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L’Arte dell’Improbabile e l’Impossibile- The Art of the Improbable and the Impossible

By 10 Agosto 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

L’Arte dell’Improbabile e l’Impossibile

Klatuu barada nikto. 

Una volta conoscevo a memoria questa frase in una lingua inesistente. Ha svolto un ruolo importantissimo in uno dei film che mi hanno fatto amare il genere della fantascienza. The Day the Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra in Italia) del regista Robert Wise del 1951. Non ero ancora nato, ma il film veniva trasmesso regolarmente alla televisione australiana durante le vacanze scolastiche. Ora il film è considerato un classico del genere e la brillante regia di Wise ha ispirato generazioni di registi in tutto il mondo.

Non ero l’unico tra i miei coetanei a sapere quella frase e a sognare di avere un robot come Gort che ci obbedisse, ma come tutti i giovani non capivo che il film aveva un messaggio serio ispirato dalla Guerra Fredda che minacciava la pace nel mondo con le bombe atomiche, e poi all’idrogeno, possedute da entrambi gli avversari.


Quando è uscita la nuova versione del film nel 2008 ho deciso di non vederlo perché i ricordi dell’originale erano ancora forti e temevo d’essere troppo critico. Anni dopo il dvd di questo film andò in svendita e ho deciso di vederlo. Da tempo avevo già in casa il dvd della versione originale e volevo anche averli entrambi.

Naturalmente le due versioni dei film erano diverse e nel secondo la minaccia all’esistenza della Terra non era una guerra nucleare, ma la crisi ecologica. Il protagonista, l’alieno Klaatu, non era venuto ad avvisare i capi dei governi del pericolo di una guerra atomica, ma per distruggere la specie che metteva in pericolo la Terra, gli essere umani. Sembra quasi banale dire che anche nella nuova versione c’era il robot Gort, ma questa volta era una creazione degli effetti speciali e non un modello, come la famosa frase ha di nuovo svolto un ruolo centrale.

Ma non intendo fare una recensione del film, ogni persona deve decidere se la nuova versione sia un omaggio all’originale, oppure uno scempio al suo ricordo. Alla fine del film nuovo pensavo al genere di per sé che è spesso visto come la letteratura e il cinema dell’impossibile, ma il confronto tra questi due film dimostra che la fantascienza non è l’arte dell’impossibile, ma l’arte del pensiero e della realtà. Il genere utilizza l’improbabile e l’impossibile per trattare temi seri in modi nuovi.

Il mondo che ha creato il primo film era appena uscito da un’enorme guerra mondiale e c’era in corso la guerra in Corea che minacciava di scatenare un conflitto ancora più grande. Questa era la minaccia vera che tormentava tutto il mondo e il cinema ne prendeva ispirazione, sia nei film realistici di spie sia nelle satire dei personaggi dell’epoca, che nei film di fantascienza. Infatti, non era un caso che durante gli anni ‘50 e ‘60 le minacce al nostro pianeta nei film di Hollywood spesso venivano da Marte, il pianeta rosso e dunque il simbolo perfetto per rappresentare la minaccia sovietica agli occidentali. Con la fine della Guerra Fredda gli autori, come gli scenografi e i registi cinematografici dovevano trovare un’altra minaccia per attirare l’attenzione del pubblico.

Come ha dimostrato magistralmente il regista Douglas Trumbull nel suo film Silent running (La Seconda Odissea in Italia) del 1972 questa minaccia era al nostro ambiente. In questo modo la fantascienza mantiene temi attuali per i lettori dei libri e la gente che va al cinema. Infatti, prima ancora del film di Trumbull, sin dalla sua uscita nel 1965 il libro capolavoro Dune di Frank Herbert era diventato un cult per il suo messaggio ecologico. Però, molti lettori oggigiorno vedono in “Dune” anche un messaggio della minaccia di un certo tipo di fanaticismo religioso.

