Italiani nel Mondo

La Storia non finisce mai – History never ends

By 11 Settembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Storia non finisce mai

Dobbiamo essere fieri della nostra Storia, ma questo non vuol dire puntare il dito ai delitti dell’altro quando anche la tua parte ha nascosto delitti gravi

Di Gianni Pezzano

A volte abbiamo il vizio di pensare che la Storia appartenga solo al passato e che avvenimenti di decenni, e in alcune zone persino di secoli fa, non possono avere effetti sulla nostra vita. Però, ci sono episodi e periodi storici che continuano ad avere effetti diretti e indiretti sulla nostra vita, a partire dalla politica.


Due serate in manifestazioni diverse che erano tanto culturali che politiche ci hanno dato un’idea di come la Storia non finisce mai e che dobbiamo finalmente studiarla per bene per fare in modo che la Storia sia di lezione per evitare sbagli e, non raramente, tragedie del passato.

Inoltre, utilizzare il passato solo per motivi di politica d’oggi è sempre uno sbaglio perché vuol dire non aver imparato e capito le lezioni di quel passato. Come disse Indro Montanelli che ha vissuto quel passato sognato dai nostalgici: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” e quindi non potrà mai guardare al futuro.

Nel fare queste riflessioni dobbiamo tenere in mente una data precisa, il 9 novembre, 1989, la caduta del Muro di Berlino, che fu anche l’inizio delle molte incertezze che affliggono i partiti di sinistra (e non solo in Italia) da allora, e anche perché è sparito uno spauracchio che per molti anni era, ed è ancora, la scusa per cercare di riabilitare un passato che non abbiamo mai affrontato nel modo giusto.

Feste popolari

L’Emilia-Romagna è senza dubbio una parte importante del cuore politico rosso del paese. Paradossalmente, a causa del luogo di nascita del suo fondatore e di molti dei suoi gerarchi più importanti, è stata anche il luogo di nascita del Ventennio che portò il paese in guerra, creando le condizioni che costrinsero poi milioni di italiani a emigrare perché non riuscivano a trovare lavoro in un paese in rovine.

Oggi il simbolo del passato post bellico sono le Feste dell’Unità che risalgono all’ex Partito Comunista Italiano (PCI) in onore del suo giornale, ora in grande difficoltà, l’Unità. Oggigiorno queste feste sono legate al Partito Democratico (PD) perché una grande parte dei suoi iscritti erano ex tesserati del PCI, senza dimenticare che c’è una parte del partito che ha le proprie origini nell’Ulivo di Romano Prodi. Infatti il PD non è ancora riuscito a formare un’identità precisa perché non ha ancora affrontato questo nodo cruciale in modo profondo. Per la sua composizione in larga parte di ex iscritti al PCI, i partiti dell’opposizione spesso timbrano il PD come “comunista” quando la realtà politica è che di comunista il Partito Democratico ha ben poco.

Però, alcuni degli ex comunisti ancora nutrono una nostalgia del passato come abbiamo visto alla recente Festa dell’Unità Nazionale a Ravenna che è, senza dubbio, la più grande manifestazione del genere nel paese e ha un importante ruolo culturale, politico e anche economico per il partito che ora fa parte del nuovo Governo Conte a Roma.

Abbiamo avuto prova di questa nostalgia in una delle tende ristoro quando abbiamo visto la scena della foto in testa a questo articolo. Ovviamente la falce e il martello rappresentano il problema più grande del PCI nel corso dei decenni fino alla caduta del Muro di Berlino, il suo legame con l’Unione Sovietica. Infatti, la rivolta ungherese del 1956 che finì con la battaglia di Budapest, raccontata in modo magistrale da Indro Montanelli che ne era un testimone oculare, mise a dura prova il partito.

La controversia era tale che il PCI fu ben attento nel ripeterla in occasione della Primavera di Praga dodici anni dopo.

