La Britten-Shostakovich Festival Orchestra – The Britten-Shostakovich Festival Orchestra

di emigrazione e di matrimoni

La Britten-Shostakovich Festival Orchestra

 Il successo internazionale dei giovani musicisti inglesi e russi

Mercoledì 25 settembre, presso la Cadogan Hall di Londra, si è concluso il primo tour di una nuova orchestra giovanile, concepita poco più di un anno fa nell’ambito di un incontro diplomatico fra l’Inghilterra e la Russia e destinata a un futuro di successi internazionali: si tratta della Britten-Shostakovich Festival Orchestra, ispirata alla storica amicizia fra Benjamin Britten e Dmitri Shostakovich, i due massimi compositori dei rispettivi paesi nati nel ‘900.
Il progetto didattico si rivolge ai musicisti inglesi e russi più talentuosi fra i 18 e i 28 anni, ed è stato ideato dal M° Jan Latham-Koenig, l’unico direttore inglese titolare di un importante teatro in Russia (la Kobolov Novaya Opera di Mosca), e dunque il tramite perfetto per un’operazione culturale bilaterale che ha anche tutte le caratteristiche di un ulteriore rapporto diplomatico fra i due paesi.

Nell’elenco delle istituzioni musicali più rilevanti coinvolte al riguardo troviamo il Royal College of Music e la Guildhall School of Music & Drama di Londra, il Moscow State Conservatory e il St Petersburg State Conservatory, cui si aggiunge il sostegno culturale di alcune fra le maggiori personalità nel mondo della musica classica: il celebre direttore d’orchestra Yuri Temirkanov e Irina Shostakovich vedova del compositore (patroni onorari), ma anche il Principe Michael di Kent e la Britten-Pears Foundation.

In seguito al Concerto di Chiusura – al quale hanno partecipato l’Ambasciatore inglese a Mosca Sir Laurie Bristow e quello russo a Londra Ivan Volodin – ho intervistato il Fondatore e Direttore Artistico dell’orchestra Maestro Latham-Koenig, artista di fama mondiale, così da comprendere meglio la genesi e il futuro di una formazione che potrebbe ben presto far parlare di sé anche in Italia.

 M° Latham-Koenig, quando e come è nato esattamente un progetto didattico-musicale così specifico e diverso da tutte le altre iniziative internazionali per i giovani musicisti?

Il progetto nasce nell’ambito di una convenzione fra l’Ambasciatore britannico a Mosca Sir Laurie Bristow e il Ministro della Cultura russo Vladimir Medinsky. Le due autorità si sono incontrate l’anno scorso in occasione delle future celebrazioni per il 2019 – scelto quale “Anno della Musica Inglese e Russa” – decidendo di coinvolgermi come unico inglese direttore titolare di un importante teatro russo.
Così ho deciso di istituire la prima orchestra giovanile anglo-russa della storia, reclutando i migliori talenti dei due paesi – 86 in tutto – che si sono preparati nella città russa di Soči, sul Mar Nero.
Qui il Governo Russo ha messo a disposizione (coprendo tutte le relative spese di vitto e alloggio per l’intera BSFO, i docenti e lo staff organizzativo) proprio gli impianti sportivi dove hanno avuto luogo i noti Giochi Olimpici Invernali del febbraio 2014.
Lì, durante un’intera settimana, si sono svolte tutte le prove della nuova orchestra: ogni mattina i diversi docenti specializzati hanno diviso gli strumentisti in 5 gruppi (2 per gli archi, 1 per i legni, 1 per gli ottoni e 1 per le percussioni), mentre nel pomeriggio e dopo cena io mi sono occupato delle prove d’insieme dell’intera orchestra.
All’inizio della seconda settimana è partita la tournée vera e propria, che avrebbe realizzato 12 diversi concerti in Russia e in Inghilterra, da Mosca a San Pietroburgo, fino al Concerto di Chiusura a Londra dello scorso 25 settembre. Il tutto nell’arco di appena un mese.

I programmi proposti nei concerti sono anche finalizzati alla divulgazione dei maggiori compositori inglesi e russi – soprattutto Rachmaninov, Prokofiev, Elgar, Vaughan Williams – oltre ovviamente a Britten e Shostakovich. A tal proposito vorrei chiederle: quali sono le ragioni del suo rapporto privilegiato con questi ultimi due autori?

Ho sempre amato la musica di Britten, sin da bambino. Quando cantavo nel coro delle voci bianche della Highgate School di Londra fui addirittura coinvolto nell’importante incisione della Decca del War Requiem (1963) di Britten, diretta dallo stesso autore e quindi destinata a restare nella storia. Da allora il mio legame con la sua musica è sempre rimasto intatto.
Stranamente un po’ simile è stato il primo incontro con Shostakovich: avevo 12 anni e suonavo il violino – che studiavo insieme al pianoforte – nell’Orchestra Nazionale Giovanile della Gran Bretagna. Lì ebbi modo di eseguire la sua Decima Sinfonia, che mi affascinò subito lasciandomi un’impressione profonda. In seguito ho sempre diretto i lavori di Shostakovich, soprattutto alla Novaya Opera di Mosca: fra questi la Tredicesima Sinfonia e la prima versione scenica dei Giocatori, opera incompiuta dell’autore dal dramma omonimo di Gogol’.

Riguardo alle audizioni per la Britten-Shostakovich Festival Orchestra: cosa deve dimostrarle un giovane musicista – al di là dell’aspetto tecnico – per poter essere scelto nella formazione?

Da un giovane musicista di talento mi aspetto una spiccata musicalità, versatilità e un notevole istinto orchestrale, ovvero la capacità di prender parte a una formazione diventandone una componente essenziale e inscindibile, fondendosi agli altri musicisti.

Prevede di programmare altre tournée dell’orchestra, magari venendo presto anche in Italia?

Lo spero bene. L’orchestra gode dei finanziamenti delle due maggiori compagnie petrolifere inglesi e russe: la BP (British Petroleum) e la russa Rosneft, molto attive nella sponsorizzazione della cultura e che ringrazio di cuore per il grande sostegno. Nel prossimo futuro vorremmo quindi ampliare la tournée almeno all’intera Europa ed estendere il nostro repertorio, magari proponendo anche le opere dei compositori che avevano più influenzato sia Britten che Shostakovich: fra tutti Mahler. Per esempio, la sua scrittura orchestrale risuona nel quarto interludio del Peter Grimes del compositore inglese. In tal senso vorremmo eseguire anche compositori come Schubert e Tchaikovsky.

Da sempre la musica costituisce un ponte importante fra le culture più diverse. Pensa che questa iniziativa potrà incentivare i rapporti diplomatici fra Russia e Inghilterra?

Certamente! Anzi, questa è la ragione di vita più importante per il progetto. Inoltre l’Ambasciatore Britannico Sir Laurie Bristow è un violista dilettante: durante il grande ricevimento per l’Orchestra che si è tenuto nella sede dell’Ambasciata Britannica a Mosca ha fatto intervenire delle piccole formazioni da camera costituite dai ragazzi, coinvolgendoli in performances di 5-6 minuti. A una di queste – quella del Quartetto delle Dissonanze di Mozart – ha preso parte di persona, suonando insieme ai nostri orchestrali.
Capirà bene, quindi, quanto la musica sia importante anche per i nostri stessi politici.

