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Italia

Simone Arrigoni ed il mondo del mare

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Intervista a Simone Arrigoni

Di Francesca Rossetti

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Simone Arrigoni è un giovane ragazzo romano con la passione del pianoforte e dell’apnea ed ecco cosa ci racconta in merito.

Chi è Simone Arrigoni e come nasce la passione per il pianoforte e successivamente per l’apnea?

“Anche se sono conosciuto come apneista, grazie ai 19 record del mondo finora realizzati, mi sento prima di tutto un pianista. Nonostante a soli 25 anni sia stato costretto ad abbandonare la carriera da concertista classico proprio sul nascere, la musica non ha mai smesso di far parte di me, e sono felice di poter tuttora trasmettere ad altri, come insegnante di pianoforte, la magia di quest’arte unica. All’età di 9 anni, mentre guardavo distrattamente la televisione, mi imbattei in un concerto di Rubinstein al pianoforte che eseguiva la Ballata n. 1 di Chopin. Rimasi letteralmente impietrito per l’emozione e in quel momento promisi a me stesso che un giorno avrei suonato quel brano. Iniziai subito a prendere lezioni e pochi mesi dopo riuscii ad entrare al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, arrivando a diplomarmi con lode in Pianoforte e ad iniziare subito una promettente carriera da concertista classico. Quando stavo per partire per la mia prima tournée in Argentina, restai coinvolto in un grave incidente stradale in cui riportai danni irreversibili al polso sinistro. Quell’urto violentissimo con un auto fuori controllo che mi colpì frontalmente a tutta velocità, vanificò in una manciata di secondi un’intera vita di sacrifici e ogni mia ambizione per il futuro, ma soprattutto mi portò via quello che rappresentava tutto il mio mondo e il mio principale mezzo d’espressione. Dopo l’incidente seguì un periodo di difficoltà e sofferenza indicibili, in cui mi sottoposi ad una serie infinita di visite dai migliori specialisti del settore e a vari protocolli medici per tentare in tutti i modi di ristabilire la corretta funzionalità articolare della mia mano, senza che nessuna delle dolorose terapie ripetutamente effettuate desse i risultati sperati. In quei mesi mi sedetti al pianoforte centinaia di volte per provare a suonare, ma ogni volta il mio polso si infiammava gravemente, lasciandomi per giorni un gonfiore accompagnato da intensi dolori che ne impedivano anche il gesto più semplice. La mia mano sinistra era divenuta un arto ingovernabile per un pianista, e non riuscendo in nessun modo ad affrontare il dolore devastante provocato dalla perdita subìta, decisi di serrare la copertura della tastiera del mio pianoforte e di non suonare mai più. Ora so che tentare di soffocare ed ignorare un dolore tanto grande è inutile, perché non può svanire nel nulla e, seppur silente, resta comunque dentro di noi. Mi ci sono voluti ben 15 anni per trovare il coraggio di tornare a sedermi davanti al familiare susseguirsi di bianco e nero che tanto mi mancava, ma quando ci sono riuscito, diviso tra i fortissimi dolori (non solo fisici) e l’irresistibile voglia di tornare a suonare, è stata per me un’emozione fortissima e contrastante, come tirar fuori un grido represso per un tempo interminabile. L’anno scorso, a distanza di oltre 20 anni dal mio ultimo concerto, ho impiegato tutta la mia forza per registrare alcuni brani che ho pubblicato on line e, soprattutto, per tornare a tenere un concerto di pianoforte in pubblico. Anche il motivo che mi ha portato a intraprendere l’attività sportiva è segnato da un tragico evento. Pochi mesi dopo l’incidente che mi costrinse a smettere di suonare, infatti, mio cugino Stefano perse la vita in apnea a soli 17 anni, proprio il giorno dopo avermi confidato il suo sogno di stabilire un record in questo sport e di veder scritto il suo nome sui giornali. Gli promisi quindi che avrei realizzato per lui il suo desiderio e fu così che iniziai, alla soglia dei 30 anni, ad allenarmi duramente in apnea, fino a mantenere quella promessa per me tanto importante, stabilendo il mio primo record e portando il nome di Stefano su tutti i giornali.”

Cosa hanno in comune due mondi così diversi e quali qualità è necessario possedere per diventare i numeri 1?