Ma non ci sono solo nostalgici del PCI. Ci sono altri nostalgici che giocano sul limite delle leggi e la Costituzione nazionale, che dimostrano che nemmeno loro hanno imparato le lezioni del passato.


L’anno scorso durante una Festa dell’Unità di un quartiere di Faenza(RA) un esponente di un partito di estrema destra si è presentato al bancone per comprare pasta da asporto, già un comportamento inatteso. Ma quel che ha attirato l’occhio era la sua maglietta che aveva ben in vista non solo l’aquila dell’ex dittatura, ma oltre tutto un motto notorio dell’epoca ancora utilizzata trai i nostalgici oggi e che probabilmente sperava di provocare la reazione di qualcuno dei suoi oppositori alla manifestazione.

Memoria selettiva

Questi due atteggiamenti dimostrano chiari segni di memoria selettiva che sono la causa di battaglie tanto vane quanto inutili. Entrambe le parti, chi più chi meno, hanno dimenticato che i loro “oggetti di desiderio” hanno commesso orrori verso le loro stesse popolazioni.

Certo, dobbiamo essere fieri della nostra Storia, ma questo non vuol dire puntare il dito ai delitti dell’altro quando anche la tua parte ha nascosto delitti gravi.

Una decisione del passato è alla base di questi punti di vista miopi; l’Amnistia del 1946 proposta dal Ministro di Grazia e Giustizia, Palmiro Togliatti del PCI, che portò alla cancellazione di tutti i reati commessi legati alla guerra fino al 18 giugno di quell’anno tranne quelli più gravi. Quel provvedimento ha coperto non solo i delitti di guerra, ma anche le rappresaglie dopo la fine della guerra che sono ricordati ogni volta che si parla di qualcosa legato al dittatore o ai comunisti italiani.

Nel nostro umile parere questo è stato probabilmente l’errore più grande commesso dopo la guerra perché, al contrario della Germania post nazista, l’Italia non fu mai costretta ad affrontare i reati e delitti commessi da entrambe le parti in nome della “Patria”, anzi della versione particolare di Patria che ciascuna parte aveva.

Nel considerare i “comunisti” legati solo ai sovietici, e con la presenza di Togliatti nel PCI l’accusa non era poi tanto sbagliata, si dimentica che l’opposizione alla dittatura era legata anche a partiti di quel che oggi si chiama il “centrodestra”, a partire da esponenti di quel che diventerà la Democrazia Cristiana, come Alcide de Gasperi e Giulia Andreotti.


Castigo

Vediamo questo nei libri e i film di Don Camillo di Giovanni Guareschi che certamente non era comunista, ma fu perseguitato dai fascisti. In una celebre scena del film “Il ritorno di Don Camillo” vediamo un “incontro” tra Peppone, il sindaco comunista di Brescello, Don Camillo e un ex federale fascista (interpretato dal grande Paolo Stoppa) tornato al paese dopo l’Amnistia di Togliatti. Peppone (il personaggio coi baffi interpretato da Gino Cervi) era stato punito con il famoso olio di ricino (un purgante potente utilizzato contoro dissidenti al regime)) e diventa ovvio che persino Don Camillo (interpretato dall’attore francese Fernandel) aveva subito lo stesso castigo. La scena fa sorridere in modo amaro perché la base storica, che i nostalgici rifiutano di riconoscere, non è affatto una invenzione. I libri non nascondono affatto che sia Peppone che Don Camillo facevano parte dei partigiani.

Infatti, l’episodio del libro e poi del film, dimostra che quel che vediamo oggigiorno è esistito anche nel passato, perché l’ex federale cerca di minimizzare le persecuzioni agli oppositori che erano vere e proprie torture poichè una tale quantità di quell’olio era davvero devastante per l’organismo.

Casi del genere succedevano anche all’estero, e sappiamo di almeno un caso di un nostro concittadino che si recò a un ufficio consolare in Australia per poi trovarsi davanti all’ex federale fascista che l’aveva perseguitato durante il Ventennio.

