Veneto, il Governatore Zaia sul piede di guerra contro Renzi: la sanità non si tocca

Luca Zaia, presidente regione Veneto :’Governo infido e bugiardo, ha spergiurato per mesi di non voler tagliare la sanità mentre ora sui veneti cadranno, se va bene, 240 milioni di mannaia sui fondi dedicati alla salute’

20141015_zaiaVerona, 19 gennaio –  “Siamo di fronte al delitto perfetto, ad una mazzata alla povera gente che non ha precedenti nella storia da parte di un Governo infido e bugiardo, che ha spergiurato per mesi di non voler tagliare la sanità ma ora raccoglie il prezzo di un tradimento. Sul Veneto e sui veneti cadranno, se va bene, 240 milioni di mannaia sui fondi dedicati alla salute. E’ una dichiarazione di guerra, alla gente anche prima che alle Regioni e come tale, sul piano politico e istituzionale la consideriamo”, così Luca Zaia presidente della Regione Veneto a seguito degli sviluppi della manovra di tagli ai bilanci delle Regioni inseriti nella legge di stabilità, dei quali si è discusso in Conferenza Stato Regioni.
Con la Legge di Stabilità di fine anno si è previsto che le  Regioni debbano contribuire con 4 miliardi l’anno al risanamento dei conti pubblici. La verifica sui risparmi entro il 31 gennaio 2015, e se i conti non tornano i tagli saranno effettuati direttamente dal Governo a partire da  quelli alla Sanità. A seguito di questo incontro spiega Luca Coletto, Assessore alla sanità veneta,    “Il Patto Nazionale per la Salute non esiste più e per noi non è più vincolante. Sulla base di quell’Accordo la sanità veneta nel 2015 avrebbe dovuto ricevere circa 200 milioni in più: non sarà così, i 200 milioni sono svaniti ed è venuto fuori un ulteriore taglio di altri 40 milioni. Viene palesemente violata la Costituzione, che all’articolo 32 sancisce l’universalità delle cure sanitarie con l’obbligo di erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. Il disegno è chiaro: far fuori le Regioni a cominciare da quelle virtuose e consegnare l’assistenza sanitaria al sistema delle assicurazioni. Chi può paga, e chi non può, affari suoi. Per dare ai veneti tutta l’assistenza che meritano – conclude Coletto – faremo i salti mortali, ma non siamo davvero mai stati così vicini al punto di non ritorno”.
“Dei costi standard che avrebbero fatto risparmiare 30 miliardi l’anno senza togliere nemmeno un euro alle Regioni virtuose come il Veneto – conclude con durezza il Governatore del Veneto – nemmeno l’ombra, e questo anche per il poco coraggio di più di una Regione, e così Renzi, questo Robin Hood al contrario che governa da sinistra ma colpisce i poveri cristi, tira dritto nel suo disegno perverso e rovescia letteralmente le tasche della gente, a cominciare dai meno abbienti. Sappiano che gli 80 euro al mese trionfalmente donati qualche mese fa sono già svaniti e finiranno in nuove tasse o, forse anche peggio, in minori servizi. Siamo senza parole, ma pronti a reagire duramente nei fatti”.

 

Il franco svizzero si sgancia dall’euro e la moneta elvetica schizza a valori record: scatta la corsa al cambio

Virgilio Ballerini, docente di Ambienti Computazionali per l’Innovazione Tecnologica alla Facoltà di Economia, Università La Sapienza di Roma : il franco svizzero in pareggio con l’euro manda in tilt il mercato elvetico

 

Prof. Virgilio Ballerini

Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza

Facoltà di Economia –  Università La Sapienza di Roma

 

