Italia
Coronavirus, domani parte la Fase2. Ma il Governo saprà preservare la popolazione da ricadute?
Dopo il disastro della Fase1 dell’emergenza covid-19, causato da autopsie non effettuate per tempo ed una conseguente ed approssimativa interpretazione degli effetti sulla salute di questo nuovo virus, a cosa deve prepararsi la nostra popolazione ormai in preda al terrore, conscia anche delle poche certezze su ipotesi terapeutiche?
App di rintracciamento, riaperture di industrie, attività di commercio e artigianato a scaglioni, sì a funerali a numero chiuso, no ad assembramenti nei parchi e nei centri sportivi. Ci si potrà incontrare con i congiunti previa autocertificazione. Sono queste alcune delle regole previste dal Governo che da domani 4 maggio ha stabilito che si può partire con la Fase2 dell’emergenza da epidemia covid-19. Ma facendo un passo indietro qualcosa non quadra. A cominciare da come all’arrivo del virus in Italia, ricordiamo i primi virulenti focolai di Codogno e Lombardia, l’emergenza sia stata gestita male e senza un vero piano nazionale che sbarrasse con efficacia la strada ad un virus così infettivo ed aggressivo.
Da subito ci si è concentrati sul futuro vaccino come la panacea di ogni male, eppure la storia ci insegna che l’arte medica, così è giusto definire il lavoro dei medici, si basa sull’osservazione dei sintomi, su una corretta diagnosi e sull’individuazione di terapie che curano i sintomi ed indeboliscono l’eventuale virus. Chi ha avuto una malattia cancerosa lo sa bene, la chemioterapia in realtà entra in collisione con l’organizzazione interna della cellula tumorale e ne blocca la duplicazione intervenendo in complessi meccanismi biologici.
Quindi per logica la prima cosa che si doveva fare erano le autopsie sui primi deceduti, non solo per capire di cosa erano morti, il tampone evidenziava una infezione da coronavirus, quanto per comprendere come agisce questo nuovo virus, cioè dare la giusta interpretazione anatomo-patologica. Invece grazie a qualche professorone che si è autocelebrato sulle televisioni nazionali, si è dato per scontato che la morte sopraggiungeva per polmonite interstiziale. Una errata diagnosi, solo dopo due mesi la popolazione ha saputo quanto chiunque ha affermato tale realtà fosse fuori strada, che ci è costata più di 30mila morti ed un paese in ginocchio economicamente.
E’ di oggi la notizia, pubblicata sul Fatto Quotidiano e confortata dalla virologa Gismondo, che il coronavirus colpisce in particolar modo i vasi sanguigni, con formazione di trombi. La polmonite sarebbe quindi solo uno degli eventi successivi e non il principale da cui parte tutto. Una realtà già evidenziata su questo giornale grazie al documento di protesta di Ampas sul modus operandi del Governo in questa grave emergenza.
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“Descrivere il passato, comprendere il presente, prevedere il futuro: questo è il compito della medicina” diceva Ippocrate, padre della medicina. Eppure il passato in questo caso non è servito a nulla. E non esiste una spiegazione logica per non aver voluto fare le opportune indagini in tempo utile, che in questo caso si chiamano autopsie. Ippocrate fu anche il primo a studiare l’anatomia e la patologia, per farlo applicò la dissezione sui cadaveri già nel IV sec. A.C., l’autopsia appunto. Siamo stati bombardati giorno e notte di dati, numeri di morti, di infettati. Siamo stati sottoposti ad un regime di terrore quando molto più semplicemente bastava esaminare gli effetti devastanti del virus su persone decedute. E perché poi dai vari enti preposti si è cercato in tutti i modi di ‘bannare’ per dirla con un termine moderno, ogni terapia che fosse un’alternativa all’idea del vaccino? Negli anni ’80 nacque una pericolosa malattia: la sindrome da HIV. Da allora nessun istituto di ricerca è riuscito ad elaborare un vaccino, però il numero di morti molto alto nella fase iniziale, si è poi stabilizzato nel tempo. Ma come? Con terapie antivirali ad hoc che rallentano il corso di questa orribile e funesta malattia.
Dalla molecola 3B scoperta da un gruppo scientifico tedesco, che parrebbe inibire l’enzima proteasi usato dal virus per replicarsi nelle cellule, ai potenti antivirali come il REMDESIVIR (utilizzato per l’Ebola) alla IDROSSICLOROCHINA o PLAQUENIL (utile come antimalarico), al TOCILIZUMAB (l’antiflogistico trattato al Cotugno di Napoli dal prof.Ascierto) per la risoluzione dell’aspetto flogistico, da altri antivirali come LOPINAVIR, RITONAVIR (utilizzati per HIV), all’utilizzo ottimale del plasma di chi ha gia’ contratto anticorpi o siero terapia (Osp. Di Mantova), per finire all’Eparina a basso peso molecolare ed alte dosi ( CLEXANE ) che si è rivelata fondamentale nell’operare la dissoluzione dei micro-trombi venosi e nell’aggregazione degli stessi nelle pareti endoteliali dei capillari e non solo polmonari.