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The Britten-Shostakovich Festival Orchestra

 The international success of young English and Russian musicians

Wednesday September 25th at London’s Cadogan Hall the first tour of a new youth orchestra ended. The orchestra was conceived little more than a year ago during a diplomatic meeting between Great Britain and Russia and was destined for international success in the future. This is the Britten-Shostakovich Festival Orchestra which was inspired by the historic friendship between Benjamin Britten and Dmitry Shostakovich, the two greatest composers of their respective countries in the 20th century.

This educational project is aimed at the most talented British and Russian musicians between 15 and 25 years of age and it was designed by Jan Latham-Koenig, the only British conductor of a major theatre in Russia, Moscow’s Kobolov Novaya Opera and therefore he was the perfect intermediary for a bilateral cultural operation that also had all the characteristics for further diplomatic relationships between the two countries.

In the list of the most important musical institutions involved we find the Royal College of Music and London’s Guildhall School of Music & Drama, the Moscow State Conservatory and the St. Petersburg State Conservatory to which must be added the cultural support of some of the world’s biggest classical music personalities, such as the famous orchestra director Yuri Temirkanov and Irina Shostakovich, the composer’s widow (honorary patrons) and also Prince Michael of Kent and the Britten-Pears Foundation

Following the Closing Concert which saw the participation of British Ambassador Sir Laurie Bristow and his Russian counterpart in London Ivan Volodin, I interviewed the orchestra’s Founder and Artistic Director, Maestro Latham-Koenig, himself a world famous artist, so as to better understand the birth and future of a team that could soon make people talk in Italy as well.

Maestro Latham-Koenig, exactly when and how was such a specific musical project that is different from all the other international initiatives for young musicians born?

“The project was born within a convention between the British Ambassador to Moscow, Sir Laurie Bristow and Russia’s Minister for Culture, Vladimir Medinsky. The two authorities met last year on the occasion of the future celebrations in 2019, that was chosen as the “UK-Russia Year of Music” and I decided to involve myself as the only British conductor of a major Russian theatre.”

“So I decided to set up the first Anglo-Russian youth orchestra in history and recruited the best talents from the two countries, 86 in total, who were trained in the Russian city of Soči on the Black Sea.

“Here the Russian government provided the sporting facilities in which the famous Winter Olympic Games took place in February 2014 and covered all the related costs of room and board for all the BSFO, the teachers and organizational staff.

“During the entire week, there were many trials of the new orchestra. Every morning the various specialized teachers divided the musicians into 5 groups (two for the strings, 2 for the woodwind, one for the brass and one for the percussion) while in the afternoon and after dinner I worked on the rehearsals of the full orchestra together.

“At the start of the second week the true tour began that would produce 12 different concerts in Russia and England, from Moscow to Saint Petersburg, right up to the closing concert in London last September 25th. All this in just a month.”

The programmes proposed in the concerts were aimed at popularizing all the main British and Russian composers, especially Rachmaninov, Prokofiev, Elgar and Vaughan Williams, as well as Britten and Shostakovich, of course. In this regard, I would like to ask you, what were the reasons for your privileged relationship with the last two composers?

“I have always lived Britten’s music, since I was a child. When I sang in the children’s choir of London’s Highgate School I was even involved in the important recording of Britten’s War Requiem (1963) for Decca, conducted by the composer himself and therefore destined to remain in history. Since then my connection with his music has remained intact.

“Strangely, my first encounter with Shostakovich was a little similar. I was 12 years old and I played the violin, which I studied together with the piano, in Great Britain’s National Youth Orchestra. There I was able to perform his Tenth Symphony that immediately fascinated me and left a deep impression. Subsequently, I always conducted Shostakovich’s work, especially in Moscow’s Novaya Opera, including the Thirteenth Symphony and the first version on stage of The Gamblers, an unfinished opera by the composer from Gogol’s drama of the same name.”

Regarding the auditions for the Britten-Shostakovich Festival Orchestra, beyond the technical aspect, what must a young musician show you in order to be chosen for the orchestra?

“From a young talented musician I expect strong musicality, versatility and a noteworthy orchestral instinct, in other words, the capacity to take part in a team and to become an essential and inseparable component by merging with the other musicians.”

Do you foresee another tour by the orchestra, maybe coming soon to Italy as well?

 “I hope so. The orchestra is funded by the biggest Russian and British petroleum companies, BP (British Petroleum) and the Russian Rosneft, that are very active in sponsoring culture and I thank them from the heart for the great support. In the near future we would therefore like to expand the tour to at least all of Europe and to extend our repertoire, maybe also offering the works of other composers who had influenced both Britten and Shostakovich, one of which was Mahler. For example, his orchestral composition resounds in the fourth interlude of the British composer’s Peter Grimes. In this sense, we would also like to perform other composers such as Schubert and Tchaikovsky.”

Music has always been an important bridge between the most diverse cultures. Do you think that this initiative could encourage diplomatic relations between Russia and Great Britain?

“Of course! In fact, this is the most important raison d’être for the project. Furthermore, the British Ambassador, Sir Laurie Bristow, is an amateur violinist and during the grand reception for the Orchestra held in the British Embassy in Moscow he let small chamber music groups made up of young people play in performances of 5-6 minutes. During one of these, Mozart’s Dissonance Quartet, he took part in person by playing together with our musicians.

“Therefore you will understand how important music is for our politicians.”

La festa della vendemmia a La Rioja, in Spagna

La “fiesta de San Mateo” di Logroño (20 -27 settembre 2019), celebra le tradizioni vitivinicole della provincia di La Rioja.

Anche quest’anno la provincia di La Rioja e il comune di Logroño hanno celebrato la “Fiesta de San Mateo”, un festival ricco di eventi e spettacoli.  

La  provincia di La Rioja si trova a nord della Spagna ed è un territorio famoso in tutto il mondo per i vini pregiati. Il comune di Logroño è il capoluogo di questo territorio, divenuto celebre anche per il Cammino di Santiago di Compostela.

Ogni anno centinaia di turisti arrivano in questa terra del vino per prendere parte agli eventi della festa della vendemmia, nota come “Fiesta de San Mateo”. Il giorno più importante della settimana di festa infatti è quello della festa di San Matteo, il 21 settembre.  In questa data tutti gli anni si svolge una cerimonia nel parco del Espolón. Tanti bambini portano dei cesti  d’uva e la versano in un grande barile di vino. Due uomini vestiti con costumi tradizionali calpestano a piedi nudi l’uva nella grande vasca, accompagnati dalla musica, eseguendo una danza di movimenti circolari fino a riempire una brocca di mosto, che una volta benedetto, viene offerto alla Virgen di Valvanera, patrona di La Rioja.

Il festival della vendemmia offre tanti spettacoli che accompagnano le rappresentazioni tradizionali:  concerti musicali di ogni genere, feste taurine, danze di flamenco e degustazioni di prodotti tipici locali. Nelle stesse date inoltre ha luogo il torneo di San Mateo Pelota.

Le agenzie turistiche locali organizzano passeggiate tra i vigneti a piedi, in bicicletta e a cavallo e visite guidate alle cantine, ottima occasione per meglio comprendere i processi di elaborazione del vino.

Uno dei modi migliori per conoscere La Rioja e le sue tradizioni è visitare il Museo della cultura del vino Dinastia Vivanco, che si trova a Briones, a circa 36 chilometri da Logroño. Il museo contiene tutte le notizie sui vini del territorio e sulle fasi di produzione e invecchiamento del vino.

Patrimoni Italiani nel Mondo – Italian World Heritage

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Patrimoni Italiani nel Mondo

Prendiamo esempio dall’UNESCO e istituiamo una forma di premio di “Patrimonio Italiano nel Mondo”, fare conoscere in Italia i gruppi, gli individui, i luoghi e tutte le realtà che hanno formato le nostre comunità all’estero.

