Confsal, Politiche attive del lavoro e Jobs Act

Sinergia tra Agenzia Nazionale Occupazione e fondi interprofessionali, la proposta CIFA e CONFSAL

confsal

Roma, 19 dicembre – Il Decreto Lavoro è legge. Ma la sua applicazione viene demandata, su tanti aspetti, ai decreti ministeriali di attuazione, compito assolutamente non facile, perché è proprio nella qualità dei decreti attuativi che si gioca il successo della riforma. Il Decreto, tra l’altro, prevede la creazione di un’Agenzia Nazionale per l’Occupazione, con l’obiettivo di migliorare le dinamiche ingessate dell’attuale mercato del lavoro, cercando di ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta, e di rendere più efficiente la gestione degli strumenti di politica attiva del lavoro. Ottima idea, che tende a riorganizzare e a razionalizzare il futuro del sistema nazionale di gestione degli strumenti di politica attiva del lavoro.  Solo qualche giorno fa, in occasione del Consiglio Nazionale della Confederazione CIFA a Roma, il presidente Andrea Cafà aveva lanciato l’idea che sia possibile una proficua collaborazione con i fondi interprofessionali attraverso l’integrazione di servizi e competenze: “La nostra Confederazione propone un innovativo approccio di collaborazione con l’Agenzia che attivi un sistema integrato di servizi con i fondi interprofessionali nella fase di gestione degli strumenti di politica attiva del lavoro. Consideriamo da sempre la formazione un primario strumento di questa politica e, allora, perché non creiamo le condizioni affinché i fondi interprofessionali – gli unici organismi che hanno dimostrato di essere efficienti nel gestire il rapporto con le imprese, assicurando formazione e riqualificazione ai lavoratori – possano finanziare i necessari interventi formativi, intervenendo quando le imprese hanno individuato, attraverso l’Agenzia, il soggetto da occupare?”.  Andrea Cafà prosegue: “Nella sinergia tra l’Agenzia nazionale e il sistema dei fondi interprofessionali, che alle spalle ha le componenti datoriali e sindacali più rappresentative del paese, vi sono, a mio parere, competenze e capacità tali da migliorare in breve tempo l’occupabilità, con grandi benefici per le imprese. Noi di CIFA siamo disponibili. Parliamone”. Il segretario generale della confederazione autonoma CONFSAL, Marco Paolo Nigi, esprime il proprio sostegno “per tutte le iniziative che assicurino ai cittadini migliori condizioni di accesso al mercato del lavoro, che ha bisogno di un soggetto forte e autorevole come l’Agenzia Nazionale per l’Occupazione per ridurre l’attuale scollamento tra domanda e offerta. Ma il successo delle politiche attive per il lavoro dipenderà dalla capacità di tutte le componenti sociali di essere coinvolte attivamente nell’operatività dell’Agenzia, anche attraverso l’integrazione di servizi che facilitano l’incontro tra imprese e lavoratori”.

UNICEF: in Ucraina chiuse quasi 150 scuole a causa del conflitto

Per oltre 1,7 milioni di bambini colpiti dalla crescente crisi in Ucraina orientale la situazione rimane molto grave. Da marzo 2014, oltre 1 milione di persone sono sfollate dalle aree di conflitto, 130.000 dei quali sono bambini 