virgilio balleriniRoma, 18 gennaio – In un caotico quadro economico-finanziario generalizzato dominato da situazioni di incertezza del tutto nuove, diverse sono le azioni intentate per cercare di ricondurre la situazione su binari quanto meno accettabili. La crisi imperante scatenata dagli USA in un passato ormai finanziariamente remoto , le disgraziate sanzioni della UE nei confronti della Russia aventi ragioni esclusivamente politiche, hanno generato uno scenario del tutto nuovo e foriero di nulla di buono dando origine a tentativi di arginamento anch’essi di nuova fattura.  Uno dei più recenti è il QE. Diremo anzitutto che  parlando di QE, acronimo di Quantitative Easing (traducibile come “alleggerimento quantitativo),  ci si riferisce, in genere, ad un’operazione che rientra nel complesso delle politiche monetarie adottate da una banca centrale  che si si pone quali acquirente di beni (generalmente si tratta di azioni o titoli di stato) con denaro creato “ex-novo” e al fine di incentivare l’accesso al credito e, per conseguenza, stimolare la crescita economica e mantenendo bassi i tassi di interesse sui titoli di stato allo scopo di favorire così il mercato finanziario. Sono recenti  alcune dichiarazioni possibiliste di Jens Weidmann, governatore della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (Bce)  che hanno alimentato fra gli operatori dei mercati finanziari l’aspettativa di imminenti misure di stimolo volte a scongiurare i rischi di cali generalizzati dei prezzi e dei redditi (la temuta deflazione). Anche il governatore Draghi ha manifestato la sua disponibilità a intervenire con ‘misure non convenzionali’, di conseguenza i mercati finanziari si attendono  che la BCE ponga in essere operazioni note come Quantitative Easing   consistenti nell’acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione. In questo clima l’operazione della banca centrale svizzera i cui intenti, almeno in teoria, potevano sembrare buoni, ha anticipato gli eventi. Per mantenere nel rango stabilito il franco svizzero la banca centrale era costretta a comprare euro tenendo alto il cambio sul dollaro, il fine era quello di svalutare con la liberalizzazione il franco sul dollaro per aprire i mercati agli USA, decisione che sinora almeno è risultata errata, infatti l’effetto dello sganciamento del franco svizzero dall’euro  è stato immediato. La moneta elvetica è schizzata a valori record ed è scattata la corsa al cambio. Con un migliaio di franchi  il guadagno immediato raggiunto è stato di quasi 150 euro. Inoltre, nel clima di incertezza che si è venuto a creare, le reazioni sono state le più disparate. Ieri, ad esempio, nei centri commerciali e outlet di Mendrisio e Lugano, alcuni negozi esponevano cartelli per avvisare i clienti di non aver modificato il tasso di cambio. Al contempo, sono apparsi messaggi opposti, della serie «Avvisiamo la spettabile clientela che non accettiamo pagamenti in euro». Ed ancora, al cambio attuale, anche senza la tessera sconto introdotta in Lombardia oltre 10 anni fa che consente ai residenti in Italia, nella fascia di confine, di fare benzina in patria a prezzi agevolati, il carburante in Italia costa meno che in Svizzera. L’orizzonte, almeno al momento, risulta fosco e foriero di decisioni che, non avendo modelli nel passato, potrebbero risultare estremamente penalizzanti come quella paventata dell’abbandono della moneta unica che potrebbe rappresentare un autentico salto nel buio.

 

 

 

Nigeria, Boko Haram fa strage a Baga. Uccisa anche donna che stava partorendo

L’agghiacciante denuncia di Amnesty International, supportata da immagini satellitari, sull’assalto dei miliziani di Boko Haram nella città di Baga: uccisi bambini e una donna che stava partorendo

 

strageRoma, 18 gennaio – Si parla di 2mila morti nell’eccidio del 3 gennaio scorso attuato dai miliziani di Boko Haram ai danni della popolazione di Baga. Lo denuncia Amnesty International che ha anche diffuso foto satellitari di Baga e Doron Baga, città a circa 2,5 chilometri di distanza l’una dall’altra, che mostrano l’ampiezza della distruzione: le immagini sono state scattate a cinque giorni di distanza, il giorno prima dell’attacco e quattro giorni dopo, e mostrano che molte case e villaggi sono state letteralmente rase al suolo. Il massacro alla città nigeriana viene definito come “l’attacco più distruttivo di sempre”, nel corso di un offensiva che va avanti ormai da sei anni e che vede il suo esordio con la rivolta dello Stato del Borno in Nigeria nord-orientale. Durante l’eccidio moltissimi i bambini sterminati e tra loro anche una partoriente in pieno travaglio. È stato un sopravvissuto al massacro di Baga ad aver raccontato ad Amnesty International dell’uccisione della donna che stava partorendo nel massacro di Baga. Il testimone ha raccontato: “Metà del neonato era uscito e lei è morta in questa posizione. Hanno ucciso cosi’ tante persone: ho visto cento persone uccise in un attimo a Baga. Ho corso nella boscaglia, e mentre noi correvamo, loro sparavano e uccidevano. C’erano cadaveri ovunque guardassi”. Un altro testimone, fuggito da Baga dopo esser rimasto nascosto per tre giorni, ha raccontato di aver “calpestato cadaveri” per cinque chilometri durante la sua fuga attraverso la boscaglia. Le due città prese d’assalto da Boko Haram, Baga e Doron Baga, sono completamente ridotte in cenere e migliaia di persone sono scappate verso il confine col Ciad o in altre parti della Nigeria, come a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, aggiungendosi così alle centinaia di migliaia di profughi interni e di rifugiati che stanno mettendo a dura prova le comunità e i governi che li hanno accolti.