Nel nostro ultimo articolo (https://thedailycases.com/parlamentari-dallestero-si-o-no-anzi-no-parliamentarians-from-overseas-yes-or-no-rather-no/) abbiamo parlato delle nostre comunità nel mondo, come anche del ruolo di rappresentanza, sia dei parlamentari votati all’estero che del ruolo e selezione del CGIE e i Comites.

Benché avessimo parlato anche delle differenze tra le comunità italiane in Europa e quelle sparse in tutti i continenti, abbiamo detto, e vogliamo sottolinearlo di nuovo, che queste comunità non sono composte solo dai cittadini italiani che votano i parlamentari, ma dai figli della prima generazione dei nostri emigrati e anche dai discendenti che possono o non possono avere cittadinanza italiana, ma che sono, in ogni caso, di discendenza italiana e che hanno vissuto, in modi diversi, molti aspetti delle nostre tradizioni e usanze.

In tutti i casi, la nostra Cultura e le nostre usanze hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo di queste comunità. Inoltre, in tutte queste comunità esistono individui e gruppi, nonché anche luoghi e “istituzioni” italiane, che hanno svolto, e continuano a svolgere, ruoli importanti per promuovere la nostra lingua e Cultura, come anche ogni altra manifestazione del loro paese d’origine, siano industriali, commerciali, sportivi e di ogni genere.

Perciò, come giornale che ha lo scopo di far conoscere in Italia le realtà dei nostri parenti e amici all’estero, come anche di promuovere ogni aspetto del nostro paese e Cultura all’estero, desideriamo fare una proposta seria, mirata finalmente a fare capire nel Bel Paese le imprese compiute dai nostri emigrati e i loro discendenti in giro per il mondo.

Little Italy

In questi giorni il consiglio comunale dell’Inner West di Sydney in Australia ha deciso di nominare ufficialmente una parte del sobborgo di Leichhardt come “Little Italy” perché, per decenni, è stato il centro delle attività dei nostri amici e parenti in quella città lontana. Questo onore è il riconoscimento ufficiale di una realtà importante della Storia del Comune e la città e non solo della sua comunità italiana.

Sappiamo tutti, e ne abbiamo visto prova nel film capolavoro di Francis Ford Coppola “Il Padrino 2”, dell’esistenza di una di queste “Little Italy” a New York. Ma non esistono solo in quelle due città. Ci sono “Little Italy” sparse per tutto il mondo e hanno svolto un ruolo fondamentale nell’aiutare i nostri parenti e amici all’estero a stabilirsi nei loro nuovi paesi di residenza.

Tristemente, anzi tragicamente, stiamo dimenticando questi episodi man mano che i nostri concittadini in quei luoghi si trasferiscono in altre zone grazie ai frutti dei loro lavori nel corso degli anni.

Altri esempi

In questi centri di Cultura italiana, anche se non “alta” come vorrebbero alcuni addetti ai lavori della promozione della nostra Cultura, c’erano non solo i soliti negozi, generi alimentari e macellerie, ma anche edicole che vendevano giornali e riviste italiane, a volte settimane dopo l’uscita in Italia perché allora arrivavano via nave. C’erano i cinema e negozi che vendevano dischi, e poi sono arrivate le video cassette e DVD di musica e film italiani quando eventualmente i cinema erano chiusi.

Queste comunità italiane avevano anche i loro giornali in lingua italiana che davano notizie più “fresche” dall’Italia e anche gli avvisi dei circoli italiani e i gruppi che davano assistenza a chi ne aveva bisogno, e infine annunciavano fidanzamenti, matrimoni, battesimi, nascite e decessi dei componenti della comunità. Ora questi giornali devono accogliere la sfida dell’internet e delle nuove generazioni che non conoscono la lingua dei genitori e i nonni.

Da queste comunità sono usciti manovali e scienziati, insegnanti e grandi sportivi, commesse e avvocatesse, architetti e muratori, e tutte le professioni che possiamo immaginare come prove del contributo di questi centri italiani all’estero nei loro nuovi paesi.

Purtroppo, e non possiamo in tutta onestà non ammetterlo, abbiamo anche dato altri contributi molto meno onorabili, con quelle cosche e gruppi che ci hanno seguito e perseguitato dall’Italia e all’estero fino a darci quella nomina di “mafiosi”, che la grande maggioranza di noi non meritiamo di sentire.

Ma non vogliamo parlare di questa onta sulle nostre comunità, ma di tutto quello di queste comunità citato sopra.

E quanto si sa di queste realtà, un vero nostro orgoglio nel mondo, in Italia? Fuori dei luoghi comuni e gli stereotipi e le immagini di qualche film o fiction televisiva, non ne sappiamo quasi niente. E certamente non sappiamo niente delle differenze tra città e citta in ogni paese, tantomeno le differenze tra paese e paese, senza dimenticare tra continente e continente.

Allora cosa dobbiamo fare per far conoscere queste grandi imprese nel Bel Paese e non semplicemente onorare qualche individuo all’estero per il suo contributo personale?

Onore

Prendiamo esempio dall’UNESCO e istituiamo una forma di premio di “Patrimonio Italiano nel Mondo”, fare conoscere in Italia i gruppi, gli individui, i luoghi e tutte le realtà che hanno formato le nostre comunità all’estero.

Riconosciamo finalmente i pionieri, gli insegnanti della nostra lingua, luoghi come i vari “Little Italy”, i cinema, i giornali, ora le stazioni radio e televisive, ecc., ecc., che hanno promosso la nostra Cultura e hanno anche formato Culture nuove mettendo insieme il meglio dell’Italia, con il meglio dei loro nuovi paesi di residenza.

Non sarà facile, e rischiamo di ripetere gli sbagli di onorificenze come detto nell’ultimo articolo, ma mettiamo giù le basi solide per raccogliere queste storie e di riconoscere nel modo giusto tutti coloro che hanno dato onore alle loro origini italiane.

Ma non facciamo lo sbaglio che facciamo fin troppo spesso, di utilizzare solo eventuali guadagni come metro di giudizio. Gli insegnanti, per esempio, non fanno soldi, ma il loro ruolo è determinante per il futuro dei loro studenti e per promuovere lingua e Cultura.

Riconosciamo chi merita d’essere ricordato e onorato, paese per paese, generazione per generazione con riconoscimenti degni delle loro imprese. Ogni anno potremmo fare una cerimonia nazionale a Roma, con il riconoscimento da parte del Parlamento e del Quirinale, a gruppi e individui che hanno compiuto imprese particolarmente meritevoli, magari con copertura televisiva live.

Mentre scriviamo queste parole ci rendiamo conto che non sarà facile, ma sappiamo anche non è giusto che chi ha lavorato per promuovere e diffondere la nostra Cultura all’estero, chi è nato all’estero da genitori o nonni italiani, e ha svolto un lavoro importante in seno alle comunità locali, non sia riconosciuto a livello ufficiale (particolarmente se non di prima generazione come di solito è il caso).

Facciamo sapere in Italia che abbiamo davvero Patrimoni Italiani nel Mondo di cui dobbiamo essere orgogliosi, perché sono anche loro la faccia della migliore Italia e non di quello che, tristemente, vediamo troppo spesso nelle cronache.

E riconosciamo una volta per sempre che chi lascia il paese continua a svolgere ruoli importanti per il paese. Anzi, molti di loro iniziano le loro imprese partendo proprio dalla nostra Cultura e le nostre tradizioni.

