Liberata Asia Bibi condannata a morte per aver insultato l’Islam

La donna pakistana dopo otto anni di carcere trascorsi in isolamento è stata dichiarata innocente. Ma molti in Pakistan vogliono assassinarla perché la ritengono un’ “infedele”.

di Vito Nicola Lacerenza

Pochi giorni fa in Pakistan, Asia Bibi è stata liberata dopo aver trascorso otto anni di carcere in isolamento per il reato di blasfemia. Un crimine per il quale la legge Pakistana prevede  dieci anni di detenzione e la pena di morte. Quest’ultima condanna è stata inflitta ad  Asia Bibi che ha sempre proclamato la sua innocenza fin dal 2009, quando è stata accusata di aver insultato  il profeta Maometto da  alcune donne musulmane. In quell’occasione, secondo quanto sostenuto dalle musulmane, Asia Bibi, di religione cattolica, avrebbe “contaminato l’acqua contenuta in un secchio toccandola con le sue mani di cristiana” e per tale motivo si sono rifiutate di utilizzarla e hanno accusato Asia Bibi di aver diffamato l’Islam. Dell’episodio però non esiste alcuna prova audio o video e la Corte di Giustizia ha assolto la donna cattolica. L’udienza si è svolta nel Tribunale di Islamabad, la capitale del Pakistan. Il verdetto ha provocato forti proteste nella popolazione.

Centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al palazzo di Giustizia minacciando di uccidere Asia Bibi, che, per ragioni di sicurezza, ha seguito l’udienza in video conferenza dal carcere della città di Sheikupura, dove era reclusa. La legge contro la blasfemia gode di grande sostegno in Pakistan, dove l’Islam regola la vita politica del Paese e le leggi sono ispirate ai principi del Corano. Nel 2011 il politico pachistano Salman Taseer è stato assassinato dalla sua guardia del corpo per aver proposto di “rivedere” la legge contro la blasfemia. Taseer riteneva che la norma fosse usata impropriamente da molti cittadini per vendicarsi di alcuni torti ricevuti privatamente. In Pakistan infatti basta accusare pubblicamente una persona di aver “deriso il Corano” per essere arrestati o linciati e uccisi dai passanti. Il marito di  Asia Bibi conosce bene queste “regole pakistane” e, sebbene contento per la liberazione della moglie, ha detto di temere per l’incolumità della sua famiglia, con cui ora pensa di trasferirsi all’estero.

Mauritania:candidato alla presidenza e leader anti-schiavitù è ancora in carcere

Si chiama Biram Dah Abeid ed è stato arrestato per aver tentato di eliminare la schiavitù nel suo Paese. La comunità internazionale lotta per  la sua scarcerazione.

di Vito Nicola Lacerenza

Da tutta la vita Biram Dah Abeid tenta di emancipare i milioni di schiavi che vivono nel suo Paese, la Mauritania, dove il 20% della popolazione è considerata “proprietà privata” della casta dei “padroni”.  Biram Dah Abeid è sempre stato contro le rivolte violente e per tale ragione aveva deciso di candidarsi alle imminenti presidenziali, che hanno avuto inizio lo scorso mese. Il suo obiettivo è sfidare l’uomo più potente della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, al potere dal 2009, ormai al suo terzo mandato non previsto peraltro dal dettato costituzionale.  Biram Dah Abeid, però, non ha potuto nemmeno terminare la campagna elettorale perché è stato arrestato e così  Mohamed Ould Abdel Aziz potrebbe essere riconfermato presidente. Al momento non è ancora chiaro quando durerà la detenzione dell’ex candidato alla presidenza, né il motivo della sua detenzione. Almeno ufficialmente. Non è la prima volta che  Biram Dah Abeid finisce in carcere. Da quando alcuni anni fa ha fondato il “movimento abolizionista della schiavitù” ( IRA), lui si è fatto promotore di una serie di iniziative che lo hanno reso ostile alle autorità. In passato era stato arrestato mentre, davanti a una moschea, bruciava “il codice della schiavitù”.