 

Ue, nessun danno alla salute con tre caffè al giorno

Tre caffè espressi, o due tazze all’americana non sono un pericolo per la salute degli adulti.

caffèRoma, 18 gennaio – “Dosi singole di caffeina fino a 200 mg e dosi quotidiane fino a 400 mg non destano preoccupazioni in termini di sicurezza per gli adulti in Europa”, lo sostiene  l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, in un parere scientifico sulla sicurezza della caffeina.  “E’ improbabile inoltre – spiega l’Efsa, – che la caffeina interagisca negativamente con altri componenti delle cosiddette ‘bevande energetiche’ come la taurina, il D-glucuronolattone o l’alcol”. Ed in risposta a studi che avevano ipotizzato problemi per le donne in gravidanza che assumono caffè durante il giorno e un “maggior rischio che il bebé nasca di peso basso o che la gravidanza si prolunghi oltre il termine previsto” l’Efsa aggiunge  che “ l’assunzione di caffeina fino a 200 mg al giorno non solleva preoccupazioni per la salute del feto”. Chi vuole sonni tranquilli deve sapere che dosi singole di 100 mg possono aumentare il tempo di latenza del sonno, la quantità di tempo occorrente per addormentarsi, e ridurne la durata in alcuni adulti. Il contenuto medio di caffeina è di circa 85 mg per 150 ml (1 tazza) nel caffè tostato macinato, di 60 mg nel caffè istantaneo, di 3 mg nel caffè decaffeinato, di 30 mg nella foglia o nella busta di tè, di 20 mg nel tè istantaneo e di 4 mg nel cacao o nella cioccolata calda. Un bicchiere (200ml) di una bevanda analcolica che contiene caffeina, ha un contenuto medio di caffeina di circa 20-60 mg.

Interni, gli Iman nel mirino del Viminale

Sono un centinaio i nomi a rischio espulsione dall’Italia, molti in età compresa tra i 20 e i 35 anni, un dato inquietante che dimostra che ‘integrazione’ è una parola priva di significato quando è l’estremismo a dettare legge

imagesRoma, 18 gennaio – Il Viminale in queste ore starebbe vagliando la posizione di diversi Imam al fine di stabilirne l’espulsione dall’Italia per ‘motivi di sicurezza nazionale’. Lo svela lHuffington Post anche se il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ribadito che l’intelligence italiana non ha alcun motivo di temere “minacce in fase di progettualità”. In particolare nel mirino del Viminale ci sono 12 nomi che, ha spiegato una fonte all’Huffpost  “ Sono persone, diciamo pure predicatori, nei cui confronti non ci sono gli estremi per procedere all’arresto o ad altre forme di interdizione e di cui però è dimostrata l’attività di proselitismo in chiave integralista e anti occidentale”. Tra gli ‘attenzionati’ figurano anche un centinaio di nomi di giovani stranieri, per lo più magrebini, di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Nord africani con passaporto italiano ben inseriti nel nostro tessuto sociale che si stanno radicalizzando e mostrano interesse per l’Isis senza mai essere stati in Siria o Iraq. Un dato ancor più inquietante perché rivela che la parola ‘integrazione’ così tanto invocata da alcune parti politiche nel nostro Paese, è rimasta lettera morta, dimostrando che l’estremismo islamico è impossibile da gestire anche quando ci si muove con le migliori intenzioni. A questo proposito vale la pena di ricordare le innumerevoli manifestazioni pacifiche che in Italia ed in Europa si sono svolte a difesa dei diritti di individui perseguitati a vario titolo nel mondo arabo,  tra le più significative quelle a favore di Malala Yousafzai. Mentre al contrario l’orribile strage perpetrata a Parigi pochi giorni fa presso la sede del Charlie Hebdo non ha provocato alcuno sdegno, se non qualche commento degli islamici ‘moderati’, termine con cui si autodefiniscono per differenziarsi dagli estremisti. Nessuna manifestazione pacifica di massa è stata messa in atto dai tanti musulmani che nel nostro Paese trovano accoglienza, lavoro, libertà di esprimere il loro credo anche all’interno delle loro moschee, appositamente costruite in nome dell’integrazione. Inoltre secondo fonti dell’intelligence europea sentite dalla Cnn, in Europa ci potrebbero essere fino a 20 cellule dormienti pronte ad agire in Francia, Germania, Belgio e Olanda. La ‘mappa’ delle cellule in sonno è stata messa a punto da servizi segreti e di sicurezza europei e mediorientali sulla base delle numerose informazioni raccolte nelle ultime settimane. Informazioni che indicano in particolare come l’Isis abbia dato direttive ben precise agli estremisti di ritorno nei loro Paesi d’origine da Siria e Iraq, che chiedono di lanciare attacchi terroristici contro obiettivi specifici.

