Mauritania:candidato alla presidenza e leader anti-schiavitù è ancora in carcere

By 30 ottobre 2018Diritti umani

Si chiama Biram Dah Abeid ed è stato arrestato per aver tentato di eliminare la schiavitù nel suo Paese. La comunità internazionale lotta per  la sua scarcerazione.

di Vito Nicola Lacerenza


Da tutta la vita Biram Dah Abeid tenta di emancipare i milioni di schiavi che vivono nel suo Paese, la Mauritania, dove il 20% della popolazione è considerata “proprietà privata” della casta dei “padroni”.  Biram Dah Abeid è sempre stato contro le rivolte violente e per tale ragione aveva deciso di candidarsi alle imminenti presidenziali, che hanno avuto inizio lo scorso mese. Il suo obiettivo è sfidare l’uomo più potente della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, al potere dal 2009, ormai al suo terzo mandato non previsto peraltro dal dettato costituzionale.  Biram Dah Abeid, però, non ha potuto nemmeno terminare la campagna elettorale perché è stato arrestato e così  Mohamed Ould Abdel Aziz potrebbe essere riconfermato presidente. Al momento non è ancora chiaro quando durerà la detenzione dell’ex candidato alla presidenza, né il motivo della sua detenzione. Almeno ufficialmente. Non è la prima volta che  Biram Dah Abeid finisce in carcere. Da quando alcuni anni fa ha fondato il “movimento abolizionista della schiavitù” ( IRA), lui si è fatto promotore di una serie di iniziative che lo hanno reso ostile alle autorità. In passato era stato arrestato mentre, davanti a una moschea, bruciava “il codice della schiavitù”.

Si tratta di un libro pseudo religioso, con cui la casta dei padronidi etnia araba cerca di convincere gli schiavi che “ribellarsi al proprio padrone è come disobbedire alle leggi di Dio, il che porta all’inferno”. Questo testo regola i rapporti di servitù in Mauritania e serve ad assoggettare psicologicamente i servi che, fin da bambini, vengono convinti di essere “puri oggetti” senza alcuna possibilità di pensare o decidere autonomamente. Questo lavaggio del cervello fa sì che gli schiavi sopportino ogni angheria compiuta dai loro padroni. «Una vota ho assistito al parto di una schiava e insieme a me c’era il suo padrone- ha raccontato  Biram Dah Abeid- quest’ultimo ha aspettato che il bambino uscisse dalla pancia per poi afferrarlo e gettarlo in un camino, in cui aveva preparato dei carboni ardenti. Il neonato, dopo aver lanciato un forte grido è morto immediatamente. Il padrone temeva che il bambino avrebbe distratto la schiava dal suo lavoro, perciò l’aveva ucciso». Grazie all’impegno di Biram Dah Abeid gli orrori della schiavitù di oggi sono conosciuti dalla comunità internazionale, preoccupata ora per le sorti del leader abolizionista.

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