Il nostro albero più importante – Our most important tree

By 17 ottobre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

Il nostro albero più importante

Tutti vogliamo sapere da dove veniamo e allora è un passo normale voler disegnare il proprio albero genealogico. Conosciamo i nomi dei nostri genitori e quindi dei nostri nonni, ma le barriere cominciano subito quando vogliamo approfondire andando oltre questo giro ristretto di parentela

Di Gianni Pezzano


C’è un paradosso nel fenomeno dell’emigrazione. Per l’emigrato, di solito la decisione di partire è legata alla propria famiglia, quella che già ha, oppure quella che spera di avere nel futuro. Però, quasi sempre lascia parenti nel paese di nascita e   quindi, nel lungo termine, questo vuol dire che la famiglia così cara si spacca in rami che con il tempo perdono i contatti.

In moltissimi casi i rami nuovi della famiglia, particolarmente i figli nati all’estero, hanno pochissimi contatti con i parenti rimasti in Italia e questo ha un effetto in un aspetto che sta diventando sempre più importante per le famiglie di emigrati italiani in tutti i continenti.

Ad un certo punto qualcuno nella famiglia decide di rintracciare le origini ed è nel corso delle ricerche che molti si rendono conto che i legami con il passato e i parenti non sempre sono quel che pensavano.

Peggio ancora, e in un modo tutt’altro che imprevedibile, nascono agenzie che vantano di poter aiutare a rintracciare i parenti persi, ma fin troppo spesso i risultati non rispecchiano le aspettative dei loro clienti.


 

L’albero della vita

Tutti vogliamo sapere da dove veniamo e allora è un passo normale voler disegnare il proprio albero genealogico. Conosciamo i nomi dei nostri genitori e quindi dei nostri nonni, ma le barriere cominciano subito quando vogliamo approfondire andando oltre questo giro ristretto di parentela.

In molti casi la prima generazione nata all’estero è anche la prima generazione che cresce senza i nonni che possono raccontare la Storia della famiglia. Le generazioni che seguono hanno ancora meno contatto con il loro passato.

In Italia abbiamo dimenticato che fino ad un tempo recente in termini storici, e soprattutto nelle famiglie contadine che sono la base principale dei nostri emigrati, le famiglie abitavano con tre o quattro generazioni nella stessa casa/cascina. I nonni che non lavoravano nei campi aiutavano a custodire i giovanissimi mentre i genitori facevano i lavori della stagione. Così i piccoli cominciavano a imparare qualcosa del mondo che li circondava.

Sono proprio questi gli insegnamenti che mancano ai loro discendenti all’estero quando vogliono conoscere le loro radici.

Poi, in molte zone le tradizioni, ormai anche loro dimenticate in Italia, danno una mano a confondere le ricerche in modi difficili da prevedere

 

Tradizione

Delle tante tradizioni che non fanno più parte della vita moderna, una in particolare crea un ostacolo difficile per chi vuole rintracciare l’albero genealogico.

In molte regioni italiane esisteva l’usanza generazionale di dare ai primi figli i nomi dei nonni. Negli anni dove i figli erano tanti, questo voleva dire che in moltissimi casi diversi primi cugini erano omonimi. Pensiamo poi a quei paesi dove molte famiglie condividevano gli stessi cognomi, allora i casi degli omonimi erano molti.

Sappiamo benissimo che in casi del genere nei paesi non utilizzavano i nomi, bensì soprannomi per differenziarli tra di loro. Ma qui dobbiamo fare una domanda tanto seria quanto strana per molti, come fanno i parenti all’estero a sapere quale degli omonimi sono i parenti veri e quali no se non l’hanno imparato dai nonni?

Ho avuto una dimostrazione di questo quando Lyn, una cugina americana di mia madre, è venuta a trovarci in Australia per poter completare l’albero genealogico di quella parte della mia famiglia. Nel loro paese d’origine, che era naturalmente uno dei miei paesi d’origine, il cognome del nonno paterno non era raro e mamma ha fornito molti dettagli per poter finalmente capire i rami giusti dei tanti a disposizione.

A rendere la ricerca ancora più difficile, in modo particolare per i discendenti delle emigrazioni prima della seconda guerra mondiale, era il fatto che non sempre gli emigrati mantenevano gli stessi cognomi, oppure i nomi dei paesini in Italia da dove venivano.

Infatti, al celebre Ellis Island negli Stati Uniti, a causa dei grandissimi numeri che arrivavano insieme sulle navi e i bastimenti, era un’usanza abbastanza normale per gli addetti responsabili per registrare i nuovi arrivati scrivere i nomi delle persone e i paesi d’origine in Italia in modo approssimativo, oppure anche cambiarli del tutto. A questo dobbiamo anche ricordare che, per vari motivi, anche i nomi stessi di paesi in Italia sono cambiati nel corso delle generazioni.