 

Lo shale oil americano mette ko il petrolio saudita. La replica araba è il crollo del prezzo al barile

Per contrastare l’aumento di estrazione in Usa di shale oil si dimezza il prezzo del petrolio che scende da 115 a circa 45 dollari al barile

world

Roma, 17 gennaio – Lo shale oil americano è il petrolio che si ricava con nuove tecniche di trivellazione, che frantumano l’argilla e consentono di raccogliere anche il greggio conservato nei pori delle rocce impermeabili. La Iea, l’agenzia per l’energia dell’Ocse, calcola che fra il 2012 e il 2018, lo shale oil estratto nel Midwest degli Stati Uniti, più il petrolio delle sabbie bituminose del Canada, faranno crescere la produzione nordamericana di quasi 4 milioni di barili al giorno, quasi un pareggio con le estrazioni in tutto l’Iran, uno dei grandi produttori mondiali. Nel 2020, gli Stati Uniti potrebbero scavalcare l’Arabia Saudita come maggior produttore di petrolio e, anche se il grosso del greggio estratto continuerà ad essere consumato a livello nazionale, potrebbero anche esportarne un po’. E’ questo il motivo del crollo del prezzo al barile del petrolio estratto dai paesi arabi del Golfo che in poco tempo è passato da 115 dollari a circa 45 dollari al barile.  Il crollo del prezzo del greggio sul mercato internazionale rende l’estrazione di shale oil in Usa non più economicamente sostenibile. Con il barile che scende sotto quota 60 dollari, questo il prezzo ultimo dello shale oil,  i costi di estrazione, richiesti dal petrolio americano, non sono più sostenibili. Di conseguenza molti impianti rischiano la chiusura. Il che implica che gli Stati Uniti dovranno tornare a comprare petrolio dai grandi produttori stranieri, come l’Arabia Saudita e le altre ricche Monarchie del Golfo Persico. Una strategia quella araba sul filo del rasoio in termini di economia mondiale, con ricadute molto negative proprio negli Stati Uniti dove in questi ultimi anni, complici le nuove tecnologie di estrazione di shale oil a basso costo, si era scatenata una vera e propria corsa alla sua estrazione , con l’ingresso di piccole imprese e grandi gruppi imprenditoriali che hanno investito enormi capitali per sostenere la nuova tecnica estrattiva, e che ora rischiano la chiusura ed il fallimento. Il tutto è regolato ovviamente dall’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries fondata nel 1960) che ha il delicato compito di negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni, e che in questo momento non molla la presa. Bisognerà aspettare e vedere sino a che punto i cartelli dell’Opec continueranno seguendo questa precisa strategia di destabilizzazione dello shale americano fondata sulla scelta del prezzo più basso possibile. Ma gli Stati Uniti non sono l’unico paese al mondo ricco in riserve di shale oil: la Russia e’ il paese al primo posto in risorse ‘shale’, con 75 miliardi di barili, seguono gli Stati Uniti con 58 miliardi e la Cina con 26 miliardi. L’Argentina vanta 27 miliardi di barili e la Libia 22 miliardi. Le riserve di petrolio nelle rocce possono aumentare le risorse petrolifere mondiali dell’11%. Una vera e propria guerra dunque in termini di potere economico legato alla produzione di energia, in un momento di crisi che ha stravolto gli equilibri mondiali . E forse anche un importante tassello che spiega l’apparente cruenta contrapposizione religiosa tra mondo islamico ed occidente che è solo la punta di un iceberg che lascia sommerso il vero motivo del contendere: il possesso del potere economico che è strettamente legato alla produzione di petrolio ed ai costi che si sostengono per la sua estrazione.

Arabia Saudita,la famiglia reale progetta una barriera di 900 km per bloccare l’Isis

Re Abdullah ha inaugurato la prima fase del progetto già lo scorso settembre. La “muraglia”, che si estenderà dalla Giordania al Kuwait, includerà 78 torri, 8 centri di comando, 10 veicoli di sorveglianza e tre squadre di intervento rapido.

 

Barriera-isis-famiglia-reale-sauditaRoma, 17 gennaio – Una barriera lunga oltre 900 km che si estenderà dalla Giordania al Kuwait per bloccare il passaggio dell’Isis. E’ questo il progetto della famiglia reale dell’Arabia Saudita per la difesa dei suoi territori da Iraq e Kuwait, le zone in cui l’avanzata delle milizie dell’esercito Isis è stata più forte. Secondo quanto riportato dal Daily Mail il muro verrà affiancato da un canale e intervallato da torri radar di sorveglianza, da centri di comando e posti di guardia: il fine principale è quello di difendere il territorio saudita, che ospita le Moschee sacre, la Mecca e, ovviamente, il petrolio. In questo territorio proprio la settimana scorsa un attacco suicida ha ucciso tre guardie. Anche se l’assalto non è stato rivendicato da nessuno,  è stato etichettato come il primo attentato dello Stato islamico perché avvenuto vicino alla provincia di Anbar, dove militanti dell’Isis si stanno scontrando con le forze irachene. Ecco il motivo della decisione di Re Abdullah che ha inaugurato la prima fase del progetto già lo scorso settembre: in totale, la “muraglia”, che si estenderà dalla Giordania al Kuwait, includerà 78 torri, 8 centri di comando, 10 veicoli di sorveglianza e tre squadre di intervento rapido.