HQ05_1776_Pirozzi_Ucraina_lowRoma, 19 dicembre – Il conflitto in Ucraina ha causato – dal 1° settembre – la chiusura di almeno 147 scuole nelle aree della provincia di Donetsk dove sono in corso i combattimenti e ha impedito a 50.000 bambini di ricevere un’istruzione. Molte scuole sono state danneggiate e altre sono ancora chiuse per problemi di sicurezza. Nell’area controllata dal governo, 187 istituti scolastici sono stati danneggiati o distrutti. “È fondamentale che i bambini tornino a scuola e riprendano a studiare. I bambini continuano a sopportare il peso del conflitto perché l’istruzione viene sospesa e l’accesso ai servizi di base ostacolato. Molti hanno assistito a combattimenti violenti e bombardamenti. Ricordiamo alle parti in conflitto in Ucraina di garantire a tutti i bambini la protezione dalle violenze in corso”, ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore Regionale UNICEF per l’Asia centrale e l’Europa centrale e orientale. Durante un’emergenza, le scuole sono fondamentali per mantenere stabilità, organizzazione e normalità. In Ucraina, l’istruzione aiuta a superare i traumi e lo stress ai bambini che vivono nelle zone di conflitto. Per oltre 1,7 milioni di bambini colpiti dalla crescente crisi in Ucraina orientale la situazione rimane molto grave. Da marzo 2014, oltre 1 milione di persone sono sfollate dalle aree di conflitto, incluse le circa 530.000 persone che sono rimaste all’interno dell’Ucraina, 130.000 dei quali sono bambini. Per i bambini sfollati le possibilità di essere integrati nel sistema scolastico delle comunità ospitanti sono limitate; i genitori non li iscrivono alle nuove scuole perché si aspettano di spostarsi nuovamente o di tornare a casa. L’UNICEF richiede 32,4 milioni di dollari per ampliare la risposta umanitaria e garantire urgenti bisogni per 600.000 bambini e le loro famiglie in Ucraina:

  • 225.000 bambini in età scolare coinvolti hanno bisogno di aiuti per ricevere un’istruzione di qualità
  • 100.000 bambini hanno bisogno di sostegno per affrontare gli alti livelli di stress
  • Servono urgentemente vaccini antipolio per vaccinari i bambini, richiesti dal governo
  • 250.000 bambini e donne in zone colpite hanno bisogno di acqua e igiene forniture sicure.

“L’UNICEF è grato per i contributi ricevuti fino a questo momento. Chiediamo un sostegno urgente all’UNICEF e ai suoi partner per rispondere in modo più esteso alle urgenti necessità di questi bambini, soprattutto perché l’inverno estremamente rigido ha reso più grave l’impatto della crisi”, ha detto Marie-Pierre Poirier.

Divina ( Lega Nord) : parola di Edward Luttwak, “Per salvarsi l’Italia deve uscire dall’Euro”

Secondo il politologo Edward Luttwak “Se l’Italia non esce dall’euro, crescerà la sofferenza sociale e la situazione si farà estrema. Anzi mi meraviglio che il collasso politico non sia già avvenuto”

LuttwakRoma, 19 dicembre – “Se lo diciamo noi della Lega  le critiche si sprecano”, così Sergio Divina vicecapo gruppo al Senato della Lega Nord “ma se parla di euro un politologo esperto quale Luttwak le cose si fanno serie”.
“Se l’Italia vuole una speranza per il futuro, deve uscire dall’Euro”. Edward Luttwak, politologo ed esperto di scienze strategiche, non usa mezzi termini per indicare quale possa essere la via di salvezza per l’Italia stretta nella morsa della crisi del debito pubblico. “Se l’Italia non lo farà, crescerà la sofferenza sociale e la situazione si farà estrema. Anzi mi meraviglio che il collasso politico non sia già avvenuto”, afferma Luttwak. Poi aggiunge: “È stato un errore enorme per l’Italia”.
E punta il dito contro chi ci ha portato a tutti costi sul carrozzone dell’Euro:
“Uno degli uomini che disse di sì all’euro, Romano Prodi, torna in questi giorni come possibile candidato al Colle. Prodi dovrebbe dire: «Sono onesto e competente ma ho fatto un grave errore: l’euro”.
Secondo Luttwak l’errore dell’euro ha radici lontane, poi afferma: “Con l’euro non c’è e non ci sarà crescita. E ci sarà maggiore disoccupazione. È una questione aritmetica. Il debito italiano è oltre 2mila miliardi ma l’Italia ha dovuto aderire al fiscal compact per cui, ogni anno, deve ridurlo di 100 milardi circa. Significa che, oltre a non fare deficit, ogni anno si debbono trovare risorse pari a 20 Imu. Ora, chi voglia rimanere seriamente nell’eurozona, ragiona di patrimoniale”. A quanto pare secondo il politologo il destino dell’Italia è segnato.
A meno che non si esca rapidamente dall’euro.

