L’Orgoglio e lo Stigma – Pride and Stigma

By 13 ottobre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

L’Orgoglio e lo Stigma

Da figlio di padre calabrese ogni volta che vado in Calabria trovo moltissimi motivi d’orgoglio nelle mie origini, come anche nel Lazio di mia madre, tristemente le notizie dalla terra australe fanno vedere una faccia che per troppo tempo è il segno dello stigma di una terra soggetta alla malavita che ormai è internazionale.

Di Gianni Pezzano


Nei giorni della riunione annuale a Catanzaro della Consulta Regionale dei Calabresi all’estero avremmo voluto fare l’augurio di buon lavoro per promuovere a livello internazionale una regione che ha bisogno urgente di fare crescere le sue esportazioni e di attirare sempre di più turisti a una parte d’Italia che è ancora lontana dai livelli che la sua Storia e attrazioni meriterebbero.

Purtroppo, proprio in questi giorni arrivano notizie dalla lontana Australia che di nuovo mettono un faro su un aspetto della realtà calabrese che vanificherebbe qualsiasi bene che potrebbe uscire dal convegno.

Da figlio di padre calabrese ogni volta che vado in Calabria trovo moltissimi motivi d’orgoglio nelle mie origini, come anche nel Lazio di mia madre, tristemente le notizie dalla terra australe fanno vedere una faccia che per troppo tempo è il segno dello stigma di una terra soggetta alla malavita che ormai è internazionale.

 


La ragazza e i quattro omonomi

Il giornale Herald Sun di Sydney in Australia ha dato la notizia del ritrovamento di una ragazza quindicenne di origini calabresi che era sparita qualche giorno prima. La ragazza porta un cognome fin troppo noto nelle cronache della città ed era per quel motivo che la sua scomparsa aveva suscitato molte preoccupazioni, e non solo da parte dei famigliari.

Infatti, due anni fa suo fratello era stato assassinato in un agguato che faceva parte di una guerra tra bande criminali che ha portato a otto morti in diciotto mesi. Inoltre, questo suo fratello era uno di quattro omonimi, tutti parenti. Di questi omonimi, tre sono morti assassinati in Australia e il quarto è attualmente in galera dopo essere stato condannato all’ergastolo dopo la scoperta di oltre quattro tonnellate della droga MDMA (ossia Ecstasy) a Melbourne qualche anno fa, la scoperta più grande di questa droga nel mondo.

Altri membri della famiglia sono stati nominati nel corso della Commissione Reale Woodward dello stato di Nuovo Galles Sud nel traffico di stupefacenti e da decenni la loro città di Griffith in quello stato è fin troppo famosa per via delle sue piantagioni di marijuana e la morte dell’attivista antidroga Donald McKay nel 1977.

Di nuovo proprio in questi giorni due altre notizie australiane sono legate alle cosche di origini calabresi. La prima era del dossier segreto consegnato dalla polizia australiana al giudice Nicola Gratteri della DDA proprio di Catanzaro sulle attività delle cosche calabresi in Australia. Queste attività non coinvolgono solo Sydney e Nuovo Galles del Sud, ma effettivamente quasi tutti gli stati australiani.

La seconda è che la società al centro dello scandalo degli aghi nelle confezioni di fragole che ha colpito il paese è di proprietà di un uomo d’affari calabrese che era stato in galera per aver coltivato grandi piantagioni di marijuana. Questa notizia potrebbe mettere una luce diversa sul caso che rischia di fare danni gravissimi all’industria agricola australiana.

In tutti questi casi, ed è il motivo per cui i cognomi non sono stati nominati, le cosche avevano origine in un paese preciso della Calabria. Però non abbiamo intenzione di nominarli perché, come sappiamo fin troppo bene, questa piaga alla società calabrese, e quindi dell’Italia, non è limitata a solo un paese.

 

Altri paesi

Negli ultimi anni sappiamo che le cosche calabresi hanno esteso il loro impero ben oltre i confini della regione d’origine. Processi in altre regioni italiane hanno fornito prove di questa espansione nazionale, ma il loro potere ora si estende ben oltre la sola Australia.

Due casi dimostrano benissimo questa espansione. Il primo è stata la strage di Duisburg in Germania il giorno di Ferragosto del 2007 con la morte di sei esponenti di un clan, risultato di una faida intera. Il secondo è stato l’assassinio nel febbraio scorso in Slovacchia del giornalista investigativo Jan Kusiak e la sua fidanzata Martina Kusnirova. La morte del giornalista era legata alle sue indagini sul ruolo di esponenti delle cosche calabresi con politici del paese.

