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Arte & Cultura

Le Figlie della Pietà: le musiciste invisibili che incantarono l’Europa del Settecento

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Tempo di lettura: 5 minuti

Dietro le grate di una chiesa veneziana si esibivano alcune delle musiciste più preparate del Settecento. Erano le Figlie di Choro della Pietà, giovani donne cresciute in un istituto destinato all’infanzia abbandonata e diventate, grazie allo studio e al talento, vere virtuose della musica. Tra i loro maestri ci fu anche Antonio Vivaldi.

 di Laura Marà

Nella Venezia del Settecento, tra palazzi, feste e grandi appuntamenti culturali, esisteva un luogo dove la musica aveva trovato una forma davvero particolare.

Era il Pio Ospedale della Pietà, istituzione destinata all’accoglienza e all’assistenza dei bambini abbandonati. Qui alcune ragazze particolarmente dotate venivano avviate allo studio della musica e potevano entrare a far parte delle Figlie di Choro, il gruppo musicale dell’istituto.

Le loro esibizioni divennero presto famose. Il pubblico poteva ascoltarle, ma spesso non vederle: le giovani suonavano nelle cantorie della chiesa, separate dagli spettatori da grate.

A rendere ancora più importante questa storia fu l’arrivo, nel 1703, di Antonio Vivaldi. Il compositore avrebbe collaborato per molti anni con la Pietà, scrivendo per le sue musiciste un repertorio vastissimo.

Quella che era nata come un’istituzione assistenziale si trasformò così in uno dei luoghi più interessanti della musica barocca europea.

Dall’ospedale alla musica: la nascita delle Figlie di Choro

La Pietà aveva origini antiche e svolgeva un ruolo fondamentale nell’assistenza all’infanzia abbandonata. Per le bambine ospitate, però, poteva rappresentare anche un’occasione di formazione.

Le ragazze che mostravano particolari capacità musicali venivano avviate a uno studio più approfondito. Imparavano a cantare, a leggere la musica e a suonare diversi strumenti.

Tra questi c’erano il violino, il violoncello, la viola d’amore, il liuto e numerosi strumenti a fiato e a tastiera.

Le musiciste più esperte potevano a loro volta insegnare alle più giovani, creando una continuità nella formazione.

Per una donna del Settecento, avere accesso a un’educazione musicale di questo livello era un’opportunità rara.

Vivaldi e le virtuose: l’incontro che cambiò la musica

Nel 1703 arrivò alla Pietà Antonio Vivaldi, nominato maestro di violino.

Il compositore trovò un gruppo di musiciste già preparate e abituate a suonare insieme. Poteva quindi contare su interpreti capaci di affrontare partiture tecnicamente impegnative e sperimentare nuove soluzioni.

Tra il 1723 e il 1729,  il compositore scrisse per l’istituzione un numero considerevole di concerti.

Vivaldi conosceva le capacità delle sue interpreti e poteva scrivere tenendo conto delle loro possibilità tecniche. Le musiciste, dal canto loro, erano chiamate a trasformare quelle partiture in esecuzioni precise e virtuosistiche.

Il loro ruolo, dunque, non fu secondario.

Senza quelle interpreti, una parte importante della musica composta da Vivaldi per la Pietà sarebbe rimasta soltanto sulla carta.

Anna Maria dal Violin, la stella della Pietà

Tra le tante musiciste dell’istituto, Anna Maria dal Violin è sicuramente la figura più celebre.

Nata nel 1696, entrò alla Pietà ancora bambina e vi rimase per tutta la vita. Il violino diventò il suo strumento principale e il suo talento le permise di raggiungere una reputazione eccezionale.

La sua fama superò i confini di Venezia. Anna Maria divenne una delle più importanti interpreti legate alla Pietà e, con il passare degli anni, assunse anche un ruolo nella formazione delle musiciste più giovani.

Il suo nome è legato anche a Vivaldi. Una raccolta di parti manoscritte della Pietà conserva materiali relativi a 31 concerti associati alla sua attività musicale, testimonianza significativa della sua importanza all’interno dell’istituzione.