Si tratta di un libro pseudo religioso, con cui la casta dei padronidi etnia araba cerca di convincere gli schiavi che “ribellarsi al proprio padrone è come disobbedire alle leggi di Dio, il che porta all’inferno”. Questo testo regola i rapporti di servitù in Mauritania e serve ad assoggettare psicologicamente i servi che, fin da bambini, vengono convinti di essere “puri oggetti” senza alcuna possibilità di pensare o decidere autonomamente. Questo lavaggio del cervello fa sì che gli schiavi sopportino ogni angheria compiuta dai loro padroni. «Una vota ho assistito al parto di una schiava e insieme a me c’era il suo padrone- ha raccontato  Biram Dah Abeid- quest’ultimo ha aspettato che il bambino uscisse dalla pancia per poi afferrarlo e gettarlo in un camino, in cui aveva preparato dei carboni ardenti. Il neonato, dopo aver lanciato un forte grido è morto immediatamente. Il padrone temeva che il bambino avrebbe distratto la schiava dal suo lavoro, perciò l’aveva ucciso». Grazie all’impegno di Biram Dah Abeid gli orrori della schiavitù di oggi sono conosciuti dalla comunità internazionale, preoccupata ora per le sorti del leader abolizionista.

Roma, al Brancaccio in scena Shakespeare in love

Mercoledì scorso è andato in scena al Brancaccio di Roma la prima nazionale di “Shakespeare in love” trasposizione teatrale del celebre film premiato con 7 oscar nel 1999 diretto da John Madden.

di Andrea Cavazzini

Una storia che racconta dell’amore tra due giovani e del loro amore per il teatro, ma anche una commedia divertente, ricca di equivoci, e soprattutto di citazioni, nata dalla penna di due grandi e raffinati sceneggiatori come Stoppard e Norman, adattata per il teatro da Lee Hall e tradotta per il pubblico italiano da Edoardo Erba.
Nella Londra elisabettiana un giovane Will Shakespeare non riesce a scrivere nemmeno una riga della nuova commedia dal discutibile titolo “Romeo ed Ethel, la figlia del pirata”, che gli è stato commissionato dall’impresario Henslowe minacciato di morte a sua volta dal sinistro Fennyman.
Le cose miglioreranno nel corso delle prime audizioni per formare la compagnia che metterà in scena la commedia, quando nel corso dei provini si presenterà Thomas Kent. sotto le cui mentite spoglie si cela Viola De Lasseps, ragazza della buona borghesia londinese che anela di recitare sul palcoscenico a quel tempo precluso alle donne.
La convincente interpretazione di Kent ovvero Viola nel ruolo di Romeo, stupirà il giovane scrittore che non avrà alcun dubbio ad ingaggiare l’aspirante “attore”, che dopo una serie di equivoci non tarderà a scoprire la vera identità della ragazza della quale si innamorera perdutamente e che gli consentirà ritrovare fortunatamente l’ispirazione perduta.
Ma Viola è stata promessa dal padre a Lord Wessex potente dignitario di corte di Elisabetta, (ben consapevole del gioco dei ruoli messo in atto dai due giovani), che non tarderà ad avallare le nozze e rendere di fatto impossibile l’amore tra i due, visto che Lord Wessex ha deciso di condurla con se nelle lontane Americhe.
Interessantissimo(ma già lo sapevamo dal film) il gioco di citazioni e parallelismi di cui è pieno lo spettacolo.
A cominciare proprio dai ruoli doppi, addirittura tripli e relativi cambi di costumi(splendido il lavoro di Erica Carretta nel cogliere anche le differenze sociali dei diversi protagonisti, un vero e proprio lavoro di ricerca filologico).
Viola, personaggio della “Dodicesima notte” ,per far parte del teatro che ama si presenta alle audizioni organizzate da Heinslowe come Kent, un personaggio del “Re Lear”.
A suo volta Will che non è Romeo si innamora di Kent e baciandola capisce che Kent è Viola.
Il giovane scrittore comprende che lei inizia il gioco opposto, dove la finzione si ribalta e a quel punto lei torna alle prove vestita da uomo e Will sapendola donna la manda in scena come Giulietta, nonostante i divieti dell’epoca e sopratutto perché chi doveva interpretarla ha problemi con la voce. Will e Viola si ritroveranno alla fine a recitare quello che hanno già vissuto nella vita.
La finzione nella vita e sul palcoscenico, che porta gioie e dolori, amore e morte. In cui è la passione per l’arte e la recitazione che vince su tutto, riscatta la sconfitta dei due amanti e la rende immortale.
E poi il ruolo fondamentale di Marlowe(morto durante una rissa in una taverna) amico e vate ispiratore del giovane Shakespeare, tanto da far pensare a torto o a ragione che molti versi siano stati scritti da lui. E sarà proprio lui a suggerire la modifica quell’orribile titolo “Romeo e Ethel la figlia del Pirata”, altra geniale citazione visto che il Pirata non era altri che Sir William Blake, del quale era nota a corte la sua relazione con Elisabetta.
E per finire sarà la stessa Elisabetta a ordinare a Will di finire Romeo e Giulietta e di iniziare a scrivere “La dodicesima notte” dove per una sorta di vendetta postuma, Shakespeare immaginerà un naufragio in cui cui cadrà la nave che porta Viola in America.
Motivi per plaudire a questo imponente lavoro corale ce ne sono, non fosse altro per l’energia vibrante da parte di tutti gli artisti che recitano, cantano, ballano e danno di spada senza risparmiarsi.
Ben 19 attori che interpretano 32 personaggi, la ricca ed evocativa scenografia al centro delle quali troneggia una piattaforma girevole all’interno della quale si innestano tutti i racconti che scorrono e che permettono allo spettatore di completare una storia che si sviluppa nel teatro. Le splendide musiche originali suonate dal vivo, puntuali nel sottolineare i cambi di scena. (Eccellente quella con il barchino). Le coreografie dei balli e dei duelli che risultano particolarmente riuscite.
Qualche perplessità invece va ascritta alla lentezza soprattutto nella prima parte della commedia che manca di verve e che forse avrebbe meritato da parte della regia maggiore ritmo. Un’eccessiva licenza nel raccontare in modo burlesco l’uscita da sotto il tavolo di Lord Wessex e Tinley dove giacciono i corpi di Romeo e Giulietta e forse una recitazione troppo accademica della bravissima Lucia Lavia che ben figura nel ruolo di ragazza appassionata dai travestimenti continui e un Marco De Gaudio nei panni di un Will innamorato, a tratti ironico e convincente nel ruolo.
Una nota di colore è data dalla cagnolina My che ha sostenuto il ruolo di animale da compagnia prediletto da Elisabetta d’Inghilterra.