Riconoscendoli in questo modo sarebbe un passo importante per capire che chi ha lasciato il paese non è “fuggito” come alcuni pensano maliziosamente, ma ha continuato ad amare il suo paese d’origine nel miglior modo possibile, con le proprie imprese.

di emigrazione e di matrimoni

Italian World Heritage

Let us take an example from the UNESCO and set up a form of “Italian World Heritage” prizes to make these groups, individuals, places and all the realities that formed our communities in the world known in Italy.

In our previous article (https://thedailycases.com/parlamentari-dallestero-si-o-no-anzi-no-parliamentarians-from-overseas-yes-or-no-rather-no/) we spoke of our communities around the world, as well as the role of representation by both the parliamentarians elected overseas and the role and selection of the CGIE and the Comites.

Although we also spoke about the differences between the Italian communities in Europe and those spread around all the continents we said, and we want to highlight once more, that these communities are not made up only of the Italian citizens who vote for the parliamentarians but by the children of the first generation of our migrants and also by their descendants who may or may not have Italian citizenship, but who are in any case of Italian descent and who lived, in varying degrees, many aspects of our traditions and habits.

In all these cases, our Culture and our habits have played an essential role in the development of these communities. Furthermore, in all these communities there are individuals and groups, as well as places and Italian “institutions” that have carried out, and continue to carry out, important roles for promoting our language and Culture, as well as every other manifestation of their country of origin, whether industrial commercial, sporting and every type.

Hence, as a site that has the aim to introduce Italy to the realities of our relatives and friends overseas, as well as promoting every aspect of our country and Culture overseas, we wish to make a serious proposal aimed at finally letting Italy know the deeds carried out by our migrants and their descendants around the world.

Little Italys

In recent days the Local council of Sydney’s Inner West in Australia decided to officially name a part of the suburb of Leichhardt as “Little Italy” because for decades it was the centre of the activities of our relatives and friends in that far away city. This honour is the official recognition of an important reality of the Council’s history and not only that of its Italian community.

We all know, and we saw proof of this in Francis Ford Coppola’s Masterpiece, the film “The Godfather 2”, of the “Little Italy” in New York. But they do not exist only in these two cities. There are “Little Italys” spread around the world and they played a fundamental role in helping our relatives and friends overseas to establish themselves in their new countries of residence.

Sadly, or rather tragically, we are slowly forgetting these episodes as our fellow countrymen in these places move to other areas thanks to the results of their work over the years.

Other examples

In these centres of Italian Culture, even if they are not “high” as the experts promoting our Culture would want, there are not only the usual shops, groceries and butchers, there were also stands that sold Italian newspapers and magazines, sometimes weeks after the release in Italy because they came from Italy by boat. There were cinemas and shops that sold records and then came the video cassettes and DVDs of Italian music and films when the cinemas eventually closed down

These Italian communities also had their Italian language newspapers that gave “fresher” news from Italy and also the announcements of engagements, weddings, baptisms and the passing of the members of the community. Now these newspapers must meet the challenge of the internet and the new generations that do not know the language of their parents and grandparents.

Out of these communities have come labourers and scientists, teachers and great sportsmen, shop assistants and lawyers, architects and bricklayers, and all the professions we can imagine as proof of the contribution of these Italian centres overseas to their new countries.

Unfortunately, and we cannot in all honesty not admit it, we have also given other much less honourable contributions with those gangs and groups that have followed and persecuted us in Italy and overseas to the point that we have the reputation of “mafiosi” that the great majority of us does not deserve to hear.

But we do not want to talk about this shame on our communities, but of everything about these communities that we mentioned above.

And how much is known in Italy about these realities, our true pride around the world? Besides the clichés and stereotypes and the images from a few films or TV programmes we know almost nothing about them. And we certainly know nothing about the differences from city to city in any country, let alone the differences from country to country, without forgetting from continent to continent.

So, what do we have to do to make these great deeds known in Italy and not simply to honour a few individuals overseas for his or her personal contribution?

Honour

Let us take an example from the UNESCO and set up a form of “Italian World Heritage” prizes to make these groups, individuals, places and all the realities that formed our communities in the world known in Italy.

Let us finally recognise the pioneers, the teachers of our language, places such as the various “Little Italys”, the cinemas, the newspapers, now the radio and television station, etc., etc. that have promoted our Culture and have also formed new Cultures by putting together the best of Italy with the best of their new countries of origin.

It will not be easy and we risk repeating the mistakes of honours we mentioned in the previous article, but let us set the foundations for collecting these stories and to recognize in the right way all those who have given honour to their Italian origins.

But let us not make the mistake that we make all too often of using only any making money as the yardstick. Teachers for example do not make much money but their role is decisive for the future of their students and to promote our language and Culture.

Let us recognize those who deserve to be remembered and honoured, country by country, generation by generation with awards worthy of their deeds. Every year we could hold a national ceremony in Rome with the recognition by Italy’s Parliament and the President of the Republic to the groups and individuals who have performed especially noteworthy deeds, maybe with live television coverage.

As we type these words we realize that it will not be easy but we also know that it is not right that those who have worked to promote and spread our Culture overseas, whose who were born overseas of Italian parents or grandparents and carried out major work in the local communities is not recognized officially (especially if they are not of the first generation as is usually the case).,

Let us make Italy know that we have true Italian World Heritage that should make us proud because they too are the face of the best of Italy and not the one that we sadly see too often in the newspapers.

And let us recognize once and for all that those who left Italy continue to play important roles for the country. Rather, the opposite is the case because many of then began their deeds starting from our very Culture and tradition.

Recognizing them in this way would be an important step towards understanding that those who left the country did not “runaway” as some maliciously think, but continue to love his or her country of origin in the best way possible, with their deeds.

RUMORS in scena al  Teatro Marconi per la quinta edizione del ROMA COMIC OFF 2019

Per portare in scena una commedia di Neil Simon occorre certamente coraggio e soprattutto qualità attoriale, pena il rischio di fare brutte figure

di Andrea Cavazzini

Per portare in scena una commedia di Neil Simon occorre certamente coraggio e soprattutto qualità attoriale, pena il rischio di fare brutte figure. Non è il caso dei  neo diplomati dell’Accademia Bordeaux guidati magnificamente da una brava regista come Cristiana Vaccaro che con mano sapiente ha diretto  RUMORS  in scena al  Teatro Marconi in “gara” (che brutta definizione…) nella quinta edizione del ROMA COMIC OFF 2019. Una farsa deliziosa dal sapore molto british e dal retrogusto bizzarro.

Il padrone di casa Charley Brock vice sindaco di New York (che non vedremo mai), organizza una cena nel suo lussuoso appartamento per celebrare il suo decimo anno di matrimonio. I primi ospiti ad arrivare sono Ken (Marco Mancini) di professione avvocato e sua moglie Chris (Guia Scognamiglio) che ha appena smesso di fumare ma è alla ricerca disperata di una sigaretta. Scoprono presto che il padrone di casa (in un apparente tentativo di suicidio decisamente maldestro), si è sparato al lobo sinistro dell’orecchio. Della signora Brock non c’è traccia, dei domestici nemmeno l’ombra, per non parlare della cena mai preparata.

I nostri, nonostante i tentativi goffi di dissimulare l’accaduto, si prodigano da perfetti imbranati a mantenere le apparenze di fronte all’arrivo degli altri ospiti. Ma si sa prima o poi per quanto ci si sforzi le cose inevitabilmente sfuggono di mano con il risultato di aumentare la confusione e diventare alla fine tutti complici nel nascondere un mistero ancora lontano dal risolversi.