Naturalmente le cosche calabresi hanno esteso i loro “tentacoli” in altri paesi e ora hanno un ruolo fondamentale nel traffico internazionale di droga. Lo spazio non ci permette di farne un elenco completo ma i casi già nominati dimostrano chiaramente il potere occulto di queste cosche.

 

Società

Come anche per la Sicilia, la Puglia e la Campania, ci sono molti studi di come la varie versioni della malavita italiana hanno potuto assumere un ruolo determinante nella vita quotidiana di queste regioni.

Non c’è dubbio che sia il segno di uno Stato nazionale debole in queste regioni, ma è altrettanto vero che la chiave di questo potere è anche legato alle società di queste regioni che hanno permesso a certe famiglie di assumere ruoli di potere, che poco hanno a che fare con quel che dovrebbe essere una democrazia moderna.

Queste sono realtà che sono state discusse all’infinito per fin troppo tempo e come paese non abbiamo ancora trovato la chiave per risolvere questo stigma nazionale. Ma chi ne paga le conseguenze non sono sempre gli esponenti criminali, ma anche e particolarmente chi vuole una vita nuova all’estero.

 

Italiani all’estero

Gli emigrati italiani e i loro discendenti sono stanche dei soliti luoghi comuni e gli stereotipi della “Mafia” che vediamo al cinema e alla televisione. Tristemente, non possiamo negare che, in questo caso, ci sono prove della verità crudele che non sono del tutto inventate.

Quindi, con ogni arresto, ogni morto o caso criminale nei giornali esteri l’emigrato deve sentire le solite battute e ironie. Per noi di origini calabresi, siciliane, campane, ecc., che del nostro grande passato di solito ne conosciamo poco, non è   un motivo d’orgoglio, ma un senso di stigma e di vergogna di quel che fanno i nostri corregionali.

Peggio ancora, grazie anche al cinema e alla televisione, vediamo alcuni figli di emigrati “ammirare” il criminale come “Robin Hood” moderni costretti alla vita occulta per motivi di presunte persecuzione, Questo lo vediamo spesso nelle pagine del social media dedicate agli italiani e, per fortuna, altri rispondono per le rime.   Magari fosse come dicono, ma questi delusi dimenticano che nelle storie Robin Hood da il soldi ai poveri e non uccide quasi nessuno, invece i nostro criminali mantengono i soldi e la vita degli altri non vale niente ai loro occhi, a partire dai poveri.

 

Promozione

Non abbiamo dubbi delle buone intenzione dei consultori calabresi a Catanzaro mentre discutono la promozione culturale e come far conoscere le bellezze della regione a turisti nuovi da tutto il mondo. Ma dobbiamo sperare che non chiudano un occhio a questa nostra tristissima realtà che è l’antitesi di quel che vogliono fare.

Dobbiamo essere noi all’estero a dare l’esempio a nostri parenti e amici in Italia per dimostrare la nostra opposizione e il nostro disprezzo per questo sistema occulto di potere che in molti casi era proprio il motivo dell’emigrazione di chissà quanto da quelle regioni martoriate.

Riconosciamo le cosche per quel che sono, criminali che vogliono sfruttare gli altri per aumentare il loro potere e le loro ricchezze e che vedono gli altri come sudditi e non concittadini.

La risposta vera a questi gruppi non deve venire solo dalle autorità politiche e giudiziarie, ma dalla società stessa. Questa è l’unica vera soluzione, ma temiamo che ci vorrà ancora molto tempo.

Affinché questo possa succedere noi discendenti di queste regioni all’estero avremo sempre il nostro orgoglio per le nostre origini macchiato dello stigma di chi non condivide i nostri valori.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

Pride and Stigma

As the son of a Calabrese father, every time I go to Calabria I find many reasons for pride in my origins, just as I do when in my mother’s Lazio region, sadly the news from Australia shows us a face that for far too long has been the stigma of a land that has been subjected to organized crime gangs that are now international.

By Gianni Pezzano

In the days of the annual meeting in Catanzaro in Italy of the Regional Council of Calabresi around the world we would have wanted to wish the councillors the best for their work in promoting internationally a region that has urgent need to make its exports grow and to attract ever more tourists to a part of Italy that is still far from the levels that its history and attractions deserve.

Unfortunately, it was exactly in these days that there was news from Australia that once more puts the spotlight on an aspect of the situation in Calabria that would annul any good that could come from the meeting.

As the son of a Calabrese father, every time I go to Calabria I find many reasons for pride in my origins, just as I do when in my mother’s Lazio region, sadly the news from Australia shows us a face that for far too long has been the stigma of a land that has been subjected to organized crime gangs that are now international.

 

The young girl and the four namesakes

The Herald Sun newspaper in Sydney Australia reported that a fifteen year old girl of Calabrese origins had been found after her disappearance a few days before. The girl has a surname that is too well known in the city’s news and it was the reason that her disappearance raised many worries and not just in the family.