Fino al 18 novembre

UNICEF/Nuova REPORT CARD: “Partire svantaggiati: la disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi”

Per livello di uguaglianza nella scuola secondaria su 38 paesi ricchi l’Italia è 13esima; è 15esima su 41 per tasso di accesso all’istruzione prescolastica e 6a su 29 per le capacità di lettura nella scuola primaria.

Secondo la nuova Report Card 15 del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, vivere in un paese ricco non garantisce un accesso equo ad un’istruzione di qualità: mentre Lituania, Islanda e Francia hanno i tassi di iscrizione prescolare più alti tra i paesi inclusi nello studio, Turchia, Stati Uniti e Romania hanno i tassi più bassi. Paesi Bassi, Lituania e Finlandia sono i più equi per quanto riguarda i risultati di lettura nella scuola primaria, mentre Malta, Israele e Nuova Zelanda presentano in questo ambito le maggiori disuguaglianze. Lituania, Irlanda e Spagna sono i più equi per quanto riguarda la capacità di lettura dei 15enni, mentre Malta, Bulgaria e Israele presentano le maggiori disuguaglianze. Secondo quanto emerge dal rapporto, infatti, i bambini dei paesi meno ricchi spesso hanno rendimenti scolastici migliori nonostante minori risorse nazionali. “Partire svantaggiati: La disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi” classifica 41 paesimembri dell’Unione Europea e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in base alla portata delle disuguaglianze a scuola a livello prescolare, primario e secondario.

