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Cantanti da ricordare e fare conoscere all’estero LUCIO BATTISTI, Parte 1- Singers to be remembered and to make known overseas LUCIO BATTISTI PART 1

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Tempo di lettura: 10 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Cantanti da ricordare e fare conoscere all’estero LUCIO BATTISTI, Parte 1

A differenza degli altri cantanti di questa serie di articoli per fare conoscere i grandi della musica leggera italiana all’estero, Lucio Battisti non era un cantautore nel senso che scriveva sia il testo che la musica, ma un cantante che ha avuto un grandissimo periodo d’oro con un altrettanto importante paroliere.

Difatti, quando parliamo del periodo d’oro di Lucio Battisti, i suoi successi più grandi, erano legati a colui che è probabilmente il paroliere più importante della musica leggera italiana, Giulio Rapetti, nome d’arte, Mogol, già soggetto di uno dei primi articoli di questa rubrica “Italiani nel mondo” .

La loro collaborazione tra la fine degli anni ‘60 fino alla rottura per differenze artistiche, che sarà trattata nella seconda parte di questo articolo, ha fornito a un’intera generazione italiana una colonna sonora unica, perché hanno fornito canzoni per ogni gusto, e in modo particolare, canzoni d’amore, oppure di cuori infranti.

In molti sensi era un connubio perfetto tra il paroliere e il cantante che scriveva la musica, ma la loro rottura ha avuto come fonte della discordia una domanda importante per la musica leggera, una canzone ha successo per via della musica, oppure per le sue parole?

A causa dell’estrema diligenza con cui difendeva la sua privacy, non possiamo dire molto della vita famigliare di Battisti, tranne la sua data di nascita a Rieti, il 5 marzo 1943, e che la famiglia poi si è trasferita a Roma, dove ha iniziato la sua scuola. Tra i pochi dettagli che ha fatto sapere della sua giovinezza è stato che aveva sempre i capelli ricci che sono poi diventati il suo marchio personale.

Sappiamo che il suo percorso artistico è iniziato nel 1962 con un complesso musicale “I Mattatori”, che poi si rivelerà come una specie di previsione del suo futuro nella scena musicale italiana.

Dopo l’esperienza con un altro complesso, con cui ha fatto una tournée in Germania e Olanda, Battisti, prese la decisione di diventare solista e quindi ha cominciato a cantare al Club 84 di Roma, e in quell’anno ha lanciato il suo primo 45 giri, “Per una lira”, scritta insieme a Roby Matano.

Poi, nel 1965 ha avuto l’incontro con Mogol che ha cambiato la musica leggera italiana.

Da quel punto in poi, la sua vita è stata scritta con la musica e le parole che regolarmente arrivavano in testa alle classifiche, e quindi, vogliamo raccontare la sua vita con canzoni di successo che molti discendenti di emigrati all’estero conoscono, perché le stazioni radio in italiano in giro per il mondo le suonano ancora, senza capire che appartengono al quasi perfetto connubio di musica e voce di Lucio Battisti e le parole di Mogol.

Il primo loro grande successo come coppia musicale è stata “Balla Linda” presentata al Festival della Musica Italiana di Sanremo del 1968, insieme al cantante statunitense, Wilson Pickett, e che sarà cantata poi inglese come “Bella Linda” dal complesso americano, The Grass Roots.

Nel 1969 si è presentato di nuovo a Sanremo con “Un’avventura”, per poi lanciare una canzone leggendaria che sentiamo regolarmente ancora oggi in Italia, “Acqua Azzurra, Acqua Chiara”.

Questa canzone racconta un’esperienza che tutti abbiamo avuto, di innamorarci di un’altra persona, per poi vederla andare via con il nuovo arrivato al solito locale, come si capisce dalla frase, “Tutto questo non c’è più da quando ci sei tu”, che sentiamo ripetuta più volte.

La canzone fa vedere la capacità delle parole di Mogol di esprimere sentimenti che tutti condividiamo, ma che spesso non siamo pronti ad ammettere, nemmeno ai nostri amici più intimi. E questo sentimento di perdita della persona amata, si trova in un’altra canzone di grande successo “Non è Francesca”, in cui il cantante rifiuta di credere che la sua amata fosse stata vista con un altro…

Però, la canzone che più descrive lo sgomento di chi si rende conto che la ragazzina di cui è innamorato non è affatto quel che pensa è indubbiamente “La canzone del sole”, che molti conoscono anche come “Mare nero, mare nero” come da ritornello.

Le parole di Mogol descrivono la bellezza della ragazzina con le trecce bionde, occhi blu e soprattutto l’innocenza delle sue gote, che pensava di conoscere all’inizio della canzone, ma poi succede qualcosa di inatteso, ed è la voce di Battisti che trasmette la paura e poi lo sgomento quando la sente dire “Sono una donna ormai”, una realtà che non vuole capire all’inizio, e poi si arrende nel vedere che l’immagine romantica della ragazzina amata esisteva solo nella sua mente quando si accorge del cambio nello sguardo e l’atteggiamento della giovane donna davanti a lui.