“Musica e apnea sono per me due mondi indissolubilmente legati tra loro e pieni di elementi in comune. Prima di tutto per le sensazioni che mi permettono di provare: quando inizio a praticare l’una o l’altra mi sembra di trovarmi tutto d’un tratto proiettato in un’altra dimensione, dove è possibile volare e distaccarsi da tutto. Oltre agli aspetti introspettivi, l’elemento esteriore più importante che le accomuna è quello comunicativo. Come ho spiegato nella mia autobiografia da poco pubblicata (Sette respiri. In apnea tra musica, record e delfini, Charleston, CreateSpace, 2016 ‒ distribuita da Amazon), nell’apnea e nella musica il mio obiettivo primario è sempre quello di provare e di trasmettere emozioni, insieme a quello di comunicare messaggi edificanti e positivi. Senza dubbio ho sentito fin da bambino la necessità di comunicare i miei sentimenti al prossimo tramite vie alternative rispetto alle parole, al punto che dedicai tutta la mia infanzia e gioventù a perfezionare un nuovo mezzo di espressione che mi consentisse di raggiungere direttamente il cuore delle persone, scegliendo il linguaggio universale secondo me più efficace: quello musicale. Ma anche l’apnea rappresenta un potente veicolo comunicativo: stabilire record e raccontare la mia storia è per me un modo di trasmettere importanti messaggi al più vasto pubblico possibile, primo fra tutti quello che, nonostante a volte possa sembrare tutto perduto, bisogna trovare in noi stessi il coraggio di affrontare la realtà e, al contempo, di non smettere mai di lottare per cercare strade alternative, tentando con tutta la nostra volontà di superare gli ostacoli che ci si presentano davanti, trasformandoli in nuove opportunità e alternativi percorsi di vita da seguire. Sono proprio la determinazione, la tenacia e lo spirito di sacrificio che ci permettono di raggiungere traguardi spesso ben al di là delle nostre aspettative. Indubbiamente per diventare “numeri 1” serve anche una motivazione molto forte, ma non bisogna mai dimenticare che vivere a pieno la nostra vita, ricordando l’importanza di ogni singolo giorno, di ogni singola emozione, è forse la caratteristica che veramente permette a noi tutti di salire sul gradino più alto del podio.”

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Quali record hai raggiunto?

“In tredici anni di attività ho registrato 19 primati mondiali in mare, lago, sotto i ghiacci e con i delfini, in varie discipline dell’apnea dinamica (nella quale la prestazione si svolge lungo tracciati orizzontali poco al di sotto della superficie dell’acqua, percorsi con la forza di gambe e/o braccia). Tra i record in apnea più significativi, a parte il primo raggiunto in nome di Stefano, ricordo certamente i due primati sotto i ghiacci (nuotando a rana a 1.8 gradi centigradi, per 30 m nel 2004 e 41 m nel 2006), non solo per l’emozione provata in una vera e propria sfida con me stesso (l’ambiente estremo non lasciava spazio al benché minimo errore), ma anche per l’esplorazione effettuata di un mondo sommerso unico, che ha pervaso tutti i miei sensi nel momento in cui mi sono immerso nel buio più totale, tra un silenzio assordante e un freddo attanagliante. Un traguardo di cui vado particolarmente orgoglioso è quello raggiunto arrampicandomi lungo una fune sommersa a circa 2 metri di profondità per 101 metri (Giochi del Mare 2009), perché in tal modo ho inaugurato una nuova disciplina, l’Immersione libera orizzontale, praticabile anche da persone con disabilità agli arti inferiori in quanto è previsto l’uso esclusivo delle braccia. Non posso inoltre evitare di citare la sfida che mi ha permesso di conquistare la vittoria, da un punto di vista prettamente sportivo, più densa di significati: i 500 metri percorsi in apnea motorizzata nel 2013. Questi e gli altri record realizzati mi hanno consentito di vivere il raro privilegio di trattenere il respiro con chi ha affinato quest’arte attraverso decine di milioni di anni di evoluzione: i delfini! Dal 2009 al 2015 ho infatti stabilito 6 record “di squadra” con i tursiopi, raccogliendo una serie di parametri fisiologici legati alle mie prestazioni in apnea che sono stati oggetto di ricerca in una tesi di laurea e, in seguito, in un progetto di dottorato incentrato sull’indagine comparata dell’adattamento all’apnea di uomo e mammiferi marini. Infine, dopo essermi allenato a stretto contatto con i delfini per otto anni ho avuto l’idea di tentare di abituare il mio corpo a nuotare nel modo più simile possibile a loro. Ai Giochi del Mare 2016 ho così inaugurato una nuova specialità dell’apnea dinamica che ho chiamato Dolphin’s Breath, in cui l’apneista nuota con la monopinna in mare lungo un tracciato di distanza prestabilita, durante il quale deve risalire periodicamente in superficie per trarre un singolo respiro in un secondo, come appunto fanno i delfini. L’obiettivo è trarre il minor numero di atti respiratori durante l’intero percorso, e nel primo record ho percorso 1 km in un tempo totale di 23 minuti e 30 secondi, respirando per 1 minuto e 35 secondi. Questa disciplina riveste per me un’importanza fondamentale, non solo perché a livello fisico è la più faticosa in cui mi sia mai cimentato, ma soprattutto perché è legata alla diffusione di due slogan che mi stanno particolarmente a cuore: “Mind the dolphins”, per sensibilizzare il pubblico verso la salvaguardia dei mammiferi marini e del loro ambiente, e “Mai da soli”, per ricordare a tutti ‒ in primis ai più giovani ‒ di non praticare mai apnea da soli per ragioni di sicurezza, seguendo l’esempio dato proprio dai delfini, che vivono e nuotano in gruppo aiutandosi reciprocamente in caso di difficoltà.”