“Su 38 paesi ricchi  l’Italia è 13esima per più alto livello di uguaglianza nella scuola secondaria, È 15esima su 41 per tasso di accesso all’istruzione prescolastica e al sesto posto su 29 per migliori capacità di lettura nella scuola primaria”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia – “In questo settore vorrei sottolineare l’impegno sottoscritto, pochi giorni fa, dall’UNICEF Italia attraverso un Protocollo d’intesa insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per promuovere azioni sinergiche e per diffondere la cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle scuole”.

Secondo il rapporto, il cui lancio internazionale si svolge a Firenze sotto il patrocinio della Camera dei Deputati, i paesi presentano differenti gradi di diseguaglianza educativa rispetto ai diversi stadi di istruzione:

In una classifica dei paesi esaminati divisa in tre fasce, Irlanda e Slovenia si trovano nella fascia inferiore (elevata disuguaglianza) per quanto riguarda il tasso di iscrizione alla scuola materna, per poi passare alla seconda delle tre fasce per la scuola primaria e alla fascia superiore (bassa disuguaglianza) per la scuola secondaria.

La Francia presenta uno dei tassi più alti di iscrizione alla scuola materna, ma arriva all’ultima fascia per la scuola secondaria.

I Paesi Bassi passano dall’essere il paese con maggiore uguaglianza in termini di capacità di lettura nella scuola primaria alla 26esima posizione (su 38 paesi) quando i bambini raggiungo l’età di 15 anni.

Lituania, Irlanda e Spagna sono i tre paesi più equi nell’istruzione alla fine dell’obbligo scolastico.

Il rapporto utilizza gli ultimi dati disponibili per esaminare il legame tra i risultati conseguiti dai bambini e dai ragazzi e fattori quali livello occupazionale dei genitori, background migratorio, genere e anche caratteristiche della scuola.

POVERTÀ: In 16 dei 29 paesi europei per i quali i dati sono disponibili, i bambini appartenenti al quinto più povero dei nuclei familiari hanno un tasso di frequenza prescolastica più basso rispetto ai bambini del quinto più ricco. Questo divario persiste per tutto il percorso scolastico del bambino. I ragazzi di 15 anni che vanno bene a scuola, i cui genitori svolgono un lavoro qualificato, hanno molte più probabilità di proseguire gli studi superiori rispetto a quelli con genitori che svolgono lavori poco qualificati.

IMMIGRAZIONE: In 21 dei 25 paesi con livelli significativi di immigrazione, i quindicenni immigrati di prima generazione tendono ad avere risultati inferiori a scuola rispetto ai non immigrati. In 15 paesi, anche i bambini immigrati di seconda generazione tendono a conseguire risultati inferiori a scuola rispetto ai bambini non immigrati. In Australia e in Canada, i bambini immigrati di seconda generazione hanno risultati migliori rispetto ai bambini non immigrati. Queste differenze rispecchiano i diversi modelli migratori nei vari paesi.

DIVARIO DI GENERE: In tutti i paesi, le ragazze conseguono migliori risultati nei test sulla lettura rispetto ai ragazzi. Questi divari tendono ad ampliarsi quando i bambini e le bambine crescono. Ci sono ampie differenza anche tra i paesi. All’età di 15 anni, In Irlanda le ragazze hanno una capacità di rendimento nella lettura superiore del 2% rispetto ai ragazzi, in Bulgariaquesto divario supera l’11%.

Il rapporto si focalizza su due indicatori di disuguaglianza incentrati sui bambini e i ragazzi: l’indicatore a livello prescolare è la percentuale di studenti iscritti a forme di apprendimento organizzato un anno prima dell’età ufficiale di inizio della scuola primaria; l’indicatore per la scuola primaria (4° elementare, circa 10 anni) e secondaria (15 anni) è il divario nei punteggi relativi alla capacità di lettura tra gli studenti con il punteggio più basso e quelli con il punteggio più alto. Il posizionamento nella classifica dei quindicenni è l’indicatore principale del rapporto perché rappresenta il livello di disuguaglianza arrivati alla fine dell’istruzione obbligatoria.