 

Il Carnevale nel mondo

La storia, gli usi e le consuetudini della festa più amata da adulti e bambini

 

 

Di Francesca Rossetti

Carnevale-di-Rio-638x425Roma, 17 gennaio – La  parola Carnevale deriva dal latino carnem levare, tagliare la carne della dieta (in osservazione al divieto cattolico di mangiare carne durante la Quaresima) e pur essendo una festa di chiara matrice pagana  coincide con i giorni precedenti alla Quaresima. Nell’ Europa meridionale comincia la domenica precedente il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima e finisce il martedì successivo, detto martedì grasso (dall’uso di consumare un pasto a base di carne e grassi prima della dieta di magro della Quaresima).

ITALIA

IL CARNEVALE DI ROMA

Il Carnevale di Roma risale al 1300 ed è sempre stato in gara con quello di Venezia per grandiosità pittoresca e per sovrana eleganza. Il suo momento di maggior successo si è avuto sotto il pontificato di Papa Paolo II  (1466), il quale riportò agli antichi splendori le corse che da sempre si organizzavano durante le feste di Monte Testaccio . Inoltre, ordinò artistiche mascherate organizzandole egli stesso e sostenendone  le spese. Caratteristica del Carnevale romano fu, per molto tempo, la famosa “Corsa dei barbari”: i cavalli da corsa  partivano da Piazza del Popolo e, a corsa sfrenata, attraversano il Corso e venivano fermati in piazza Venezia. I proprietari erano  patrizi della più alta nobiltà e della vittoria dei loro cavalli si facevano un merito morale superiore al premio dei palii assegnati.  La sera dell’ultimo giorno di Carnevale nelle strade di Roma sfilava un corteo di mozziconi di candele accese. Ognuno cercava di spegnere quella del vicino, difendendo la propria e rappresentando burlescamente il corteo funebre del Carnevale defunto, il cui simulacro veniva arso in piazza del Popolo.

 IL CARNEVALE DI IVREA

Il Carnevale di Ivrea è una rappresentazione storica che si caratterizza per il grande coinvolgimento emotivo offerto ogni anno dall’ intera città agli occhi dei visitatori.
In quei giorni, gli Eporediesi diventano padroni della città raccogliendosi attorno ai protagonisti della manifestazione- la Mugnaia e il Generale- e a loro seguito, e dando vita a quell’ affascinante ed unico spettacolo che è la BATTAGLIA delle ARANCE. La vicenda da cui questa festa  trae origine risale al 1600, quando i vari quartieri della città festeggiavano ognuno per conto proprio il Carnevale, con violenti scontri. Agli inizi dell’ Ottocento il governo napoleonico, sotto il cui territorio si trovava Ivrea, impose di unificare i vari Carnevali rionali in un’unica festa in modo che ci fosse un clima più tranquillo e allegro a livello cittadino.

IL CARNEVALE DI VENEZIA

Il Carnevale veneziano risale ai festeggiamenti indetti nel 1662 per la vittoria del doge di Venezia sui patriarca di Aquileia ed inizialmente veniva celebrato il solo giovedì grasso, con gare, fuochi d’artificio, giochi e spettacoli per adulti e bambini. Nel Settecento i nobili si camuffavano con la bauta, una mantellina nera di velluto o seta con cappuccio, alla quale era fissata una maschera a coprire anche il volto; i diversi quartieri della città elaboravano maschere e costumi diversi, così come le varie corporazioni di mestiere. Nello scenario suggestivo del Canal Grande popolo ed aristocratici  passavano la notte cantando e bevendo allegramente, mentre centinaia di gondole illuminate scivolavano sulle acque della laguna creando uno spettacolo bellissimo.
Nel 1981 è stata realizzata la fusione tra l’immagine del Carnevale e quella del teatro, rievocando riti medioevali e addirittura festività precristiane. Fino ad allora il Carnevale di Venezia era stato simile a quello di altre città italiane, lasciando a testi e a vecchie fotografie la tradizione dei secoli d’oro della Serenissima.
Oggi invece ci si imbatte in  maschere e  fantasmi di oro e seta che si aggirano per calli e campielli dando vita ad un vero e proprio stile in cui si fondono Medioevo, Rinascimento e settecento veneziano.

 IL CARNEVALE DI VIAREGGIO

Il Carnevale di Viareggio nacque nel 1873, quando ad alcuni “signori” del luogo venne in mente di organizzare una domenica diversa, realizzando un corteo di carrozze addobbate con fiori che andavano su e giù per la Via Regia, strada principale della città. In quell’occasione fu organizzata anche una mascherata di protesta dei cittadini, costretti a pagare troppe tasse, e fu preso in giro proprio il capo degli esattori comunali.
La sfilata piacque molto sia ai promotori che ai cittadini e nacque così l’idea di realizzare ogni anno dei carri che interpretassero umori e malumori della gente.
Da allora i carri in cartapesta del carnevale viareggino rappresentano politici e uomini famosi di tutto il mondo nelle loro debolezze e mancanze e la cosa singolare è che i carri sono animati e muovono le braccia, aprendo bocca e occhi. Su ognuno di essi trovano posto anche ragazzi e bambini che lanciano coriandoli e stelle filanti agli spettatori divertiti.
Durante tutto il periodo vengono organizzate anche feste mascherate nei diversi rioni della città e numerose manifestazioni di spettacolo, sport e cultura.

