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L’energia è argomento da bar? Parte 1: un pò di storia della scienza e tecnologia – Is Energy a Bar-Talk Topic? Part 1: A Brief History of Science and Technology

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di emigrazione e di matrimoni

L’energia è argomento da bar? Parte 1: un pò di storia della scienza e tecnologia

di Marco Andreozzi

Nel Medioevo, Lucca era l’autorità assoluta in Europa e nel mondo per i tessuti serici di lusso. A causa delle guerre interne in Toscana nel Trecento, molti mercanti e tessitori lucchesi fuggirono, stabilendosi nei principali nodi commerciali europei, tra cui Lione, luogo di grandi eventi fieristici. Nel 1536, il re di Francia Francesco I volle spezzare il monopolio italiano sui tessuti preziosi e a Lione concesse immensi privilegi fiscali a mercanti e banchieri soprattutto lucchesi, fiorentini e genovesi. I lucchesi non si limitarono a investire capitali finanziari, ma portarono con sé le tecniche di tintura, i filatoi idraulici e i primi complessi telai ‘al tiro’, capaci di tessere motivi geometrici e figurati di altissimo pregio. Va ricordato che Francesco I era il suocero di Caterina de’ Medici, colui che volle il matrimonio del figlio con la raffinata bimba fiorentina (aveva 14 anni) per vari motivi di interesse personale, unitamente a Papa Clemente VII de’ Medici (zio di Caterina) che intendeva contrastare il potere dell’imperatore Carlo V. Questo evento fu fondamentale per la storia politica europea e per lo sviluppo culturale e industriale della Francia.

Il seguito di artigiani, cuochi, profumieri e sarti fiorentini e toscani diede un enorme impulso all’adozione della moda, del gusto e delle tecnologie provenienti dal baricentro mondiale di sviluppo e progresso del tempo. Proprio come la Cina degli ultimi quarant’anni, la Francia era un grande stato unitario con l’ambizione di allargare la propria influenza. A Lione, nel 1620 Claude Dangon cominciò a produrre tessuti larghi e complessi, basandosi sul trasferimento tecnologico lucchese; nella prima metà del Settecento, si iniziò a sperimentare cilindri perforati e nastri di carta per automatizzare la selezione dei fili di ordito, riducendo la necessità di manodopera e produrre a basso costo. Questi sviluppi portarono Joseph-Marie Jacquard a brevettare (1804) un telaio dove i nastri di carta furono sostituiti con schede perforate di cartone rigido, un sistema che permetteva a un solo operaio di tessere disegni complessi a una velocità prima impensabile. E fu così che, nel XVIII secolo, il sistema produttivo lucchese precipitò verso una crisi irreversibile causata dall’anacronismo delle sue strutture. A differenza del Granducato di Toscana, Lucca mantenne un rigido controllo protezionistico e corporativo sulla produzione. I regolamenti statali erano severissimi su pesi, colori e tecniche di tessitura della seta per preservare il marchio, trascurando le innovazioni e la diversificazione verso filati più economici richiesti dal mercato. 

Infatti, nello stesso periodo, l’Inghilterra cominciò ad inondare l’Europa di tessuti a basso costo, modificando i consumi globali (il cotone è fibra molto più resistente della seta alla trazione meccanica dei telai). Proprio quel regno che in epoca medievale era rurale e poco sviluppato sebbene le sue colline ospitassero milioni di pecore che producevano la lana migliore d’Europa. L’Italia era il centro mondiale nella raffinazione, tintura e tessitura di panni di lusso, ma non aveva abbastanza pecore. I mercanti-banchieri soprattutto lucchesi e fiorentini (chiamati ‘lombardi’ perché provenienti dall’ex regno Longobardo del nord d’Italia)  si spostarono a Londra nel XIII secolo perché compresero l’importanza di alimentare le proprie manifatture tessili d’eccellenza e controllare la fonte di quella materia prima, secondo la stessa dinamica imprenditoriale che li portò a Lione mezzo millennio dopo. I primi italiani arrivarono in Inghilterra su mandato della Santa Sede per riscuotere le decime e le tasse ecclesiastiche. Poiché era rischioso trasportare grandi quantità di monete d’oro attraverso l’Europa – e la carta moneta circolava solo all’interno dell’impero Mongolo – gli italiani notarono che il modo più efficiente per trasferire quel denaro a Roma era usarlo localmente per comprare lana inglese, spedirla sul continente, venderla e incassare direttamente in Italia. Le decime papali si trasformarono così nel capitale liquido iniziale per dominare il commercio locale.

La Rivoluzione Industriale fu prima di tutto energetica e strutturale: il passaggio dai limiti dell’energia biologica e idrica alla potenza illimitata di carbone e vapore. L’Inghilterra aveva disponibilità immediata e superficiale di enormi giacimenti di carbon fossile, ma anche la stabilità politica che tutelava la proprietà privata e stimolava gli investimenti delle rendite agricole, con una massiccia forza lavoro pronta a confluire nelle fabbriche. In più, l’impero coloniale garantiva l’accesso a materie prime a basso costo (vedi la Cina odierna in Africa, America Latina e, più di recente, in Russia) e un mercato di sbocco globale monopolistico. Al contrario, l’Italia settecentesca presentava criticità strutturali che resero gli sviluppi tecnologici inapplicabili. Il limite più grave fu la penuria di carbon fossile: l’energia italiana era legata alla forza idraulica dei fiumi o alle braccia umane. In una Penisola frammentata da barriere doganali e monete differenti, la classe dirigente delle città-stato era dominata dalle corporazioni, rigide e conservatrici, che osteggiarono le innovazioni come minaccia ai segreti del mestiere. Così, trascurando i casi di sottosviluppo del Mezzogiorno e dello Stato della Chiesa (salvo la ricca, ma immobile, città di Napoli), l’alto artigianato italiano divenne lentamente marginale nel quadro di un generale impoverimento. A Lucca, chi non fallì prima, ritirò i capitali dalle compagnie tessili e li diresse verso l’acquisto di tenute agricole nella piana e nella Versilia, nuova frontiera rivierasca da bonificare. Continua.