“Ciò che mostra il nostro rapporto è che i paesi possono raggiungere standard di eccellenza nell’istruzione e presentare anche disuguaglianze relativamente basse”, ha dichiarato Priscilla Idele, Direttore (a.i.) del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF. “Ma tutti i paesi ricchi possono e devono fare molto di più per i bambini delle famiglie più svantaggiate perché sono quelli che hanno maggiori probabilità di rimanere indietro.”

Raccomandazioni

Il rapporto suggerisce che garantire a tutti i bambini un’equa opportunità di inizio è fondamentale per raggiungere uguaglianza e sostenibilità e che tutti i problemi non sono inevitabili ma possono essere superati attraverso politiche adeguate. La Report Card del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF identifica le seguenti raccomandazioni per ridurre le disuguaglianze nell’istruzione dei bambini:

Garantire istruzione e cure di alta qualità nella prima infanzia a tutti i bambini.

Assicurare che tutti i bambini raggiungano un livello minimo adeguato di competenza di base.

Ridurre l’impatto delle disuguaglianze socio economiche.

Colmare i divari di genere nel raggiungimento degli obiettivi.

Produrre dati di alta qualità, comparabili e transnazionali che includano studi longitudinali per colmare le lacune.

Attenzione al dato sul divario dell’uguaglianza e non solo al dato statistico della media.

Bolsonaro leader dell’estrema destra eletto in Brasile.Timore per la nascita di una dittatura

Il neo Presidente è un ex ufficiale che si è sempre dichiarato favorevole alla dittatura e alla tortura per gli avversari.

di Vito Nicola Lacerenza

Il Brasile ha un nuovo Presidente: è Jair Bolsonaro che ha ootenuto il 55% dei conensi, prevalendo sull’avversario, il  socialista Fernando Haddad, fermo al 44.8%. La vittoria di Bolsonaro, è apparsa quasi scontata agli osservatori, perché ha messo al centro della sua agenda politica due temi di fondamentale importanza per l’opinione pubblica brasiliana: la lotta alla violenza e la lotta alla corruzione. Negli ultimi anni lo Stato si è mostrato incapace di garantire la sicurezza ai cittadini che ormai rinunciano ad uscire per strada la sera per paura di essere rapinati o uccisi. L’anno scorso sono stati registrati 63.000 omicidi in Brasile. Un’ondata di violenza che è cresciuta di pari passo con l’aggravarsi della situazione finanziaria del Paese, colpito dalla recessione più grave della sua storia. La crisi economica, secondo gran parte dell’opinione pubblica brasiliana, è da attribuirsi alla corruzione dell’ex classe politica legata al Partito dei Lavoratori, i cui principali esponenti sono stati al centro di scandali politici: l’ex presidente del Brasile Dilma Rousseff è stata destituita dopo la condanna per il reato di malversazione, mentre il suo predecessore Luiz Inácio Lula sta scontando una pena detentiva di 12 anni per il reato di corruzione. Quest’ultimo era candidato alle presidenziali 2018, prima che la condanna lo escludesse dalla competizione elettorale. Il discredito verso il Partito dei Lavorati è pesato anche su  Fernando Haddad.

Il candidato sconfitto da Bolsonaro che, a differenza dei suoi avversari, non è mai stato coinvolto in nessuno scandalo ed è, inoltre, un ex capitano dell’esercito di religione cristiano cattolica e i suoi nonni erano emigrati dal Veneto. Bolsonaro si è presentato agli elettori come “l’uomo forte, senza macchia e di sani principi” in grado di risollevare le sorti del Brasile con una serie di misure drastiche. Sul fronte dalla lotta alla violenzail neo presidente ha promesso di concedere alla polizia la possibilità di sparare a vista alle persone ritenute potenzialmente pericolose e di abbassare l’età minima per essere penalmente perseguibili da 18 a 16 anni. Inoltre, per incentivare la legittima difesa, Bolsonaro intende liberalizzare la vendita delle armi ed ha proposto una liberalizzazione dell’economia in tutti i settori con l’intento di semplificare la burocrazia e ridurre la pressione fiscale. I provvedimenti serviranno a liberare l’economia dalle “ingerenze” dello Stato che hanno rallentato la crescita nazionale promuovendo politiche sociali a favore delle categorie più deboli della popolazione.