E la forza di quelle parole, e la tristezza della voce di Battisti in quella canzone, è anche il fatto che rifletteva il cambio dei giovani italiani in quegli anni, particolarmente le ragazze che avevano cominciato a comportarsi liberamente come le loro madri non avevano mai potuto fare.

Infatti, il testo della canzone è ispirato a un episodio vero nella vita di Mogol quando aveva incontrato una ragazzina di nome Titty durante una vacanza, ma quando l’ha rivista di nuovo era cambiata dal tempo, e il “mare nero” nel testo rappresentava i sentimenti umani che, di nuovo, tutti conosciamo.

Dopo questi successi Battisti, insieme ad amici e collaboratori, ha lanciato la propria casa discografica “Numero Uno”, un nome che rifletteva i successi ottenuti dalla loro collaborazione.

Il terzo brano di Battisti-Mogol che presenteremo in questa prima parte è “Mi ritorni in mente” del 1969.

Ovviamente la canzone racconta la fine di una storia d’amore, ma la musica ha un ruolo importante quanto le parole perché il cambio di ritmo, come il tono di voce di Battisti, che prima fa una riflessione sulla fine del rapporto, ma poi la voce, e soprattutto la musica, esprimono la rabbia che teneva dentro di sé.

Come il titolo di un altro brano celebre di questo periodo, Battisti con la sua musica, e Mogol con le sue parole, esprimono le “Emozioni” di noi esseri umani a volte felici, a volte tristi, e mai neutrali, perché pochi riescono a restare neutrali in situazioni del genere.

E ora introduco l’ultima canzone di questa prima parte dell’articolo dedicato a Lucio Battisti con un ricordo personale che mi ha fatto capire l’importanza della lingua per poter capire le canzoni, non solo in italiano, ma in qualsiasi lingua.

Avevo 16 anni quando sono venuto in Italia in vacanza con i genitori e mio fratello Tony nel 1972, e all’epoca non conoscevo la nuova generazione di cantanti italiani che erano usciti dopo la partenza dei nostri emigrati post-guerra, compresi i miei genitori.

Allora non capivo ancora bene l’italiano, ma abbastanza per sentire il mio cuore fermarsi nel sentire le parole di una canzone che ho sentito un giorno alla radio, “In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero sei tu”.

No, non avevo una ragazza all’epoca, ma quel sentimento di sentirsi isolato lo conoscevo fin troppo bene, e quelle 15 parole hanno riassunto la solitudine che sentivo sin dal primo giorno di scuola.

Quella canzone, “Il mio canto libero”, è stato il primo disco italiano che ho comprato in quel viaggio, e posso dire che, dei tanti dischi nella mia valigia quando siamo tornati in Australia, molti erano proprio di Lucio Battisti.

Il messaggio di questa canzone è semplice e quindi non ha bisogno di spiegazioni, ma un’altra canzone in quella valigia ha segnato un passo importante della musica leggera italiana, al punto che quel brano è considerato da molti la canzone più bella della musica leggera italiana del ‘900.

E nella seconda parte di questo articolo presenteremo non solo quella canzone come brano finale, ma anche altri brani importanti, compreso uno che dimostra anche il lato comico di Battisti e Mogol, che, come molte altre canzoni italiane in quegli anni, ha attirato la censura della RAI…

Continua in Parte 2.

Singers to be remembered and to make known overseas LUCIO BATTISTI PART 1

PLEASE NOTE: The videos of the four songs presented in this article all have subtitles in English.

Unlike the other singers in this series of articles to make the greats of Italian pop music known overseas, Lucio Battisti was not a cantautore (singer songwriter) in the sense that he wrote both the lyrics and the music, but a singer who had a great golden period with an equally important lyricist.

In fact, when we talk about the golden period of Lucio Battisti, his greatest hits were connected to the man who is probably the most important lyricist of Italian pop music, Giulio Rapetti, nom de plume, Mogol, who was the subject of one of the first articles of this “Italiani nel mondo” (Italians in the world) column .

Their collaboration from the last years of the ‘60s until their break-up due to artistic differences, which will be dealt with in the second part of this article, provided a unique soundtrack to an entire Italian generation, because they provided songs for every taste, particularly songs of love, or of broken hearts.

In many ways they were a perfect combination of the lyricist and the singer who wrote the music, but their split had, as its source of discord, an important question for pop music, is a song successful because of its music, or because of its lyrics?

Due to the extreme diligence with which he defended his privacy, we cannot say much about Battisti’s family life, except that he was born in Rieti on March 5, 1943, and that the family then moved to Rome where he began school. One of the few details he let slip about his childhood was that he had always had the curly hair that then became his personal trademark.