Le situazioni folli si moltiplicano dando la stura a una serie di nevrosi collettive a partire dall’elaborazione di una strategia per coprire l’indisponibilità di Charlie.Un capolavoro la telefonata di Chris al medico imbeccata da Ken su cosa dire per non destare sospetti, senza riuscire a nascondere l’evidente l’agitazione che ha preso il sopravento.

Ma man mano arrivano le altre coppie;  Lenny (Pierciro Dequarto) e Claire (Claudia Marchiori) reduci da un incidente automobilistico con lui che si torce dal dolore come un verme appeso ad un amo, appena qualcuno gli da un colpetto sulla schiena a causa del colpo della frusta. E poi ecco Cassie(Miriam Gagino)  e il “doppio”Glen  (Davide Logrieco e Fabio Bisceglie), lei una brunetta dal sangue caldo che non perde occasione per flirtare con i mariti delle altre, e suo marito, un  politico tutt’altro che leale affetto da doppia personalità (intuizione regista magistrale). Ernie (Gabriele Passaro) e Cocca(Annalisa Marmo) stucchevolmente affettuosi  con lei che ci fa sorridere con i suoi spasmi alla schiena che la costringono a sdraiarsi sul divano,  a camminare a quattro zampe sul palco o  quando mette tutti gli altri sul pavimento a cercare i suoi orecchini, solo per trovarli  alla fine nelle sue mani. In una serata che sembra scivolare verso il caos totale ecco Welch il poliziotto (Francesco La Ferla) che  irrompe in casa avvisato dai vicini di casa allarmati dagli spari, con il suo interrogatorio asciutto e senza fronzoli e con uno sguardo di disapprovazione verso gli astanti alla ricerca di risposte logiche da chi cerca di nascondere gli eventi per evitare uno scandalo politico.

Più si va avanti, più la scena si complica maledettamente per tenere nascosta la verità. Che cosa è reale e che cosa è un semplice “rumor” ? Mentre la verità e la bugia si susseguono avanti e indietro sul palco, il pubblico difficilmente riesce a seguire la follia che serpeggia tra i protagonisti che trascorrono la festa cercando di salvare la loro reputazione, i loro matrimoni e la cena stessa!

Nel complesso, RUMORS è una commedia divertente, difficile da realizzare e Cristiana Vaccaro  ha saputo fare un ottimo lavoro mettendo insieme una trama complessa al servizio di attori  molto bravi che fanno volare le battute. Ottima la scelta dei costumi coerenti con lo status degli invitati  e  la scenografia elegante che ha ben rappresentato l’alta borghesia newyorkese, entrambi curati da Maria Toesca. L’aiuto regia è di Daniele Pilli e Giada Prandi

Federcontribuenti, lotta agli sprechi, alle truffe e alla sanità inaccessibile

Al Consiglio Nazionale di Federcontribuenti svoltosi ieri a Roma presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, con i delegati regionali, sono stati affrontati i temi che l’associazione dei consumatori da anni porta avanti come battaglie in difesa dei cittadini

di Romolo Martelloni

”Pacchetti vacanza, multiproprietà, impianti di depurazione o fotovoltaico con contratti di finanziamento indicati come prestito personale ma, in piena violazione del Codice del Consumo. Venditori porta a porta senza scrupoli e banche che se ne fregano delle leggi concedendo prestiti al consumo camuffati da prestiti personale. I prestiti personali hanno una incidenza del 32,8%, mentre i mutui si fermano al 18,7%, con lavori sempre più precari per molti l’unica scelta è richiedere un prestito personale, non servono garanzie ma i costi sono altissimi”. Al Consiglio Nazionale di Federcontribuenti svoltosi ieri a Roma presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, con i delegati regionali, sono stati affrontati i temi che l’associazione dei consumatori da anni porta avanti come battaglie in difesa dei cittadini. Marco Paccagnella, Presidente dell’ associazione dei consumatori e contribuenti italiani ha puntato il dito anche sull’ ultima ”trovata” del governo riguardo il ‘contante’: ” il tema della lotta all’evasione fiscale e di dare bonus a chi usa la carta di credito o il bancomat invece del contante non e’ prioritario se non che si dovrebbe seriamente partire dalle basi: contrasto a tappeto del lavoro in nero; oltre 3 milioni di lavoratori costretti al nero per un mancato gettito tributario pari a 100 mld di euro. 

Salario minimo superiore al rdc per tutte le categorie valevole anche per le pensioni minime: perché – ha rimarcato Paccagnella – con 3 euro l’ora non conviene avere nemmeno un conto corrente con quel che costa figuriamoci evitare l’uso del contante”. Per non parlare delle infrastrutture ferroviarie e ”svelare il quadro di una Italia divisa in due perche siamo si all’ avanguardia in Europa sull’ alta velocita’ ma ad oggi da Napoli ad Ascoli Piceno, poco più di 330Km occorrono fino a 7 ore di treno con cambio obbligato a Roma. Da Reggio Calabria all’Aquila si superano le 10 ore e infiniti cambi di treno. La linea aerea non esiste in queste realtà se non con costi esorbitanti e anche qui cambi di terminale. L’italia si fa prima a percorrerla in lunghezza che in larghezza e tutto questo è ridicolo confrontato ai spinosi temi della TAV e del ponte sullo Stretto. L’Italia è il paese dell’Unione europea con il più alto costo di costruzione per le linee ferroviarie ad alta velocità – 28 mln di euro per km, contro i 12 della Spagna, i 13 della Germania e i 15 della Francia”. Nell’ occasione e’ stato presentato il Progetto Italiano medico odontoiatrico sociale (Pimos) illustrato dal segretario generale prof. Filippo Fordellone che si è incentrato sul rapporto tra povertà e rinuncia alle cure ed ha introdotto un nuovo concetto di “Terapia Utile”, ossia una terapia che tenga conto delle linee guida, del progresso in ambito scientifico e dell’aggiornamento.  ”Pimos – ha sottolineato infine Fordellone – e’ il primo progetto in Italia nato come un sodalizio mutualistico per l’erogazione di prestazioni sanitarie in base alla redditualità’ del paziente nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione”.

Cybersecurity, spesso una trappola – Cybersecurity, often a trap

di emigrazione e di matrimoni

Cybersecurity, spesso una trappola

Il problema è che spesso, come del resto abbiamo visto avvenire in tutti i campi (comprese fondazioni, ONG, associazioni) non tutti hanno nobili intenti. Allora chi stabilisce le regole? Chi controlla i controllori? Chi ci protegge? Nessuno!

Ogni volta che sento la parola “sicurezza”, mi pongo una domanda, la sicurezza di chi? A che prezzo? Per quanto tempo? Far leva sulla paura è una vecchia tecnica, l’Italia sa bene cosa ha rappresentato il terrorismo, la strategia della tensione. Abbiamo assistito con sgomento all’11 settembre, ascoltato con incredulità alle varie commissioni d’indagine e alle ritorsioni avvenute dopo. Purtroppo, però molte cose non sono chiare. Certe relazioni tra chi doveva garantire la sicurezza e chi invece l’ha minata, tra forze politiche e sistemi di sicurezza che tali non sono stati, se non per servire meccaniche altre.