Adolescente sopravvive alla strage in scuola del Pakistan: mi sono finto morto

‘I talebani mi hanno ferito ad entrambe le gambe. Mi sono nascosto sotto un banco per non essere ucciso’ è il racconto agghiacciante di Shahrukh Khan, 16 anni, salvo per miracolo nell’attacco alla scuola di Peshawar dove hanno perso la vita 141 persone.

b1a3ba6d5f52151c65b4f1b373825e4f-U1040990948771VXD--990x556@LaStampa.it

Peshawar, 17 dicembre – Si è salvato la vita fingendo di essere morto mentre accanto a lui si scatenava l’inferno. Un ragazzo di sedici anni,  Shahrukh Khan, si trovava nella scuola di Peshawar in Pakistan quando sei uomini armati hanno fatto irruzione sparando contro chiunque. Si è salvato per miracolo mentre intorno a lui ben 141 persone, tra cui 84 minori, hanno perso la vita a seguito dell’attentato di ieri, 15 dicembre, messo in atto dal Tehreek-e-Taliban, gruppo estremista islamico del Pakistan. Il racconto del sopravvissuto Shahrukh Khan è agghiacciante. Dal letto del reparto del  Lady Reading Hospital dove si trova ricoverato dopo l’eccidio ricorda che era con i suoi compagni di classe presso l’auditorium della scuola per una sessione di orientamento professionale. All’improvviso quattro uomini con uniformi paramilitari hanno fatto irruzione “qualcuno ha gridato di nasconderci sotto i banchi”, ha detto Khan, aggiungendo che gli uomini armati hanno aperto il fuoco al  grido “Allahu akbar” (Dio è grande). Subito dopo uno di loro ha detto “sono tutti sotto i banchi, uccideteli!” “Ho visto un paio di stivaloni neri venire verso di me, sicuramente uno di loro a caccia di studenti nascosti sotto i banchi.”, racconta Khan che aveva un  dolore lancinante perché alcuni colpi mentre fuggiva lo avevano colpito in entrambe le gambe appena sotto il ginocchio. La sua forza è stata riuscire a fingere di essere morto: “Ho piegato la cravatta e l’ho ficcata in bocca per non urlare”. “L’uomo con grandi stivali continuava a cercare gli studenti e gli sparava addosso. Sono rimasto immobile come ho potuto e ho chiuso gli occhi, aspettando il colpo definitivo anche per me”. “Il mio corpo tremava. Ho visto la morte così da vicino e non dimenticherò mai gli stivali neri che mi si avvicinano – mi sentivo come se fosse la morte che si stava avvicinando”. “ Sono stato lì per qualche minuto. Poi ho cercato di alzarmi, ma sono caduto a terra a causa delle mie ferite. Quando finalmente sono riuscito strisciando a raggiungere la stanza accanto, è stato orribile. Ho visto il cadavere del nostro assistente  in fiamme “, racconta Khan. “Era seduto sulla sedia con il sangue che colava dal suo corpo mentre bruciava”. “Quando mi sono svegliato ero sdraiato sul letto d’ospedale”, ha aggiunto. “Tutti i miei 10 compagni di classe e il nostro maestro sono morti, solo io sono sopravvissuto”, conclude, con il terrore ancora negli occhi. Un orrore che non potrà dimenticare mai più.

Premiati i vincitori del Vision Festival: a Valerio Cappelli la migliore interpretazione

Migliore regia, migliore sceneggiatura, migliore interpretazione , migliore fotografia, miglior montaggio e migliore colonna sonora, sono i cinque premi assegnati nella prima edizione del Vision Festival, dedicato ad una selezione di cortometraggi inediti

valerioRoma, 16 dicembre – La 1ma edizione del Vision Festival ha decretato i suoi vincitori. L’evento, che ha avuto luogo  il 14 dicembre presso il salone dell’Hotel dei Congressi a Roma, in viale Shakespeare 29, è stato dedicato alle proiezioni dei cortometraggi realizzati dagli allievi Vision Academy. “L’intenzione di questa prima edizione è stata quella di valorizzare gli allievi della nostra scuola”, spiega Fabrizio Fazio direttore didattico della scuola di cinema alla quale si iscrivono ormai da cinque anni aspiranti registi, attori, sceneggiatori, direttori della fotografia, tecnici audio e video montaggio. Durante l’evento, alla presenza di una giuria composta da Professionisti del Cinema sono stati assegnati i seguenti premi:

– migliore regia
– migliore sceneggiatura
– migliore interpretazione
– migliore fotografia
– miglior montaggio
– migliore colonna sonora

Quattro premi su cinque sono stati assegnati al cortometraggio dal titolo ‘I minuti che contano’, per la regia di Sara Condizi, premiata per la migliore regia, e Romeo Giammei per la migliore fotografia. Si tratta della storia di due grandi amici che a seguito di incidente stradale vedranno la loro vita completamente stravolta. Commovente ed intenso il ruolo del protagonista  Valerio Cappelli, che vince il premio per la migliore interpretazione e che nel corto impersona il giovane che resta disabile a seguito dell’incidente e che passerà tutta la vita su una sedia a rotelle. La giuria era composta da professionisti del cinema con Manuela Tempesta, regista, Marcello De Archangelis, aiuto regista, Alessandra Rucco, segretaria di edizione, Francesco Primavera, attore e regista e Adriano Saleri, attore. Il corto pluripremiato ha visto il patrocinio e l’uso di location tra cui la Fondazione S. Lucia, il Fipic ( Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina) e la Casa di Cura ‘Villa Luana’. La scuola Vision Academy fa capo alla casa di produzioni audiovisive e cinematografiche Vision Studio, di cui mantiene il format del logo, proprio perchè l’accademia è formata dagli stessi professionisti che quotidianamente lavorano in produzione. Il fatto di avere docenti professionisti, che insegnano quello che ogni giorno fanno nella loro vita lavorativa  costituisce la filosofia su cui si basa saldamente l’attività didattica. “Vision Academy è nata con l’intento di offrire una formazione che metta al primo posto l’aspetto pratico: imparare il mestiere, facendo il mestiere!” spiega il direttore Fazio “ se da un lato la situazione del mondo dell’audiovisivo è difficile in questo momento storico, è anche vero che l’avvento del digitale offre nuove opportunità perché ha costi di produzione più contenuti. Fondamentale è quindi puntare su una formazione adeguata e su competenze specifiche” conclude Fabrizio Fazio.  “ E’ stata un’esperienza entusiasmante” – racconta Valerio Cappelli – “ il personaggio da me interpretato mi ha insegnato molto, soprattutto per il rapporto che si è instaurato con il capitano della nazionale paralimpica pallacanestro. E’ riuscito a trasmettermi  la giusta dose di sensibilità per riuscire ad interpretare un giovane che non avrà mai più l’uso delle gambe”

Orrore in Pakistan,commando di sei talebani irrompe in scuola e fa strage di bambini

Sono 135  i morti, 84 i bambini,  nell’attacco compiuto da un commando armato in una scuola pubblica di Peshawar. La rivendicazione: “Devono soffrire come noi”

 

pakistanRoma, 16 dicembre – Non si ferma la violenza degli estremisti talebani. Sono 135 i morti in una scuola pubblica di Peshawar, in Pakistan, dove un commando di sei talebani armati ha fatto irruzione. A nulla è servito il tentativo di difesa dell’esercito intervenuto sul posto, che ha ingaggiato una sparatoria nel tentativo di salvare bambini ed insegnanti. Pesantissimo il bilancio che vede anche 84 scolari tra le vittime. I militari sono riusciti ad abbattere tutti  i componenti il commando ma prima uno di loro si è fatto esplodere all’interno della struttura scolastica. Raccapriccianti i dettagli: secondo quanto raccontato da una fonte dell’esercito alla tv americana Nbc, i terroristi avrebbero dato fuoco ad un insegnante e costretto i bambini a guardarlo mente moriva. “Sono entrati in classe e gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco”, ha raccontato il testimone.  Lapidario il testo della rivendicazione talebana “Devono soffrire come noi. Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore”, così il portavoce dei talebani pachistani, Mohammed Umar Khorasani, ha rivendicato l’attentato.
Il governatore della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Pervez Khattak ha decretato tre giorni di lutto provinciale, annunciando che il premier Nawaz Sharif ha lasciato Islamabad per Peshawar per prendere in mano il coordinamento delle operazioni.
“Esprimiamo dolore e sconcerto per l’attentato di oggi in Pakistan. Utilizzare o attaccare scuole è inaccettabile in qualsiasi circostanza. Le scuole devono essere luoghi di pace dove i bambini dovrebbero poter giocare e imparare in condizioni di sicurezza e protezione”, questo il primo commento del Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera sulla strage odierna in Pakistan.

