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Trump dispiega 5mila soldati per fermare i migranti sudamericani

By 30 Ottobre 2018 No Comments

Migliaia di loro stanno attraversando il Messico per raggiungere gli USA. Il presidente americano vuole rinchiudere gli immigrati clandestini nelle tendopoli  ma la Corte lo vieta.

di Vito Nicola Lecerenza

Ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’invio di 5.200 soldati alla frontiera col Messico per fermare le migliaia di migranti centroamericani diretti verso gli Stati Uniti, dove sperano di trovare accoglienza. All’inizio del loro viaggio, cominciato in Honduras alcuni giorni fa, i richiedenti asilo erano 7.000 ma lungo il tragitto il loro numero è sceso a 3.500. Attualmente i migranti si trovano nella zona meridionale del Messico e dovranno camminare per altre due settimane prima di raggiungere il confine USA, sempre più blindato. Sebbene questo sia costantemente sorvegliato dalle guardie di frontiera, il governo americano ha dispiegato 2.000 truppe della Guardia Nazionale, alle quali presto si aggiungeranno i militari, che saranno supportati da elicotteri da guerra e squadre di ingegneri specializzati nella costruzione di barriere. Queste ultime, inoltre, potranno essere spostate da un punto all’altro del confine da altri velivoli.


L’imponente dispiegamento di forze è apparso esagerato a molti osservatori dal momento che coloro che stanno per arrivare negli Stati Uniti non sono “invasori e criminali”, come li ha definiti il presidente americano, ma uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore. Esasperare il problema dei migranti, però, è il modo con cui Trump spera di recuperare i consensi perduti in vista delle elezioni di metà mandato previste per la settimana prossima. L’inasprimento della politica  migratoria rappresenta il tema centrale della sua agenda elettorale. Per tale ragione Trump ha promesso di allestire lungo la frontiera col Messico immense tendopoli, in cui rinchiudere le famiglie di migranti che entreranno illegalmente nel Paese. Una misura già contestata dalla Corte di  Giustizia Americana che ha definito la reclusione a lungo termine dei richiedenti asilo “una violazione dei diritti umani”.

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