Italiani nel Mondo

La Paura più grande: Scrivere – The greatest fear: Writing

By 26 Ottobre 2020 Novembre 10th, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Paura più grande: Scrivere 

Per chi scrive per lavoro la paura più grande è quella che affrontiamo ogni giorno, vedere il foglio bianco e sapere che dobbiamo riempirlo. 

Abbiamo tutti le nostre paure. Chi dei ragni, chi dei serpenti, chi del buio e così via fino ai timori più inattesi. Ciascuno di noi deve riconoscere queste paure e trovare il miglior modo per sconfiggerle perché non possiamo vivere condizionati da paure. 

Per chi scrive per lavoro la paura più grande è quella che affrontiamo ogni giorno, vedere il foglio bianco e sapere che dobbiamo riempirlo. 


Questa potrebbe sembrare una paura banale per molti, però chi scrive, sia autore che giornalista, in ogni pagina, e a volta in ogni riga, mette a nudo i propri pensieri, le emozioni e non raramente, l’anima e le cause che tiene più a cuore. 

Nel fare questi pensieri vorrei limitarmi a una categoria di scrittore alla quale ho la presunzione di credere di appartenere, la categoria dell’opinionista di un giornale che cerca di trattare molti temi e soggetti, a volte concreti e a volte quasi esoterici, che possono toccare l’anima di chi legge le parole. 

Allora partiamo analizzando una parola tanto controversa quanto nebulosa nella mente dei lettori. 

Definizione 

Cos’è un opinionista? Per trovare una definizione autorevole della parola mi permetto il lusso di citare l’enciclopedia italiana più importante, la Treccani, che definisce l’opinionista come “Giornalista della stampa o della radiotelevisione autore di commenti su fatti politici o di costume”. 

E fin qui sembra abbastanza chiaro che si tratta di opinione e quindi un’idea personale sulla vicenda soggetto dell’articolo. Ma se controlliamo i giornali del mondo, come faccio ogni giorno, vediamo che l’opinionista non è sempre un giornalista e questo aspetto il lettore lo deve capire sin dall’inizio della lettura. 

Spesso l’opinionista è un esperto esterno, oppure una persona interessata su fatti che scrive su invito del giornale, oppure anche per aver inviato al redattore un articolo in considerazione di un tema particolare. In questi casi, il redattore spesso specifica che l’opinione espressa non è necessariamente quella del giornale/rivista. 

Naturalmente ogni redattore, come ogni giornalista, esperto o persona normale, ha un’opinione personale, ma ciò non vuol dire che lo scrittore non dovrebbe, come minimo, assicurare che almeno le basi principali del soggetto non siano vere e verificabili. In questo caso l’autore del pezzo non solo a danneggia la propria reputazione, ma anche quella del giornale e della categoria. 

Per questi motivi i giornali più autorevoli e seri pubblicano opinioni di entrambe le parti politiche per dare voce a più partiti e gruppi assicurando parità di opinione. 

Ma per questo articolo non voglio concentrami su quei contributori che cercano di portare avanti cause, od opporsi a proposte di politici di qualsiasi colore, come vediamo ogni giorno mentre sfogliamo i giornali al bar prendendo il caffè o uno spuntino. 

Perché? 

Il lettore deve chiedersi perché l’opinionista di turno si espone in modi spesso molto personali. Nel presentare la propria opinione lo scrittore si mette a rischio vero d’essere deriso dai lettori per il minimo sbaglio sulla narrazione dei fatti, oppure da chi ha idee diverse che non vuole siano smentite da chiunque, anche se esperto sul soggetto trattato. 

Questo fa parte della paura del foglio bianco e questa è la barriera che dobbiamo abbattere ogni volta che mettiamo insieme parole per scrivere un articolo che dovrebbe iniziare un dibattito con i lettori. 

Il fatto strano è che l’opinione non sempre viene spontaneamente, anche dopo avere fatto le dovute ricerche. L’idea, l’opinione, spesso ha bisogno di essere ricercata perché presentare concetti in parole non è così facile come il lettore può realizzare dalla lettura. 