E se questi non creassero già motivi abbastanza per impedire le ricerche precise, la Storia d’Italia ha anche giocato il suo ruolo.

 

Disastri e guerre

Quando poi il ricercatore riesce a individuare il paese giusto e la famiglia giusta, a causa di disastri naturali e di guerre molte delle anagrafi comunali sono incomplete o mancanti del tutto. Eppoi, in alcuni paesi i matrimoni, nascite e decessi non furono registrati al comune ma alla parrocchia e bisogna identificare sia la parrocchia giusta che le persone giuste, a patto che anche questi archivi siano al completo.

Per chi non ha l’aiuto dello storico di famiglia, oppure parenti di una certa età che ancora ricordano i legami, diventa un lavoro di pazienza e controllo di documenti per individuare le persone giuste da mettere al posto giusto dell’albero genealogico.

Non è un lavoro semplice per il ricercatore estero perché per uno nato e cresciuto all’estero la calligrafia italiana non è facile da leggere. Ci vuole del tempo e pazienza, oltre alla capacità di sapere legare insieme indizi dai vari documentari per formare un mosaico veritiero della famiglia.

 

Agenzie buone e meno buone

Per questi motivi chi decide di impiegare un’agenzia o un individuo per preparare il proprio albero genealogico deve diffidare di chi chiede pochi soldi per fare un lavoro del genere.

Qualche anno fa, all’inizio dell’epoca dell’internet, giravano delle mappe d’Italia che “dimostravano” le origini di famiglie secondo i luoghi. Ci voleva poco per capire che le mappe erano legate agli elenchi telefonici e quindi di residenza di individui e non proprio al luogo di origine.

In ogni caso questo esempio ci fa capire i tranelli che possono ingannare un potenziale cliente di un’agenzia e una persona per cercare le proprie origini che potrebbero essere sfruttati da gente senza scrupoli.

Per fortuna molti hanno ancora qualche documento in casa che può essere la base di una ricerca fedele. In italiano si dice che “la carta canta” e questi documenti potrebbero essere l’inizio di un percorso affascinante per molti.

 

Preavviso

Allo stesso tempo, dobbiamo anche essere consapevoli che non sempre l’esito delle ricerche è quel che pensiamo. Ovviamente la prima delusione potrebbe essere di non poter trovare le origini precise, e già questo sarebbe causa di tristezza e delusione. Purtroppo, ci sono anche casi dove l’antenato ha voluto tenere le proprie origini all’oscuro, perché non sempre i motivi per l’emigrazione erano quelli dichiarati ai figli e/o i nipoti.

Chi ha studiato la Storia sa che non si può iniziare ricerche con le idee fisse dei risultati perché il passato è un mondo meno conosciuto di quel che pensiamo. La scoperta di documenti nuovi e parenti nuovi possono aprire la mente a esiti totalmente inattesi e non sempre gradevoli.

Non scriviamo questo per scoraggiare potenziali ricercatori, ma per avvisarli che la strada è lunga e complicata, e per dire che, alla fine, siamo anche quel che noi abbiamo fatto con la nostra vita e dobbiamo essere fieri di questo, tanto quanto del nostro passato perché è questo quel che lasciamo ai nostri nipoti da scoprire.

Anche in questo caso, il tema delle ricerche genealogiche deve far parte della collezione delle storie dell’Emigrazione italiana che chiediamo ai nostri lettori. Non solo darebbero un’idea utile a chi vorrà farle a loro turno, ma i risultati stessi saranno di sicuro interesse a molti in giro per il mondo che sono fieri delle loro origini italiane.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

Our most important tree

We all want to know where we come from and so it is normal to want to draw up your own family tree. We know the names of our parents, and therefore of our grandparents, but the barriers begin quickly when we want to delve deeper beyond this tight circle of relations.

By Gianni Pezzano

There is a paradox in the phenomenon of migration. For the migrant, the decision to migrate is usually tied to his or her family, the one they already have or the one they hope to have in the future. However, they nearly always leave behind relatives in the place of birth and therefore this means that, in the long term, the family so dear to them is broken into branches that lose touch over time.

In many cases the new branches of the family, especially the children born overseas, have very little contact with the relatives left in Italy and this has an important effect in an aspect that is becoming increasingly important for the families of Italian migrants in all the continents.

At some point someone in the family decides to trace the origins and it is in the course of the research that many come to understand that the links with the past and the relatives are not what they thought.

