Orrore in Pakistan,commando di sei talebani irrompe in scuola e fa strage di bambini

Sono 135  i morti, 84 i bambini,  nell’attacco compiuto da un commando armato in una scuola pubblica di Peshawar. La rivendicazione: “Devono soffrire come noi”

 

pakistanRoma, 16 dicembre – Non si ferma la violenza degli estremisti talebani. Sono 135 i morti in una scuola pubblica di Peshawar, in Pakistan, dove un commando di sei talebani armati ha fatto irruzione. A nulla è servito il tentativo di difesa dell’esercito intervenuto sul posto, che ha ingaggiato una sparatoria nel tentativo di salvare bambini ed insegnanti. Pesantissimo il bilancio che vede anche 84 scolari tra le vittime. I militari sono riusciti ad abbattere tutti  i componenti il commando ma prima uno di loro si è fatto esplodere all’interno della struttura scolastica. Raccapriccianti i dettagli: secondo quanto raccontato da una fonte dell’esercito alla tv americana Nbc, i terroristi avrebbero dato fuoco ad un insegnante e costretto i bambini a guardarlo mente moriva. “Sono entrati in classe e gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco”, ha raccontato il testimone.  Lapidario il testo della rivendicazione talebana “Devono soffrire come noi. Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore”, così il portavoce dei talebani pachistani, Mohammed Umar Khorasani, ha rivendicato l’attentato.
Il governatore della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Pervez Khattak ha decretato tre giorni di lutto provinciale, annunciando che il premier Nawaz Sharif ha lasciato Islamabad per Peshawar per prendere in mano il coordinamento delle operazioni.
“Esprimiamo dolore e sconcerto per l’attentato di oggi in Pakistan. Utilizzare o attaccare scuole è inaccettabile in qualsiasi circostanza. Le scuole devono essere luoghi di pace dove i bambini dovrebbero poter giocare e imparare in condizioni di sicurezza e protezione”, questo il primo commento del Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera sulla strage odierna in Pakistan.

Diritti Umani, a Marco Pannella il premio Paolo Ungari 2014

La Lidu onlus ha conferito al leader radicale il prestigioso riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani

 

 

2945232Roma, 15 dicembre – L’11 dicembre sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica in collaborazione con la SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, è stato conferito il premio Paolo Ungari a Marco Pannella. Il riconoscimento legato al rispetto e alla difesa dei Diritti Umani, che ha luogo ogni anno in concomitanza della giornata che celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è stato  istituito dalla Lidu onlus per commemorare  Paolo Ungari, Presidente della Commissione per i Diritti Umani presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e docente della cattedra di Diritti dell’uomo della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma, che per tutta la vita si è instancabilmente impegnato in favore del diritto d’asilo per i perseguitati politici e le vittime dell’intolleranza di qualsiasi fede, ideologia o regime, nonché nelle battaglie condotte contro la tortura ed ogni sorta di discriminazioni,  prematuramente e tragicamente scomparso nel 1999. “Marco Pannella per tutta la vita ha portato una bandiera gloriosissima per l’Italia nell’affermazione dei diritti umani,  lottando strenuamente contro la pena di morte, per i diritti delle donne e la messa la bando delle mutilazioni genitali femminili” ha esordito Franco Frattini già ministro degli Esteri e presidente Sioi, che ha ospitato l’evento all’interno dei suoi locali.  Alfredo Arpaia, presidente della Lega italiana dei diritti dell’uomo ( Lidu onlus), nel ricordare la figura di Paolo Ungari come uno dei pochi baluardi italiani a difesa dei Diritti Umani, ha specificato che “il rapporto tra Marco Pannella ed il compianto Paolo Ungari ha assunto a volte nel corso della reciproca frequentazione anche spunti polemici, sempre però improntati ad ideali condivisi, liberali e democratici”. “ La Lidu”, ha ricordato Arpaia, “ ha lavorato molto per rendere più umano e rispondente al dettato costituzionale l’universo della detenzione nel nostro Paese, l’impegno ed i testi curati dall’architetto  Alessandro De Rossi ne sono una testimonianza.  Da queste esperienze emerge la necessità di un progetto europeo condiviso. Tema ampiamente dibattuto anche da Marco Pannella con coraggio ed abnegazione”. “ La targa di quest’anno, offerta dal presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano”,- ha spiegato Alfredo Arpaia – “ premia Marco Pannella perché riconosce  al leader radicale coerenza e fermezza nell’impegno per i diritti umani, i diritti della persona, vissuti incessantemente e realizzati con tutti gli strumenti della non violenza ed in un’ottica transnazionale. “ A questo tavolo”, – ha sottolineato Valerio Zanone,  presidente onorario della Lidu e  della Fondazione Luigi Einaudi di Roma per studi di economia e politica, – “ e con questo premio vogliamo porre l’attenzione su valori e principi che non devono essere scalfiti da un mondo che cambia. L’ unica vera realtà che sopravvive al tramonto delle ideologie sono i diritti umani, utopia positiva superstite”. Tra i numerosi relatori anche Luigi Compagna, senatore (Ncd), Maria Luisa Tufano,  docente presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope , Carlo Ricotti, docente Luiss- Guido Carli ed Emma Bonino, unica donna ad aver ricevuto il premio Paolo Ungari nel 2004.