A volte basta trovare il titolo idoneo per il pezzo per avere la direzione giusta ed altre volte l’articolo esce dopo due o tre tentativi perché la mente non ha ancora trattato bene il tema dell’articolo. 

Per i temi di “costume” in generale, oppure di Storia e Cultura, in qualsiasi loro sfumatura, basta avere chiari i fatti in modo corretto perché bisogna dare al lettore un mezzo nuovo per considerare opere e fatti che sono facili da constatare. Magari, presentando i risultati di nuove ricerche che mettono in risalto scoperte che fanno cambiare le nostre percezioni di opere importanti e di personaggi sconosciuti fino ad allora. 

Ma quando trattiamo altri temi il lavoro diventa molto più difficile perché nello scrivere l’articolo l’opinionista si trova a dover affrontare, se non addirittura smentire, le opinioni e le idee dei lettori. 

Basta leggere le cronache dei giornali regolarmente per rendersi conto che ogni anno i giornalisti pagano il prezzo più alto per avere espresso opinioni che altri considerano offensive. E qui in Italia parliamo non solo degli attacchi della malavita ai giornalisti, ma persino dei gruppi che non vogliono accettare qualsiasi forma di dissenso verso le loro idee. 

I temi più caldi 

Ci vuole poco per capire che due temi mettono più a rischio gli opinionisti, la politica e la religione. Tratterò entrambe queste categorie insieme perché fin troppo spesso anche la politica diventa una religione per chi segue un partito o un gruppo politico. Paradossalmente potrei dire la stessa cosa di molti atei che tengono così tanto alle loro idee riguardo la religione che anche loro sono diventati come i seguaci delle fedi che criticano fortemente. 

Qualsiasi critica a capi politici e/o religiosi espone l’opinionista all’ira dei loro seguaci. Qualsiasi tentativo di esporre le bugie e le incoscienze di qualsiasi politico porta all’accusa che l’opinionista stia facendo la politica dei loro oppositori. 

Queste accuse sono diventate normali non solo in Italia, ma anche in quasi tutte le democrazie moderne, e sono una parte integrale della delusione quasi universale verso la stampa che leggiamo ogni giorno, e non solo sui social. 

In Italia l’esempio più lampante è stato colui che fino alla sua morte a 92 anni era considerato l’opinionista più autorevole e letto del paese, Indro Montanelli. Per via delle sue critiche a politici, un uomo che era indubbiamente un liberale conservatore negli ultimi decenni della sua vita, è stato timbrato come “comunista” da una parte politica che considerava i suoi pezzi “tradimento” alle loro idee politiche. Un paradosso per un uomo che era stato gambizzato delle Brigate Rosse perché considerato “fascista”. 

Giornalisti/opinionisti sono esseri umani che cambiano nel corso della loro vita, ma non per questo devono essere aggrediti, e anche uccisi, perché hanno idee diverse da chi legge. 

Colpe 

Ma di chi è la colpa delle contestazioni agli articoli degli opinionisti? A volte la colpa può essere del giornalista/opinionista stesso che non riesce a scrivere i pezzi in modo neutrale, oppure che decide di utilizzare i pezzi come mezzi per attaccare i suoi bersagli preferiti. E anche per questo il foglio bianco può fare paura perché sappiamo le possibili reazioni ai nostri articoli. 

Però, i lettori devono anche capire d’avere torto quando le loro reazioni non sono obbiettive, ma prendono in modo personale qualsiasi espressione di idee diverse dalle loro. Basta leggere i commenti ad articoli sui social per prendere atto del linguaggio di una parte becera della popolazione, da entrambe le parti, a qualsiasi critica verso capi politici/religiosi. 

Infatti, fa (quasi) ridere leggere i commenti di una certa parte della popolazione cattolica, in modo particolare all’estero, che considera il Papa attuale come una sorte di “Anti Cristo” perché non si comporta come due dei suoi tre predecessori che erano certamente più conservatori di lui. 

Tutto questo indica un aspetto particolarmente preoccupante della situazione sociale nel mondo d’oggi in tutti i paesi e non solo in Italia. 