Nel programma di Bolsonaro sono previsti sussidi per i poveri e per i neri, i quali, per il leader di estrema destra, “passano le loro giornate a non far nulla.” Bolsonaro si è apertamente dichiarato omomofobo: “Preferirei vedere mio figlio morto piuttosto che sapere che è gay – ha detto- Ma i miei ragazzi non corrono questo pericolo: sono stati educati bene, secondo i valori della Chiesa”, Chiesa che ha visto nelcandidato di estrema destra il principale alleato per impedire la legalizzazione delle unioni omosessuali, dell’aborto e della droga in Brasile.

VediamociChiara presenta il suo sondaggio sulla violenza visibile e invisibile

Il 9 novembre 2018 alle ore 16:00  presso il Teatro Palladium di Roma sarà di scena l’incontro NON SI MUORE PER AMORE

Un evento gratuito destinato a sensibilizzare pubblico e stampa su un tema molto delicato, quello della violenza visibile e invisibile nei confronti delle donne.
In questa occasione VediamociChiara, sponsor dell’iniziativa, presenterà i dati che ha raccolto attraverso un sondaggio lanciato a metà ottobre e al quale hanno partecipato ben 2.800 utenti.
Il sondaggio mira a comprendere il sentimento e la consapevolezza delle donne soprattutto nei confronti della violenza invisibile, perché è quella più sottile, quotidiana e subdola, che sempre più spesso è l’anticamera di quella visibile. Solo stimolando un’allerta specifica che parta proprio da questo tipo di violenza, si potranno forse evitare le tragiche conseguenze alle quali assistiamo impotenti e sorpresi da quanto leggiamo troppo spesso in cronaca nera.

VediamociChiara il portale per la salute e il benessere delle donne che vanta ormai oltre 500.000 utenti al mese, è da sempre attenta al tema della violenza sulle donne e già nel corso degli ultimi anni ha sostenuto iniziative come La Valigia di Salvataggio e Salvamamme.

All’evento saranno presenti per approfondire la problematica operatori culturali, medici psichiatri e giornalisti e docenti. Durante l’incontro verrà proiettato un montaggio di pellicole sulla tematica realizzato da Paola Traverso e Massimo d’Orzi. L’attrice Angela Antonini leggerà brani tratti da Cronaca di un delitto annunciato scritto da Adriana Pannitteri, verranno inoltre letti alcuni punti da Ritratto di uno stalker di Cinzia Piccoli ed edito da L’Asino d’oro edizioni.
Tra i partner di questo evento oltre a Coop Unicoop Tirreno, Biblioteche di Roma, Ordine dei Giornalisti del Lazio e Municipio di Roma VIII, la rivista LEFT, la casa editrice L’asino d’oro edizioni e la linea di abbigliamento AboutAlisa.com.

Per partecipare all’evento inviare una mail all’indirizzo nonsimuoreperamore@gmail.com

Dal Nero Buono di Cori verso lo sviluppo del territorio

Attualità e prospettive della viticoltura autoctona al centro del convegno organizzato lo scorso fine settimana nell’ambito della manifestazione “Cori di Nero Buono”.

Gli antichi vitigni autoctoni come il Nero Buono di Cori sono capaci di raccontare l’identità di un territorio e possono diventare volano di sviluppo commerciale e turistico. Hanno però bisogno di un territorio attrattivo e belle storie da raccontare da parte dei produttori. La città di Cori ha un elevato potenziale in grado di differenziarla: le aziende vinicole locali – Cincinnato, Marco Carpineti, Pietra Pinta – impegnate nel recupero e nella valorizzazione, innovano nel rispetto della tradizione, in un contesto ricco di tipicità enogastronomiche e risorse culturali e paesaggistiche.

È quanto emerso dal convegno “Dal Nero Buono di Cori verso lo sviluppo del territorio” al quale sono intervenuti Enrica Onorati, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio; Tommaso Agnoni, Presidente della Fondazione Roffredo Caetani; Giuseppe Bonifazi, Professore ordinario della Sapienza Università di Roma; Carlo Hausmann, Direttore di Agro Camera – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma (in video messaggio); Paolo Pietromarchi, Enologo e ricercatore al Cra-Enc Italia Centrale; Raffaele D’Amato, Business Consultant.

