Roma, al Brancaccio in scena Shakespeare in love

By 30 ottobre 2018Teatro

Mercoledì scorso è andato in scena al Brancaccio di Roma la prima nazionale di “Shakespeare in love” trasposizione teatrale del celebre film premiato con 7 oscar nel 1999 diretto da John Madden.

di Andrea Cavazzini


Una storia che racconta dell’amore tra due giovani e del loro amore per il teatro, ma anche una commedia divertente, ricca di equivoci, e soprattutto di citazioni, nata dalla penna di due grandi e raffinati sceneggiatori come Stoppard e Norman, adattata per il teatro da Lee Hall e tradotta per il pubblico italiano da Edoardo Erba.
Nella Londra elisabettiana un giovane Will Shakespeare non riesce a scrivere nemmeno una riga della nuova commedia dal discutibile titolo “Romeo ed Ethel, la figlia del pirata”, che gli è stato commissionato dall’impresario Henslowe minacciato di morte a sua volta dal sinistro Fennyman.
Le cose miglioreranno nel corso delle prime audizioni per formare la compagnia che metterà in scena la commedia, quando nel corso dei provini si presenterà Thomas Kent. sotto le cui mentite spoglie si cela Viola De Lasseps, ragazza della buona borghesia londinese che anela di recitare sul palcoscenico a quel tempo precluso alle donne.
La convincente interpretazione di Kent ovvero Viola nel ruolo di Romeo, stupirà il giovane scrittore che non avrà alcun dubbio ad ingaggiare l’aspirante “attore”, che dopo una serie di equivoci non tarderà a scoprire la vera identità della ragazza della quale si innamorera perdutamente e che gli consentirà ritrovare fortunatamente l’ispirazione perduta.
Ma Viola è stata promessa dal padre a Lord Wessex potente dignitario di corte di Elisabetta, (ben consapevole del gioco dei ruoli messo in atto dai due giovani), che non tarderà ad avallare le nozze e rendere di fatto impossibile l’amore tra i due, visto che Lord Wessex ha deciso di condurla con se nelle lontane Americhe.
Interessantissimo(ma già lo sapevamo dal film) il gioco di citazioni e parallelismi di cui è pieno lo spettacolo.
A cominciare proprio dai ruoli doppi, addirittura tripli e relativi cambi di costumi(splendido il lavoro di Erica Carretta nel cogliere anche le differenze sociali dei diversi protagonisti, un vero e proprio lavoro di ricerca filologico).
Viola, personaggio della “Dodicesima notte” ,per far parte del teatro che ama si presenta alle audizioni organizzate da Heinslowe come Kent, un personaggio del “Re Lear”.
A suo volta Will che non è Romeo si innamora di Kent e baciandola capisce che Kent è Viola.
Il giovane scrittore comprende che lei inizia il gioco opposto, dove la finzione si ribalta e a quel punto lei torna alle prove vestita da uomo e Will sapendola donna la manda in scena come Giulietta, nonostante i divieti dell’epoca e sopratutto perché chi doveva interpretarla ha problemi con la voce. Will e Viola si ritroveranno alla fine a recitare quello che hanno già vissuto nella vita.
La finzione nella vita e sul palcoscenico, che porta gioie e dolori, amore e morte. In cui è la passione per l’arte e la recitazione che vince su tutto, riscatta la sconfitta dei due amanti e la rende immortale.
E poi il ruolo fondamentale di Marlowe(morto durante una rissa in una taverna) amico e vate ispiratore del giovane Shakespeare, tanto da far pensare a torto o a ragione che molti versi siano stati scritti da lui. E sarà proprio lui a suggerire la modifica quell’orribile titolo “Romeo e Ethel la figlia del Pirata”, altra geniale citazione visto che il Pirata non era altri che Sir William Blake, del quale era nota a corte la sua relazione con Elisabetta.
E per finire sarà la stessa Elisabetta a ordinare a Will di finire Romeo e Giulietta e di iniziare a scrivere “La dodicesima notte” dove per una sorta di vendetta postuma, Shakespeare immaginerà un naufragio in cui cui cadrà la nave che porta Viola in America.
Motivi per plaudire a questo imponente lavoro corale ce ne sono, non fosse altro per l’energia vibrante da parte di tutti gli artisti che recitano, cantano, ballano e danno di spada senza risparmiarsi.
Ben 19 attori che interpretano 32 personaggi, la ricca ed evocativa scenografia al centro delle quali troneggia una piattaforma girevole all’interno della quale si innestano tutti i racconti che scorrono e che permettono allo spettatore di completare una storia che si sviluppa nel teatro. Le splendide musiche originali suonate dal vivo, puntuali nel sottolineare i cambi di scena. (Eccellente quella con il barchino). Le coreografie dei balli e dei duelli che risultano particolarmente riuscite.
Qualche perplessità invece va ascritta alla lentezza soprattutto nella prima parte della commedia che manca di verve e che forse avrebbe meritato da parte della regia maggiore ritmo. Un’eccessiva licenza nel raccontare in modo burlesco l’uscita da sotto il tavolo di Lord Wessex e Tinley dove giacciono i corpi di Romeo e Giulietta e forse una recitazione troppo accademica della bravissima Lucia Lavia che ben figura nel ruolo di ragazza appassionata dai travestimenti continui e un Marco De Gaudio nei panni di un Will innamorato, a tratti ironico e convincente nel ruolo.
Una nota di colore è data dalla cagnolina My che ha sostenuto il ruolo di animale da compagnia prediletto da Elisabetta d’Inghilterra.

Fino al 18 novembre

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