing from the Sicilians’ small store. Once again the customers were mainly Greek and Italians.

Finally, we crossed the road and went to Alfa Emporium which was the only place that sold Italian newspapers and magazines and where I bought my first Topolino (Mickey Mouse) magazine which was my first read in Italian.

I was too young at the time, but nearby there were Adelaide Pizza House, the city’s first pizzeria and Sorrento, the first Italian restaurant and therefore they were the pathfinders for all the culinary changes in the city which now include the cuisine o many countries and not only Italian.

With the exception of Flash these places no longer exist. The passage of time and, above all, the decision of supermarkets to introduce new products in recognition of the new clientele marked their fate.

Work Yard
Near my first school there was the work yard of Italian businessmen of Venetian origin who had begun a small revolution in the construction of houses in Adelaide with the introduction of terrazzo. This method of flooring, especially for entrance ways and bathrooms of buildings, and not only in homes, opened the door for the importation first of tiles and then other Italian building products in all the country and not only in Adelaide.

From the importation of Italian products to satisfy the demand not only of Italians but also other communities including Australians important groups were created that not only contributed to the launch of the wine industry (with new products and not only the original German vines that existed before) and smallgoods, as well as olive oil and even truffles in the southern continent.

The Italians who wanted to go out on the weekend essentially had two choices outside of family occasions. Either events at the first Italian clubs which were usually based on the towns of origin or religious associations for various saints or the Madonna, or to go to the De Franco Cinema to see Italian films. This place, as well as the other that later opened closer to the city, let us see films by Italian stars such as Totò, Franco and Ciccio and the tearjerkers by Amadeo Nazzari and Yvonne Sanson. With the arrival of art house cinemas and the first video cassettes even these cinemas then disappeared.

Inevitable changes
There is a very precise reason that all these places have disappeared. Over time the city changes, as did the country and the migrant families, as the census figures of the languages spoken at home mentioned above show.

We young people of the 1960s are now grandparents and in many cases even great grandparents. Our parents with whom we spoke Italian are now leaving us due to force majeure and we speak in English with our brothers and sisters and with our children and grandchildren. These are exactly the same changes we see when we study the United States which has at least three more generations of Italians than the Australian case.

In the case of the Italian communities in Belgium, France and Germany the changes are different because the contacts with the home country are much more frequent, but even in these cases the grandchildren of the first generation Italian migrants are very different from their relatives in the country of origin.

Italy
For someone raised in Australia in those years it is easy to see these changes in today’s Italy. It is not happening only with the introduction of Chinese, Indian or Thai and other restaurants. It happens on seeing new products on supermarket shelves. It happens in seeing your people go out for a kebab, or for its predecessor the hamburger which opened the door for foreign street food in Italy. And, very slowly these changes will be felt also in many other fields of our life and Culture.

Every day on television, radio and also in day to day life we hear the influence of English and we will see these changes over time as the children of the migrants in Italy begin their careers as adults.

Just like the Italians overseas, these young people will introduce new colours and ways of seeing life, For this reason our ceramics and other figurative arts will feel the effects of the new ways of seeing the world and the introduction of new styles and colours inspired by the countries of origin.

Opportunities
We must not be scared of these changes because our country has already undergone them. We only have to think of the role of Chinese pottery in the development of ceramics, not only in Italy but also other countries, beginning with Delft in Holland which decided to copy Chinese pottery instead of importing their products as happened for well over a century.

There are people in Italy who are scared of these changes, but experience overseas show without the slightest doubt that if managed properly, not only by governments but also by the country’s industries, that the new migrants open the road to new markets because they are the ones best suited for selling our/their products in their countries of origin, just like the Australian pasta maker of Italian migrant origins that exported pasta to Italy.

The arrival of new migrants must not be seen as a threat, but as an opening to new opportunities that will potentially bring big profits to the country.

How many of our politicians and businessmen have understood the true message of the changes in Adelaide and the other cities around the world over the years?

We can only hope that time and experience will bring wisdom to those who up till now have seen migrants as a political means instead of that they really are, people looking for a better life, just like my parents and the millions of other Italians in the post war years.

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