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L’ex presidente brasiliano Lula si consegna alla polizia

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L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, si è consegnato alla polizia e  si dichiara pronto a scontare 12 anni di carcere per riciclaggio di denaro e corruzione.

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, si è consegnato alla polizia che da due giorni tentava di arrestarlo senza successo. Perché barricato dentro un sindacato dei metalmeccanici circondato da una folta schiera di suoi sostenitori, nella città carioca di San Bernardo do Capo, pronti a “dare battaglia” se gli agenti avessero tentato di fare irruzione per prelevarlo. “Ingiustamente”, secondo i fan di Lula, che, lo scorso luglio, è stato condannato dalla magistratura a 12 anni di detenzione, per i reati di riciclaggio di denaro e corruzione. In Brasile sono in molti a sospettare che l’ex leader socialista, candidato alle prossime elezioni presidenziali, previste per ottobre di quest’anno, sia  vittima di un complotto organizzato dai suoi avversari politici. Alcuni dei quali finiti anche loro nel mirino della magistratura per reati analoghi a quelli della condanna di Lula.

Come l’attuale presidente Michel Temer, che si trova a governare il Paese nel pieno di una crisi politica cominciata nel 2014. Anno in cui la magistratura brasiliana ha dato inizio ad una maxi inchiesta, chiamata “Operazione Autolavaggio”, con l’obbiettivo di portare  alla luce “la compravendita di appalti pubblici”  svoltasi tra i vari establishments e la compagnia Petrobas. Il colosso petrolifero nazionale  che, secondo i giudici, da tempo corromperebbe i principali esponenti politici brasiliani. Compreso Lula, che, con due mandati consecutivi, è stato presidente dal 2003 al 2011, raggiungendo nellìelezionipolitiche l’85% del consenso popolare. Un consenso alto ancora oggi, al punto da ritenerlo favorito nell’imminente competizione elettorale. Tutt’ora aperta, secondo l’ex leader socialista e i suoi colleghi di partito. «I brasiliani hanno il diritto di votare per Lula, candidato della speranza”- ha fatto sapere il partito dell’ex presidente in un comunicato- Bisogna difendere la sua candidatura strada per strada e in ogni sfera. Lui è dalla parte del giusto e sa bene che, alla fine, la verità prevarrà».

A mettere in discussione la partecipazione di Lula alla campagna elettorale, però, è una legge varata nel 2010, chiamata “legge dei candidati puliti”, che esclude dalla corsa alle presidenziali tutti coloro che, accusati di un reato, abbiano presentato ricorso alla Corte elettorale, vedendoselo respingere. L’unica speranza per l’ex presidente di “rimanere in campo” consiste nel fare appello alla Corte Superiore, anche se, a dire di molti esperti, è difficile che possa portare alla revoca della sentenza.

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