Vogliamo sentire le vostre voci – We want to hear your voices

Choose language: IT | EN

[vc_single_image image=”48766″ img_size=”full”]

Vogliamo sentire le vostre voci

Ci sono oltre novanta milioni di emigrati italiani e  i loro discendenti in giro per il mondo. Vogliamo  far sentire queste voci da tutti i continenti ed è per questo che abbiamo iniziato a pubblicare articoli bilingue

Di Gianni Pezzano

Ci sono oltre novanta milioni di emigrati italiani e  i loro discendenti in giro per il mondo. Non sapremo mai il numero con precisione ed con ogni probabilità la cifra è ancora più grande. Ogni membro di questa famiglia internazionale enorme ha la propria voce e ha una storia da raccontare di cosa vuol dire non solo essere italiano, ma il prezzo, positivo o negativo secondo il caso, che ha pagato nel corso della sua vita a causa delle sue origini

Vogliamo  far sentire queste voci da tutti i continenti ed è per questo che abbiamo iniziato a pubblicare articoli bilingue. Ma non le vogliamo solo nelle lingue  dei paesi d’origine, bensì ove possibile nella versione d’italiano che ogni comunità parla, perchè è propria quella lingua che non solo ci fa riconoscere come italiani, ma che segna alcune delle differenze tra noi da paese a paese e tra continente e continente.

Però, non cerchiamo le solite storie del successo economico, ma la vita delle nostre famiglie in giro per  il mondo, nel bene e nel male, perché nessuna vita è composta soltanto di cose buone oppure soltanto di cose cattive.

La misura

In Italia c’è fin troppo spesso il vizio di giudicare i nostri parenti e amici all’estero esclusivamente sul piano economico, ed è quello il volto degli emigrati italiani che è più visto in quelle relativamente poche volte che il pubblico italiano sente parlare degli italiani all’estero. Senza dimenticare che c’è anche l’usanza di parlarne in prossimità delle elezioni politiche per cercare di utilizzarli e allo stesso tempo scandalizzandosi in Patria per presunti brogli elettorali.

Certo, ci sono italiani che hanno avuto successo economico enorme nei loro paesi di residenza e ne dobbiamo essere fieri, ma non tutti hanno avuto questo successo e i motivi sono molteplici.

Basta pensare ad Antonio Meucci, il vero inventore del telefono, che è morto povero senza il giusto riconoscimento del proprio lavoro. E cogliamo l’occasione per applaudire anche il lavoro di coloro che hanno lottato per decenni per poter dare a lui il giusto riconoscimento, autore ed inventore, che realizzò un successo enorme che vale molto di più del semplice premio su profitti finali.

Abbiamo avuto moltissimi emigrati che hanno avuto grande successo per il semplice fatto che i loro impegni sono stato premiati da figli laureati e professionisti di cui si sente poco parlare in Italia.

Poi, anche se riconosciamo grandi attori italo-americani come Al Pacino e Robert De Niro, come anche i registi Quentin Tarantino e Martin Scorsese, quanto sappiamo davvero degli artisti di origini italiane nei cinque continenti? Temiamo che ne sappiamo troppo poco.

Lingua e tradizioni

I nostri accademici, sia in Italia che all’estero dovrebbero fare molto di più per studiare quel che succede alla nostra lingua all’estero, e non solo perché molti dialetti italiani ormai esistono solo nelle nostre comunità italiane e, probabilmente destinati a sparire nel tempo.

Ognuna di queste comunità ha sviluppato la nostra lingua e/o dialetti in modi diversi e qualsiasi Storia della nostra Emigrazione oltrecentenaria deve tenerli in considerazione. Negli Stati Uniti per esempio gli italiani di New York parlano diversamente da quelli nel New Jersey e questi sono soltanto due di chissà quante migliaia di esempi.

Possiamo dire altrettanto delle tradizioni che abbiamo esportato e che, come la lingua, hanno subito mutamenti per vari motivi nei vari paesi di residenza. Come le lingue queste tradizioni sono da documentare e da ricordare perché fanno parte di quel che siamo.

Tragedie e famiglie

Tristemente la nostra Storia non è composta solo da episodi felici e di grande successo. Da anni il giornalista Gian Antonio Stella racconta le storie dei viaggi dei bastimenti e le tragedie incontrate nel corso dei viaggi e le traversie che hanno subito i nostri italiani emigrati all’arrivo nella nuova destinazione.