Diritti Umani, a Marco Pannella il premio Paolo Ungari 2014

La Lidu onlus ha conferito al leader radicale il prestigioso riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani

 

 

2945232Roma, 15 dicembre – L’11 dicembre sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica in collaborazione con la SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, è stato conferito il premio Paolo Ungari a Marco Pannella. Il riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani, che ha luogo ogni anno in concomitanza della giornata che celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è stato  istituito dalla Lidu onlus per commemorare  Paolo Ungari, Presidente della Commissione per i Diritti Umani presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e docente della cattedra di Diritti dell’uomo della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma, che per tutta la vita si è instancabilmente impegnato in favore del diritto d’asilo per i perseguitati politici e le vittime dell’intolleranza di qualsiasi fede, ideologia o regime, nonché nelle battaglie condotte contro la tortura ed ogni sorta di discriminazioni,  prematuramente e tragicamente scomparso nel 1999. “Marco Pannella per tutta la vita ha portato una bandiera gloriosissima per l’Italia nell’affermazione dei diritti umani,  lottando strenuamente contro la pena di morte, per i diritti delle donne e la messa la bando delle mutilazioni genitali femminili” ha esordito Franco Frattini già ministro degli Esteri e presidente Sioi, che ha ospitato l’evento all’interno dei suoi locali.  Alfredo Arpaia, presidente della Lega italiana dei diritti dell’uomo ( Lidu onlus), nel ricordare la figura di Paolo Ungari come uno dei pochi baluardi italiani a difesa dei Diritti Umani, ha specificato che “il rapporto tra Marco Pannella ed il compianto Paolo Ungari ha assunto a volte nel corso della reciproca frequentazione anche spunti polemici, sempre però improntati ad ideali condivisi, liberali e democratici”. “ La Lidu”, ha ricordato Arpaia, “ ha lavorato molto per rendere più umano e rispondente al dettato costituzionale l’universo della detenzione nel nostro Paese, l’impegno ed i testi curati dall’architetto  Alessandro De Rossi ne sono una testimonianza.  Da queste esperienze emerge la necessità di un progetto europeo condiviso. Tema ampiamente dibattuto anche da Marco Pannella con coraggio ed abnegazione”. “ La targa di quest’anno, offerta dal presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano”,- ha spiegato Alfredo Arpaia – “ premia Marco Pannella perché riconosce  al leader radicale coerenza e fermezza nell’impegno per i diritti umani, i diritti della persona, vissuti incessantemente e realizzati con tutti gli strumenti della non violenza ed in un’ottica transnazionale. “ A questo tavolo”, – ha sottolineato Valerio Zanone,  presidente onorario della Lidu e  della Fondazione Luigi Einaudi di Roma per studi di economia e politica, – “ e con questo premio vogliamo porre l’attenzione su valori e principi che non devono essere scalfiti da un mondo che cambia. L’ unica vera realtà che sopravvive al tramonto delle ideologie sono i diritti umani, utopia positiva superstite”. Tra i numerosi relatori anche Luigi Compagna, senatore (Ncd), Maria Luisa Tufano,  docente presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope , Carlo Ricotti, docente Luiss- Guido Carli ed Emma Bonino, unica donna ad aver ricevuto il premio Paolo Ungari nel 2004.

