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“Da soli non ce la facciamo”. La tragedia umana della famiglia romana di Pietralata

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Una tragedia forse annunciata…ma inghiottita dal silenzio e dal riserbo di chi sa di essere invisibile in un tempo sopraffatto da un ego distruttivo e divisivo…privo di ogni compassione umana.

di Maria Rita Ferragina

Luca Abbasciano, 42 anni, e Valentina Pambianco, 41 anni, se ne sono andati con un colpo di pistola alla tempia sul finire dell’estate. La stessa pistola Glock con cui hanno colpito al petto la figlioletta disabile e il cagnolino Teo. Si è consumata così la strage domestica di via dell’Antracite, una stradina di campagna nella periferia di Roma.
Quattro vite inghiottite nello stesso silenzio.
Quattro vite, insieme per sempre. Nessuno lasciato indietro, persino Teo, sottratto ad un destino di abbandono. Forse un gesto di estrema pietà!

Per loro non ci sarà più lo scorrere delle stagioni accompagnate dal timore che per la piccola Bianca non ci fossero cure e speranza.
Hanno deciso di scrivere la parola fine prima che fosse la vita a farlo.

Un grido di dolore, di disperazione e di amore.
Scritto col sangue. L’urlo silenzioso della solitudine, quella senza titoli roboanti, senza hashtag, senza eserciti di indignati. Senza neanche servizi sociali in grado di capire.
Tragedie che non fanno rumore, che forse per questo fanno più paura.
E più facile cercare nemici da combattere, nemici lontani, anonimi che attraversare il dolore degli altri.
Sfoglio le pagine di questo social, siamo affamati di conflitto, impegnati a trasformare storie meschine di piccoli uomini in grandi storie.
A consumare giorni interi attorno ad eventi che non toccano nemmeno tangenzialmente la prosaicità, la fatica e il dolore del vivere quotidiano.
A pensare di cambiare le sorti del mondo vestendo gli abiti di grandi politologi, strateghi, giudici della Storia.
A dare sfogo al nostro ego represso e rabbioso, tracimante, vanesio e velleitario su pagine che nessuno rileggerà mai.
lo per prima.
E allora scriviamo. Scriviamo per dire la nostra, per avere ragione, per essere visti mentre il piccolo mondo intorno a noi ci passa accanto senza essere riconosciuto.
Un dolore seduto in silenzio dall’altra parte del tavolo. Una solitudine che attraversa sempre la stessa strada. Un volto che incrociamo ogni giorno di cui non abbiamo mai imparato il nome. Senza un sorriso, senza tendere la mano, senza scrutare nei loro occhi se sono tristi o felici.
Ombre ai crocevia della vita.
I tanti Luca e Valentina invisibili.
Guardiamo senza vedere il prossimo più prossimo a noi, le tragedie che ci abitano accanto. Ci pesa tanto tendere quella mano impegnata a scrivere parole sulle sabbie mobili dei social.
Guardiamo senza vedere.
Ci indigniamo per il mondo intero purché sia abbastanza lontano da non chiederci nulla ma fuggiamo davanti alla fragilità di quel prossimo che dovremmo amare come noi stessi anche se non ci restituisce like e compiacenza.
***
Non sappiamo cosa sia accaduto davvero dentro quelle mura. Nessuno conoscerà mai fino in fondo il buio nel quale Luca e Valentina sono precipitati. Forse è persino ingiusto spiegare con poche parole una disperazione divenuta ormai silenziosa.
Ci resta solo l’eco terribile di quel gesto. Un grido ormai senza più voce.
Che la terra gli sia lieve

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