Italiani all’estero: un rebus da risolvere – Italians overseas, a puzzle to be solved

By 12 aprile 2018Italiani nel Mondo

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Italiani all’estero: un rebus da risolvere

Se la popolazione italiana di circa sessanta milioni vota quasi mille deputati e senatori, come mai il numero di rappresentati dei cittadini all’estero è soltanto diciotto? Se applicassimo il concetto di parità di diritti contenuto nella Costituzione Italiana, il numero sarebbe certamente troppo piccolo.
Di Gianni Pezzano

Mentre aspettiamo di sapere l’esito delle consultazioni per la formazione del nuovo governo dopo il voto del 4 marzo, aspettiamo anche la decisione finale dell’esito del voto all’estero. Questa attesa è principalmente a causa di un numero di controversie nel corso della campagna elettorale e vogliamo approfittare di questi sviluppi per fare qualche considerazione non tanto sul concetto stesso del voto all’estero, ma a vicende pratiche legate a esso.

Il semplice fatto che alcuni programmi televisivi in Italia abbiano fatto servizi su presunti brogli e irregolarità nel modo di voto fa capire che il concetto non è visto di buon occhio da molti in Italia. Però, prima di considerare come evitare queste situazioni in futuro dobbiamo fare un esame di coscienza di come vediamo gli italiani all’estero.

Rappresentanti
Il primo punto da considerare è uno che abbiamo già trattato nel corso della campagna elettorale (LINK all’articolo precedente).  È davvero realista pretendere che diciotto parlamentari possano rappresentare gruppi dei nostri connazionali sparsi per tutti i continenti, compresi le basi di ricerche scientifiche in Antartide?

Chi conosce la situazione crudele dell’importanza dei numeri nelle due aule del parlamento italiano (come anche degli altri sistemi parlamentari in giro per il mondo) capisce immediatamente che in mezzo ai quasi mille parlamentari il peso di diciotto uomini e donne non è pari al numero di veri e possibili concittadini che essi rappresentano.

Da qui siamo costretti a fare due domande allo stesso tempo semplici e crudeli che sono connesse in modo profondo. I diciotto parlamentari chi rappresentano davvero? Chi e quanti sono gli italiani all’estero?

Dalle risposta di queste domande faremo il primo passo per capire persino come il paese deve comportarsi verso i suoi emigrati e i loro discendenti.

5 milioni o 90 milioni?
Partiamo dalle secondo domanda. Secondo le cifre della Farnesina, il Ministero degli Affari Esteri a Roma, i cittadini italiani registrati all’estero sono circa cinque milioni.   E qui ci troviamo già con un paradosso con potenziali effetti costituzionali.

Se la popolazione italiana di circa sessanta milioni vota quasi mille deputati e senatori, come mai il numero di rappresentati dei cittadini all’estero è soltanto diciotto? Se applicassimo il concetto di parità di diritti contenuto nella Costituzione Italiana, il numero sarebbe certamente troppo piccolo. Ma non finisce qui.

Questa situazione diventa ancora più complicata quando aggiungiamo il numero dei discendenti di emigrati italiani nei sei continenti, circa ottantacinque milioni. Quindi il numero vero da considerare quando trattiamo gli italiani all’estero è novanta milioni.

Peggio ancora, grazie allo ius sanguinis nessuno è in grado di dire quanti di questo grande numero di discendenti siano effettivamente cittadini italiani e non sanno di averne diritto. Certo, più vanno avanti le generazioni nate all’estero meno nascono cittadini italiani, ma il fatto è che esiste una popolazione possibile di cittadini italiani più grande di quel che ne sappiamo oggi.

Queste cifre sono importanti perché ci fanno capire un aspetto fondamentale di come vediamo gli italiani all’estero in generale e non solo chi viene rappresentato dai diciotto parlamentari.

Dobbiamo vedere gli italiani all’estero semplicemente da cinque milioni di cittadini italiani, oppure dobbiamo comportarci diversamente verso un potenziale mercato, e anche di questo si tratta, per i nostri prodotti partendo dalla nostra lingua e la cultura di ben oltre novanta milioni?

Aspetti commerciali
In realtà, tutti i nostri sforzi verso gli italiani all’estero sono diretti ai circa cinque milioni, quasi tutti di prima generazione e non consideriamo la stragrande maggioranza dei 90 milioni che vorrebbero sapere di più del paese dei loro genitori, nonni o bisnonni per chissà quante generazioni.

