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Un’isola sulla costa finlandese riservata solo alle donne. Al contrario in Giappone l’isoletta sacra Okinoshima vieta l’ingresso alle donne
Un’isola sulla costa finlandese riservata solo alle donne. Al contrario in Giappone l’isoletta sacra Okinoshima, abitata da un solo uomo e dichiarata nel 2017 patrimonio dell’Unesco, vieta l’ingresso alle donne. Nel piccolo tempio seicentesco Okitsu si venera lo spirito della dea del mare Tagorihime e approdare nell’isola e visitare il sacro edificio è consentito solo il 27 maggio di ogni anno ad appena 200 uomini in possesso di speciale permesso.
di Luca Rinaldi

Okinoshima è un tratto di terra di poco meno di un chilometro quadrato, circondato dal mare, nel sud ovest del Giappone. Un vero e proprio paradiso naturale verdeggiante, ricco anche di opere artistiche e storiche di grande rilievo e valore, tanto che, nel 2017, è stato dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco.
Fino al nono secolo, infatti, l’isola è stata un porto sicuro per i marinai che viaggiavano tra Corea e Giappone. Questi hanno lasciato, negli anni, circa 80mila oggetti votivi (spade, armi, specchi, perle) come offerte alla divinità shintoista del mare, la Dea Tagorihime, una delle tre figlie del Dio Amaterasu, in cambio della benedizione per un viaggio sicuro. Sono oggetti che rappresentano un vero e proprio tesoro nazionale da proteggere e tutelare, alcuni dei quali tanto antichi da risalire a prima della diffusione della scrittura.
Proprio dalla venerazione del kami, lo spirito della Dea che si ritiene risieda presso l’isola, derivano la sacralità del territorio di Okinoshima e le ferree regole per l’accesso ad essa. Il piccolo tempio secentesco Okitsu e l’isola stessa su cui esso è stato eretto sono infatti visitabili per un solo giorno all’anno, il 27 maggio, da un numero massimo di 200 visitatori muniti di un permesso speciale obbligatorio. L’ingresso è consentito per soli motivi di preghiera, tanto che ogni pratica meramente turistica è tutt’ora bandita, e solamente a pellegrini di sesso maschile, generalmente naviganti e pescatori. Il divieto di accesso sull’isola riservato alle donne, che la religione shintoista considera “impure” a causa del ciclo mestruale, è un precetto religioso che, a suo modo, tutela la purezza e la sacralità del territorio, così come, per lo stesso motivo, vige l’obbligo per gli uomini appena sbarcati di denudarsi completamente e compiere un rituale di purificazione in mare.
L’unico abitante di Okinoshima, impiegato a guardia del santuario, vigila sul rispetto di tali regole e impone anche il divieto assoluto di riferire ad altri, una volta lasciata l’isola, particolari del viaggio e di ciò che hanno visto e fatto nel tempio, così come prescrive il divieto di portare via qualunque oggetto locale, anche di origine naturale.
Le complesse cerimonie di preghiera in onore della DeaTagorihime e delle altre due divinità femminili, Tagitshuime e Icchikishimahime, e i divieti imposti ai visitatori, servono a chiedere la protezione dei naviganti e a placare le anime dei soldati russi e giapponesi morti in battaglia, a inizio Novecento, nei pressi diOkinoshima.
Il divieto di accesso all’isola per le donne rimane ovviamente quello più controverso a causa del paradosso etico che comporta, considerato che l’isola è consacrata ad un kami femminile. Per questo motivo alcune associazioni hanno chiesto che, in seguito all’inserimento di Okinoshima nei siti Unesco, la regola possa cambiare.
Molti religiosi, d’altro canto, dopo la dichiarazione dell’Unesco, si stanno impegnando maggiormente per tutelare la sacralità dell’isola da qualunque ingerenza esterna determinata dalla semplice curiosità e non dalla più importante motivazione della fede. Il bando nei confronti delle donne e del turismo è quindi giustificato ancora una volta dal rischio di una contaminazione e quindi di uno stravolgimento delle tradizioni religiose shintoiste. A supporto di quest’ultima fazione parrebbero esserci proprio le stesse regole dell’Unesco, che non prevedono necessariamente un cambio nelle modalità di fruizione dei luoghi inseriti nelle proprie liste protette.
L’isola di Okinoshima vietata a qualsiasi donna fa da contraltare ad un’altra isola, la SupeSheIsland situata sulle coste finlandesi, di proprietà di Kristina Roth che ha deciso di consentire l’accesso solo alle donne.