Hanno aperto la tavola rotonda nella sala conferenze del Museo della Città e del Territorio di Coriil Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore all’Agricoltura Simonetta Imperia. “La produzione del Nero Buono di Cori negli ultimi anni è aumentata del 50%, ossia più del 7% rispetto alla media regionale – spiegano i due amministratori – tuttavia la massa critica va incrementata per stare sui mercati nazionali ed internazionali e a tal fine è necessario promuovere il brand territoriale, mettendo a sistema le realtà produttive coresi con le bellezze limitrofe”.

La manifestazione “Cori di Nero Buono” ospitata nel Complesso Monumentale di Sant’Oliva il 27 e 28 Ottobre è stata arricchita dal folklore della bandiera degli Storici Sbandieratori delle Contrade; dal concerto dei Non Stop Jazz Quartet; dalle visite guidate gratuite del museo a cura dell’Arcadia, dalle musiche rinascimentali di Francesco Ciccone e Angelo Giuliani, dalledegustazioni di vini e prodotti bio dell’Az. Agr. Filippi; quelli De.Co. de Le Bontà e Macelleria Saccucci; gli oli EVOO e la pasticceria al Nero Buono di Maciste.

Trump dispiega 5mila soldati per fermare i migranti sudamericani

Migliaia di loro stanno attraversando il Messico per raggiungere gli USA. Il presidente americano vuole rinchiudere gli immigrati clandestini nelle tendopoli  ma la Corte lo vieta.

di Vito Nicola Lecerenza

Ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’invio di 5.200 soldati alla frontiera col Messico per fermare le migliaia di migranti centroamericani diretti verso gli Stati Uniti, dove sperano di trovare accoglienza. All’inizio del loro viaggio, cominciato in Honduras alcuni giorni fa, i richiedenti asilo erano 7.000 ma lungo il tragitto il loro numero è sceso a 3.500. Attualmente i migranti si trovano nella zona meridionale del Messico e dovranno camminare per altre due settimane prima di raggiungere il confine USA, sempre più blindato. Sebbene questo sia costantemente sorvegliato dalle guardie di frontiera, il governo americano ha dispiegato 2.000 truppe della Guardia Nazionale, alle quali presto si aggiungeranno i militari, che saranno supportati da elicotteri da guerra e squadre di ingegneri specializzati nella costruzione di barriere. Queste ultime, inoltre, potranno essere spostate da un punto all’altro del confine da altri velivoli.

L’imponente dispiegamento di forze è apparso esagerato a molti osservatori dal momento che coloro che stanno per arrivare negli Stati Uniti non sono “invasori e criminali”, come li ha definiti il presidente americano, ma uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore. Esasperare il problema dei migranti, però, è il modo con cui Trump spera di recuperare i consensi perduti in vista delle elezioni di metà mandato previste per la settimana prossima. L’inasprimento della politica  migratoria rappresenta il tema centrale della sua agenda elettorale. Per tale ragione Trump ha promesso di allestire lungo la frontiera col Messico immense tendopoli, in cui rinchiudere le famiglie di migranti che entreranno illegalmente nel Paese. Una misura già contestata dalla Corte di  Giustizia Americana che ha definito la reclusione a lungo termine dei richiedenti asilo “una violazione dei diritti umani”.

Lidu Napoli, al via la prima tavola rotonda della Campania

La Presidente Maria Vittoria Arpaia e il Segretario Giuseppe Cimmino invitano al dialogo, sul tema dei Diritti Umani, numerose realtà laiche e religiose: dal Cristianesimo alle tradizioni orientali, dalla “Mazziniana” alle associazioni LGBT, dall’UNICEF alla Croce Rossa.Saluti dell’On. Alfredo Arpaia, Presidente d’Onore della LIDU nazionale. Modera:  Antonio Dentice d’Accadia.

Giovedì 29 novembre 2018, ore 17.00 – il Comitato di Napoli della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo organizza il primo incontro inter-associativo della Campania. L’intenzione manifestata è creare una rete sinergica tra tutte le realtà valorizzanti l’Uomo: «Diritti Umani, Civili, Filosofici, Spirituali e Politici».

