Nascere Italiano all’estero – Being born Italian overseas


di emigrazione e di matrimoni

Nascere Italiano all’estero 

Cosa vuol dire nascere italiano all’estero?

di Gianni Pezzano

A volte una domanda sembra fin troppo semplice, ma più leggo i post di italiani all’estero più mi rendo conto che per milioni di persone in tutti i continenti questa domanda è fondamentale per definire l’identità personale.


Questa rubrica è dedicata agli italiani all’estero e per questo motivo vado sempre più spesso nelle pagine dedicate alle nostre comunità in molti paesi. Questa ricerca è affascinante, ma non raramente mi trovo perplesso, perché il senso di cosa vuol dire essere “italiano” all’estero cambia davvero da persona a persona.

Allora vorrei fare qualche riflessione da figlio di emigrati italiani nato in un altro paese, nel mio caso in Australia, su cosa vuol dire essere figlio di due mondi, che in effetti è il senso di nascere italiano all’estero.

Ma partiamo spiegando di chi non parliamo in questo articolo.

Nati in Italia

Ovviamente chi nasce in Italia e emigra all’estero è davvero un “italiano all’estero”. Non importa se emigri per trovare lavoro, per raggiungere il marito partito prima per nuovo paese, oppure sei minorenne viaggiando con i genitori per iniziare una vita nuova lontano dal tuo paese di nascita.

In questi casi le esperienze sono quelle di integrarsi al meglio nel nuovo paese, di imparare la nuova lingua e i metodi di lavoro che quasi sempre cambiano da paese a paese. Senza dimenticare poi di mantenere i contatti con i parenti rimasti a casa, un fattore spesso ignorato (in entrambi i sensi della parola) quando si parla dei nostri emigrati, perché fino a non tanto tempo fa questo non era affatto facile.

Questi sono fattori che milioni di emigrati italiani hanno dovuto affrontare, ma quel che molti in Italia non hanno mai capito è che anche chi nasce all’estero ha problemi legati all’emigrazione, non solo dai genitori, ma anche dai nonni o bisnonni.

Nascere all’estero

È facile dire e pensare che se nasci in un altro paese che appartieni a quel paese, ma non è necessariamente l’unico caso. Nel senso legale questo è vero nei paesi di ius soli, come l’Australia e gli Stati Uniti, nascere in quel paese vuol dire nascere con la cittadinanza del paese e in molti casi, nei quali i genitori siano ancora cittadini italiani, nasci con la doppia cittadinanza.

Se sei della prima generazione nata all’estero, cioè i tuoi genitori sono emigrati italiani, questo vuol dire che abiti in una casa dove la lingua è quasi sempre l’italiano, le tradizioni sono per la maggior parte ancora italiane e i tuoi parenti e anche amici sono per la maggioranza italiani.

Ma quando inizi a scuola cominci a capire davvero che la tua famiglia non è come la maggioranza degli altri.


Per noi primi figli nati in Australia nell’immediato dopo guerra, abbiamo scoperto al prima giorno di scuola che non parlavamo la lingua dei mostri coetanei australiani.  Riguardo questo aspetto dobbiamo ricordarci che gli emigrati italiani fino agli anni sessanta non parlavano l’italiano ma il loro dialetto, e di conseguenza i loro figli spesso non capivano che non parlavano la nostra lingua, e molti di questi ragazzi hanno capito questo solo al primo viaggio in Italia.

Questa fattore di lingua già ti mette in disparte dai tuoi coetanei a scuola. I primi giorni sono sempre difficili, magari hai più attenzione (e a volte meno per le stesso motivo) dagli insegnati che devono affrontare questa mancanza linguistica. Magari i tuoi coetanei sono figli di chi non vede di buon occhio i nuovi arrivati nel paese, e allora cominciano le battute e i commenti che ti seguono per tutta la tua vita in un modo o in un altro. Senza dimenticare per la mia generazione che i padri dei nostri coetanei avevano combattuto contro soldati italiani durante la guerra.

Nel corso degli anni nella case italiane la lingua in casa è cambiata, non più solo l’italiano, ma italiano con i genitori e inglese tra i figli. Questo succede poi nei raduni con parenti, paesani e amici italiani. Così i figli parlano tra di loro l’inglese (o lo spagnolo, portoghese, ecc., in altri paesi) e con ogni figlio che nasce in famiglia il livello d’italiano del figlio calava, perché imparavano a parlare l’inglese con i fratelli e non solo l’italiano dai genitori.

