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Arte & Cultura

“Nei silenzi delle parole”. Giuseppe Mancini lo scrittore che scrive con due anime

Titty Marzano

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A Montmartre per ritornare a fidarsi, per spingersi oltre.

Giuseppe Mancini è un giovane scrittore che ha trascorso la maggior parte della sua vita tra Napoli e Roma. Appassionato di psicologia inserisce, in questo suo romanzo, svariate personalità che descrive con minuziosa cura. Una cura particolare che riguarda anche i personaggi “sullo sfondo”. La scrittura è scorrevole e la trama, che non rivela l’ epilogo se non nelle ultime pagine, rende piacevole la lettura.

I personaggi principali, Gabriel e Sophie, vivono il silenzio delle emozioni. Un silenzio indotto e costretto che diverrà, dal momento del loro incontro, un dialogo continuo in cui diari e lettere colmeranno i momenti di distanza fisica.

L’ambientazione parigina, quasi tutti i loro incontri si svolgono a Montmartre, è descritta con grande attenzione, ma non distrae dalla profondità dei dialoghi.

Le chiedo, perché Parigi e soprattutto perché Montmartre?

Ho visitato Parigi e me ne sono innamorato. 

In fondo viaggiamo alla ricerca di parti di noi, e lì ne ho ritrovate tante. Nel suggestivo borgo di Montmartre ho lasciato il cuore. È stata un’attrazione fulminea, come succede solo con qualcuno o qualcosa che senti dentro da tempo.

Gabriel è un’anima sicuramente molto inquieta, ma nel contempo è in grado di trasferire serenità, Sophie sembra essere l’esatto contrario. Possiamo dire siano due anime combacianti?

Sono due anime sensibili, con molte ombre e  fragilità. Entrambi per motivi diversi non riescono ad esprimere ciò che veramente sentono nel profondo. Incontrarsi li condurrà a far chiarezza sulle intime volontà e a conoscersi per ciò che non avevano mai avuto il coraggio di essere. Si, con alcune persone è come ritrovarsi, ci si completa, l’uno è la parte mancante dell’altro.

I valori morali che affiorano tra le righe, che a volte trapelano nei dialoghi, sono determinati dalla volontà di indirizzare il suo romanzo verso uno specifico target di lettori?

In questo romanzo ho condiviso tutta l’anima. Ho raccontato una storia imperfetta senza curarmi di ciò che fosse giusto o sbagliato. Con i miei lettori “ci scegliamo” .

In tanti si riconoscono nelle mie parole, dicono di trarne sostegno e conforto. Per me è una grande emozione, perché tutto ciò è reciproco. Ci sentiamo meno soli a vicenda.

Anche il tema psicologico della  “maschera” fa parte della storia. Rappresenta forse “i silenzi” nel titolo del suo romanzo?

Nei silenzi delle parole nascondiamo i nostri lati più veri e solo alcuni sapranno leggervi. Le maschere le lasciamo cadere nei momenti e con le persone giuste. Non con tutti, perché noi non siamo per tutti. Oltre la superficie è un posto per pochi.

Concludo con una domanda che è inserita nella sinossi del suo romanzo, ci vuole più coraggio a trattenersi o a lasciarsi andare?

La vita cambia, ci cambia, è imprevedibile. Durante il viaggio è fondamentale saper distinguere per chi lottare, chi tenersi stretto al riparo dai furti del tempo, delle convenzioni e di tutto ciò che possa mettersi di traverso ostacolando il cammino dell’amore.

E credo molto in quella leggenda orientale che narra come due anime destinate a congiungersi siano legate da un filo rosso indissolubile. In un modo o nell’altro, sfidando ogni distanza, scioglieranno i grovigli. E superate le difficoltà si uniranno in un legame ancor più autentico e vero.

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