Questo è fondamentale perché nel trattare soltanto i cinque milioni inviamo tutte le informazioni, notizie e programmi televisivi, a partire dalle agenzie di stampa e particolarmente RAI World, esclusivamente in italiano e quindi limitiamo il mercato per questi servizi a solo una percentuale bassa del potenziale mercato.

Abbiamo avuto una prova importante di questo abbandono del potenziale mercato internazionale dei   nostri parenti e amici all’estero ai due Stati Generali della Lingua Italiana a Firenze del 2014 e il 2016 quando non c’era un rappresentante ufficiale di nemmeno una delle case editrici italiane. In un periodo di crisi della nostra editoria, come mai non consideriamo quel mercato internazionale di almeno una volta e mezzo la popolazione d’Italia oggigiorno?

Come minimo RAI World, ANSA e altre agenzie dovrebbe inviare le notizie e i programmi con almeno i sottotitoli per coloro all’estero che non capiscono l’italiano. Il primo effetto non sarebbe solo di rendere i programmi più facili da capire, ma anche di incoraggiare queste popolazioni prima a studiare la nostra lingua e quindi di espandere il   mercato per i nostri libri, musica e film in giro per il mondo.

Infatti, far capire questi programmi e servizi ai 90 milioni avrebbe l’effetto di incentivare molti a fare un viaggio nel Bel Paese per scoprire le proprie origini e per visitare i luoghi sicuramente ricordati come riferimenti vaghi e farli diventare realtà concrete con, di nuovo, un ruolo importante nelle loro vite.

Le Pro Loco comunali e gli assessorati provinciali e regionali potrebbero offrire agevolazioni e incentivi agli italiani all’estero, siano cittadini o semplicemente discendenti di emigrati per incoraggiare loro non solo alle solite città turistiche, ma magari ad altri grandi centri culturali poco conosciute fuori del Bel Paese.

Ci vuole poco per capire che questo avrebbe anche l’effetto indiretto di passaparola al ritorno non solo ai loro amici di origini italiane, ma anche a coloro che non sono di origini italiane.

Visione limitata
Allo stesso modo, questi novanta milioni sarebbero il modo ideale per introdurre prodotti nuovi, di nuovo a partire dai nostri libri e prodotti culturali, ai concittadini nei vari paesi di residenza.

Paesi come l’Australia, gli Stati Uniti, il Canada, la Francia, il Belgio e la Germania, hanno grandi comunità italiane che sarebbero l’ideale rampa di lancio per molti prodotti di ogni genere che fino ad ora sono ancora sconosciuti all’estero.

Fino ad ora, come paese abbiamo avuto una visione degli italiani all’etero limitata a molti stereotipi invece di una consapevolezza vera di chi sono e cosa vogliono. Nel considerare solo i cittadini italiani non ci rendiamo conto che i numeri veri sono molto più grandi dei diciotto parlamentari a Montecitorio e Palazzo Madama.

Rebus
Nel nostro piccolo, questo giornale on line sta cercando di colmare questo vuoto con la decisione di cominciare a produrre servizi bilingue, e con il tempo speriamo di aggiungere lingue oltre l’inglese, come anche di pubblicare storie di emigrazione italiana per far capire in Patria che le realtà all’estero sono molto più grandi e varie di quel poco che vediamo nei giornali e alla televisione.

Possiamo solo augurarci che chiunque sarà al governo dopo le consultazioni avrà la visione di vedere che i nostri parenti e amici all’estero sono una risorsa che potrebbe fare molto per il futuro del nostro paese, alla pari, se non addirittura di più dei contributi dei loro genitori e nonni nel passato.

Il rebus da risolvere non è tanto quello della situazione del voto all’estero ma di coinvolgere almeno novanta milioni in giro per il mondo in modo permanente, invece di cercare di fare votare cinque milioni solo alla fine di ogni legislatura.

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Italians overseas, a puzzle to be solved

If the population in Italy of about sixty million elects nearly a thousand Deputies and Senators, how come the number of representatives of Italian citizens overseas is only eighteen? If we apply the concept of equality of rights contained in the Italian Constitution the number is certainly too small.
By Gianni Pezzano

As we await the outcome of the consultations for forming the new Italian government after the election on March 4th, we also await the final decision on the vote overseas. This wait is mainly due to a number of controversies during the election campaign and we tak vote e advantage of these developments to make some considerations not so much on the concept of the vote overseas, but on practical matters tied to it.

The simple fact that some television programmes in Italy showed services on alleged fraud and irregularities on how the vote was expressed overseas shows that the concept is not see in a good light in Italy. However, before considering how to avoid these situations in the future we must examine our conscience on how we consider the Italians overseas.