Riconoscimento

Così, a ogni commemorazione del passato in Italia sentiamo ripetere le stesse frasi, le stesse condanne agli altri e le stesse accuse di reati. Ormai è facile capire chi dirà cosa e chi darà una certa risposta. Se davvero vogliamo chiudere la chiave con il passato, il governo deve finalmente aprire tutti gli archivi nascosti fino ad ora con il motivo di “cercare la pacificazione del paese”.

Naturalmente dobbiamo essere fieri della nostra Storia, ma non sarebbe affatto onesto far finta che non ci siano stati orrori commessi nel nome del nostro paese da ambedue le parti allora contrapposte. Abbiamo l’obbligo finalmente con onestà di affrontare questi episodi tragici e riconoscerli per quel che sono stati…


Ma dobbiamo farlo tenendo sempre in mente un fatto. La nostra Costituzione nacque con uno scopo ben preciso, evitare il ritorno di qualsiasi forma di dittatura, non importa di quale colore. E possiamo farlo solo se abbiamo la certezza di non ripetere sbagli del sistema parlamentare italiano dell’epoca che hanno permesso oltre vent’anni di dittatura e chissà quante vittime.

 

di emigrazione e di matrimoni

History never ends

We must be proud of our history but this does not mean pointing the fingers at the crimes of the others when your side also has also hidden serious crimes.

Sometimes we have the bad habit of thinking that history belongs only to the past and that events from decades, and in some places even centuries ago, cannot affect our daily lives. However, there are episodes and historical periods that continue to have direct and indirect effects on our lives, starting with politics.

Two evenings at different events that were as much cultural as political gave us an idea of how history never ends and that we must finally study it well to ensure that history teaches us lessons to avoid repeating mistakes and, not rarely, tragedies of the past.

Furthermore, using the past only for reasons of today’s politics is always a mistake because it means we have not learnt and understood the lessons of that past. As famed Italian journalist Indro Montanelli said “A population that does not know its past will never know anything about its present” and therefore will never look to the future.


As we make these considerations we must bear in mind an exact date, November 9, 1989, the fall of the Berlin Wall that was the start of the many uncertainties that have afflicted the parties of the left (and not only Italy) since then and also because a bête noir disappeared that for many years was, and still is, the excuse for trying to rehabilitate a past that we have never dealt with in the right way.

Working class festivals

Italy’s Emilia-Romagna region is without doubt an important part of the country’s political red heart. Paradoxically, due to the place of birth of its founder and many of its most important party officials, it was also the place of birth of the fascist dictatorship that took the country to war and created the conditions that forced millions of Italians to then migrate because they could not find work in a country in ruins.

Today the symbol of that post-war period is the Feste dell’Unità (Festivals of Unity) that go back to the Partito Comunista Italiano (PCI, Italian Communist Party) in honour of its newpaper l’Unità that is now in great difficulty. Today these festivals are tied to the Partito Democratico (PD, Democratic Party) because a large number of its members are former members of the PCI, and we must not forget that there is a part of the party that has its origins in the moderate Ulivo (Olive) coalition of former Prime Minister Romano Prodi. In fact, the PD has not yet managed to form a precise identity because it has not yet faced this crucial issue in a profound way. Because of its composition in large part of former members of the PCI, the opposing parties often brand the PD as “communist” when the political reality is that the PD’s programme has little that is communist.

However, some of its ex-communist members still have nostalgia for the past as we saw at the recent national Festa dell’Unità in Ravenna that is without doubt the biggest such event in the country and has an important cultural, political and financial role in the party that now forms part of the new Conte Government in Rome.

We had proof of this nostalgia in one of the catering tents when we saw the scene in the photo at the head of the article with the sign that states “the corner of our history”. Obviously the hammer and the sickle represent the biggest problem of the PCI over the decades before the fall of the Berlin Wall, its links with the Soviet Union. In fact, the Hungarian Revolt in 1956 that ended with the Battle of Budapest, that was told in such as masterful way by Indro Montanelli who was an eyewitness, put the party to a harsh test.

