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Italia

Paolo Mariello ed il mondo del Cinema

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Tempo di lettura: 7 minuti

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Intervista a Paolo Mariello

Di Francesca Rossetti

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Paolo Mariello è un giovane regista di Cesena che ha da poco realizzato alcuni interessanti cortometraggi: l’ho incontrato per saperne di più.

Chi è Paolo Mariello e come nasce la passione per il cinema? 

Paolo Mariello nasce a Rimini dove trascorre la maggior parte dei suoi anni, fino al trasferimento a Cesena, ormai circa un decennio fa.  Nel rispondere a questa domanda mi è sorta spontanea un’immagine tratta dalla mia gioventù che un giorno raccontai a mio figlio, non so bene per quale ragione.  Ebbene, quand’ero poco più che un adolescente, usavo tenere un quaderno su cui annotavo meticolosamente ogni notizia che leggevo dalle riviste, dai giornali, o che ascoltavo alla radio o alla televisione, riguardante il cinema e gli attori. Avevo perfino ideato un sistema di classificazione e di votazione che ricordava un po’ quello della guida del Morandini.  Bisogna dire che laddove normalmente rifuggevo il mondo della carta, dei libri e dello studio, quell’unica eccezione, guardandola oggi, non poteva che dirsi profetica. Nonostante quindi la passione sia sempre esistita, il percorso non è mai stato lineare, e sono in un certo senso orgoglioso del fatto che prima di poter approdare alla produzione, alla creazione vera e propria di ‘cinema’, ho seguito strade e mari piuttosto tortuosi.  Mi sono infatti diplomato al conservatorio e da allora ho sempre fatto il musicista.  Ho aperto diversi studi di registrazione negli ultimi anni, lavorato come arrangiatore e compositore, fino al già menzionato trasferimento in pianta stabile nel mio studio di Cesena. Parallelamente, ho sempre avuto un interesse morboso per il cinema che  ha iniziato ad assumere un aspetto reale, concreto, dal momento in cui decisi di vendere la mia macchina per potermi permettere l’acquisto di una telecamera professionale. E’ forse quest’atto, più di tutti, che segna il reale passaggio dalla passione alla realtà; il vero anello di congiunzione tra quel ragazzo che scriveva la trama dei suoi film preferiti su un quaderno a righe e l’adulto che cerca, finalmente, di dare vita a quelle stesse storie tanto o forse soltanto sognate. E’ dunque in questo senso che la passione per il cinema nasce e si sviluppa, ma mai lontano né separatamente dalla musica. Non so se per via del mio vissuto o ‘deformazione professionale’, ma non potrei mai considerare il cinema separatamente dalla cosiddetta musica per immagini, ed in tutti i miei progetti, di fatto, la musica ha un ruolo preponderante e mai di supporto.  Mi piace descriverlo come un uso pucciniano della colonna sonora, ovvero quasi un voler ricalcare lo stesso metodo con cui il maestro sottolineava musicalmente e ‘spiegava’ i personaggi del libretto, ognuno con il proprio tema, ogni melodia legata alla propria vicenda. Qualcosa di unico nell’opera lirica che cerco di riprodurre nella composizione delle colonne sonore per i miei film.”

Di cosa parlano “The Guise” e “Come stanno i miei piccoli” e quali significati intendono comunicare? 