In fact, two years ago her brother had been shot dead in an ambush that was part of a struggle between criminal gangs that caused eight deaths in a year and a half. Furthermore, her brother was one of four namesakes, all related. Of these namesakes, three were murdered and the fourth is now in jail after having been sentenced to a life term after the discovery of more than four tonnes of the drug MDMA (Ecstasy) in Melbourne a few years ago, the world’s biggest discovery of this drug.

Other members of the family were named in the New South Wales Woodward Royal Commission on drug trafficking and for decades their city of Griffith in the same state has been famous because of their marijuana plantations and the death of anti-drug activist Donald McKay in 1977.

Once again, and exactly in these days, two other news items from Australia are tied to the gangs from Calabria. The first was was that Australia’s police sent to Nicola Gratteri of the Italian DDA (Direzione Distrettuale Antimafia, District Antimafia Directorate), in the same city of Catanzaro as the conference, a secret dossier on the activities of the Calabresi gangs in Australia. These activities involve not only Sydney and New South Wales but effectively almost all Australia’s states.

The second item was that the biggest company involved in the scandal of the needles found in strawberries that struck this country is owned by a Calabrese businessman who had been in jail for having grown large plantations of marijuana. This news could put a new light on a case that risks causing major harm to Australian’s agricultural industry.

In all these cases, and this is the reason that no surnames have been given, the gangs originate from one specific town in Calabria. However, we have no intention of naming it because, as we know all too well, this plague on Calabria’s society, and therefore also on Italy’s, is not limited to only one town.

 

Other towns

In recent years we have seen how the Calabresi gangs have extended their empire well beyond the region’s borders. Trials in other Italian regions have given proof of their national expansion but their power now extends well beyond Italy and not only into Australia.

Two cases show this expansion very well. The first is tied to the Duisburg Massacre in Germany in August 2007 with the deaths of six members of a clan that was the result of an internal feud. The second was the assassination in Slovakia in February of investigative journalist Jan Kusiak and his fiancée Martina Kusnirova. The death of the journalist was tied to his investigations of the activities of members of Calabresi gangs with some of the country’s politicians.

Naturally the Calabresi gangs have extended their “tentacles” into other countries and they now play a central role in international drug trafficking. Space does not allow is to make a complete list but the cases already mentioned clearly show the hidden power of these gangs.

 

Society

And also occurs for Sicily, Apulia and Campania, there have been many studies of how the various forms of organized crime in Italy were able to assume such a decisive role in the daily lives in these regions.

Undoubtedly this is the sign of a weak national government in these regions but it is just as true that the key to this power is also tied to the society of these regions that allowed certain families to assume positions of power that have little to do with what should be a modern democracy.

These realities have been discussed endlessly for all too long and as a country we have not yet found the key to resolve this national stigma. And the ones who pay the consequences are not always criminals but also and especially those who want a new life overseas.

 

Italians overseas

Italian migrants and their descendants are sick and tired of the usual clichés and stereotypes of “Mafia” that we see in the movies and on television. Sadly, we cannot deny that, in this case, there is proof of the cruel reality that they are not entirely made up.

Therefore, with every arrest, with every death or criminal case in the overseas newspapers migrants have to hear the usual jokes and ironic comments. For those of us with Calabresi, Sicilian, Campania and Apulia origins who usually know little of our great history we do not so much have a reason for pride but a sense of stigma and shame of what people from our regions are doing.

Worse still, thanks to the movies and television, we see some descendants of migrants “admiring” criminals as modern “Robin Hoods” forced into a hidden life for reasons of presumed persecution. We often see this in the pages of the social media dedicated to Italians and, luckily, others pay them back.

If only it were as they say, but these deluded people forget that in the stories Robin Hood gives the money to the poor and kills almost nobody, whereas our criminals keep the money for themselves and the lives of others are worth nothing in their eyes, beginning with the poor.

 

Promotion

We have no doubts of the good intentions of the council members in Catanzaro while they discuss the promotion of culture and how to publicize the beauty of the region to new tourists around the world. But we hope that they do not turn a blind eye to this very sad reality that is the antithesis of what they want to do.

We Italians overseas must be the ones to set an example to our relatives and friends in Italy by showing our opposition and our contempt for this hidden system of power that in many cases was the very reason that who knows how many migrated from these tortured regions.

Let us recognize the gangs for what they are, criminals who want to exploit others to increase their power and wealth and who see them as subjects and not fellow citizens.

The true answer to these groups must not come only from the political and judicial authorities but from society itself. This is the only real solution but we fear that it will still take a long time.

Until this happens we descendants overseas of these regions will always have our pride in our origins stained by the stigma of those who do not share our values.

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