Dobbiamo ricordare i dolori degli italiani linciati e uccisi negli Stati Uniti, Francia e molti paesi dell’America Latina, come anche le difficoltà dei primi anni in quasi tutti i paesi. Pochi in Italia sanno che in Australia molti italiani sono stato tenuti in campi nella campagna all’arrivo, di cui Bonegilla nello Stato di Vittoria è il più famoso. Come dobbiamo anche ricordare la triste verità che in molti casi chi sfruttava i nuovi arrivati non erano solo gli autoctoni ma anche i nostri connazionali.

In un’Italia che si trova tra i paesi economicamente più potenti del mondo, i più vecchi hanno dimenticato e i più giovani non hanno mai saputo che il contributo economico degli emigrati italiani dopo la seconda guerra mondiale alle famiglie rimaste a casa, ha avuto un ruolo determinante nel destino dei loro parenti, come anche allo sviluppo dell’Italia da paese disastrato a potenza economica. Anche in questo caso, il contributo dovrebbe essere riconosciuto sin dai livelli più alti del nostro paese.

In risposta al recente articolo “Come cambia una città” Francesco Cutrì ci ha inviato una testimonianza personale del padre su Hindley Street – Adelaide nominata nell’articolo, che fa capire benissimo la realtà di molti emigrati italiani e non solo in Australia:

“Tra i ricordi belli si trovano anche quelli meno belli….nel 60 quando arrivo’ mio padre ad Adelaide, si trovava vicino un pub dove entro’ per prendersi una birra fredda, appena entrato lo scortarono fuori puntando con un dito dicendogli che il pub per lui era quello sull’altro lato della strada che era frequentato soltanto dalle persone scure di pelle. White people only…..black people only.”

La discriminazione ci ha sempre seguito, sin dai primi emigrati e non è mai sparita del tutto. In nessun paese.

Nuovi  emigrati e il futuro

Ora c’è una nuova generazione di emigrati italiani. A differenza di quelle prima hanno qualifiche di studio molto più avanzate delle generazioni precedenti e non si sa ancora quanti di loro si fermeranno per sempre all’estero, oppure faranno casa in uno dei paesi nuovi. Però questo non cambia il fatto che anche loro hanno le proprie storie che dovranno far parte della Storia dell’Emigrazione italiana.

Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere anche che un progetto del genere può essere lanciato da un sito come il nostro, ma per aver successo dobbiamo lavorare tutti insieme.

I lettori a fornire le loro storie e i loro ricordi. Però, un progetto come questo deve avere anche e soprattutto l’appoggio di gruppi italiani in ogni paese, da cattedre della lingua italiane e di Storia in questi paesi, come anche la stampa internazionale della lingua italiana e soprattutto RAI World che potrebbe essere un il canale ideale per distribuire di più i volti veri degli italiani all’estero.

Infine, i mezzi amministrativi e politici. La storia dell’Emigrazione Italiana fa parte della Storia d’Italia, come fa parte anche dei paesi di residenza. Perciò, gli studi sul fenomeno dovrebbero avere accesso a fondi e appoggi dalle università e gli enti statali e privati che finanziano le ricerche storiche nel paese.

Questi studi avrebbero dovuto iniziare già molti anni fa a livello internazionale. Per questo motivo nel nostro piccolo ci impegniamo a fare i primi passi di un progetto che darebbe un contributo fondamentale alla nostra identità di italiani e di origine italiana.

Chiediamo ai nostri lettori di inoltrare la loro storie e le migliori faranno parte del sito. Inoltre, tutte le storie, pubblicate e non, saranno conservate e utilizzate nel futuro a un progetto serio in memoria dei milioni di italiani che hanno dovuto lasciare il Bel Paese.

Ora lasciamo la voce ai nostri lettori.

I racconti possono essere inviati a: [email protected]

[vc_separator style=”shadow” border_width=”6″]
[vc_single_image image=”48766″ img_size=”full”]

We want to hear your voices

There are over ninety million Italian migrants and their descendants around the world. We want to hear these voices from all the continents and for this reason we have begun publishing bilingual articles.

By Gianni Pezzano

There are over ninety million Italian migrants and their descendants around the world. We will never know the exact number and in all probability the number is even bigger. Every member of this enormous international family has his or her own voice and has a story they want to tell, not only about being Italian, but also the price paid, positive or negative according to each case, during their lives because of their origins.

We want to hear these voices from all the continents and for this reason we have begun publishing bilingual articles. We do not want the voices only in the languages of their countries of residence but, whenever possible, in the versions of Italian that each community speaks because it is our very language that not only identifies us as Italians, but also marks some of the differences from country to country and continent to continent.

However, we are not looking for the usual financial success stories, but the lives of our families around the world, for better or for worse, because no life is made up only of good things, or even only of bad things.