 

Sidney, liberati ostaggi al Lindt Cafè, due le vittime

E’ durato quasi 17 ore il sequestro di ostaggi nella cioccolateria della city di Sidney, messo in atto da Man Haron Monis, cinquantenne di origini iraniane. Il bilancio è di due morti e numerosi feriti

 

C_4_articolo_2084744__ImageGallery__imageGalleryItem_11_imageRoma, 15 dicembre – Termina l’incubo Isis che ha visto nella city di Sidney le forze di polizia impegnate per quasi 17 ore, nel tentativo di stanare  Man Haron Monis, cinquantenne di origini iraniane, che da stamane alle 9,44, ora australiana, aveva preso in ostaggio il personale e gli avventori del Lindt Cafè, poco più di 30 persone presenti nella cioccolateria in quel momento. Il presunto terrorista aveva fatto irruzione nel caffè armato di una pistola ed aveva chiesto una bandiera dell’Isis e un incontro con il premier australiano Tony Abbot. In poche ore cinque ostaggi erano riusciti a fuggire mentre altri dodici sono stati tratti in salvo durante una lunga trattativa con la polizia. A questo punto è scattato un blitz delle teste di cuoio che hanno fatto irruzione nel locale per liberare i rimanenti ostaggi. Secondo le prime informazioni, si sono uditi numerosi colpi d’arma da fuoco. Secondo la Cnn, almeno due persone sono state uccise, e tra questi potrebbe esserci anche il sequestratore. Diversi i feriti secondo il primo bilancio provvisorio. Secondo quanto hanno riferito alcuni ostaggi a Channel 10 ci sarebbero due bombe nel locale e due all’esterno ed il reparto artificieri sta manovrando  un robot antibomba alla ricerca di possibili ordigni. Il presunto terrorista Man Haron Monis , 50 anni, ha origine iraniana ed alle spalle l’omicidio della ex moglie. È arrivato in Australia nel 1996 dopo essere fuggito dall’Iran. Stabilitosi a Sidney si è ribattezzato Sheikh Haron, diventando una sorta di predicatore a difesa dell’Islam, quindi ha scritto lettere offensive ai familiari di soldati australiani caduti in Afghanistan e nell’attentato di Bali. Ben presto si è messo nei guai con la giustizia locale con l’accusa di una serie di violenze sessuali. La violenta azione posta in essere oggi con il sequestro di persone all’interno del Lindt Cafè potrebbe essere un escamotage per coprire comuni atti delinquenziali sotto una motivazione legata ad un’ideologia politica, un modo per attirare l’attenzione dei media. Pronta la reazione dei musulmani d’Australia: più di 40 gruppi musulmani australiani hanno condannato congiuntamente la presa di ostaggi nel Lindt cafè di Sydney. «Respingiamo ogni tentativo di sacrificare vite innocenti da parte di qualsivoglia essere umano e di provocare la paura e il terrore nei cuori», si legge in un comunicato che definisce l’accaduto «spregevole».

Belgio, uomini armati entrano in appartamento a Gand

Quattro uomini armati sono entrati in un appartamento nella città belga di Gand. La polizia ha isolato l’area circostante.

 

20141215_86114_gand4Roma, 15 dicembre – Quattro uomini armati hanno fatto irruzione in un appartamento  nella zona Dampport di Gand, cittadina del nord del Belgio. Voci non confermate hanno detto che i quattro hanno preso in ostaggio un uomo e la polizia intervenuta  ha invitato i residenti a rimanere in casa per la loro sicurezza. Non appare al momento come un’azione violenta riconducibile a terrorismo jihadista o di gruppi collegati all’Isis. Il capo della polizia di Gand,  Filip Rasschaert, ha confermato poi la cautela nel portare avanti le operazioni di polizia  a causa del potenziale coinvolgimento di un ostaggio anche se “questo non è lo stesso tipo di incidente come gli eventi di qualche ora fa a Sydney,” ha spiegato la portavoce Annemie Serlippens. La TV belga ha detto che già un altro assedio simile a questo aveva avuto luogo a Gand nel mese di ottobre.