Worse still, and in a manner that is not at all unpredictable, agencies have opened that boast that they can help to trace the lost relatives but all too often the results do not reflect their clients’ expectations.

 

The tree of life

We all want to know where we come from and so it is normal to want to draw up your own family tree. We know the names of our parents, and therefore of our grandparents, but the barriers begin quickly when we want to delve deeper beyond this tight circle of relations.

In many cases the first generation born overseas is also the first generation that grows up without the grandparents who can tell them the family’s history. The generations that then follow have even less contact with their past.

In Italy we have forgotten that until recently in historical terms, and especially in the farming families that were the main base of our migrants, the families lived with three or four generation on the same house or farmstead. The grandparents who did not work in the fields helped looked after the children while the parents undertook the season’s tasks. In this way the young ones began to learn something about the world around them.

These are the very lessons that their descendants overseas are lacking when they want to know their roots.

Then, in many areas traditions that are now forgotten also in Italy give a hand in confusing the research in ways that are difficult to predict.

 

 

Tradition

Of the many traditions that are now no longer part of our modern world, one in particular creates a difficult obstacle for those who want to draw up their family tree.

For generations in many Italian regions there was the tradition of giving the first born children the names of the grandparents. In the years when there were many children this meant that in many cases a number of first cousins shared the same names.

We know very well that in these cases names were not used in the towns but their surnames to differentiate between them. And here we have to ask a question that is as serious as it is strange for many, how do the relatives overseas know which of the namesakes are true relatives and which are not if they have not been taught by their grandparents?

I had proof of this when Lyn, one of my mother’s American cousins, came to visit us in Australia in order to finish the family tree of that part of my family. In their town of origin, which naturally is also one of my towns of origin, the paternal grandfather’s surname was not rare and my mother supplied many details that let her finally understand the right branches from the many that were available.

 

Making this research even more difficult, especially for the descendants of the migration before the Second World War, is the fact that many migrants did not keep the same surnames or the names of their towns in Italy when they arrived.

In fact, at the United States’ famous Ellis Island, due to the large numbers that arrived together on the ships it was a normal enough habit of the staff responsible for registering the arrivals to write the names of the people or their towns of origin in an approximate fashion or even to change them completely. Added to this we must also remember that, for various reasons, the very names of towns in Italy changed over the generations.

And if these did not create enough reason to hinder precise research, Italy’s history also played a role.

 

Disasters and war  

When the researcher then manages to identify the right town and the right family, due to natural disasters and wars many of the local birth and death records are incomplete or completely missing. Then, in some towns the marriages, births and deaths were not registered at the local council but in the parish and we need to identify the right parish, together with the right people, provide that these archives are also complete.

For those who do not have the assistance of the family historian, or relatives of a certain age who still remember the links, it becomes a labour of patience and checking documents to identify the right people to put in the right place in the family tree.

This is not an easy job for an overseas researcher because for someone born overseas Italian handwriting is not easy to read. It requires time and patience, as well as skill in knowing how to put together clues from the various documents to form a true mosaic of the family.

 

Good and not so good agencies

For these reasons anyone who decides to hire an agency or an individual to draw up the family tree should be wary of anyone who asks for little money for such a job.

A few years ago, at the beginning of the internet era, there were maps of Italy doing the rounds that “showed” the origins of families according to places. It did not take much to understand that the maps were tied to telephone directories and therefore to the residences of the individuals and not to their places of origin.

In any case this example makes us understand the traps that can deceive a potential client of an agency or person for seeking their origins that could be exploited by those without scruples.

Luckily many still have documents at home that can be used as the basis for a trustworthy research. The Italians say “carta canta” (paper sings) and these documents would be the beginning of a fascinating path for many.

 

Warning

At the same time we must also be aware that research does not always give us the outcome that we think. Obviously the first disappointment could be not finding their exact origins and this would be the cause of sadness and disappointment. Unfortunately, there are also cases where the forebear wanted to keep his or her origins obscure because the reasons for migrating were not always what they told their children and/or grandchildren.

Anyone who has studied history knows that you cannot begin research with fixed ideas of the results because the past is a world about which we know less than we think. The discovery of new documents and relatives can open the door the outcomes that are totally unexpected and not always pleasant.

We do not write this to discourage potential researchers but to warn them that the road is long and complicated, and to say that, in the end, we are also what we have made of ourselves and that we must be proud of this as much as of our past because this is what we will leave for our grandchildren to discover.

Also in this case the theme of researching family history must form part of the collection of stories of Italian migration that we ask of our readers. Not only would it be useful for anyone who will want to undertake it but the results themselves will surely be of interest to many around the world who are proud of their Italian origins.

Send your stories to: [email protected]

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