“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra- “Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage


di emigrazione e di matrimoni

“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra

Cantando nell’immobilità delle trincee, principale teatro della guerra di logoramento fisico e psicologico, era possibile imparare un po’ di italiano.

di Giulia Dettori
Introduzione di Gianni Pezzano

Per molti la Storia è qualcosa del passato e per quel motivo non ci rendiamo conto che la Storia ci circonda e che spesso sentiamo tracce di quel passato che ha formato il mondo in cui viviamo.


Questo è il caso non solo dei palazzi storici e i cimiteri dove riposano le vittime di guerre atroci che riempiono innumerevoli volumi di Storia. Anche molte canzoni fecero parte del primo conflitto mondiale, la guerra che doveva porre fine a tutte le guerre, e chi le scrisse sperava che sarebbe stata davvero l’ultima guerra.

Purtroppo questo non è successo e le prove di questo fallimento si trovano anche nei testi di canzoni che ancora oggi sentiamo spesso alla televisione e al cinema.

Perciò, mentre leggiamo l’articolo di Giulia teniamo ben in mente che il passato non è mai sparito del tutto e, peggio ancora, rischiamo fin troppo spesso di ripetere errori orribili e di aggiungere altri morti alle vittime del passato.

La canzoni sono davvero belle, ma se non le ascoltiamo bene e capiamo le loro parole e i loro preavvisi rischiamo di dover scrivere nel futuro altre canzoni poichè non siamo stati capaci di capire il messaggio che contengono.

“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra

Di Giulia Dettori

Oggi i libri di storia ignorano ancora o trattano parzialmente la straordinaria presenza della musica nell’ambito del primo conflitto mondiale, un aspetto consolidato dall’ampia serie di canzoni popolari ideate fra il 1915 e il 1918.

Si tratta di un repertorio notevole sia dal punto di vista quantitativo che contenutistico, inoltre poteva avere molte finalità ma costituiva in ogni caso il principale sostegno psicologico per i giovanissimi soldati coinvolti (parte dei quali addirittura classe 1896).

“Canta che ti passa!”, il detto nato in quel periodo, fu l’espressione che riassumeva meglio l’obiettivo degli inni nei campi di battaglia, in cui la convivenza obbligata fra tanti italiani era resa meno pesante dal fatto che la guerra fosse un “mal comune”, durante il quale i processi di socializzazione vennero favoriti dal linguaggio universale per eccellenza: la musica.


La lingua italiana grazie alla musica

Per le generazioni provenienti da tutta Italia e divise da usi, costumi e soprattutto linguaggi diversi (i vari dialetti), la pratica musicale non aveva solo un intento terapeutico: cantando nell’immobilità delle trincee, principale teatro della guerra di logoramento fisico e psicologico, era possibile imparare un po’ di italiano.

L’assidua condivisione della musica, infatti, fu centrale per la creazione di una cultura interclassista, volta alla lotta contro l’analfabetismo e alla formazione di un esercito in cui i soldati potessero comunicare facilmente con i propri colleghi.

 Nei testi delle canzoni, oltre tutto, si mescolano i repertori locali – basti pensare alle napoletane ‘O primmo reggimento e ‘O surdato ‘nnamurato (1915), quest’ultima resa nuovamente celebre nel 1971 dall’interpretazione di Anna Magnani nel film La Sciantosa – e una certa cultura dominante, articolata in canti di esaltazione guerresca, di evasione o di marcia, cui se ne aggiunsero altri legati alla libera espressione dei sentimenti diffusi in guerra come il dolore, la rassegnazione, la rabbia e la protesta (l’antimilitarmismo di O Gorizia tu sei maledetta fu denunciato per vilipendio delle forze armate ancora nel 1964, al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto).