 The Guise” e “Come stanno i miei piccoli” sono, in un certo senso, due lavori diametralmente opposti.  Ma non è un opposto netto, delineato, è piuttosto un opposto paradossale, che vede nell’uno lo specchio dell’altro, come due treni che procedano su binari differenti, in direzioni diverse, e che pur tuttavia si affacciano l’uno sull’altro, continuamente.  Ad una prima occhiata, infatti, nascondono in sé lo stesso comune denominatore; ovvero sono entrambi riconducibili alla categoria dei thriller.  The Guise” nasce da un travaglio piuttosto faticoso, ed infatti ne rispecchia tutte le caratteristiche. E’ un giallo dalle tinte piuttosto fosche, che sfida le apparenze ed i costumi della vita narrativa dei suoi protagonisti.  Parla di alcuni omicidi che gli investigatori faticano a risolvere, di rapimenti e torture, di relazioni patologiche e distorte. Il tema centrale è sicuramente la risoluzione di un conflitto, e questo conflitto prende diverse forme, poiché non è solo quello dell’assassino, ma è anche il conflitto che vivono tutti gli altri personaggi nella loro vita quotidiana.  E’ infine un lavoro a tratti quasi psicoanalitico, che si propone di tornare allo stile di Pupi Avati e di Dario Argento, quelli di un tempo, e di farlo raccontando una storia che possa risultare interessante sotto diversi profili.  Un filo piuttosto sottile si dipana dalla struttura narrativa di “The Guise”, che già ha in grembo il tema infantile, e che si struttura più ampiamente in “Come stanno i miei piccoli”.  Quest’ultimo è infatti un mediometraggio che si propone di approcciarsi maggiormente anche al tema sociale dell’abuso sui minori. E’ questo ciò di cui parla, essenzialmente. E’ la storia di due bambini che vivono un incubo, l’incubo della realtà, ma che come tutti gli incubi segue la sua logica beffarda. Molti dei temi presentati in “The Guise” si ripresentano anche qui, ma oltre al valore narrativo, lo scopo è quello di avere un respiro più ampio, forse un po’ più ruffiano, ma non per questo meno vero, meno reale e meno tragico.  Secondo un adagio della psicologia della Gestalt, “il tutto è più della somma delle singole parti”.  In entrambe le produzioni vengono mescolati e mischiati diversi elementi, ma il significato ultimo deve inevitabilmente dipendere anche dallo spettatore.  E’ dall’unione dei diversi temi narrati, che a loro volta si incontrano con lo sguardo del pubblico, da cui nasce e da cui potrà nascere non un significato, ma tanti significati per quanti saranno gli occhi che lo guarderanno.  E così, la pretesa di voler comunicare un messaggio ad ogni costo cade di fronte alla necessità non di comunicare un messaggio, ma di comunicare.” 

Come sono stati scelti gli attori e quali nomi importanti figurano? 

Quelli della scelta degli attori e dei “nomi importanti” sono temi che ritengo piuttosto importanti.  Mi piace ricordare di come Vittorio De Sica scelse un operaio di fabbrica come protagonista di Ladri di biciclette ed un bambino incontrato per strada che lo colpì per il suo modo di camminare.  Si dice che nonostante la grande difficoltà nel reperire i fondi per quello che sarebbe poi diventato un capolavoro del cinema mondiale, De Sica avesse rifiutato i soldi di alcuni importanti produttori americani che tuttavia volevano sostituire il suo protagonista con Cary Grant. Mi piace poter ravvisare in questo grande ‘senso artistico’ un modo di guardare al cinema e quindi, in questo caso, al casting, che ne sia per me da esempio.  Quello che De Sica insegna, è forse dunque che l’entità dei fondi, dei soldi disponibili, non deve mai sovrapporsi alle esigenze creative. Difatti, quindi, posso affermare di aver scelto gli attori non perché avessero grandi nomi, ma piuttosto perché ognuno di loro avesse almeno un aspetto od una caratteristica che a mio avviso rispecchiasse l’idea che avevo del personaggio. 

Spesso è il personaggio ad incontrare l’attore, altre volte è l’attore stesso a far nascere una di quelle entità che chiamiamo personaggi e che popolano ed abitano i mondi paralleli delle vicende che immaginiamo, pensiamo, a volte viviamo, scriviamo e da ultimo filmiamo.

L’attore ha in sé un grande e grave compito, ed il lavoro che richiede non è mai da svalutare, ed ecco alcuni nomi dei nostri: Costantino Comito, Ivan Bellandi, Nika Urban, Gianluca Palisi, Daniele Russo, Stefania Pecchini, Cinzia Mazzoni e la nuova entrata Franca Venturini.” 

Quali riscontri hai avuto online dopo la pubblicazione e quali suggerimenti sono pervenuti? 