 

Sidney, liberati ostaggi al Lindt Cafè, due le vittime

E’ durato quasi 17 ore il sequestro di ostaggi nella cioccolateria della city di Sidney, messo in atto da Man Haron Monis, cinquantenne di origini iraniane. Il bilancio è di due morti e numerosi feriti

 

C_4_articolo_2084744__ImageGallery__imageGalleryItem_11_imageRoma, 15 dicembre – Termina l’incubo Isis che ha visto nella city di Sidney le forze di polizia impegnate per quasi 17 ore, nel tentativo di stanare  Man Haron Monis, cinquantenne di origini iraniane, che da stamane alle 9,44, ora australiana, aveva preso in ostaggio il personale e gli avventori del Lindt Cafè, poco più di 30 persone presenti nella cioccolateria in quel momento. Il presunto terrorista aveva fatto irruzione nel caffè armato di una pistola ed aveva chiesto una bandiera dell’Isis e un incontro con il premier australiano Tony Abbot. In poche ore cinque ostaggi erano riusciti a fuggire mentre altri dodici sono stati tratti in salvo durante una lunga trattativa con la polizia. A questo punto è scattato un blitz delle teste di cuoio che hanno fatto irruzione nel locale per liberare i rimanenti ostaggi. Secondo le prime informazioni, si sono uditi numerosi colpi d’arma da fuoco. Secondo la Cnn, almeno due persone sono state uccise, e tra questi potrebbe esserci anche il sequestratore. Diversi i feriti secondo il primo bilancio provvisorio. Secondo quanto hanno riferito alcuni ostaggi a Channel 10 ci sarebbero due bombe nel locale e due all’esterno ed il reparto artificieri sta manovrando  un robot antibomba alla ricerca di possibili ordigni. Il presunto terrorista Man Haron Monis , 50 anni, ha origine iraniana ed alle spalle l’omicidio della ex moglie. È arrivato in Australia nel 1996 dopo essere fuggito dall’Iran. Stabilitosi a Sidney si è ribattezzato Sheikh Haron, diventando una sorta di predicatore a difesa dell’Islam, quindi ha scritto lettere offensive ai familiari di soldati australiani caduti in Afghanistan e nell’attentato di Bali. Ben presto si è messo nei guai con la giustizia locale con l’accusa di una serie di violenze sessuali. La violenta azione posta in essere oggi con il sequestro di persone all’interno del Lindt Cafè potrebbe essere un escamotage per coprire comuni atti delinquenziali sotto una motivazione legata ad un’ideologia politica, un modo per attirare l’attenzione dei media. Pronta la reazione dei musulmani d’Australia: più di 40 gruppi musulmani australiani hanno condannato congiuntamente la presa di ostaggi nel Lindt cafè di Sydney. «Respingiamo ogni tentativo di sacrificare vite innocenti da parte di qualsivoglia essere umano e di provocare la paura e il terrore nei cuori», si legge in un comunicato che definisce l’accaduto «spregevole».