IL CARNEVALE DI PUTIGNANO

A Putignano, nel Barese, il Carnevale è caratterizzato da alcuni riti di origine popolare e da carri bellissimi realizzati da artigiani del luogo.
Il giorno di inizio dei festeggiamenti è il 26 dicembre con la Festa delle Propaggini (lunghi tralci di vite che vengono interrati per la parte inferiore), rassegna di umorismo e satira in versi e strofe, ispirati a fatti e personaggi della città le cui origini, di carattere religioso, sono antichissime. Uno dei riti più antichi è lo “Ndondaro”, rumoroso corteo di gente vestita da contadino o combattente che percorre le vie della città cantando e suonando strumenti improvvisati. “Ndondaro” è un termine dialettale legato al movimento dell’altalena.
Nel pomeriggio del lunedì grasso si svolge l’estrema unzione del Carnevale, parodia di un vero e proprio rito liturgico, con tanto di chierichetti e di preti.
Nel  pomeriggio del martedì grasso si può assistere al funerale di re Carnevale: la sua bara viene accompagnata dalla moglie, che piangendo ne descrive le virtù, e da un corteo di donne che intonano canti raccapriccianti urlando in senso di disperazione. Alla fine della processione si dà fuoco al fantoccio che rappresenta il Carnevale.

IL CARNEVALE NEL MONDO

Il Carnevale di Nizza

Ogni anno la città provenzale, meta di numerosissimi turisti, è caratterizzata da bellissime  sfilate di carri e di maschere e soprattutto dalle caratteristiche “battaglie di fiori” che si svolgono nei giardini Alberto I, tutti i giorni, escluso il sabato. Nello stesso periodo al Palais des Expositions si tiene la festa della birra, con musiche e canti tirolesi. Il giorno di martedì grasso ha luogo l’imponente sfilata conclusiva che inizia nel primo pomeriggio e continua fino a tarda notte, quando il rogo di Re Carnevale, il grande spettacolo di fuochi d’artificio e il veglione all’Hotel Plaza concludono la festa.

Il Carnevale in Germania

In Germania, particolarmente caratteristico è il Carnevale di Colonia che inizia il giorno 11 novembre alle ore 11 e 11 minuti esatti, con la nomina del Principe, del Fante e della Vergine, i tre personaggi principali delle feste. Solo il giovedì grasso essi però scenderanno tra il pubblico a dare il via alle celebrazioni. Questa giornata è interamente dedicata alle donne, presenti sui balconi, per strada, negli uffici e nei negozi e che  prendono in mano  il comando della città e dell’uomo. Mascherate, catturano i loro compagni, considerati per l’occasione veri e propri nemici e tagliano loro la cravatta in segno di dominio.

Il Carnevale in Grecia

Il Carnevale greco si svolge sull’isola di Patrasso, dura tre settimane ed è caratterizzato da sfilate floreali e sontuosi balli in maschera. Caratteristiche sono le battaglie della cioccolata: alcune ragazze in costume, sopra cocchi decorati con fiori, gettano sul pubblico petali e dolci al suono della musica della banda. La maschera principale  è il “domino nero”, ampio mantello con cappuccio, proveniente dal Carnevale di Venezia, città da cui venivano importate le sete nere per i costumi. La sera del venerdì grasso ha luogo nel teatro municipale il primo ballo del “domino nero”, al quale le donne si recano da sole, indossando maschere e guanti neri; gli uomini invece portano il costume tradizionale chiamato “tudexos”. Una seconda edizione del grande ballo si svolge la sera della domenica e chiude la festa.

Ad Atene, invece, vengono organizzati finti cortei nuziali dove, oltre agli sposi e agli invitati,vi sono il diavolo e l’uomo di cenere. Quest’ultimo ha il compito di difendere il proprio gruppo gettando sugli altri delle manciate… di cenere. Il banchetto é a base di galactobureko, i caratteristici dolcetti al latte. Infatti gli ortodossi rispettano la settimana del formaggio e l’ultima di Carnevale, durante la quale non possono assolutamente mangiare carne ma soltanto pesce.

