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Lucia Goracci, giornalista ed inviata, racconta la guerra agli studenti della LUMSA

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Tempo di lettura: 3 minuti

Lucia Goracci, giornalista ed inviata RAI in zone di guerra, mercoledì 29 marzo ha incontrato gli studenti della LUMSA di Roma

 di Damiana Cicconetti

Mercoledì 29 marzo, presso l’Università LUMSA di Roma, nella sede di Piazza delle Vaschette, si è tenuto l’incontro con Lucia Goracci, giornalista e inviata RAI in zone di guerra.

Ad introdurre l’ospite Patrizia Bertini Malgarini, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umane; Alessandro Giosi, Presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Marketing e Digital Media; Francesca Fusco, Docente di Tecniche di Scrittura per il Giornalismo e Paola Dalla Torre, Docente di Linguaggi e Format per il Giornalismo.

Lucia Goracci ha viaggiato in Iran, Haiti, Libia, America Latina ed Egitto, documentando le guerre medio-orientali.

Nel 2015 ha svolto attività di reporter sul territorio siriano e iracheno, seguendo il confine con lo Stato Islamico, sulla linea del fronte; tra i pochi giornalisti ad essere entrata nella città curda di Kobane durante l’assedio dello Stato Islamico.

Nel 2021 si è recata a Kabul, in veste di inviata, durante le operazioni atte a garantire la fuga dei profughi afghani, a seguito dell’assedio al potere ad opera dei talebani.

Ha altresì vinto importanti premi giornalistici, quale quello ricevuto nel 2011, dedicato ad Ilaria Alpi; quello ottenuto nel 2012, dedicato all’inviato speciale Luigi Barzini; nonché quello ricevuto nel 2019, Premio per la Cultura Mediterranea – Fondazione Carical a Cosenza – per l’attività di inviata e corrispondente in aree ove sono in corso conflitti ed emergenze umanitarie.

La guerra mi fa paura, perché non ti avverte del pericolo e non si preannuncia, la senti e ti è già piombata addosso”… Così Lucia Goracci ha introdotto l’evento.

 

Come da lei definito, il suo è un “giornalismo d’immersione”, perché le persone non sono oggetto della storia, bensì protagonisti della stessa. Ma ciò è possibile solo ed unicamente ascoltandole attentamente, al contempo ottenendo la loro fiducia.

In effetti quel che motiva Lucia Goracci a tornare sul campo è la curiosità, oltre all’emozione di vedere persone che si salvano.

Lucia Goracci ha, perciò, raccontato quanto accaduto ad Aleppo e Mosul, due città simbolo della ferocia della guerra civile in Siria e in Iraq.

Dal 2012 al 2016 Aleppo ha vissuto una delle più cruente battaglie dell’intera guerra civile siriana che ha generato migliaia di morti, oltre a sfollamenti di massa: 350.209 persone sono rimaste uccise tra il marzo 2011 e il marzo 2021. E, di queste, una su 13 era un bambino.

Eloquente l’immagine di una famiglia di Aleppo, in cui una donna, su una sedia a rotelle, fugge tra i violenti bombardamenti della guerra in Siria, nella speranza di salvarsi.

Altrettanto emblematico il racconto di Kabul, ove i talebani hanno impedito ai civili di giocare con degli aquiloni, che hanno pertanto, abbattuto… Aquiloni che, invero, sono divenuti simbolo di libertà, tra le armi dei miliziani, volando a riscatto di tutti i caduti.

Non a caso, caratteristica-principe di Lucia Goracci è il racconto di grandi eventi attraverso piccole storie: un modo per avvicinare le persone e regalarne i ritratti.

“Del resto, valore aggiunto del reporter è offrire uno sguardo carico di esperienza, equilibrio e purissimo, anche se infallibile…”.

…Perché un evento non lo si tocca veramente se non si vive personalmente. Tanto più  sul luogo di combattimenti…”.

“Ciò che rimane è un forte senso di colpa. Perché noi possiamo andare via in qualsiasi momento, ma loro no…”. Questo il rammarico di Lucia Goracci, al punto che non può evitare di concludere sostenendo, tristemente, che: “Quando sei lì vorresti essere qui e quando sei qui, vorresti tornare lì, chiedendoti quale sia stato il destino delle persone che hai avuto l’onore di incontrare…”.

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