Belgio, uomini armati entrano in appartamento a Gand

Quattro uomini armati sono entrati in un appartamento nella città belga di Gand. La polizia ha isolato l’area circostante.

 

20141215_86114_gand4Roma, 15 dicembre – Quattro uomini armati hanno fatto irruzione in un appartamento  nella zona Dampport di Gand, cittadina del nord del Belgio. Voci non confermate hanno detto che i quattro hanno preso in ostaggio un uomo e la polizia intervenuta  ha invitato i residenti a rimanere in casa per la loro sicurezza. Non appare al momento come un’azione violenta riconducibile a terrorismo jihadista o di gruppi collegati all’Isis. Il capo della polizia di Gand,  Filip Rasschaert, ha confermato poi la cautela nel portare avanti le operazioni di polizia  a causa del potenziale coinvolgimento di un ostaggio anche se “questo non è lo stesso tipo di incidente come gli eventi di qualche ora fa a Sydney,” ha spiegato la portavoce Annemie Serlippens. La TV belga ha detto che già un altro assedio simile a questo aveva avuto luogo a Gand nel mese di ottobre.

 

Sidney, incubo Isis, più di 40 ostaggi in un caffè della city

Un uomo armato è entrato in una cioccolateria del centro di Sidney prendendo in ostaggio tra le 40 e le 50 persone che in quel momento erano all’interno. Minaccia di avere quattro bombe e vuole parlare con il premier Abbot

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Sidney, 15 dicembre – Un uomo armato con una pistola e una bandiera islamica ha preso in ostaggio i clienti e il personale in un caffè in Martin Place, nella city di Sidney (Australia). L’incubo ha avuto inizio con una chiamata alla polizia alle 9:44 (ora australiana) con cui si avvisava che un uomo armato aveva preso ostaggi all’interno del Lindt Cafe. Secondo i media locali l’ uomo, forse appartenente all’Isis, è stato visto attraverso la vetrina del caffè mentre si serviva di un ostaggio come scudo umano. Il caffè, un bar associato alla nota società di cioccolato svizzero, non ha alcun valore politico evidente per i militanti islamici. Un filmato di Tv7 channel, la cui redazione è situata di fronte alla cioccolateria, mostra al di là della vetrina un uomo di mezza età che indossa una fascia nera in piedi dietro gli ostaggi pietrificati. L’emittente riferisce che i dipendenti hanno assistito impietriti alla cattura degli ostaggi che si svolgeva sotto i loro occhi. «Ci siamo precipitati alla finestra e abbiamo avuto la visione scioccante e agghiacciante di persone alzare le mani di fronte ai vetri del locale» hanno detto alla televisione Australian Broadcasting Corporation. Il presunto terrorista armato ha costretto alcuni ostaggi a chiamare più media per riferire le sue richieste e pubblicizzare al massimo il sequestro effettuato. Gli ostaggi hanno anche inviato richieste agghiaccianti sui loro account di social media. Alcuni ostaggi sono stati costretti dal presunto terrorista a stare alla vetrina e tenere una bandiera nera con la scritta araba Is, proclamando Allah come il vero Dio. La polizia ha chiesto che i media non inoltrino le richieste a causa della trattativa estremamente sensibile con il sequestratore attualmente in corso. L’uomo armato ha chiesto alla polizia una bandiera dell’Isis in cambio della liberazione di ostaggi: lo scrive il The Sydney Morning Herald. Non solo: l’uomo ha chiesto di parlare con il premier australiano Tony Abbott. La crisi potrebbe durare fino a domani: lo ha detto il capo aggiunto della polizia dello Stato del South New Wales, Catherine Burn, spiegando che la polizia sta negoziando con il sequestratore e che le autorità stanno cercando di gestire la situazione in modo pacifico. Dopo quasi sei ore di tensione, tre ostaggi sono improvvisamente emersi dal palazzo, due uomini insieme ad un altro con un grembiule che lo identifica come uno dello staff del personale, sono fuggiti da una scala antincendio.
Circa 90 minuti più tardi, anche due donne, che indossavano divise Lindt, sono riuscite a fuggire su Martin Place arrivando tra le braccia della polizia in attesa.
Tra le persone prese in ostaggio ci sono avvocati, banchieri e altri lavoratori di uffici della City. Nel corso della mattinata anche il Sydney Opera House è stato evacuato dopo un rapporto che denunciava la presenza di un pacco sospetto, che poi si è rivelato non veritiero.
Al momento sono stati evacuati l’edificio che ospita Tv7 Channel in Martin Place, gli Uffici direzionali del Parlamento del NSW, la Biblioteca di Stato e la Corte Suprema NSW con diverse camere di legge. “Si tratta di un episodio molto inquietante. Posso capire le preoccupazioni e le angosce degli uomini australiani in un momento come questo, ma i nostri pensieri e le nostre preghiere devono innanzitutto andare agli individui che sono coinvolti in questo”, ha detto il premier Abbott.
Esperti di terrorismo, sottolineando un esito ancora molto incerto per la grave situazione, hanno detto che in linea di massima l’assedio sembra essere attribuibile ad un “lupo solitario”, piuttosto che parte di un ampio e coordinato progetto della rete del terrorismo.