La scoperta e l’utilizzo dei tali presidi farmaceutici (tra l’altro a basso costo) e’ avvenuta, anche se in ritardo per le pochissime autopsie effettuate, sulla indicazione anatomo-patologica che l’infezione procura un danno ed una reattivita’ endoteliale con formazione di micro-trombi endovasali, la cosiddetta TEP, Tromboembolia Polmonare o Venosa Generalizzata, che determina la tragica evenienza e che, invece, affrontata per tempo (Prima e Seconda fase dell’invasione), porterebbe, come sta portando, ad evitare il ricorso alle terapie Intensive, con relativo normo—affollamento delle strutture di Rianimazione.
Insomma solo grazie a chi opera sul campo, e non certo a chi blatera in televisione, siamo arrivati alla certezza di chi stiamo combattendo e di come è meglio affrontarlo. Abbiamo assistito a campanilismi pseudo virologici dettati da interessi privati di case farmaceutiche. Nonostante da più voci qualificate arrivasse la corretta diagnosi, cioè che il coronavirus è una malattia infiammatoria vascolare sistemica, il Governo si spendeva per acquistare respiratori aumentando il carico di pazienti in terapia intensiva, quando ormai non c’era nulla da fare, perché la vera malattia non era stata presa in tempo.
E considerati gli errori devastanti della Fase1, cosa potrà mai accadere nella Fase2? Di certo alla luce delle evidenze scientifiche non ha alcun senso tenere le persone chiuse in casa. Sempre Ippocrate nel passato remoto ci disse quanto sia importante la prevenzione, l’igiene e la ricerca. Invece in questo nostro mondo moderno assistiamo a logiche che mettono al centro interessi economici di pochi mentre andrebbe potenziato il sistema di organizzazione dei medici di base, che dovrebbero essere opportunamente formati per creare uno scudo tra popolazione e virus. In effetti si stanno organizzando, l’ultima chicca è che il colosso farmaceutico Sanofi ha siglato un accordo di intesa triennale con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) finalizzato “allo sviluppo di progettualità volte a formare i medici del futuro” su diverse tematiche cliniche e per identificare “un corretto orientamento in caso di emergenza sanitaria, picchi di gestione di condizioni o patologie stagionali”. https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=84420
Uno scandaloso conflitto di interessi, che nega ai medici di base il rispetto del giuramento fatto che prevede l’obbligo “di esercitare la medicina in autonomia di giudizio senza accettare nessuna interferenza o indebito condizionamento”. Perché in modo assolutamente umano, chi paga comanda. E certo Sanofi non sigla un accordo per buonismo, è un’industria farmaceutica. Il tempo svelerà con quali intenzioni nasce questa sinergia, e intanto la nostra libertà viene sempre più limitata dal clima di terrore che si è instaurato dall’inizio di questa epidemia. Così come non è chiaro al momento l’imminente utilizzo di una app di rintracciabilità, su base volontaria sembra, così come descritto oggi in un servizio di ‘Mezz’ora in più’ di Lucia Annunziata su Rai3. L’app consentirebbe di individuare le persone malate e conseguentemente farle assistere dai medici di base in primis. Sì proprio quelli che devono, in futuro, la loro formazione su emergenze sanitarie a Sanofi! E soprattutto quanto costeranno gli eventuali farmaci suggeriti ai medici di base da Sanofi?
Naturalmente l’app di tracciabilità è senz’altro una buona idea, ma come tutte le cose che invadono la privacy va stabilito che utilizzo farne. Perché l’app avrà in sé tutti i nostri dati sensibili, tutti i nostri spostamenti, tutta la nostra vita attimo per attimo. Al di là della legislazione vigente che nega questa possibilità, e facendo però appello al buon senso che ci dice che dobbiamo proteggerci dal virus, dove finiranno tutti i nostri dati? Come saranno utilizzati? Ci sarà un cervellone digitale che raccoglie tutto? E quindi in ambito di controllo umano sulle nuove tecnologie, chi controllerà il controllore?
E concludiamo con la saggezza di Ippocrate che più di 2.400 anni fa, da buon padre della medicina, diceva: “Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili”. Sarà così anche in questa epidemia covid-10 del 2020?