I riscontri principali sono stati di natura diversa e di diversa ampiezza.  Solamente sulla piattaforma YouTube, il trailer di “Come stanno i miei piccoli” ha superato in pochi giorni le 36.000 visualizzazioni. Gli stessi numeri sono stati riscontrati anche su Facebook, tra visualizzazioni, commenti e condivisioni.  Dopo tre giorni dalla pubblicazione, il trailer di “The Guise” ha già superato le 10.800 visualizzazioni su YouTube. Sono piuttosto soddisfatto del risultato, soprattutto considerando che il mio canale YouTube non fa parte di nessun network, non ha nessun agente pubblicitario alle spalle, né è stata mai fatta grande pubblicità attorno ai trailer al di là dello spontaneo interesse degli utenti e degli spettatori stessi.  Tutto ciò è partito da una cerchia piuttosto ristretta e non c’è piacere più grande dell’accorgersi di come le cose crescano. Diverse testate giornalistiche del territorio mi hanno inoltre contattato per alcune interviste, ed il progetto “Come stanno i miei piccoli” ha inoltre destato l’interesse del Comune di Cesena. I suggerimenti sono all’ordine del giorno, soprattutto da parte di collaboratori e sponsor, e in particolar modo per quanto riguarda la parte commerciale e pubblicitaria dei nostri progetti, ambito in cui c’è ancora molto da fare e da lavorare.  Dal punto di vista tecnico e cinematografico, le critiche ed i consigli non si sprecano mai; io ed i miei collaboratori sappiamo bene di poter migliorare ulteriormente, in particolar modo negli aspetti più specifici del lavoro video. Il suggerimento più importante? Abbiamo tante, troppe idee, e dobbiamo riuscire a filtrarle nella maniera più efficace, ma soprattutto a renderle operative, quasi fosse un esperimento.” 

I due trailer fanno parte di una trilogia: di che cosa parlerà il terzo e quando uscirà?

L’idea della trilogia si è sviluppata lentamente, quasi in autonomia. 

Io e gli sceneggiatori ( Samuele Mariello e Massimo Mengacci) ad un certo punto ci siamo accorti che c’erano molti elementi in comune, e che avevamo creato un mondo a parte, una sorta di microcosmo, e che all’interno di questa ambientazione si muovevano gli stessi personaggi. Ma non solo e non necessariamente; a volte anche soltanto diversi aspetti degli stessi. 

E’ così che i due trailer sono arrivati ad essere indissolubilmente legati, al punto tale che l’uno non potrebbe esistere senza l’altro. 

Da “The Guise”, il più anziano in termini di concepimento, sono stati estrapolati alcuni aspetti che hanno dato vita al personaggio principale di “Come stanno i miei piccoli”, attorno al quale è stata poi costruita l’intera vicenda.

Da quest’ultimo, infine, due personaggi in particolare hanno richiesto la loro attenzione, si sono imposti al di là della narrazione ed hanno manifestato tutta la loro importanza (i personaggi, non gli attori). 

A quel punto è nato il terzo elemento della trilogia, di cui vorrei qui menzionare il titolo in anteprima: “Aunts”. 

E’ un terzo progetto che prende apparentemente le distanze dai primi due per mezzo del titolo anglofono, unico della trilogia. Ma, come “The Guise” vuole ben rimarcare, le apparenze sono soltanto la punta freudiana dell’iceberg. 

Sarà infatti un lavoro che si avvicina allo splatter, in maniera un po’ tarantiniana, e che segnerà la chiusura del cerchio che simbolizza questa trilogia. C’è una parte di noi che in alcuni momenti non ha voglia di riflettere, di elaborare dati, di andare alla ricerca di significati; “Aunts” risponderà a queste esigenze ‘altre’. 

Dopo due titoli piuttosto cerebrali e riflessivi, quest’ultimo arriverà come una secchiata d’acqua fredda, come un fulmine a ciel sereno e sarà grottesco, irriverente, spietato.

E’ ancora presto per parlare di date, ma possiamo dire di essere già al lavoro.”

Davvero bravissimo Paolo e per informazioni https://www.facebook.com/paolodankan?fref=ts

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