 

L’Azerbaigian istituisce un premio per giovani ricercatori

“Scoprendo l’Azerbaigian” è il titolo  del premio dedicato a giovani studiosi del paese caucasico ricco di storia millenaria e cerniera tra Europa ed oriente

 

imagesRoma, 13 dicembre – Scopo del premio è avvicinare giovani studenti e ricercatori allo studio dell’Azerbagian, storico crocevia di popoli e culture differenti ed oggi al centro delle più rilevanti tematiche della convivenza internazionale nello spazio europeo ed asiatico. Epoké, in collaborazione con l’Associazione Italia-Azerbaigian, ha dedicato il Premio di ricerca “Scoprendo l’Azerbaigian”, un’occasione a favore di giovani studiosi che vogliano cimentarsi con la preparazione di un saggio scientifico sul paese, avvicinandosi a una realtà tanto poco nota quanto interessante e coinvolgente. L’Azerbaigian, paese incastonato tra il Mar Caspio e la catena montuosa del Caucaso, è una delle più dinamiche e interessanti realtà dello scenario internazionale contemporaneo.
Erede di una storia secolare definita da commistioni etniche, culturali e religiose all’intersezione tra Europa ed Asia, tra Occidente e Oriente, tra Cristianità e Islam, l’Azerbaigian è oggi un paese caratterizzato da un notevole fermento sociale e culturale, sostenuto da una decisa crescita economica.
Un paese ricco di riserve energetiche tra le più rilevanti dello spazio eurasiatico che si affaccia con entusiasmo al XXI secolo, consapevole di una ricchezza storica e culturale sulla quale poter costruire il futuro delle prossime generazioni. Ai primi tre classificati verranno attribuiti premi in denaro del valore di 3.500, 2.000 e 1.000 euro, oltre alla possibilità di proseguire i propri studi presso enti di ricerca e universitari azerbaigiani. Gli elaborati di ricerca, inediti ed originali, saranno valutati da una giuria anonima di esperti selezionata dagli enti organizzatori tra riconosciuti conoscitori della realtà azerbaigiana. Efficacia e chiarezza espositiva, originalità dell’argomento prescelto, coerenza dell’impianto della trattazione, rigore scientifico, varietà e originalità delle fonti utilizzate saranno i principali criteri valutativi adottati dalla Commissione giudicante. I migliori elaborati concorreranno inoltre per la pubblicazione in un volume che sarà pubblicato da Epoké nel corso del 2015. Il Premio è realizzato grazie al sostegno del Consiglio di Stato per il Supporto alle attività delle ONG sotto gli Auspici della Presidenza della Repubblica dell’Azerbaigian. Al concorso possono partecipare studenti e giovani ricercatori di cittadinanza italiana, maggiorenni e a qualunque stato di avanzamento della proprio percorso di studi che, al 1° maggio 2015, non abbiano compiuto il trentesimo anno di età. Si concorre con saggi di ricerca originali e inediti, in lingua italiana e/o inglese, nelle seguenti aree tematiche:

  1. a) Scienze storiche e letterarie;
  2. b) Scienze economiche e sociali.

Per iscriversi alla competizione è necessario spedire, entro e non oltre la data del 13 febbraio 2015, una sinossi del saggio della lunghezza massima di 3.000 battute assieme al “Modulo di Partecipazione” debitamente compilato. Gli elaborati, redatti in lingua italiana e/o inglese, dovranno avere una lunghezza compresa tra le 35.000 e le 50.000 battute ed essere inviati entro il 1° maggio 2015. La comunicazione dell’assegnazione dei premi verrà effettuata entro il 30 giugno 2015 e la premiazione avverrà in occasione di un evento pubblico, organizzato a Roma entro il  15 luglio 2015. Per maggiori informazioni sul Premio di Ricerca, per scaricare la documentazione per la partecipazione e il regolamento completo, per trovare riferimenti bibliografici utili per il lavoro di ricerca, visita le pagine:

EPOKERICERCE.IT
ITALIAAZERBAIGIAN

I presepi del mondo riuniti a Roma

Sono 212 ed arrivano da tutto il mondo i presepi esposti presso la Sala del Bramante della Basilica di Santa Maria del Popolo, un consuetudine nella capitale che si rinnova ogni anno

                 

Di Francesca Rossetti

100-presepi-2014-a-Roma-mostra-internazionale-al-Bramante-di-piazza-del-Popolo-620x229Roma, 13 dicembre – Da sempre la Mostra dei Presepi, organizzata ogni anno a Roma dalla Rivista delle Nazioni presso la Sala del Bramante della Basilica di Santa Maria del Popolo, rappresenta un momento di incontro e di scambio culturale grazie alle bellissime creazioni provenienti da tutto il mondo. Quest’anno sui 3500 presepi arrivati da parte di privati e associazioni onlus  ne sono stati selezionati 212 di tutti i tipi che colpiscono per la loro bellezza e le loro caratteristiche: a cominciare da quello della Repubblica Ceca, passando per Equador, Belgio, Germania, si può ammirare la grande capacità degli artigiani che li hanno confezionati utilizzando legno, terracotta, fili e cotone, per arrivare poi al ferro per la Croazia. Appesi lungo le pareti vari quadri e rappresentazioni della Sacra Famiglia che utilizzano il ricamo, ed ecco la terracotta, porcellana e resine multicolori accanto a vari presepi privati realizzati da veri e propri artisti, autentici capolavori di splendore e tradizione. Mentre ero in sosta davanti alla teca con la bellissima creazione proveniente dal Giappone ho notato un bagliore luminoso ed ecco il presepe in cristallo, accanto a quello realizzato con calzanti e stringhe per le scarpe, un’autentica meraviglia, mentre il Messico ha fatto le cose in grande con le statue a misura d’uomo. Continuando il percorso di nuovo alcuni quadri originali: una pirografia a base di polvere di caffè ottenuta utilizzando un puntello rovente, una xilografia incisa su legno mentre Maurizio Rossi (Lazio) ha realizzato un presepe in miniatura all’interno di un orologio da polso, uno dentro un casco da motociclista e l’ultimo dentro una chitarra, con luci ed arbusti lungo il manico. Splendida la creazione di Giulietta Cavallo, specializzata in presepi del ‘700 siciliani con pupi e carrozze, mentre un’intera sezione è stata dedicata alle opere in corallo provenienti da Torre del Greco(Na) in collaborazione con Assocoral. Fanno parte della mostra presepi in legno d’ulivo e faggio scolpito a mano, polistirolo, gesso