La musica per la storia

Le melodie degli Alpini sono un autentico manifesto dell’umanità sul fronte occidentale, e ricostruiscono gli avvenimenti più significativi nella storia della prima guerra mondiale: solo per fare qualche esempio, Tapum e Monte Cannito raccontano la fase della guerra di posizione, mentre La canzone del Piave e La Canzone del Grappa parlano della resistenza dopo Caporetto.
Il conflitto, dunque, ispirò i testi per delle musiche capaci di rendere immortale la partecipazione italiana alla grande guerra, e di ricordarla ancora oggi in tutto il mondo ai pronipoti dei giovani soldati presenti sul fronte.

di emigrazione e di matrimoni

 “Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage

By singing in the immobility of the trenches, the main theatre of the war of physical and psychological attrition, it was possible to learn a little Italian

by Giulia Dettori
Introduction by Gianni Pezzano


For many of us history is something that belongs to the past and for that reason we do not understand that history surrounds us and that we often hear traces of the past that shaped the world in which we live.

This is the case not only of the historic buildings and cemeteries where the victims of the atrocious wars that fill innumerable volumes of history lie. Many songs were also part of the First World War, the war that should have ended all wars, and those who wrote them all hoped that it would truly have been the final war.

Unfortunately this did not happen and the proof of this failure is in the lyrics of the songs that we still hear today on the television and in the cinema.

Therefore, as we read Giulia’s article let us bear well in mind that the past has never totally disappeared and, worse still, we risk all too often to repeat horrible mistakes and to add other dead to the victims of the past.

The songs are truly beautiful but if we do not listen to them well and understand their words and their warnings we risk having to write other songs to teach future generations that we were not able to understand the message they contain.


Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage

By Giulia Dettori

History books today still ignore or deal partly with the extraordinary presence of music in the context of the First World War, an aspect that was consolidated in the wide range of popular songs written between 1915 and 1918.

There is a noteworthy repertoire in both quantity and content. It could also have had other purposes but in any case music made up the main psychological support for the very young soldiers involved in that war, some of whom were born as late as 1896.

 “Canta che ti passa!” (Sing and it will pass), which was the saying that was created at the time, was the expression that best summarizes the aim of these hymns on the battlefields in which the forced cohabitation between many Italians was made less heavy by the fact that the war was the “common malady” during which the processes of socialization were favoured by the universal language par excellence, music.

The Italian language thanks to music

For the generations that came from all of Italy and divided by habits, customs and particularly different languages (the various dialects) the practice of music not only had a therapeutic intent but by singing in the immobility of the trenches, the main theatre of the war of physical and psychological attrition, it was possible to learn a little Italian.

In fact, the assiduous sharing of music was central part of the creation of an interclass culture and was aimed at the struggle against illiteracy and the training of an army in which the soldiers could communicate easily with their colleagues.


Local regional repertoires were mixed, above all in the lyrics of the songs and we only have to think of the Neapolitan ‘O primmo reggimento (The First Regiment) and ‘O surdato ‘nnamurato (The Soldier in love, both 1915), the latter made famous by Anna Magnani’s interpretation in the TV film La Sciantose (The Singer), as well as a certain dominant culture expressed in the songs that exalted war, evasion or marching to which were added others tied to free expression of widespread emotions in war such as pain, resignation, anger and protest (the anti-militarism of O Gorizia tu sei maledetta [Oh Gorizia, you are damned] was denounced for contempt of the armed forces as recently as 1964 at Spoleto’s “Festival dei Due Mondi”).

Music for History

The melodies of the Alpini (Italy’s Alpine troops) are an authentic manifesto of the humanity on the western front and they reconstruct the most important events of the history of the First World War. To give only a few examples, Tapum and Monte Cannito describe the phase of positioning of the troops, while La canzone del Piave (Song of the Piave River) and La Canzone del Grappa (The Song of the Mount Grappa) speak of the resistance after the disastrous defeat at Caporetto.

Therefore the conflict inspired the music’s lyrics which made Italy’s participation in the Great War immortal and also around the world today this music still reminds the great grandchildren of those young soldiers that they were on the front.

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