Come società abbiamo dimenticato come fare discorsi civili, e questo è un aspetto che vediamo quotidianamente nei salotti televisivi che cercano lo scontro per fare audience invece di fare discorsi civili per creare un dibattito pubblico produttivo e soprattutto pacifico. 

Inoltre, come abbiamo scritto in un articolo recente (Il Diritto più importante e anche il più a rischio) molti lettori, e non solo, preferiscono credere a complotti fantasiosi invece di rendersi conto che quel che credono non è vero. 

Si, la pagina bianca fa paura per chi deve scrivere pezzi d’opinione, però, l’idea che non sappiamo più ragionare e controllare quel che leggiamo prima di reagire, a volte in modo violento, fa ancora più paura. 

Noi opinionisti a volte sbagliamo, sarebbe disonesto non ammetterlo, ma anche i lettori devono capire che ci sono almeno due aspetti per ogni tema e che bisogna considerare qualsiasi materia politica/religiosa in modo critico, e che dare la colpa solo al giornalista non è solo malafede, se non addirittura ipocrisia, ma anche pericoloso per la nostra società. 

Se davvero vogliamo il ritorno ad un confronto civile che porta a soluzioni vere ai nostri problemi, dobbiamo tutti fare un esame di coscienza e non puntare il dito sempre contro altri e questo vale tanto per i giornalisti/opinionisti quanto per il pubblico in generale, a partire dai politici. 

Quello sarà il giorno che il foglio bianco non farà più paura.

 

di emigrazione e di matrimoni

The greatest fear: Writing

For those who write the greatest fear is the one we face every day, seeing a blank sheet and knowing that we must fill it.

We all have our fears, some of spiders, some of snakes, some of the dark and so forth up to the most unexpected fears. Each of us must recognize these fears and find the best way to defeat them because we cannot live conditioned by our fears.

For those who write the greatest fear is the one we face every day, seeing a blank sheet and knowing that we must fill it.

This could seem a trivial fear for many but for writers, both authors and  journalists, every page and at times every line bears their thoughts, emotions and not rarely, their soul and the causes closest to their heart.

In making these thoughts I would like to limit myself to one category of writer to which I have the presumption to believe I belong, the category of opinion writer of a newspaper who tries to deal with many issues, sometimes concrete and sometimes on almost esoteric issues which we cannot touch but which touch the soul of those who read the words.

So, let us start with an analysis of a word that is as controversial as it is vague in the mind of the readers.

Definition 

What is an opinionista, as an opinion writer is called in Italian? To find an authoritative definition I allowed myself the luxury of quoting Italy’s most important encyclopaedia, the Treccani that defines opinionista as a ”Press or radio-television journalist author of comments on political issues or habits/customs”

  And so far it seems quite clear that the writer deals with opinion and therefore a personal idea on the story that is the subject of the article. But if we check the world’s newspapers, as I do every day, already from this point we see that the opinion writer is not always a journalist and this is an aspect that the reader must understand when he or she starts reading.

Often the opinion writer is an external expert or a person interested in the facts who writes at the newspaper’s invitation or even because he had sent the editor an article for consideration on a particular issue. In these cases the editor often specifies that the opinion expressed is not necessarily that of the newspaper/magazine.

Of course, each editor, like each journalist, expert or normal person has a personal opinion but this does not mean that the writer should not, at the very least, ensure that at least the basic principles of the subject are true and verifiable. In this case the author of the piece finds himself not only damaging his own reputation but also that of the newspaper and the category.

For these reasons the most authoritative and serious newspapers publish opinions from both sides of politics to give a voice to many parties and groups to ensure equality of opinion.

But for this article I do not want to focus on those contributors who try to advance causes to oppose a proposal by politicians of any colour, as we see every day when we browse the newspapers at the bar as we sip a coffee or have a snack.

Why? 

The reader must ask why the opinion writers expose themselves in ways that are often very personal. In presenting their opinions the writers put themselves at risk of being mocked by the readers for the slightest mistake on facts or by those with different ideas who do not want anyone to contradict them, even if they are experts on the subject matter.