We know that his artistic path started in 1962 with a musical group called “The Mattatori” (The Matadors). Since the word “mattatore” in Italian also means a star performer, this would turn out to be a sort of prediction of his future in Italy’s music scene.

After an experience with another group with which he toured Germany and Holland, Battisti decided to go solo, and so he began singing in Rome’s “Club 84” and in that year he launched his first single, “Per una lira” (For a lira), written with Roby Matano.

And then, in 1965 he had the meeting with Mogol that changed Italian pop music.

From that point on, his life was written with the music and the lyrics that regularly topped the charts, and therefore, we want to tell the story of his life with successful songs that many descendants of migrants overseas know because Italian language radio stations around the still play them, without realizing that they belong to the almost perfect combination of Lucio Battisti’s music and voice, and Mogol’s lyrics.

Their first big hit as a musical couple was “Balla Linda” (Dance Linda) presented at the 1968 Festival of Italian Music of Sanremo, together with the American singer Wilson Pickett, which would then be sung in English as “Bella Linda” by the American group The Grass Roots.

In 1969, again in Sanremo, he presented “Un’avventura” (An adventure) to then launch the legendary song that we still hear regularly in Italy today, “Acqua Azzurra, Acqua Chiara” (Blue water, Clear water).

This songs tells the story of an experience that we have all had, of falling in love with another person, to then see him or her leave with a newcomer to the usual place, as we understand from the line, “Tutto questo non c’è più da quando ci sei tu” (All this has happened since you came here), which we hear repeated a number of times.

The song shows Mogol’s ability with lyrics to express feelings that we all have, but which we are often not ready to admit, not even to our closest friends. And this feeling of loss of a beloved person is found in another highly successful song, “Non è Francesca” (It’s not Francesca), in which the singer refuses to believe that his beloved had been seen with someone else…

But the song that best describes the dismay of someone who realizes that the young girl he is in love with is not at all what he thinks she is, undoubtedly, “La Canzone del Sole” (The song of the Sun), that many know as “Mare nero, mare nero” (Black sea, black sea) due to the refrain.

Mogol’s lyrics describe the beauty of the young girl with blonde ponytails, blue eyes and above all the innocence of her cheeks, which he thought he knew at the start of the song, but then something unexpected happens, and it is Battisti’s voice that conveys the fear and then dismay when he hears her say “I am a woman now”, that e does not want to understand at first, but then he gives up on seeing that the romantic image of the beloved young girl existed only in his mind when he notices the changes in the look and the attitude of the young woman in front of him.

And the strength of those words and the sadness of Battisti’s voice in that song, is also the fact that it reflected the change in young Italians in those years, particularly the girls who had begun to behave openly as their mothers could never do.

Indeed, the song’s lyrics were inspired by a real episode in Mogol’s life when he had met a young girl called Titty during a holiday, but when he saw her again she had been changed by time, and the “black sea” in the lyrics represents human feelings that, again, we all know.

After these hits Battisti, together with friends and collaborators, launched their own record company “Numero Uno” a name that reflected the hits achieved by their collaboration.

The third Battisti-Mogol song we will present in this first part “Mi ritorni in mente” (I remember you in my mind) of 1969.

Of course, the story tells the end of a love story, but the music is as important as the role of the words because the change of tempo, like Battisti’s tone of voice, first makes a reflection on the end of the relationship, and then the voice, and especially the music, expresses the anger that he held inside.

Like the title of another famous song of the period, Battisti with his music and Mogol with his lyrics, expresses the “Emozioni” (Emotions) of us human beings, sometimes happy, sometimes sad, and never neutral, because few people can remain neutral in such situations.

And I now introduce the last song of this first part of the article dedicated to Lucio Battisti with a personal memory that made me understand the importance of language to be able to understand songs, not only in Italian, but in any language.

I was 16 years old when I came to Italy on holiday with my parents and brother Tony in 1972, and I did not know then the new generation of Italian singers who had emerged after the departure of our post-war migrants, which included my parents.

At the time I still did not understand Italian well, but enough to feel my heart stop upon hearing the words of a song I heard one day on the radio, “In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero sei tu” (In a world that, wants us no more, my song of freedom is you).

No, I did not have a girlfriend at the time, but I knew that feeling of being alone all too well, and those 15 words summed up the loneliness I had felt since the first day of school.

That song, “Il mio canto libero” (My song of freedom) was the first Italian record I bought on that trip, and I can say that, of the many records in my suitcase when we returned to Australia, many of them were indeed by Lucio Battisti.

This song’s message is simple and so it does not need to be explained, but another song in that suitcase marked a major step in Italian pop music, to the point that the song is considered by many the most beautiful Italian pop song of the twentieth century.

And in the second part of this article, we will present not only that song as the final video, but also other important songs, including one that also demonstrates the comic side of Battisti and Mogol which, like many other Italian songs in those years, attracted the censorship of RAI…

Continued in Part 2.

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