Representatives
The first matter to consider is one that we discussed during the election (LINK all’articolo precedente).   Is it truly realistic to demand that eighteen parliamentarians can represent groups of fellow citizens in all the continents, including the scientific research stations in the Antarctic?

Those who are acquainted with the cruel reality of the importance of numbers in the two chambers of Italy’s parliament (as well as in other parliamentary systems around the world) understand that in the midst of nearly a thousand parliamentarians the weight of eighteen men and women is not equal to the number of real or potential citizens they represent.

From this we are forced to ask two questions that are simple and cruel at the same time, but linked profoundly. Who do the eighteen parliamentarians really represent? Who and how many are the Italians overseas?

From the answers to these questions we would take the first step to also understand how the country must behave towards its migrants and their descendants.

5 million or 90 million?
Let us start with the second question. According to the Italian Foreign Affairs Ministry, there are five million Italian citizens registered overseas. And here we find the first paradox with potential constitutional implications.

If the population in Italy of about sixty million elects nearly a thousand Deputies and Senators, how come the number of representatives of Italian citizens overseas is only eighteen? If we apply the concept of equality of rights contained in the Italian Constitution the number is certainly too small. But it does not finish here.

This situation becomes even more complicated when we add the number of descendants of Italian migrants in the six continents, about eighty five million. Therefore the true number to be considered when we discuss Italians overseas is ninety million.

Worse still, if we consider that the Italian law on citizenship is based on descent, nobody is able to say how many of these descendants are effectively Italian citizens but do not know that they are. Certainly, the more generations pass by overseas less Italian citizens are born, but the fact remains that there is a potential population of Italian citizens much bigger that what we know today.

These figures are important because they make us understand an essential factor of how we see Italians overseas in general and not only who is represented by the eighteen parliamentarians.

Must we see the Italians overseas simply in five million Italian citizens, or must we behave differently towards a potential market of well over ninety million, and this is what we are talking about, for our products beginning with our language and culture?

Commercial considerations
In truth, all our efforts towards the Italians overseas are directed at the approximately five million, nearly all of first generation and we do not consider the great majority of the ninety million that would like to know more about the country of their parents, grandparents and great grandparents.

This is essential because in dealing only with the five million we send all the information, news and television programmes, beginning with news agencies and especially RAI World, exclusively in Italian and therefore we limit the market for these services to only a small percentage of the potential market.

We had important proof of how this potential international market of our relatives and friends overseas has been abandoned at the two Estates General of the Italian Language at Florence in 2014 and 2016 when there were no official representatives of any of Italy’s publishers. In a period of crisis for our publishing industry, how come we do not consider that international market which is at least one and a half times Italy’s population today?

At the very least RAI World, ANSA and the agencies should send their news and programmes with at least subtitles for those overseas who do not understand Italian. The first effect would be not only to make the programmes easier to understand, but it would also encourage these populations to first study our language and therefore to widen the market for our books, music and films around the world.

In fact, making these programmes and services understandable to ninety million would have the effect to give many of them the incentive to travel to Italy to discover their origins and to visit places that they surely remember as vague references and to make then concrete realities with an important role in their lives once more.

The municipal travel offices, the regional and provincial tourism ministries could offer discounts and incentives to Italians overseas, whether they are citizens or descendants of migrants, in order to encourage them to visit not only the usual tourist cities, but hopefully other great cultural centres that are little known outside Italy.

It would take little to understand that this would also have the indirect effect of word of mouth not only with their Italian friends, but also with those who are not Italian.

Limited Vision
At the same time, these ninety million would be the ideal way to introduce new products overseas, beginning with our books and cultural products, to their fellow citizens in their countries of residence.

Countries such as Australia, the United States, Canada, France, Belgium and Germany have big Italian communities which would be ideal launching pads for many products of every type that up till now are still unknown overseas.

As a country, until now we have had a limited vision of the Italians overseas limited to stereotypes instead of true awareness of who they are and what they want. In considering only Italian citizens we do not understand that the true numbers are much bigger than eighteen parliamentarians in Italy’s Chamber of Deputies and Senate.

Puzzle
In our own small way this site is trying to bridge this gap with the decision to produce bilingual articles, and with time we hope to add other languages, as well as publishing stories of Italian migration to make Italy understand that the realities overseas are much bigger and varied than what little we see in the newspapers and television.

We can only hope that whoever forms the government after the consultations will have the vision to see that our relatives and friends overseas are a resource that could do much for the future of our country, equal to or even more that the contributions their parents and grandparents in the past.

The puzzle to solve is not so much the vote overseas, but to involve at least ninety million around the world permanently, instead of seeking to make five million vote at the close of each legislature.

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