La sua vicenda mostra meglio di qualsiasi altra quanto potesse essere straordinario il percorso di una giovane musicista della Pietà: da bambina accolta nell’istituto a virtuosa conosciuta e apprezzata oltre la laguna.

La musica dietro la grata: le virtuose invisibili

È forse questo il dettaglio più affascinante della storia.

Le Figlie di Choro si esibivano nelle cantorie della chiesa, separate dagli spettatori da grate. Il pubblico poteva ascoltare perfettamente la musica, ma non aveva necessariamente la possibilità di vedere le interpreti.

Immaginiamo una serata nella Venezia del Settecento: la chiesa piena, nobili e viaggiatori arrivati da lontano, poi il silenzio e le prime note.

I violini e gli altri strumenti riempiono lo spazio. Le musiciste, invece, restano lontane dagli occhi.

Questa particolare disposizione contribuì a creare intorno a loro un certo mistero. La loro fama nasceva soprattutto dal talento: il pubblico conosceva le loro capacità, ma non necessariamente i loro volti.

È anche per questo che le virtuose della Pietà sono rimaste nella memoria come musiciste quasi invisibili.

Da Venezia all’Europa: la Pietà conquista il Grand Tour

Nel Settecento Venezia era una delle principali mete del Grand Tour, il viaggio attraverso l’Italia compiuto da aristocratici, intellettuali e giovani europei.

La Pietà era una delle esperienze musicali che potevano colpire maggiormente i visitatori.

I suoi concerti attiravano nobili, diplomatici, viaggiatori e personalità della cultura. La fama dell’istituzione crebbe insieme a quella di Vivaldi e delle sue interpreti.

Ma il successo della Pietà non dipendeva soltanto dal compositore.

Le musiciste erano parte essenziale di quel sistema. Erano loro a eseguire le partiture e a trasformare la scrittura musicale in suono, davanti a un pubblico internazionale.

La loro storia rappresenta quindi anche un capitolo importante della musica italiana e della cultura europea del Settecento.

Oltre Vivaldi: le donne che la storia ha rischiato di dimenticare

Oggi il nome di Antonio Vivaldi è conosciuto in tutto il mondo. Quello delle musiciste che interpretarono le sue composizioni molto meno.

È una delle contraddizioni di questa vicenda.

Quando si parla di musica barocca, l’attenzione va soprattutto ai compositori. Ma senza gli interpreti le partiture resterebbero semplicemente scritte sulla carta.

Le Figlie di Choro furono interpreti di grande livello e, per alcune di loro, anche insegnanti.

La loro storia racconta quindi una possibilità rara per le donne del loro tempo: studiare, sviluppare un talento e trasformarlo in una vera competenza artistica.

La Pietà non cancellava i limiti imposti dalla società del Settecento. Le ragazze vivevano all’interno di un sistema regolato e non godevano della libertà che oggi assoceremmo a una carriera musicale.

Eppure riuscirono a conquistare uno spazio nel quale il loro talento poteva essere ascoltato.

Anche quando loro non potevano essere viste.

Dietro la grata, la storia

Forse è proprio l’immagine delle grate a raccontare meglio la vicenda delle Figlie della Pietà.

Da una parte il pubblico: nobili, viaggiatori e intellettuali arrivati a Venezia. Dall’altra le giovani musiciste, nascoste alla vista ma riconoscibili attraverso la loro musica.

Molte erano entrate alla Pietà da bambine. Alcune avevano trovato nello studio una possibilità che difficilmente avrebbero avuto altrove. Anna Maria dal Violin ne è l’esempio più celebre.

E poi c’era Vivaldi, il maestro che avrebbe legato per sempre il proprio nome alla Pietà e alle sue virtuose.

Ma questa non è soltanto la storia di un grande compositore.

È la storia di giovani donne che hanno studiato, suonato e insegnato in una delle città più importanti d’Europa, contribuendo alla storia della musica barocca.

Per secoli sono rimaste in parte nell’ombra.

La loro musica, invece, non è mai scomparsa.

Suonavano dietro una grata. Il mondo non poteva vedere i loro volti, ma poteva ascoltare il loro talento.

Ed è proprio attraverso quel talento che, ancora oggi, le Figlie della Pietà continuano a farsi ricordare.

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