Parigi: prostitute in piazza contro il divieto del “sesso a pagamento”


Tre anni fa il governo francese ha varato una legge che prevede multe di oltre tremila euro per i clienti delle passeggiatrici che ora sono diminuiti drasticamente.

Martedì, a Parigi, migliaia di prostitute sono scese in piazza per reclamare il loro “diritto a svolgere il lavoro più antico del mondo” e protestare contro la nuova legge anti-prostituzione varata nel 2016 dal governo francese. La norma, diversamente dalla precedente, non persegue più le passeggiatrici per la loro “attività”, ma penalizza i loro clienti che, se colti in flagranza di reato, devono pagare una multa di 1.500 o di 3.750 se sono recidivi. Ma non è tutto. Una volta corrisposta la pena pecuniaria, gli “sfruttatori della prostituzione” sono obbligati a frequentare un seminario, nel quale si spiega loro “l’immoralità del sesso a pagamento” e la natura criminosa dei  giri di prostituzione che, oltre a rendere schiave moltissime ragazze, finanziano pericolose associazioni criminali.

Sono 2.363 le persone che, dal 2016 a oggi, hanno frequentato questo corso, tutti uomini. Si tratta di un numero relativamente ridotto, specie se si considera che le prostitute in Francia sono circa 40.000. Nessuna di loro, però, è soddisfatta della nuova legge, in quanto ha fatto diminuire notevolmente il numero di clienti per le strade, rendendo più arroganti i pochi che sono rimasti. «Sentendosi esposti al rischio di multe salate, i clienti si sentono autorizzati a contrattare il prezzo delle prestazioni, abbassandolo – ha spiegato una prostituta che ha preferito mantenere l’anonimato- Questa situazione ci costringe ad assecondarli in ogni loro desiderio e a dover far cose che prima non facevamo. Molti uomini pretendono di avere rapporti sessuali facendo a meno del preservativo». Per le manifestanti che ieri hanno protestato a Parigi, la legge contro la prostituzione è “incostituzionale”, perché viola il diritto alla libertà sessuale, alla privacy e, sopratutto, il diritto alla “libertà di fare impresa”.

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