The yardstick

All too often in Italy there is the bad habit of judging our relatives and friends overseas solely on the financial level and this is the face of Italian migrants most seen in the relatively few times that the Italian public hears about the Italians overseas. Without forgetting that there is also the habit of talking about them at election time in order to use them and at the same time to be scandalized in the home country about alleged electoral frauds carried out overseas.

There have certainly been Italians who had enormous financial success in their countries of residence and this must make us proud, but not everyone has had this success and there are many reasons.

We only need to think of Antonio Meucci, the real inventor of the telephone, who died poor and without the proper recognition of his life’s work. And we take this opportunity to also applaud the work of those who fought for decades in order that he receive proper recognition, as author and inventor, and who gained enormous success which is worth much more than the mere prize of final profits.

We have had great numbers of migrants who achieved success for the simple reason that their commitment was rewarded with children who gained university degrees and who became professionals about whom little is mentioned in Italy.

And then we also recognize the great Italo-American actors such as Al Pacino and Robert De Niro, as well as directors Quentin Tarantino and Martin Scorsese, yet how much do we really know about artists of Italian origin in the five continents? We’re afraid that we know very little.

Languages and tradition

Our academics, in Italy and overseas, should do much more to study what is happening to our language overseas and not only because many Italian dialects now exist only in the Italian communities and are probably destined for extinction.

Each one of these communities has developed its own language and/or dialects in different ways and any history of our more than a century of emigration must consider them. In the United States for example, the Italians from New York speak differently from those in New Jersey and these are only two of who knows how many thousands of examples.

We can say the same thing about the traditions which we exported and which, just like our language, have undergone change for a number of reasons in the various countries of residence. Just like the languages, these traditions should be documented and recorded because they are part of what we are.

Tragedies and families

Sadly our history is not made up only of happy episodes and great success. For years Italian journalist Gian Antonio Stella has been telling the stories of the voyages of the ships that carried the early migrants and the tragedies they found along the way and the hardships Italian migrants suffered on arrival at the new destination.

We must remember the suffering of the Italians lynched and killed in the United States, France, and many countries in Latin America, as well as the difficulties of the early years in nearly all the countries. Few in Italy know that in Australia many Italians were held in camps in the countryside on their arrival and of these Bonegilla in the State of Victoria is the best known. Just as we must remember the sad truth that in many cases that those who exploited the new arrivals were not only the natives, but also fellow Italians.

In an Italy that is now one of the most economically powerful countries in the world many of the older people have forgotten and the young people have never known of the financial contributions that the post WW2 Italian migrants sent to their families left behind and which played a decisive role in the destiny of their relatives, just as these contributions played a role in Italy’s development from a country devastated by war to a financial powerhouse. Also in this case these contributions should be recognized, beginning at the highest levels of the country.

In his reply to the recent article “How a city changes”, Francesco Cutrì sent us his father’s personal testimony of Hindley Street, Adelaide mentioned in the article which makes us understand the reality of many Italian migrants and not only in Australia:

Amongst the happy memories there are those that are not as happy…. in the 60s when my father came to Adelaide he was near a pub which he entered for a cold beer, as soon as he walked in they escorted him outside and told him that the pub for him was the one they pointed out on the other side of the street which was frequented only by people of dark skin. White people only…..black people only”.

Discrimination has always followed us, from the very first migrants and it has never totally disappeared. In no country.

New migrants and the future

Now there is a new generation of Italian migrants. Unlike those that went before they often have professional qualifications that are much more advanced than their predecessors and we do not know how many of them will remain forever overseas, or if they will set up home in the new countries. However, this does not change the fact that they too have their personal stories that must become part of the history of Italian migration.

At the same time we must acknowledge that such a project can only be launched by a site such as ours, but to be successful we must all work together.

The readers supply their stories and their memories. However, a project such as this one must also and above all have the support of Italian groups in every country, of university faculties of Italian and History in these countries, as well as the international Italian language press and above all RAI World which could be an ideal channel for distributing even more the real faces of Italians overseas.

Finally, the administrative and political means. The history of Italian migration is part of Italy’s history, as it is a part of the history of the countries of residence. Therefore, studies of the phenomenon should have access to funds and support from universities and private and public bodies that finance historical research in these countries.

These studies should have begun many years ago internationally. For this reason and in our own small way we commit ourselves to taking the first steps towards a project that would give an essential contribution to our identity as Italians and of Italian origin.

We ask our readers to send us their stories and the best will become part of the site. In addition, all the stories, whether or not they are published, will be saved and used in the future for a serious project in memory of the millions of Italians who had to leave their country of birth.

Now we leave the word to our readers.

The stories can be sent to: [email protected]

Lascia un commento