e cartone, sughero e sabbia. Addirittura uno è nato utilizzando i contenitori del latte e  bottiglie con il cotone per i fiocchi di neve, mentre un altro è a base di pongo e das, la classica plastilina manuale. Fra i presepi nati da  oggetti riciclati , quello con i tappi di plastica e le capsule del caffè accanto a quello con i personaggi in gommapiuma, bottoni e stoffa. Dalla Puglia spettacolare il presepe di Giuseppe Altamura, realizzato con 20 kg tra 25 varietà di pasta e riso e completamente illuminato, mentre l’Associazione Italiana Amici del Presepe ha inviato quello con i bambolotti per bambini. E’  poi il turno del presepe artistico, a base di vernici e tempere, per finire con quelli di stucco e muschio, elemento natalizio tradizionale assieme al vischio e alla cartapesta e paglia, insomma, un’autentica galleria per tutti i gusti e in cui ogni artista ha dato un tocco unico alla propria opera, rendendola un capolavoro straordinario.  Ogni anno i presepi selezionati cambiano ed il più bello vince una coppa  e quest’anno è stata introdotta un’importante novità: nel laboratorio “Il Presepe come Gioco” i bambini che hanno partecipato hanno realizzato uno dei personaggi con la tecnica dell’origami grazie all’aiuto della signora Su Chuo – Ying, invitata dall’Ambasciata della Repubblica Cinese di Roma presso la Santa Sede.

Unicef, appello per emergenza ebola in Africa

Per sostenere la lotta contro Ebola e rafforzare i servizi di base per le comunità, l’UNICEF estende il suo appello a 500 milioni di dollari

 

ebola-unicef-2_0Roma, 12 dicembre – L’UNICEF ha lanciato oggi un appello per estendere la sua risposta all’emergenza Ebola in Africa occidentale per i prossimi sei mesi, per un totale di 500 milioni di dollari – l’appello ad ora è stato finanziato solo per il 24 % (125,7 milioni di dollari). La peggiore epidemia di Ebola nella storia sta distruggendo intere comunità in Africa Occidentale. L’UNICEF stima che siano 9,8 milioni i bambini e i giovani fino a 20 anni che vivono nei tre paesi più colpiti:  Guinea, Sierra Leone e Liberia; di questi, 2,9 milioni hanno meno di 5 anni. Sono 10.000 bambini che, a causa dell’Ebola, hanno perso uno o entrambi i genitori o le persone che si prendevano cura di loro. I fondi sosterranno l’organizzazione per l’infanzia per continuare a contrastare i due più grandi canali di trasmissione dell’Ebola – la mancanza di isolamento dei pazienti sin dal primo momento e la mancanza di funerali sicuri – e allo stesso tempo si stanno verificando nuove opportunità per rafforzare i sistemi sanitari di base e i sistemi di sostegno sociale in una delle regioni più povere del mondo. “L’UNICEF sta potenziando il suo lavoro all’interno della comunità per fermare quest’epidemia, supportare l’immediato isolamento di nuovi casi, favorire funerali più sicuri, continuare a diffondere corrette informazioni, riconoscere il virus e comprenderne i rischi”, ha dichiarato Peter Salama, Coordinatore a livello globale dell’emergenza Ebola per l’UNICEF. “Mentre combattiamo contro l’Ebola all’interno delle comunità, possiamo cogliere l’opportunità di  contribuire a costruire centri sanitari di base efficienti e altri servizi sociali che andranno a vantaggio dei bambini e delle loro famiglie nel lungo periodo, dopo che l’Ebola sarà stata sconfitta.”