Quale rapporto è possibile instaurare con i delfini, che si dice capiscano tutto del nostro mondo e come si decodifica il loro linguaggio?

“I delfini sono creature straordinariamente intelligenti e sociali; quando nascono in ambiente controllato, e non è pertanto realisticamente possibile introdurli in natura per irrisolvibili problematiche di tipo biologico e comportamentale, instaurano con l’uomo un rapporto molto speciale, che gli permette, tramite esercizi e addestramento esclusivamente a rinforzo positivo, di ricevere stimoli esterni preziosissimi per il loro benessere. Purtroppo negli ultimi anni si assiste ad una feroce propaganda contro questo tipo di esercizi, ma a mio parere si tratta di una strumentalizzazione, spesso basata su affermazioni false, che rischia di concludersi con provvedimenti dannosi per gli animali. Ovviamente posso riferirmi solo alla realtà di cui ho avuto esperienza diretta (ho collaborato su base volontaria con un parco), ma almeno per questo caso sono sicuro che l’interazione dei delfini con l’uomo sia assolutamente positiva, e, secondo me, abbiamo il dovere morale di guardare in faccia la realtà, senza lasciarci ingannare da vere e proprie utopie, per consentire al personale specializzato di far vivere questi animali nelle migliori condizioni possibili. Il legame che i delfini stringono con i loro addestratori è talmente forte e amorevole che basta un loro semplice sguardo per capire cosa vogliono comunicare, così come questi animali straordinari hanno l’incredibile capacità di comprenderci come se potessero decifrare ogni singola parola che gli indirizziamo. È assolutamente impossibile non rimanere stregati da queste creature uniche!”

Quali sono i mari migliori del mondo per effettuare l’apnea e quali segreti del mare hai scoperto durante le immersioni?

“L’apnea si effettua innanzitutto dentro se stessi: quando si trattiene a lungo il respiro (mi raccomando, mai provarci da soli!) si compie un vero e proprio viaggio interiore. Chi ha provato almeno una volta a cimentarsi in questa meravigliosa disciplina, che sarebbe riduttivo definire “sportiva”, può capire perfettamente – ne sono sicuro – cosa intendo. Detto questo, non c’è nulla di meglio che lasciarsi trasportare dalle acque di incantevoli località di mare, e per nostra fortuna non abbiamo bisogno di percorrere lunghe distanze per avere la possibilità di farlo. Ancora oggi il mare della Sardegna e, in particolare, del golfo di Tavolara rappresenta per me forse il più bello in assoluto: le sue acque cristalline, il litorale costellato di spettacolari graniti rosa e la macchia mediterranea lo rendono di una bellezza inaudita! E non solo, perché grazie all’area marina protetta si possono effettuare immersioni tra paesaggi subacquei che nulla hanno da invidiare ai mari tropicali (basti pensare alla Secca del Papa, in cui ci si immerge tra nuvole di coralli, cernie, dentici e aragoste). Innumerevoli altre zone costiere italiane permettono senza dubbio di effettuare apnea fra scenari splendidi, ma non posso evitare di menzionare un altro mare nelle cui acque mi sento veramente “a casa” e ho avuto modo di vivere memorabili emozioni: quello delle isole greche, che mi ha più volte svelato i suoi “segreti” concedendomi l’onore di incontrare tartarughe marine, delfini e perfino la rarissima foca monaca.”

Davvero bravissimo Simone e per informazioni http://www.simonearrigoni.com

 

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