 Il Carnevale in Brasile

Bahia, stato del Brasile orientale, e la città di Rio de Janeiro si contendono l’onore di essere stati il luogo di nascita del Carnevale brasiliano: la leggenda narra che sia nato a Bahia ed in seguito sia stato trasportato a Rio. La sua origine è comunque legata ad antichissime tradizioni del luogo e solo in seguito sono stati inseriti i carri allegorici, le maschere che lanciano fiori, i cortei, come in Europa. Il Carnevale brasiliano è altamente coreografico e  basato sulla musica e sulla danza del samba, eseguita da gruppi di maschere. Per poterlo ammirare si affittano i balconi delle abitazioni che si trovano attorno al Sambadromo, lo stadio più grande della città, che viene poi aperto per far confluire i carri e le centinaia di migliaia di partecipanti sulla spiaggia di Copacabana. Purtroppo il grande afflusso di persone crea ogni anno vittime ed incidenti, con morti e feriti sbattuti in mezzo alla folla, calpestati e spintonati dalle orde urlanti in festa. A Salvador de Bahia le manifestazioni iniziano con una musica che risuona per le strade, amplificata da altoparlanti montati su camion. È il segnale atteso da tutti: una massa di persone si riversa nelle vie e balla dalle nove di mattina alle nove di sera al ritmo di samba accompagnata dal “trios électrico”, una specie di orchestrina viaggiante, dove lo strumento principale è costituito dalla chitarra elettrica. La musica può venire eseguita anche dalle “batucadas”, pure queste orchestre ambulanti che si rifanno alle musiche della tradizione africana con i loro tamburi e campanelli a percussione. Vengono ballati anche la “capoeria”, danza di origine angolana, e il “frevo”, simile alla polka.

Tipiche maschere italiane :

P U L C I N E L L A

Figura buffa e goffa; un gran naso, mascherina nera, gobba, cappello a punta, camiciotto e pantaloni bianchi.  E’ una delle maschere italiane più famose  ed originaria di Napoli: anche il suo nome sembra che derivi dal napoletano “polene” (pulce) oppure “piccolo pulcino”. Sfacciato, pazzerello, chiacchierone, e’ la rappresentazione vivente dell’ozio a favore del  mangiare e del buon vino.  Pur ricevendo spesso sonore  bastonate, egli riesce simpatico anche ai potenti che prende in giro e inganna con amabile furbizia.  cioe’ “piccolo pulcino”.

A R L E C C H I N O

Il nome deriverebbe dal francese antico Hellequin, diavolo buffo delle leggende medievali e originario di Bergamo.  Nel XVI secolo divenne la maschera piu’ popolare del Teatro dell’Arte italiano e all’abito multicolore che ricorda l’arcobaleno aggiunse una maschera nera sul viso, un cappello bianco, una borsa di cuoio legata alla cintura e una spatola di legno (batocio).  Agli inizi interpretava  il servo lazzarone e truffaldino, cinico e senza scrupoli.  In seguito, soprattutto con Carlo Goldoni, si trasformo’ nel popolano malizioso ma in fondo onesto e sensato.  La sua compagna e’ Colombina.

C O L O M B I N A

L’unica maschera femminile presente a fianco di tanti personaggi maschili e’ Colombina , la furba servetta.  E’ vivace, graziosa e parla veneziano.  E’ molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice e’ disposta a combinare imbrogli su imbrogli.  Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d’ accordo e schiaffeggia senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto.  Abitualmente non porta la maschera e indossa una cuffia e un vestito a strisce bianche e blu che spiccano sulla gonna blu e sulle calze rosse con il grembiule da casalinga.

D O T T O R    B A L A N Z O N E

Il Dottor Balanzone e’ un costume tipico di Bologna; e’ una maschera che rappresenta un personaggio pedante e brontolone; spesso parla tanto e non conclude niente, ma e’ anche dotto e sapiente.  In testa ha un cappello nero a larghe falde; indossa una toga lunga e nera, il panciotto e i pantaloni neri.  Molto spesso tiene un libro sotto il braccio e parla senza rendersi conto delle colossali baggianate che dice.

P A N T A L O N E

E’ una maschera veneziana e veste con un camicione e una calzamaglia rossi ed un mantello nero.  Porta una maschera in faccia e una cinta alla vita ed è il classico vecchio brontolone e testardo.  Spende poco, e’ attaccato al suo denaro e si lamenta sempre.  In gioventù era un ricco mercante ed ebbe in un primo tempo il nome di Magnifico, assumendo poi quello di Pantalone de’ Bisognosi.

G I A N D U I A

Gianduia e’ la maschera torinese e nasce ad opera di un burattinaio che aveva un enorme successo con il suo burattino, un  contadino simpatico, arguto e furbo, Gioan d’la douja, cosi’ chiamato perche’ in qualunque osteria entrasse chiedeva un boccale di vino (douja, in dialetto piemontese).E’ quindi un galantuomo, di carattere allegro ed aperto, ama la buona tavola ed e’ sempre presente nelle feste popolari torinesi, dove non manca neppure la sua fedele compagna Giacometta, con la quale, nei giorni di carnevale, gira su una carrozza di gala e va a fare visita ad ospedali, ospizi e ad ossequiare le autorita’ cittadine.

Dulcis in fundo…..I dolci più famosi sono i fiocchetti, le castagnole alla crema, le frittelle e gli struffoli, con varianti diverse da una regione all’altra.