La “primavera araba”, uno dei più lampanti esempi di manipolazione e interferenza da parte di “agenzie per sicurezza” straniere in barba alla sovranità nazionale di uno stato o regione. Vogliamo parlare della Libia? Ucraina? Vogliamo parlare della strage di “Ustica” ecc. ecc.  Ci aspettiamo che adesso tutti siano diventati buoni? Che ci si possa fidare? L’ultima moda in campo digitale e la “Cybersecurity” ovvero la vigilanza e il controllo della congruenza dei sistemi digitali e delle loro applicazioni e funzionamento. Come spesso accade per le mode quello della Cybersecurity è un fenomeno legato in parte da un reale bisogno, in parte creato per dissimulare un pericolo che non si sa bene come affrontare. Viene poi commercializzato per il grande pubblico sfruttando la stessa strategia del terrore messa in pratica in altri campi, ma il pericolo è reale.

Spesso si affacciano giullari e profeti che fino a ieri nulla sapevano di questo argomento e che oggi scrivono libri e trattati. Il mercato si riempie di strumenti e applicazioni che dovrebbero rendere “sicuro” l’ambiente digitale ma che spesso a nulla servono se non a rubarci i soldi. Come difendersi? Purtroppo, le istituzioni sono prive di quegli strumenti necessari per una reale gestione del problema. Questo è quello che accade nei luoghi di frontiera, in questo caso una frontiera tecnologica che ci travolge tutti. Le regole sono più blande, i controlli più difficili, il bisogno di risorse e la speranza di guadagni fa spesso dimenticare i rischi di questo modo di incedere. Così in questo caos (forse voluto) si demanda a terzi il controllo e la gestione di questo problema strategico per la democrazia, per i diritti umani, per il nostro coesistere e vivere. Il problema è che spesso, come del resto abbiamo visto avvenire in tutti i campi (comprese fondazioni, ONG, associazioni) non tutti hanno nobili intenti. Allora chi stabilisce le regole? Chi controlla i controllori? Chi ci protegge? Nessuno! Perché coloro che sono chiamati a dare il loro parere e supporto si trovano in conflitto d’interessi. Sarebbe come chiedere a una casa farmaceutica di curare le cause di una malattia e non i suoi sintomi. Ma come se ne esce?

La soluzione non è indolore né nuova, bisogna creare degli osservatori che siano in grado di raccogliere informazioni e dare delle linee guida, dobbiamo impegnarci per comprendere collaborando con tecnici, fisici, medici, ricercatori, riportando la tecnologia al servizio dell’evoluzione della specie umana, l’etica negli ambienti di lavoro, l’amore nel costruire e condividere. Se non fermiamo questa frenesia tecnologica e non ritroviamo dei valori condivisi saremo presto vittime della nostra incapacità di proteggere i fondamentali diritti umani. Dobbiamo creare dei luoghi sicuri perché l’utilizzo e l’abuso che stiamo facendo di queste tecnologie ci lascia vulnerabili ed esposti, preda di multinazionali senza scrupoli, di governi e istituzioni tiranniche. I danni torno a ripeterlo sono tutt’altro che virtuali. 

di emigrazione e di matrimoni

Cybersecurity, often a trap

The problem is that often, as we have seen, not everyone has noble intentions. So, who sets the rules? Who controls the controllers? Who can protect us? Nobody!

Every time I hear the word “safety,” I ask myself a question, the safety of whom? At what price? For how long? Leveraging fear is an old technique, Italy knows well what terrorism represented, the strategy of tension. We watched with dismay at 9/11, listened with disbelief to the various committees of inquiry, and the retaliation that took place afterwards. Unfortunately, however, many things are unclear. Certain relations between those who were supposed to guarantee safety and those who undermined are not clear, between political forces and security systems, that where not so secure at list not for us.

The “Arab Spring”, one of the most glaring examples of manipulation and interference by foreign security agencies in the face of the national sovereignty of a state or region, do we want to talk about Libya? Ukraine? We want to talk about the massacre of “Ustica” etc. etc.  Do we expect everyone to be good now? Who are you going to trust? The latest fashion in the digital field is: “Cybersecurity”.  The vigilance and control of the congruence of digital systems and their applications and operations. As is often the case with fashions, Cybersecurity is a phenomenon linked in part to a real need, partly created to disguise a danger that you don’t quite know how to deal with. It is then marketed to the general public by exploiting the same strategy of terror put into practice in other fields, but the danger is real.

Often there are jesters and prophets who until yesterday knew nothing about this subject and who today write books and treatises. The market is filled with tools and applications that should make the digital environment “safe” but often serve nothing except to steal our money. How to defend yourself? Unfortunately, the institutions lack the necessary tools for real management of the problem. This is what happens in border places, in this case a “technological frontier” that is everywhere and overwhelms us all. In this border places rules are blander, the controls more difficult, the need for resources and the hope of gains often makes us forget the risks of this way proceeding. So, in this chaos (perhaps wanted) third parties are asked to control and manage this strategic problem for democracy, for human rights, for our coexistence and lives.

The problem is that often, as we have seen, not everyone has noble intentions. So, who sets the rules? Who controls the controllers? Who can protect us? Nobody! Because those who are called to give their opinion and support find themselves more often than non in conflict of interest. It would be like asking a pharmaceutical company to treat the causes of a disease and not its symptoms. But how do you get out of it? The solution is neither painless nor new, we need to create observatory that are able to gather information and give guidelines, we must work to understand by collaborating with technicians, physicists, doctors, researchers, we need to bringing the technology back to the service of human evolution, we need to bring back ethics in the workplace, we need to reintroduce the word love in the workplace. If we do not stop this technological frenzy and find shared values, we will soon be victims of our inability to protect our fundamental human rights. We must create a safe environment because the use and abuse we are making of these technologies leaves us vulnerable and exposed, prey to unscrupulous multinationals company, governments and tyrannical institutions. The damage I repeat is far from virtual.

Wes Anderson e Juman Malouf protagonisti alla Fondazione Prada di Milano.

“Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori”, la nuova esposizione della Fondazione Prada resterà a Milano fino al 13 gennaio 2020.

Dopo una lunga permanenza presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna (novembre 2018 – aprile 2019), la mostra di Wes Anderson, noto regista e sceneggiatore americano e della compagna Juman Malouf, illustratrice, designer e scrittrice di origine libanese, arriva alla Fondazione Prada nella sede di Milano.

La seconda tappa dell’evento include un maggior  numero di opere selezionate, grazie ad una superficie espositiva più ampia e un’area dedicata al giardino all’italiana, con rappresentazioni di siepi e padiglioni tipici del periodo rinascimentale (piano terra del Podium).

Wes Anderson ha già lavorato in passato per la Fondazione Prada. Il Prada Café Bar Luce aperto nel 2015 è stato disegnato dal regista texano il quale ha riprodotto un ambiente tipico degli anni Cinquanta- Sessanta.

Il sarcofago di Spritzmaus, da cui prende il nome l’evento, è uno degli oggetti della selezione, una scatola di legno egiziana che contiene una mummia di un toporagno risalente al IV secolo a. C.. Gli oggetti sono divisi per gruppi: oggetti di colore verde, ritratti di bambini, miniature, strumenti di misurazione del tempo, scatole, oggetti di legno, ritratti e soggetti naturali.

Anderson e Malouf hanno scelto circa 530 pezzi, tra le collezioni del Kunsthistorisches Museum e i dipartimenti del Naturhistorisches Museum di Vienna, selezionandoli in maniera del tutto istintiva  e personale, uscendo dagli stereotipi del museo classico, con l’obiettivo di portare il pubblico a  riflettere sui diversi criteri di collezionismo e raccolta di oggetti. Questo approccio innovativo prende spunto da un catalogo di un evento del 1969, in cui per la prima volta un’artista, Andy Warhol selezionò gli elementi della mostra “Raid the Icebox I, with Andy Warhol”.

Non poteva mancare nel progetto il libro d’artista edito dalla Fondazione Prada, concepito come museo portatile e collezione personale.