I fondi richiesti saranno utilizzati per:

–          promuovere comportamenti salvavita, compresi funerali sicuri e isolamento immediato, attraverso campagne di comunicazione con i media, campagne porta a porta e la formazione e l’impiego di circa 60.000 volontari tra le comunità;

–          supportare fino a 300 Centri comunitari di cura, centri di transito, centri di osservazione e strutture per l’isolamento nelle aree rurali;

–          garantire servizi di protezione per i bambini che, a causa dell’Ebola, hanno perso i genitori o le persone che si prendevano cura di loro;

–          provvedere agli equipaggiamenti per la protezione personale e altri strumenti fondamentali per prevenire e controllare le infezioni da Ebola;

–          sostenere o iniziare a riavviare i servizi sanitari e un’istruzione di base, in condizioni di sicurezza.

“Non è una coincidenza che l’Ebola sia comparsa in tre paesi con sistemi sanitari fragili”, ha continuato Salama. “I servizi sanitari pubblici nei paesi colpiti dall’Ebola potrebbero essere molto più efficaci se facessimo adesso investimenti corretti, nei posti giusti – soprattutto a portata di mano per le persone nelle comunità che hanno più bisogno di servizi di base.” “Attraverso la formazione di volontari a livello locale, allestendo un maggior numero di strutture vicine alle case, sostenendo gli operatori sanitari e sociali nelle comunità, e investendo sulla collaborazione di molti sopravvissuti alla malattia che possano provvedere alla cure di coloro che ne sono affetti o a rischio,  possiamo combattere la malattia e allo stesso tempo iniziare a identificare nuove strade per il futuro per garantire le vaccinazioni, curare la malnutrizione, migliorare le cure prenatali e ampliare la distribuzione di aiuti in condizioni di sicurezza” ha concluso Salama. La risposta all’Ebola sostenuta dall’UNICEF ha anche impatti su altri settori oltre quello sanitario. Con le scuole chiuse, l’UNICEF sta lavorando con il Ministero dell’Istruzione e altri partner per supportare un’istruzione continuativa attraverso lezioni quotidiano via radio (nazionali o locali) e attraverso moduli di apprendimento auto diretto. Il lavoro è anche impostato per un’eventuale riapertura delle scuole in condizioni di sicurezza. Decine di migliaia di insegnanti saranno formati su tecniche di sostegno psicologico, di prevenzione dall’Ebola e sugli ambienti sicuri dove studiare, in modo da rafforzare la risposta delle comunità. L’UNICEF sta anche supportando i paesi a rischio di Ebola a essere preparati attraverso campagne informative e proattive, e a essere pronti a qualsiasi altra possibile epidemia con protocolli per la gestione, il monitoraggio e la rilevazione di nuovi casi.

 “Emergenza Ebola”: è possibile effettuare donazioni tramite il sito: www.unicef.it

 

UNICEF Italia esprime cordoglio per la morte della volontaria Gilberta Palleschi

Dichiarazione del Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera

Gilberta-Palleschi-insegnante-57enne-scomparsa1Roma, 12 dicembre-  “A nome dell’UNICEF Italia vogliamo  esprimere la nostra totale vicinanza alla famiglia di Gilberta Palleschi per questa terribile perdita. Gilberta, volontaria per l’UNICEF dal 1991 e Segretaria del Comitato laziale dal 2007,  ha dedicato la sua vita ai bambini ed era una delle nostre volontarie più attive e appassionate”. “Tutti noi siamo anche vicini ai volontari dei Comitati UNICEF del Lazio e di Frosinone per la perdita di un punto di riferimento così importante sul territorio”. “Siamo profondamente colpiti da questo tragico evento. In un giorno così triste, vogliamo salutarla ricordando il suo sorriso, il suo entusiasmo e il suo impegno per gli altri”.

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