Rappresenteranno il Comitato di Napoli la Presidente Maria Vittoria Arpaia e il Segretario Giuseppe Cimmino. Sarà presente l’Onorevole Alfredo Arpaia, Presidente d’Onore della LIDU nazionale. La moderazione della tavola rotonda sarà affidata ad Antonio Dentice d’Accadia, Presidente del Comitato LIDU di San Nicola la Strada (Caserta).

L’audace progetto della LIDU di Napoli, il primo in Italia di questo tipo, è rivolto a tutti i Presidenti LIDU dei Comitati della Campania e, esternamente, ai rappresentanti di una pluralità associativo-istituzionale laica e religiosa.

Ad esempio, per l’aspetto religioso e cultural-religioso, sono invitati i rappresentanti della Chiesa Cattolica, della Chiesa Valdese, del Taoismo, di varie correnti del Buddhismo, dell’Ebraismo e del Sufismo, la corrente mistica dell’Islam.

Sul fronte laico, sono invitati i rappresentanti: dell’Associazione Mazziniana Italiana, delle associazioni in tutela dei diritti degli omosessuali,delle realtà di recupero dei tossicodipendenti edi tutela dei disabili, delle associazioni tematizzate sull’immigrazione e sul supporto psicologico. Tra i nomi noti: UNICEF, Croce Rossa, Protezione Civile, Emergency, Corpo Italiano di San Lazzaro, Medici Senza Frontiere, Caritas, Amnesty International, ecc.

L’obiettivo è “coltivare” e “stabilizzare” i rapporti, non solo tra la LIDU e le altre istituzioni, ma anche tra dimensioni associative dai percorsi molto diversi, che sul campo dei Diritti Umani, avranno l’opportunità di valutare possibilità convergenti.L’appuntamento di novembre intende essere il primo passo per periodici e proficui incontri inter-associativi, capaci di leggere il mondo su differenti livelli.

La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, fondata nel 1919, la più antica associazione italiana a tutela dei diritti fondamentali, sprona al “dialogo regionale” su tutto il territorio nazionale, iniziando da Napoli.

L’appuntamento si terrà nella sede della LIDU di Napoli, in Via Santa Brigida n.76. Per informazioni: 349.357.48.08 – www.liduonlus.comlidu.napoli@gmail.com

Morti e feriti per il maltempo in Italia

Venti che raggiungono  centottanta  chilometri orari soffiano da nord a sud. Otto morti e diversi feriti per la caduta di alberi. Disagi nella circolazione.

di Vito Nicola Lacerenza

L’eccezionale ondata di maltempo era stata prevista da giorni. In tutta Italia è scattato lo stato di allerta meteo e le scuole di molte città italiane sono rimaste chiuse. I forti venti di ieri, che hanno raggiunto una velocità di 180 km orari, hanno spezzato e sradicato numerosi alberi la cui caduta in alcuni casi si è rivelata fatale: a Napoli un ragazzo è morto schiacciato da un albero, a Terracina, comune della costa laziale, un operaio è deceduto all’interno della sua auto su cui si era abbattuto un grosso albero. Nei pressi di Frosinone due amici sono morti travolti da un pino mentre percorrevano l’autostrada. Un vigile del fuoco ha perso la vita mentre prestava servizio a Bolzano: un tronco gli è caduto addosso. Di un identico incidente è rimasto vittima un passante in Provincia di Belluno. Vicino Savona una donna  è    morta dopo essere stata colpita da un cornicione. Dei 5.000 interventi effettuati dai vigili del fuoco su tutto il territorio nazionale, 3.500 hanno riguardato la messa in sicurezza del verde pubblico. Ma a preoccupare le autorità sono soprattutto l’innalzamento del livello dei fiumi e le mareggiate. Il livello dell’acqua del Po è aumentato di due metri, il fiume Entella è straripato mentre le cattive condizioni meteo hanno lasciato isole prive di collegamenti marittimi. Particolari disagi si sono registrati in Toscana dove 40.000 persone non ricevono più corrente elettrica a causa dei danni al sistema di distribuzione.

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