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Gasparri – De Vito (Forza Italia): così si rilancia la tradizione dell’osteria romana e della cucina romanesca

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Approvata la mozione per il rilancio della cucina romanesca e delle osterie di Roma, sostenuta dal Sen. Gasparri e da Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina. Voto (quasi) unanime. Unica voce discorde, l’ex M5S Guerrini: “la Giunta Raggi non merita questo progetto”. L’iniziativa nasce nel quadro del più ampio piano di sostegno alle attività produttive della Capitale, promossa da Enrico Corcos, presidente dell’Associazione Botteghe Romane.

 

La tradizione culinaria romanesca mette d’accordo tutti. “Esprimo grande soddisfazione per il passaggio con 17 voti favorevoli e un solo contrario sui 18 votanti della mozione a mia prima firma, sottoscritta da quasi tutte le forze politiche” commenta Marcello De Vito, Presidente e capogruppo di Forza Italia all’interno dell’Assemblea Capitolina. Dopo l’approvazione del provvedimento, si avvia la preparazione di un piano di valorizzazione delle osterie romane e della cucina romanesca, promossa dall’Associazione Botteghe Romane guidata dal Presidente Enrico Corcos. Uno strumento importante, che intende offrire un valido sostegno alla ristorazione della Capitale e, più in generale, al comparto turistico locale, fortemente auspicato anche dal Sen. Maurizio Gasparri. La mozione approvata chiede, infatti, di dare mandato ai dipartimenti Sviluppo Economico, Turismo, Formazione e Comunicazione per promuovere la cucina romanesca nel rispetto della tradizione. Presenti all’appello (anche nel cuore dell’estate romana) e favorevoli alla mozione i Consiglieri Agnello, Allegretti, Catini, Chiossi, De Priamo, De Vito, Di  Palma, Figliomeni, Fumagalli, Guadagno, Pacetti, Pelonzi, Penna, Seccia, Simonelli, Spampinato, Zotta. Unico voto contrario quello della ex M5S Guerrini, che ha espresso parere sfavorevole alla mozione, non per mancanza di valore del progetto, ma per sfiducia nelle capacità dell’attuale sindaco di Roma Virginia Raggi.

 

Enrico Corcos e il futuro delle botteghe romane

Incentivare le iniziative di promozione della cucina di Roma, del resto, ha un grande valore dal punto di vista sia socio-culturale che economico. Lo conferma Enrico Corcos, presidente dell’Associazione Botteghe Romane, che invita a tutelare, mantenere e valorizzare le attività produttive della Capitale attraverso la collaborazione costante tra istituzioni pubbliche e imprenditoria privata, passando per l’organizzazione continua  di eventi informativi e promozionali. 

“Promuovere le osterie, locali iconici della cucina romanesca, sia in Italia che all’estero – spiega Corcos –  ci fa raggiungere molti obiettivi, a cominciare dalla valorizzazione dei nostri prodotti tipici. A questo si aggiunge un valore di identità storico-culturale, che permette al turista di assaporare cibi unici con la caratteristica di raccontare la storia di un luogo unico nel mondo: Roma! E, quindi, è fondamentale creare itinerari turistici ad hoc, capaci di valorizzare la storia e i luoghi simbolo di Roma, ma anche del Lazio. Quanti a Roma, o nel mondo, conoscono, ad esempio, la storia del carciofo alla giudia? O quella della pasta all’amatriciana? Ecco che il nostro percorso sensoriale assume quindi una dimensione storica, raccontando la cultura dei nostri luoghi attraverso l’ottimo cibo che le nostre osterie romane sanno offrire” racconta Enrico Corcos, che conclude “dobbiamo rilanciare la leggenda delle tradizioni di Roma caput mundi”.

 

 

Osterie romane e cucina romanesca, tra gusto e storia

“Viviamo nel Paese con maggiore tradizione culinaria del mondo” ha spiegato Marcello De Vito in aula durante la presentazione della mozione. Il progetto mira alla piena valorizzazione della storia delle osterie e della cucina locale, come strumento di conservazione dell’identità culturale, ma anche come volano di ripresa delle attività economiche e imprenditoriali nel settore.

Una cucina antica, quella romana, nata da un editto molto particolare. “La cucina romanesca nacque ufficialmente nel 1831, quando Papa Leone XII impose con un suo editto che nelle osterie, dove allora si serviva soltanto vino, venissero offerte anche delle pietanze” ha aggiunto De Vito. “A fine ‘800, le osterie romane erano circa 600. Si trattava di locali che riunivano le famiglie e gli amici, espressione di un modo di vivere conviviale dove il vino e la cucina erano protagonisti indiscussi. Dalla loro attività nel corso del tempo si è sviluppata una tradizione semplice, ma importante”.

Nasce così la cultura della cucina romanesca con i suoi piatti storici. Una tradizione che affonda le proprie radici nel valore degli ingredienti tipici dell’Agro Pontino e nella sapiente semplicità della preparazione. Una cucina fatta di materie prime legate alle attività locali di pastorizia e agricoltura, che oggi più che mai Roma vuole e deve valorizzare, anche nell’ottica del turismo enogastronomico contemporaneo. È stata quindi la storia, dopo tanti anni di battaglie politiche, a unire l’Assemblea Capitolina. L’enogastronomia rappresenta infatti una delle colonne portanti del turismo su tutto il territorio nazionale. La sua valorizzazione, secondo Forza Italia, dovrebbe essere al primo posto per una corretta ripartenza delle attività economiche e del turismo locale.

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Cucina povera per la ricchezza di Roma

Una cucina senza grandi invenzioni o elaborazioni, fatta di ricette “povere”, basate soprattutto sull’utilizzo dei prodotti dell’orto e della pastorizia, quella che oggi potremmo definire “cucina a km 0”. Dall’orto il popolo ricavava la maggior parte degli ingredienti per le proprie ricette, tra cui spiccano i famosissimi carciofi, le fave e la lattuga. La pastorizia offriva invece alimenti proteici ricchi di gusto, quali il pecorino, la ricotta e “l’abbacchio”. Il tutto veniva completato dall’uso frequente dello strutto, accompagnato da tutti gli altri grassi ottenuti dal maiale, come la pancetta, il lardo, il guanciale, che sono oggi alla base dei piatti più tipici e immortali delle ricette della tradizione. Basti pensare ai condimenti per la pasta più rappresentativi, come l’Amatriciana, la Carbonara o la Gricia, che fanno del maiale l’ingrediente principale.

Una cucina povera che “non butta via niente”, riuscendo a fare del “quinto quarto” (ovvero, gli scarti del macello) una pietra miliare della propria tradizione gastronomica, con particolarità come la pajata, la coratella d’abbacchio, la coda alla vaccinara. Sono numerose ricette ufficiali della cucina romanesca, tramandate di generazione in generazione, che restano impresse da più di due secoli nella tradizione culturale e culinaria della città. Oggi questa memoria sopravvive grazie alle numerose osterie romane, i locali iconici della tradizione locale, dove ancora si tramandano generosamente i sapori della tradizione, che andrebbero altrimenti perduti. Una grande ricchezza per il territorio, che necessita di essere protetta e rilanciata a vantaggio dell’intero sistema Paese.

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