Allo stesso modo altri autori hanno capito che c’erano altri temi importanti per il grande pubblico internazionale. Clockwork Orange (Arancia Meccanica), sia la novella di Anthony Burgess che il grande film di Stanley Kubrick, hanno trattato temi fondamentali di libertà e di violenza nella società. Temi fondamentali di censura e di libertà di pensiero sono trattati nel libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che è diventato un film cult di Francois Truffaut. Il titolo si riferiva alla temperatura di quando la carta comincia a bruciare e la storia è ambientata in un futuro dove i libri sono vietati e il lavoro dei vigili del fuoco è di scoprirli e di bruciarli.

Gli sviluppi della genetica hanno ispirato opere che trattano la differenza tra cloni, androidi ed esseri umani. Senza dubbio il più grande di questi è il film Blade Runner del regista Ridley Scott tratto dal racconto Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K Dick che ci fa capire che con lo sviluppo della tecnologia sarà difficile, se non addirittura impossibile, differenziarsi tra di loro.

Un film che tratta in un modo divertentissimo il tema dell’intelligenza artificiale è Short Circuit  (Corto Circuito) del 1986 che affronta il tema dei computer ultrasofisticati e se potranno diventare indipendenti e come faremo a capire se lo sono. In effetti, questo è anche uno dei temi centrali del capolavoro di Stanley Kubrick 2001, A Space Odyssey (2001, Un’Odissea nello Spazio) del 1968 dove HAL2000, il computer dell’astronave Discovery One, sviluppa un’identità indipendente e ammazza gli astronauti per salvare la propria esistenza.

Chi non ha mai letto la fantascienza, oppure chi considera la versione cinematografica come una prova di tecnologia degli effetti speciali, non considera la fantascienza alla pari di altri generi. Oppure considera i libri un passatempo e non un mezzo per considerare la vita in generale. Ma la realtà è ben diversa.

Benché negli ultimi anni molti film del genere siano diventati mezzi per mettere in mostra i nuovi sofisticatissimi effetti speciali, ci sono ancora registi che cercano di raccontare storie divertenti che allo stesso tempo cercano di trattare temi seri. Un caso recente è Ender’s Game (Il Gioco di Ender) del 2013 del regista Gavin Hood dal romanzo pluripremiato di Orson Scott Card, che tratta i temi serissimi del costo delle vittorie e il ruolo controverso dei giovani in guerra.

Purtroppo il modo superficiale con cui questi film spesso sono pubblicizzati ha impedito al pubblico serio di volerli vedere. Questo parere è sbagliato perché i migliori film di fantascienza incoraggiano il pubblico a cercare le opere originali che li hanno ispirati. Questo discorso vale anche per i disegni sulla copertina di romanzi di fantascienza che spesso ingannano il pubblico e lo inducono a considerarli di poco conto, ma una lettura attenta di solito dimostra che il tempo di leggerli, come anche di vedere i film, non è sprecato. Valgono davvero la pena di essere letti e visti perché ci fanno pensare.

di emigrazione e di matrimoni

The Art of the Improbable and the Impossible

Klatuu barada nikto. 

I once knew this phrase in a non-existent language by heart. It had played a very important role in one of the films that made me love the genre of science fiction; the 1951 film “The Day the Earth Stood Still” by director Robert Wise. I had not yet born but the film was broadcast regularly by Australian television during the school holidays. The film is now considered a classic of its kind and the brilliant direction by Wise inspired generations of directors around the world. 

I was not the only one of my peers who knew the phrase by heart and to dream of having a robot like Gort that obeyed us but like all children I did not understand that the film had a serious message inspired by the Cold War that threatened the world’s peace with the atomic and then hydrogen bombs possessed by both the adversaries.

When the new version of the film was released in 2008 I decided not to see it because the memories of the original were still strong and I feared that I would be too critical of it. Years later I saw the DVD on a discount sale and I decided to see it. I had bought the original version years before and I also wanted to have both of them.