Australia, due uomini muoiono per aver assunto cannabis sintetica

I due malcapitati, cittadini di Mackay, non  sapevano si trattasse di droga, la Cannabis sintetica viene spesso commercializzata come una sostanza innocua spacciata per incenso a base di erbe e pot-pourri, ma è illegale

 

mackayRoma, 14 gennaio – Due persone sono morte dopo aver assunto cannabis sintetica. E’ accaduto in Queensland – Australia  negli ultimi due giorni. Si tratta di un giovane di 33 anni morto ieri nel tardo pomeriggio dopo aver assunto la sostanza stupefacente e di un altro uomo di 41 anni: i due, deceduti presso l’Ospedale Mackay Base,  non si conoscevano tra loro. A quanto risulta la Cannabis sintetica viene spesso commercializzata come una sostanza innocua spacciata per incenso a base di erbe e pot-pourri, ma è illegale. Le leggi introdotte in Queensland nel 2013 vietano tutte le droghe sintetiche che hanno lo stesso effetto indesiderato di una droga pericolosa. Sono molti gli uomini che hanno acquistato il prodotto denominato “Full Moon”,  mascherato come fosse una tisana, da un sexy shop di Mackay, ma prodotti simili possono essere acquistati anche in negozi di prossimità e sui siti web internazionali. Per questo motivo l’Ospedale Mackay Base ha visto un aumento di persone che arrivano al ricovero in preda agli effetti di droghe sintetiche.  “E ‘molto preoccupante e bisogna veicolare con chiarezza il messaggio dei pericoli a cui va incontro tutta la comunità, per evitare morti come quelle dei due poveri malcapitati degli ultimi due giorni”, ha detto il dottor David Farlo.

Medio Oriente, da Unicef aiuti per 900 mila bambini in Siria, Iraq, Libano, Giordania e Turchia

Sono almeno 7 milioni i bambini sfollati interni e rifugiati con un disperato bisogno di aiuto costretti a vivere in rifugi non adeguati e che sono esposti a temperature al di sotto dello zero, forti  nevicate e venti gelidi.

 

siriaRoma, 14 gennaio  – Per far fronte ad un inverno molto rigido, l’UNICEF ha distribuito vestiti invernali, coperte, aiuti economici e voucher a più di 900.000 bambini in Siria, Iraq, Libano, Giordania e Turchia. Con l’avvicinarsi del quarto anno di conflitto in Siria, l’UNICEF stima che siano almeno 7 milioni i bambini sfollati interni e rifugiati con un disperato bisogno di aiuto. Molti continuano a vivere in edifici non terminati e rifugi non adeguati e sono esposti a temperature al di sotto dello zero, forti  nevicate e venti gelidi. “Nonostante il limitato accesso e le difficili condizioni del tempo, abbiamo accelerato la nostra risposta per far fronte all’inverno per raggiungere quanti più bambini possibili“, ha dichiarato Maria Calivis, Direttore Regionale UNICEF per il Nord Africa e Il Medio Oriente. “Il supporto dei nostri partner – a livello locale e governativo – è stato fondamentale per riuscire a portare gli aiuti in condizioni così difficili”.

–          In Siria: gli aiuti dell’UNICEF per l’inverno sono stati distribuiti a 350.000 bambini; la consegna  continua in tutto il paese.

–          In Libano: 200.000 bambini nella maggior parte delle aree più colpite del paese, comprese zone situate ad alte quote come Aarsal, hanno usufruito degli aiuti e dei voucher distribuiti dall’UNICEF. Le squadre dell’UNICEF stanno lavorando per raggiungere nelle prossime settimane 478.000 bambini.

–          In Giordania: 100.000 bambini rifugiati siriani e le loro famiglie presenti nei campi e nelle comunità hanno usufruito dei kit per l’inverno e dell’assistenza economica dell’UNICEF.

–          In Turchia: 62.000 bambini sono stati aiutati ad affrontare l’inverno, compresi 22.000 bambini provenienti da Kobane, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, oggi a Suruc.

–          In Iraq: sono stati distribuiti kit di vestiti invernali per oltre 200.000 bambini in oltre 100 tra le aree più difficili da raggiungere e ad elevate altitudini.

“Questi sono risultati, anche importanti, ma non sufficienti rispetto al numero di bambini e di famiglie le cui vite sono state devastate dal protrarsi quotidiano di questo terribile conflitto”, ha aggiunto Calivis. “Chiediamo ai nostri donatori e sostenitori in tutto il mondo di continuare a supportarci perché questo lavoro possa andare avanti”. “Come UNICEF Italia, il nostro impegno per i bambini siriani ed iracheni non si è mai fermato. Dobbiamo garantire a questi bambini la possibilità di vivere il loro futuro e di superare le difficoltà del presente: non possiamo abbandonarli. Il nostro appello è rivolto a tutti agli italiani per chiedere di continuare a sostenere l’UNICEF” – ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia.

 

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