This is part of the fear of the blank page and this is the barrier that we must knock down every time we put together words to write an article that should start a debate with the readers.

The strange fact is that the opinion does not always come spontaneously, even after having made the necessary research. The idea, the opinion often wants to be sought for because presenting concepts in words is not as easy as the reader can understand from reading.

At times it is enough to find the right title to have the right direction and at other times the article comes out after two or three attempts because your mind has not yet dealt with the issue of the article well.

For the issues of habits/customs in general or history and culture, in any of their nuances, it is enough to have the right facts clear because we must give the reader a new means to consider works and facts that are easy to ascertain. Possibly by presenting the results of new research that highlight discoveries that were unknown until then that make us change our perceptions of major works and people.

But when we deal with other issues the work becomes much harder because when writing the article opinion writers find themselves having to face, if not contradict, the opinions and ideas of the readers.

We only have to read newspaper reports regularly to realize that every year journalists pay the highest price for having expressed opinions that others consider offensive. And here in Italy we talk not only about the attacks on journalists by organized crime but also by groups that do not want to accept any form of dissent towards their ideas.

The hottest issues

It takes little to understand that the two issues that put most at risk opinion writers, politics and religion. I will deal with both these categories together because all too often politics too becomes a religion for those who follow a political party or group. Paradoxically, I would say the same thing about many atheists who hold so strongly to their ideas concerning religion that they too become like the followers of the faiths that they criticize so much.

Any criticism of political/religious leaders exposes the opinion writer to the wrath of their followers. Any attempt to expose the lies and the recklessness of any politician leads to the accusation that the opinion writer is carrying out the politics of their opponents.

These accusations have become normal not only in Italy but also in almost all the modern democracies and they are an integral part of the almost universal disappointment towards the Press that we read every day and not only on the social media.

In Italy the most striking example was the journalist who until his death at 92 was considered the country’s most authoritative and read opinion writer, Indro Montanelli. Due to his criticism of politicians a man who was undoubtedly a liberal conservative during the final decades of his life was labelled a “communist” by one political party that considered his pieces a “betrayal” of their political ideas. This was a paradox for a man who had been kneecapped by the Red Brigades because they considered him a “fascist”.

Journalists/opinion writers are human beings who change during the course of their lives but this is not a reason they must assaulted, and also killed, because they have different ideas.

Blame

But who is to blame for the objections to the articles by the opinion writers? At times the fault can lie with the journalist/opinion writers themselves who fail to write pieces in a neutral way or who decided to use the pieces as a means of attacking their favourite targets. And this too is why the blank sheet can be scary because we know the possible reactions to our articles.

However, the readers must also understand they are wrong when their reactions are not objective but take personally any expression of ideas different from their own. It is enough to read the comments on articles on the social media to take note of the language of a vulgar part of the population, on both sides, to any criticism of their political/religious leaders.

In fact, it is (almost) funny to read comments of a certain part of the Catholic population, especially overseas, who consider the current Pope as a kind of “Anti Christ” because he does not behave like two of this three predecessors who were certainly more conservative than he.

All this indicates a particularly worrying aspect of the social situation in today’s world in every country and not only in Italy.

As a society we have forgotten how to hold a social discourse and this is an aspect that we see daily in the TV talk shows that look for confrontation to draw an audience instead of making civil discussion to create a productive and above all peaceful public debate.

Furthermore, as we wrote in a recent article (The most important Right and also the one most at risk) many readers, and not only, prefer believing in imaginary conspiracies instead of realizing that what they believe is not true.

Yes, the blank page is scary for those who write opinion pieces, however the idea that we no longer know how to reason and check what we read before reacting, sometimes violently, is even scarier.

At times we opinion writers make mistakes, it would be dishonest not to say so, but the readers must also understand that there are at least two sides to every issue and that we need to consider any political/religious subject in a critical way and to blame only the journalist is not only bad faith, if not hypocritical, but also dangerous for our society.

If we truly want to return to civil debate that leads to real solutions to our problems we must all examine our consciences and not always point the finger at others and this is just as true for journalists/opinion writers as it is for the public starting with politicians.

That will be the day that the blank sheet will no longer be scary.


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