Roma. VII° edizione dell’evento “Il Polo del Sorriso”

Special Guests il dottor Bill Magee e sua moglie Kathy, Cofondatori di Operation Smile. Roma 29 settembre, ore 12.00, Roma Polo Club – Via dei Campi Sportivi 43

Sport, solidarietà ed i sorrisi dei bambini sono i protagonisti della VII° edizione dell’evento “Il Polo del Sorriso”, che si terrà domenica 29 settembre, per il secondo anno consecutivo nella splendida cornice del Roma Polo Club, il più antico dei Circoli italiani fondato negli anni ‘30.

L’evento sostiene, ormai da 7 anni, il progetto Smile House della Fondazione Operation Smile Italia Onlus. Il progetto nasce dall’esigenza di seguire con un approccio multidisciplinare, in Italia, il trattamento delle malformazioni al volto attraverso il coinvolgimento di un team di specialisti che valutino insieme i bisogni dei pazienti, in particolare bambini, ed il percorso di cure da seguire in relazione alla patologia. L’obiettivo del progetto è quello di offrire al paziente e alla sua famiglia i servizi e l’assistenza di cui necessitano durante il percorso di cure, all’interno di un’unica struttura, nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale.  I Centri attivi in Italia sono tre: a Milano, a Roma e a Vicenza.

Il Polo del Sorriso 2019 ha l’obiettivo di superare la raccolta fondi di oltre 40.000 euro della scorsa edizione, ottenuta grazie all’impegno e all’entusiasmo degli organizzatori e alla generosità dei tanti partecipanti. Anche quest’anno l’evento ha ricevuto il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma Capitale, del Coni, della Federazione Italiana Sport Equestri (Fise) e della Fise-Lazio.

Parteciperanno al Torneo “Il Polo del Sorriso” diverse squadre, ognuna abbinata ad uno dei prestigiosi partner della manifestazione benefica: Ducati, Samocar, Swarovski Optik, Hotel Eden e Prink.

Il 29 settembre i giocatori Francesco Caroli, Nick Rogerson, Luis Benmergui, Lucas Labat, Puccio Natale, Stefano Ottaviani, Pierre Jauretche, Santiago Schinoni, Marco Elser, Massimo Elser, Peter Elser, Pedro Fernàndez Llorente, Gif Turati, Marcos Antinori, Julio Corrìa, Oscar Roma, Praxilla Trabattoni, Ginevra D’ Orazio, Caroline Juls e Felix Begueri scenderanno in campo per le finali.

Attesissima la presenza dei Fondatori di Operation Smile il dottor Bill Magee e sua moglie Kathy, giunti appositamente da Virginia Beach per ringraziare la Fondazione ed i suoi sostenitori dell’impegno e della generosità con cui sostengono i programmi medici internazionali.

Numerosi gli amici ed i sostenitori di Operation Smile invitati a questa importante giornata di sport e solidarietà, che sarà anche l’occasione per presentare in anteprima il progetto Roberto Coin per Operation Smile Italia Onlus realizzato in collaborazione con la Maison di alta gioielleria Roberto Coin S.p.A.  La nota azienda vicentina ha realizzato il “Ruby Globe”, una sfera in argento con rubino ispirato al logo e alla mission della Fondazione. Una parte della vendita del gioiello sarà devoluta alla Fondazione in sostegno delle sue attività. 

Tra gli ospiti sono attesi: Michele Mirabella, Jimmy Ghione e Daria Baykalova, Luca Barbareschi, Elena Monorchio, Vittorio Sgarbi, Vanessa Gravina, Youma Diakite, Giuseppe Zeno, Margareth Madè, Roberto Ciufoli.

Per la Fondazione saranno presenti insieme al Presidente Carlo Salvatori, il Vicepresidente Scientifico e medico chirurgo volontario, Domenico Scopelliti, il Consigliere Bonifacio Spinola ed Alessandra Corrias, Direttore Generale.

Per la prima volta parteciperà il più antico reparto musicale dell’Arma dei Carabinieri: la Fanfara a Cavallo dipendente del 4°Reggimento. La Fanfara è composta da 19 elementi e si esibirà prima della finale del Torneo. 

La Marina Militare per il secondo anno aderisce all’iniziativa confermando la presenza all’evento con uno stand informativo e con l’esposizione di modellini navali. La sinergia tra la Marina Militare ed Operation Smile dura ormai da diversi anni e dimostra il continuo impegno della Forza Armata nelle attività non prettamente militari svolte a favore della collettività.

La Polizia di Stato, partner storico dell’evento benefico, quest’anno parteciperà con l’Unità Cinofila di Nettuno che si esibirà nel pomeriggio, esibizione da tutti molto attesa.

Tra gli altri partner del Polo del Sorriso spiccano Pharma Experience, Virgin Active, Staminalis, Mercury Events, Tecnoservice 2000, Elelight, GSP Allestimenti, Fashion Toilet, Studio Fotografico Raffaele Fazioli. Storici sostenitori della manifestazione, fin dalla prima edizione, sono Anthilia Capital Partners e Acqua Rocchetta che, anche quest’anno, è partner ufficiale dell’evento. Compagnia Italiana ha generosamente realizzato, anche per questa VII edizione, le maglie per le squadre dei giocatori.

Numerose le aziende enogastronomiche che offriranno agli ospiti la degustazione dei loro prelibati prodotti: tra queste, i pregiati vini Principe Pallavicini, la birra Peroni, i tartufi Centro Tartufi Molise, le ostriche di Vania Barthelemy, le specialità al peperone di Pontecorvo Peperdop, l’olio di oliva di Agricoltura e Benessere, il riso Chicco del Mulino, la pasta La Molisana, le conserve di pomodoro Petti, la torta della cake designer Katia Malizia Cake Event, i prodotti al cioccolato Caffarel, il gelato artigianale di Steccolecco ed il Caffè Corsini.

Questo evento è reso possibile grazie all’impegno, al cuore e all’entusiasmo di: Alessia Antonelli Schermi, Laura Brioni, Cristina Chiavari, Nicole Covelli Rigamonti, Flaminia Cuturi Elser, Paola Del Tosto Giancaspro, Massimo Elser, Antonella Bruno, Elisabetta Franzolin Natale, Marina Letta Ottaviani, Francesca D’Anselmo Marini, Fabrizio Monaldi, Daniela Palese Acampora, Massimo Peroso, Paola Quaquarelli, Marta Rinaldi Ceroni, Georgia Vitetti Martini.