Conosco poche famiglie in Australia che hanno deciso di non parlare più l’italiano in casa per poter integrarsi, o nei casi estremi assimilarsi ai i nuovi concittadini. Questo poi diventava un problema per i nipoti e i pronipoti degli emigrati perché quando arriva la voglia naturale di molti di volere sapere le proprie origini si rendono conto che quel poco che sanno dell’italiano non è poi tanto “italiano”, ma spesso variazioni di parole e frasi che più che italiano è un dialetto, spesso molto stretto di paesini isolati dove i figli lavoravano nei campi da giovani invece di andare a scuola. Questo poi non è il caso non solo nel sud, come dicono i luoghi comuni, ma anche nel nord dove zone ora ricche come il Veneto e il Friuli erano povere e considerate “il Sud del Nord”.

Nipoti e pronipoti

Per i nipoti e pronipoti degli emigrati i ricordi dei nonni italiani sono vaghi e approssimativi. I loro legami con  le loro origini sono spesso la cucina, magari qualche tradizione come il maiale, fare il vino, magari il ragù della domenica. Ma ormai queste tradizioni non sono più quelle di una volta, ma le variazioni naturali di chi vive all’estero.

Ormai a questo punto i legami con i parenti in Italia sono spesso tenui e certamente la barriera della lingua si sente, particolarmente nei casi dove parenti e nonni avevano imposto di non parlare più l’italiano in casa.


Quindi per i discendenti degli emigrati essere “italiani” vuol dire quel che fanno in casa e poichè non sono stati mai in Italia nella maggioranza dei casi, le loro idee del paese d’origine della famiglia sono antiche e non tengono conto dei cambiamenti enormi nel Bel Paese negli ultimi decenni.

Litigi e origini

Inoltre, e probabilmente la causa principale per i litigi frequenti che vediamo sulle pagine degli italo-americani, non capiscono la varietà enorme di tradizioni in Italia, dalle ricette principale, agli ingredienti che cambiano da famiglia a famiglia e non solo da regione a regione. Per loro “italiano” è quel che fanno loro e quel degli altri “non è italiano”.

Questo è un aspetto che dobbiamo capire e considerare perché fa parte del sapere come meglio affrontare e promuovere la nostra Cultura, in tutti i suoi aspetti, all’estero. I nipoti e i pronipoti dei nostri emigrati sono fieri delle loro origini e vorrebbero conoscere le loro radici, magari i parenti in Italia, se ce ne sono ancora, ma non sanno come fare le ricerche e certamente non hanno i mezzi linguistici per poterlo fare nel miglior modo possibile.

Considerando che i discendenti di emigrati italiani in giro per il mondo è oltre 85 milioni (e probabilmente molto di più) ,  l’Italia ha la possibilità di accogliere ogni anni milioni di italiani all’estero che vogliono riscoprire le loro origini.

Ma per poterlo fare dobbiamo capire chi sono davvero i nostri parenti e amici all’estero e non basarci più su luoghi comuni ma su realtà che non capiamo fino in fondo.

Perciò dobbiamo seriamente stabilire un progetto per capire la Storia degli italiani all’estero, perché è molto più ricca e variegata di quel che molti pensano. E dobbiamo farlo perché i genitori, nonni e bisnonni di queste generazioni hanno anche contribuito a cambiare l’Italia e dunque la loro Storia è anche la nostra Storia.


Come paese abbiamo un debito enorme verso loro che non è mai stato riconosciuto in pieno, a partire dai nostri governanti.

Se vuoi raccontare la tua storia da italiano all’estero invia la tua storia a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Being born Italian overseas

What does being born Italian overseas mean?

by Gianni Pezzano

At times a question seems all too simple but the more I read posts from Italians overseas the more I understand that for millions around the world this question in essential for defining their personal identity.


This section is dedicated to Italians overseas and for this reason I read more and more often the social media pages dedicated to our communities in many countries. This research is fascinating but often I am perplexed because the sense of what it means to be “Italian” overseas truly changes from person to person.

So, as the son of Italian migrants born overseas, in my case in Australia, I would like to make some reflections on what it means to be the son or daughter of two worlds, which is the effect of being born Italian overseas.

But let’s start with who we are not talking about.

Born in Italy

Obviously those born in Italy and who migrate overseas are “Italians overseas”. It does not matter if they migrate to look for work, to reach the husband who migrated first for the new country or if they are a children travelling with their parents to start a new life far away from their country of birth.