 

L’Azerbaigian istituisce un premio per giovani ricercatori

“Scoprendo l’Azerbaigian” è il titolo  del premio dedicato a giovani studiosi del paese caucasico ricco di storia millenaria e cerniera tra Europa ed oriente

 

imagesRoma, 13 dicembre – Scopo del premio è avvicinare giovani studenti e ricercatori allo studio dell’Azerbagian, storico crocevia di popoli e culture differenti ed oggi al centro delle più rilevanti tematiche della convivenza internazionale nello spazio europeo ed asiatico. Epoké, in collaborazione con l’Associazione Italia-Azerbaigian, ha dedicato il Premio di ricerca “Scoprendo l’Azerbaigian”, un’occasione a favore di giovani studiosi che vogliano cimentarsi con la preparazione di un saggio scientifico sul paese, avvicinandosi a una realtà tanto poco nota quanto interessante e coinvolgente. L’Azerbaigian, paese incastonato tra il Mar Caspio e la catena montuosa del Caucaso, è una delle più dinamiche e interessanti realtà dello scenario internazionale contemporaneo.
Erede di una storia secolare definita da commistioni etniche, culturali e religiose all’intersezione tra Europa ed Asia, tra Occidente e Oriente, tra Cristianità e Islam, l’Azerbaigian è oggi un paese caratterizzato da un notevole fermento sociale e culturale, sostenuto da una decisa crescita economica.
Un paese ricco di riserve energetiche tra le più rilevanti dello spazio eurasiatico che si affaccia con entusiasmo al XXI secolo, consapevole di una ricchezza storica e culturale sulla quale poter costruire il futuro delle prossime generazioni. Ai primi tre classificati verranno attribuiti premi in denaro del valore di 3.500, 2.000 e 1.000 euro, oltre alla possibilità di proseguire i propri studi presso enti di ricerca e universitari azerbaigiani. Gli elaborati di ricerca, inediti ed originali, saranno valutati da una giuria anonima di esperti selezionata dagli enti organizzatori tra riconosciuti conoscitori della realtà azerbaigiana. Efficacia e chiarezza espositiva, originalità dell’argomento prescelto, coerenza dell’impianto della trattazione, rigore scientifico, varietà e originalità delle fonti utilizzate saranno i principali criteri valutativi adottati dalla Commissione giudicante. I migliori elaborati concorreranno inoltre per la pubblicazione in un volume che sarà pubblicato da Epoké nel corso del 2015. Il Premio è realizzato grazie al sostegno del Consiglio di Stato per il Supporto alle attività delle ONG sotto gli Auspici della Presidenza della Repubblica dell’Azerbaigian. Al concorso possono partecipare studenti e giovani ricercatori di cittadinanza italiana, maggiorenni e a qualunque stato di avanzamento della proprio percorso di studi che, al 1° maggio 2015, non abbiano compiuto il trentesimo anno di età. Si concorre con saggi di ricerca originali e inediti, in lingua italiana e/o inglese, nelle seguenti aree tematiche:

  1. a) Scienze storiche e letterarie;
  2. b) Scienze economiche e sociali.

Per iscriversi alla competizione è necessario spedire, entro e non oltre la data del 13 febbraio 2015, una sinossi del saggio della lunghezza massima di 3.000 battute assieme al “Modulo di Partecipazione” debitamente compilato. Gli elaborati, redatti in lingua italiana e/o inglese, dovranno avere una lunghezza compresa tra le 35.000 e le 50.000 battute ed essere inviati entro il 1° maggio 2015. La comunicazione dell’assegnazione dei premi verrà effettuata entro il 30 giugno 2015 e la premiazione avverrà in occasione di un evento pubblico, organizzato a Roma entro il  15 luglio 2015. Per maggiori informazioni sul Premio di Ricerca, per scaricare la documentazione per la partecipazione e il regolamento completo, per trovare riferimenti bibliografici utili per il lavoro di ricerca, visita le pagine:

EPOKERICERCE.IT
ITALIAAZERBAIGIAN

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com