Fondazione Operation Smile Italia Onlus

Nata in Italia nel 2000, la Fondazione Operation Smile Italia Onlus fa parte dell’Organizzazione Internazionale Operation Smile, formata da volontari medici, infermieri ed altri operatori sanitari provenienti da oltre 80 Paesi del mondo che curano gratuitamente persone nate con malformazioni al volto come la labiopalatoschisi. Operation Smile, costituita nel 1982 negli Stati Uniti, è oggi considerata una delle più grandi Organizzazioni Non Profit su base volontaristica per la cura di queste patologie. Con oltre tre decadi di esperienza Operation Smile rende accessibili le cure chirurgiche nei Paesi in cui c’è più bisogno attraverso partnership pubblico-privato, forma il personale sanitario locale e dona attrezzature mediche e ospedaliere per curare chiunque sia nato con una malformazione al volto. La Fondazione è attiva in Italia con i progetti medici: Smile House, Centri di diagnosi, cura, formazione e ricerca attivi a Milano, Roma e Vicenza, Un Mare di Sorrisi, in collaborazione con la Marina Militare, e World Care Program. Per approfondimenti è possibile visitare il sito operationsmile.it e seguirci su Facebook @operationsmileitaliaonlus, Twitter @OpSmileITA ed Instagram @operationsmileitaliaonlus

 

Roma Polo Club

Fondato negli anni ‘30, il Roma Polo Club è il più antico dei Circoli italiani. Trofei, foto d’epoca e significativi cimeli, testimoniano all’interno della club house in stile coloniale, non solo l’intensa attività sportiva dei soci del circolo ma anche, nell’arco dei settanta anni di attività, la presenza di un parterre di appassionati spettatori di assoluto riguardo quali Aimone di Savoia, l’allora Principessa Elisabetta d’Inghilterra e l’imperatrice Soraya. Il Roma Polo Club è da sempre ideale palcoscenico dei più importanti tornei organizzati in Italia. Il circolo dispone di un campo gara e uno di allenamento, scuderie, piste in sabbia e tondino, spogliatoi, un ottimo ristorante e una splendida piscina immersa nel verde.

Apologia del Comunismo

Emanuele Fiano appoggerà una legge nazionale sull’Apologia del Comunismo?

Paolo Buralli Manfredi (Dna – Melbourne)

Emanuele Fiano fu firmatario di un articolo, (Art.6 Comm. 2) dell’ultima legge elettorale che, da “buon liberal-democratico”, in stile Staliniano,  impediva la candidatura, cito ad esempio quella di Giuseppe Cossari in Australia, e probabilmente altre in altre parti del mondo, a coloro che con tutta probabilità avrebbero vinto per il Centro-Destra nelle Circoscrizioni Estero.

Questo l’assurdo emendamento approvato: «4-bis. Gli elettori che ricoprono o che hanno ricoperto nei cinque anni precedenti la data delle elezioni cariche di Governo o cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o nelle Forze armate in uno Stato estero non possono essere candidati per le elezioni della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica nella circoscrizione Estero». Una discriminazione davvero inconcepibile, che senso ha proibire una candidatura per l’estero calcolando un tempo di cinque anni dall’ultimo incarico od elezione nel paese di residenza? Qual è la differenza se gli anni sono sei e non cinque?

Oggi mi chiedo, considerate le assurde logiche che sembrano dominare le menti dei militanti del PD, dopo la decisione votata anche dallo stesso PD in Europa che equipara il Comunismo al Nazismo e Fascismo se, Emanuele Fiano sarà coerente, e come ha provato a modificare la legge Scelba inasprendola, legge che tratta l’apologia del Fascismo, farà lo stesso proponendo una legge per l’apologia del Comunismo, perché il suo partito è stato partecipe in Europa dell’equiparazione del Comunismo al Nazismo ed il Fascismo.

So già ovviamente che non sarà così e che probabilmente questa grande rivoluzione culturale Europea che, personalmente non condivido, sia Emanuele Fiano che il suo PD, la faranno passare in sordina per non far sapere che, avendola votata,  dimostrano che gli ideali che professano sono solo ideali propagandistici  ma, esprimono un disegno ben chiaro che l’Europa dei burocrati e delle banche appoggiati da questo nuovo Governo Italiano hanno come obiettivo da molti anni.

Non condivido questa comparazione, perché, è un altro passo verso l’annientamento di quegli ideali/ideologie che ci hanno accompagnati per più di due secoli, e che l’Europa vuole cancellare per sostituirli con la “dittatura economico/finanziaria” che ha come obiettivo la distruzione dell’identità dei Popoli, e questo è dimostrato dall’odio e dalla guerra che la Commissione Europea fa a tutte le forme di sovranismo e di mantenimento d’Identità delle Nazioni.

A prova di quanto dico è la volontà della Commissione Europea di proseguire con l’accoglienza indiscriminata dell’immigrazione, senza impegnarsi a trovare una soluzione alla radice del problema, nuovi lavoranti da utilizzare nell’agricoltura, come ha dichiarato qualche giorno fa il nuovo Ministro Italiano Bellanova, nell’industria ed in altri ambiti, ma con un unico obiettivo: “ manodopera a basso costo”, il che è abbastanza lesivo dei diritti umani dei tanti migranti che approdano in Italia.

E che dire del totale silenzio a questa equiparazione tra Comunismo e Nazismo da parte della comunità Ebraica che, ormai tutti sanno, gestisce gran parte dell’economia mondiale? Il Nazismo, che ha creato milioni di morti nella comunità Ebraica ed il Comunismo, che, la storia ci insegna dopo la storica resistenza di Stalingrado, segnò la fine del nazionalsocialismo di Hitler, sono realtà storiche che mi portano a sospettare che il loro silenzio sia parte del disegno di cui anche loro sono fautori.

Chiudo chiedendo anticipatamente scusa a Emanuele Fiano se firmerà una proposta di legge sull’apologia del Comunismo e se nella prossima legge elettorale, eviterà di inserire, articoli e comma, a mio avviso, incostituzionali, solo per fermare avversari politici che hanno un evidente capacità di battere candidati del suo schieramento. 

Anche il Testamento biologico è materia di riflessione in tema di diritti umani

La Lega italiana per i Diritti dell’Uomo, tra i promotori del Testamento biologico, apprezza la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce la non punibilità di chi supporta un malato irreversibile nella sua volontà di suicidarsi

Non si tratta di approvazione dell’eutanasia, con la sentenza di mercoledì scorso infatti la Corte Costituzionale, dichiarando la non punibilità di Marco Cappato, che era accusato di avere aiutato il noto dj Fabo a suicidarsi in Svizzera, chiarisce esclusivamente l’articolo 580 del codice penale che, di fatto, equipara assistenza al suicidio e istigazione al suicidio, rinviando al Parlamento la necessità di legiferare in modo chiaro e netto su tale materia.

Tra le molte reazioni del mondo politico e dei diritti umani, che hanno commentato una sentenza che è già stata definite dai più come ‘storica’, considerate le implicazioni sociali in un paese come l’Italia, spicca quella della Lidu onlus che da ben 100 anni si occupa di tutela dei diritti umani.

“La Lega italiana per i Diritti dell’Uomo esprime il proprio apprezzamento per la sentenza della Corte Costituzionale – recita un comunicato stampa –  sulla rilevante e sentita questione del suicidio assistito.

Infatti la Lega italiana per i Diritti dell’Uomo è stata tra i promotori del Testamento biologico che, come si ricorderà, è un “documento legale redatto da una persona per specificare in anticipo i trattamenti sanitari da intraprendere nel caso di una propria eventuale impossibilità a comunicare direttamente a causa di malattia o incapacità”.

Considerato che  la Corte ha invitato  il Parlamento ad approvare una legge che regoli il delicatissimo tema, la Lega si farà promotrice di iniziative al fine di dare il proprio apporto alla  stesura della norma e fin d’ora si impegna ad essere tra gli interlocutori delle commissioni parlamentari competenti”.

Un problema dunque ampiamente dibattuto in seno alla storica organizzazione che ha radici lontane e si è resa protagonista nel corso di un secolo, dal 1919 ad oggi, di tante battaglie per la libertà, intesa in senso laico, dell’uomo.

Ora resta al Parlamento, quindi al popolo, la volontà di trasformare in legge una necessità sociale, pur senza intaccare il diritto alla vita e alle cure sanitarie di ogni individuo. Diversamente sarà proprio la sentenza della Corte Costituzionale il faro giurisprudenziale cui la magistratura dovrà riferirsi in casi come il suicidio di dj Fabo.

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