In these cases the experiences are those of integrating in the best way possible in the new country and to learn a new language and work methods that change from country to country. Without forgetting maintaining contact with the relatives who stayed behind, a factor that is often ignored when we talk about our migrants because up to not long ago this was not at all as easy.

These are the factors that millions of Italians had to deal with but what many in Italy have never understood is that even those born overseas have problems tied to migration, not only that of their parents but also grandparents and great grandparents.

Being born overseas

It is easy to say and think that if you are born in another country that you belong to that country but this is not necessarily the case. In the legal sense this is true in those countries with citizenship laws based on place of birth such as Australia and the United States where being born in that country means being born with the country’s citizenship and in many cases, those when the parents are still Italian citizens, you are born a dual citizen.

If you are one of the first generation born overseas, that is your parents are Italian migrants, this means that you live in a home where the language is almost always Italian, the traditions are mainly still Italian and your relatives and friends are for the great part Italians.

But when you start school you begin to really understand that your family is not like most of the others.

So we first children born in Australia in the years after World War Two discovered on our first day at school that we did not speak the language of our Australian peers. Concerning this matter we must remember that the up to the early sixties Italian migrants mainly did not speak Italian but their dialects and subsequently their children often did not understand they did not speak our language and many of these young people found out only in their first trip to Italy.

This matter of language already set us apart from our peers at school. The first days at school are always difficult and maybe the teacher who had to deal with this linguistic gap paid you more attention (and at times less for the same reason). Maybe your peers are children of those who have little regard for the new arrivals in the country and so the jokes and the comments you will hear for all your life begin. Without forgetting that for my generation the fathers of our peers had fought against Italian soldiers during the war.

Over the years the language spoke in Italian homes changed, no longer only Italian but Italian with the parents and English between the children. This then also happened in the get-togethers with relatives, people from the same towns and Italian friends. So the children talked to each other in English (or Spanish, Portuguese, etc…in other countries) and with the birth of each new child the level of Italian in the family declined because they learnt to speak English from their brothers and sisters and not Italian from the parents.

I know few families in Australia that decided to no longer speak Italian at home in order to integrate and in some extreme cases, to assimilate, with their new countrymen. This then became a problem for the migrants’ grandchildren and great grandchildren because when the natural desire came to know their origins they understood that the little they knew of Italian was not very “Italian” but often variations of words and phrases that were dialects more than Italian, often of isolated small towns where the sons worked in the fields from childhood instead of going to school. And this was not the case only in the country’s southern regions as the clichés state but also in the north where areas that are now rich, such as the Veneto and the Friuli, were poor and considered the “south of the north”.

Grandchildren and great grandchildren

For the grandchildren and great grandchildren of migrants the memories of the Italian grandparents are vague and approximate. Their ties to their origins are often the cuisine and some traditions such as the pig, making wine and maybe the Sunday pasta sauce. But by now these traditions are no longer those of long ago but natural variations for those who live overseas.

At this point the ties with Italy are often weak and the language barrier is certainly felt, especially in the cases where the parents and grandparents had decided to no longer speak Italian at home.

Therefore for the descendants of migrants being “Italian” means what they do at home and because in the majority of cases they have never been to Italy their ideas of the family’s country of origin are ancient and they do not realize the enormous changes in Italy over the decades.

Arguments and origins

Furthermore, and probably the main cause of the frequent arguments we see on the Italian-American pages, they do not understand the enormous variety of traditions in Italy, of the main recipes, of the ingredients that change from family to family and not only from region to region. For them “Italian” is what they do at home and what the others do is “not Italian”.

This is an aspect that we must understand and bear in mind because it is part of knowing how to best promote our Culture in all its aspects overseas. Our migrants’ grandchildren and great grandchildren are proud of their origins and would like to know their roots, maybe their relatives in Italy if there are any, but they do not know how to do the research and they certainly do not have the linguistic skills to do so in the best was possible.

Bearing in mind that there are more than 85 million descendants of Italian migrants around the world (and probably many more) Italy has the potential to welcome millions of Italians overseas every year who want to discover their origins.

But in order to do so we must understand who our relatives and friends really are and not base our ideas on clichés more than on realities that we do not understand in depth.

For this reason we must seriously consider establishing a project to understand the history of Italians overseas because it is much richer and much more varied than many think. And we must do this because the parents, grandparents and great grandparents of these generations contributed to changing Italy and therefore their history is also our history.

As a country we owe them a huge debt that has never been fully recognized, starting with our governments.

If you want to tell your story as an Italian overseas send your story to: [email protected]

Lascia un commento