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Diritti umani

Neofascisti aggrediscono migranti in provincia di Frosinone

redazione

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Tre giovani indagati. Cresce l’insofferenza nei confronti dei richiedenti asilo mentre il problema dell’immigrazione si rivela sempre più complesso, con vittime che fuggono da luoghi dove nella peggiore delle ipotesi sono preda anche del traffico d’organi

di Vito Nicola Lacerenza

Tre giovani ventunenni sono stati fermati dagli agenti della Digos in seguito ad un’aggressione avvenuta a Ceprano, in provincia di Frosinone, contro un gruppo di migranti. Gli assalitori sono accusati di aver lanciato pietre contro un centro d’accoglienza e di appartenere all’associazione “blocco studentesco”, nelle cui sedi la polizia ha trovato bastoni sfollagente, mazze da baseball e opuscoli destinati ad alimentare la propaganda razzista. È l’ennesimo caso di odio razzista che si aggiunge ad una lunga lista di atti di violenza a sfondo xenofobo, sempre più frequenti in Italia. Secondo l’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori) nel 2017 in Italia sono stati registrati 557 reati di matrice razziale mentre nei primi tre mesi di quest’anno 169. Ma la violenza xenofoba è un fenomeno che colpisce anche diversi Paesi europei.

Per tale ragione, lo scorso luglio l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) ha dichiarato che «non ci sono progressi nel contrasto al razzismo in Europa». Negli ultimi mesi il vecchio continente ha visto i partiti d’estrema destra riscuotere consensi record portando avanti campagne “anti-immigrati”, in cui i richiedenti asilo vengono rappresentati come “invasori” e “persone incompatibili con la cultura occidentale”. Ma secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani  i migranti, che dalle coste africane tentano di raggiungere l’Europa, sono persone in fuga da una crisi umanitaria senza precedenti, vittime di ogni tipo di violenza.

Basti pensare al traffico d’organi scoperto dalla polizia in seguito alla dichiarazione del trafficante di esseri umani pentito, Nuredin Atta Wehabrebi. Le sue dichiarazioni hanno scosso l’opinione pubblica italiana. «Talvolta i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra- ha detto il pentito- né a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare, e allora mi è stato raccontato che queste persone vengono consegnate ad alcuni egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche».

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