Of course the two versions of the films were different and the threat to life on Earth in the second film was not a nuclear war but the environmental crisis. The protagonist Klaatu had not come to advise the heads of government of the dangers of an atomic war but to destroy the species that endangered life on Earth, human beings. It seems almost trivial to say that the robot Gort was also in the new version but this time it was a creation of special effects and not a model, just as once again the famous phrase played a central role.

I have no intention of writing a review of this film, every person must decide is the new version is a tribute to the original or a mockery of its memory. At the end of the film I thought about how the genre itself that is often seen as the literature and the cinema of the impossible but comparison of the two films shows that science fiction is not the art of the impossible but the art of thought and reality. The genre uses the improbable and the impossible to deal with serious issues in new ways.

The world that created the first film had just come out of a huge world war and the Korean War that threatened to unleash an even bigger worldwide conflict was still being fought. This was the real threat that tormented the whole world and the cinema took inspiration from this, with realistic films about spies, satires on people of the time and science fiction films. In fact, it was no coincidence that during the ‘50s and ‘60s the threats in Hollywood’s science fiction films to our planet often came from Mars, the Red Planet and therefore the perfect symbol to represent the Soviet threat to the West. With the end of the Cold War the authors, just like scriptwriters and film directors, had to find another threat to draw the attention of the public.

As film director Douglas Trumbull masterfully showed us in his 1972 film “Silent Running” the threat was to our environment. In this way science fiction keeps current issues for readers of books and for those who go to the movies. In fact, even before Trumbull’s film, since its release in 1965 Frank Herbert’s masterpiece “Dune” had become a cult due to its environmental message. However, today many readers of “Dune” also see a message of the threat of a certain type of religious fanaticism.

At the same time other authors have understood that there were other major issues for the international public. “Clockwork Orange”, both Anthony Burgess’s novel and Stanley Kubrick’s film, deal with major themes of freedom and violence in society. Important issues of censorship and freedom of thought are dealt with in the Ray Bradbury’s book “Fahrenheit 451” that became a cult film by director François Truffaut. The title refers to the temperature at which paper starts burning and the story is set in a future where books are banned and the task of firemen is to find and burn them.

The developments in Genetics have inspired works that deal with the differences between clones, androids and human beings. Undoubtedly the most famous is director Ridley Scott’s 1982 film “Blade Runner” from Philip K Dick’s short story “Do androids dream of electric sheep?” which lets us understand that with the development of technology it will be difficult, if not impossible, to understand the difference between them.

A film that treats the theme of artificial intelligence in a very entertaining way is the 1986 “Short Circuit” that deals with theme of ultra-sophisticated computers and if they can become independent beings and how we will know if they are. In effect, this was also one of the themes of Stanley Kubrick’s 1968 masterpiece “2001, A Space Odyssey” in which HAL2000, the computer of the spaceship Discovery One, develops an independent identity and kills the astronauts to save its own existence.

Those who have never read science fiction or who consider the film version as a test of the technology of special effects do not consider science fiction on a par with other genres. Or they consider the books as a hobby and not a means to consider life in general. But the reality is very different.

Although in recent years many films of the genre have become the means to put on show the new very sophisticated special effects, there are still directors who try to tell stories that at the same time try to deal with serious themes. One case is the 2013 film “Ender’s Game” by director Gavin Hood from the multi award winning novel by Orson Scott Card that deals with the very serious themes of the cost of victory and the controversial role of young people at war.

Unfortunately the superficial way in which these films are often advertised has hindered the serious audience from wanting to watch them. This point of view is wrong because the best science fiction films encourage the audience to look for the original works that inspired them. This is also true of the cover designs of science fiction novels that often deceive the public and make them think that they are trivial but careful reading often shows that the time spent reading them, as well as watching the films, is not wasted. They are truly worth the effort to read and watch because they make us think.


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