di emigrazione e di matrimoni

Is Energy a Bar-Talk Topic? Part 1: A Brief History of Science and Technology

by Marco Andreozzi

In the Middle Ages, Lucca was the undisputed authority in Europe and the world for luxury silk fabrics. Due to internal wars in Tuscany in the 14th century, many merchants and weavers from Lucca fled, settling in European trade hubs, including Lyon, the site of major trade fairs. In 1536, King Francis I of France wanted to break the Italian monopoly on fine fabrics, and in Lyon he granted immense tax privileges to merchants and bankers, especially those from Lucca, Florence, and Genoa. The Lucchese did not limit themselves to investing financial capital, but brought with them dyeing techniques, hydraulic spinning wheels, and the first complex “draw” looms, capable of weaving geometric and figurative patterns of the highest quality. It should be remembered that Francis I was Caterina de’ Medici’s father-in-law, the one who arranged for his son’s marriage to the refined Florentine girl (she was 14 years old) for various reasons of personal interest, along with Pope Clement VII de’ Medici (Caterina’s uncle), who intended to challenge the power of Emperor Charles V. This event was fundamental to European political history and to the cultural and industrial development of France.

The circle of Florentine and Tuscan artisans, cooks, perfumers and tailors gave an enormous boost to the adoption of fashion, taste and technologies coming from the global centre of development and progress of the time. Just like China of the last forty years, France was a large unified state with the ambition to expand its influence. In Lyon, in 1620, Claude Dangon began to produce large and complex fabrics, based on the technological transfer from Lucca; in the first half of the eighteenth century, people began to experiment with perforated cylinders and paper ribbons to automate the selection of warp threads, reducing the need for labour and producing at low cost. These developments led Joseph-Marie Jacquard to patent (1804) a loom where the paper ribbons were replaced with perforated cards of rigid cardboard, a system that allowed a single worker to weave complex designs at a previously unthinkable speed. And so it was that, in the 18th century, Lucca’s production system plunged into an irreversible crisis caused by the anachronism of its structures. Unlike the Grand Duchy of Tuscany, Lucca maintained rigid protectionist and corporate control over production. State regulations were extremely strict on weights, colors, and silk weaving techniques to preserve the brand, neglecting innovation and diversification toward cheaper yarns demanded by the market.

In fact, in the same period, England began to flood Europe with low-cost fabrics, changing global consumption (cotton is a fiber much more resistant than silk to the mechanical traction of looms). This was precisely the kingdom that in medieval times was rural and underdeveloped, although its hills hosted millions of sheep that produced the best wool in Europe. Italy was the world center in the refining, dyeing, and weaving of luxury cloth, but it did not have enough sheep. The merchant-bankers, especially from Lucca and Florence (called ‘Lombards’ as they came from the former Lombard kingdom of northern Italy), moved to London in the 13th century because they understood the importance of fueling their own excellent textile factories and controlling the source of that raw material, according to the same entrepreneurial dynamic that brought them to Lyon half a millennium later. The first Italians arrived in England on behalf of the Holy See to collect tithes and ecclesiastical taxes. Since it was risky to transport large quantities of gold coins across Europe—and paper money circulated only within the Mongol Empire—the Italians realized that the most efficient way to transfer that money to Rome was to use it locally to buy English wool, ship it to the continent, sell it, and collect it directly in Italy. Papal tithes thus became the initial liquid capital to dominate local trade.

The Industrial Revolution was primarily an energy and structural one: the transition from the limits of biological and hydroelectric energy to the unlimited power of coal and steam. England had immediate and superficial access to enormous deposits of fossil coal, but also the political stability that protected private property and stimulated investment in agricultural income, with a massive workforce ready to flow into factories. Furthermore, the colonial empire guaranteed access to low-cost raw materials (see modern-day China in Africa, Latin America and, more recently, in Russia) and a monopolistic global market. In contrast, eighteenth-century Italy presented structural problems that made technological developments inapplicable. The most serious limitation was the shortage of fossil coal: Italian energy was tied to the hydraulic power of rivers or human labor. In a peninsula fragmented by customs barriers and differing currencies, the ruling class of the city-states was dominated by rigid and conservative corporations, which opposed innovation as a threat to their presumed secrets. Thus, overlooking the underdeveloped southern Italy and the Papal States (except for the wealthy but immobile city of Naples), high-quality Italian craftsmanship slowly became marginalized within the context of general impoverishment. In Lucca, those who did not fail before withdrew their capital from the textile companies and directed it toward the purchase of agricultural estates in the plain and in Versilia, a new coastal frontier in need of reclamation. To be continued.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.

Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.

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