The controversy was such that the PCI was very careful to avoid repeating it on the occasion of the Prague Spring twelve years later.

But there are not only people who are nostalgic for the PCI. There are others who are nostalgic who play on the edges of the law and Italy’s Constitution and they too show that they have not learnt the lessons of the past.

Last year at a Festa dell’Unità in a hamlet of Faenza (RA) an exponent of an extreme right wing party showed up at the counter to buy some take-away pasta and this behaviour was unexpected. But what caught the eye was his t-shirt that put in plain view not only the eagle of the former dictatorship, but also a notorious motto from the time that is still used today by those who are nostalgic about that past and who probably hoped to provoke a reaction from some of his opponents at the event.

Selective memory

Those two behaviours clearly show signs of selective memory that are the cause of many battles that are as vane as they are useless. Both sides, who more, who less, have forgotten that their “objects of desire” committed horrors towards their populations

Of course we must be proud of our history but this does not mean pointing the fingers at the crimes of the others when your side also has also hidden serious crimes.

A decision from the past is the basis for these one-eyes points of view, the 1946 Amnesty proposed by then Justice Minister Palmiro Togliatti of the PCI that brought about the cancellation of all crimes tied to the war committed up to June 18 of that year, except for the most serious. That provision covered not only war crimes but also the reprisals after the war that are remembered every time we talk about something tied to the dictator or Italian communists.

It is our humble opinion that this was probably the most serious mistake made after the war because, unlike post-Nazi Germany, Italy was never forced to face the crimes and murders committed by both sides in the name of the Patria (Motherland), or rather the specific version of the Patria that each one had.

When we consider the “communists” tied to the Soviets, and with the presence of Togliatti in the PCI the accusation was not so wrong, we forget that the opposition to the dictatorship was also tied to parties of what today is called the “centre-right”, starting with the exponents of what would become the Democrazia Cristiana (Christian Democrats) such as former Prime Ministers Alcide de Gasperi and Giulio Andreotti.

Punishment

We see this in the books and films of “Don Camillo” by Giovanni Guareschi who was certainly not communist but who was persecuted by the fascists. In a famous scene from the film “The return of Don Camillo” we see an “encounter” between Peppone, the communist mayor of Brescello, Don Camillo the priest and an ex fascist official who came back to the town after Togliatti’s Amnesty. Sadly the clip is not subtitled in English. Peppone (the man with the moustache) had been punished with the famous cod liver oil (a powerful laxative used on the dissidents) and it becomes obvious that even Don Camillo had suffered the same punishment. The scene makes you smile bitterly because the historic basis that those who are nostalgic for the dictator refuse to recognize, is that this was not at all an invention. The books do not hide the fact that both Peppone and Don Camillo had been part of the partisans.

In fact, the episode in the book and the film shows what we see today also happened in the past because the ex fascist official tries to minimize the persecution of the opponents, persecution that was real torture since such a quantity of that oil was truly devastating for the body.

Such cases also happened overseas and we know of at least one case of one of our countrymen who went to a consular office in Australia to find himself in front of a former fascist official who had persecuted him during the dictatorship.

Recognition

And so, at every commemoration of the past in Italy we hear the same phrases repeated, the same condemnation of the others and the same accusations of crimes. It is now easy to understand who will say what and who will gave a certain answer. If we truly want to lock away the past the government must finally open all the archives that have been hidden up till now with the excuse of “trying to pacify the country”.

Naturally we must be proud of our history but it would not be at all honest pretending that there had not been horrors committed in the name of our country by the two sides that were then opposed. We have the obligation to finally face these tragic episodes and to recognize them for what they were…

But we must do so bearing always in mind one fact. Our Constitution was written with a precise purpose, to avoid the return of any form of dictatorship, no matter what colour. And we can only do this if we have the certainty of not repeating the same mistakes of the Italian parliamentary system of the time that allowed more than twenty years of dictatorship and who knows how many victims.

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